Juan Carlos de Borbón, el rey impuesto por el dictador Francisco Franco, que tuvo la osadía de ofender al Presidente Chávez y al pueblo venezolano en la última Cumbre Iberoamericana, ha resultado poseer un pasado obscuro y lleno de traiciones, incluso en su vida privada.
Jaime Peñafiel ha vuelto a desatar la polémica en torno a la Casa Real. La última 'bomba' del periodista viene en forma de libro y bajo el título Juan Carlos y Sofía. Retrato de un matrimonio (La Esfera de Los Libros), en el que cuenta con todo lujo de detalles las innumerables diferencias entre los monarcas.
Todo fue desvelado en un programa de Telecinco, Está pasando y a muy pocas horas de que en el Palacio de El Pardo el Rey celebrara su 70 aniversario. Peñafiel, conocido por su vinculación a la Casa Real, lanzaba pequeñas píldoras de su nuevo y polémico libro. Frases del Rey como: "Te odio, te odio", y la respuesta de la Reina: "Ódiame, pero jódete porque no te puedes divorciar", han hecho que el periodista se explayara con ganas sacando a la luz las peores crisis de la Zarzuela.
Peñafiel cuenta en su libro las desavenencias de los monarcas que en numerosas ocasiones terminaban con la rabia y la rebeldía de la Reina, una abnegada esposa que en numerosas ocasiones se ha tenido que reponer de los desplantes del rey.
Misteriosas compañías femeninas
Frases como "Casi nunca los Reyes duermen en la misma cama", fue otro de los titulares que dejó en el programa, Está pasando, la tarde del miércoles.
El periodista no dudó en confirmar una serie de rumores tales como que : "la Reina fue una mujer engañada con frecuencia", y aseguró que Doña Sofía ha sufrido las consecuencias de las misteriosas compañias femeninas del Rey. Compañías como la de la decoradora mallorquina Marta Gayá con la que, según Peñafiel, tuvo una relación de casi 18 años.
Pero sin duda, la posible relación con Bárbara Rey es la que va a levantar más polémicas y a la que Peñafiel le ha dedicado varias páginas.
La polémica, sin duda, está servida y en la calle, como también lo está el libro que ya se puede encontrar en las librerías. Ahora habrá que esperar cuáles serán las reacciones.
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La fuente original de este documento es MOLIERE
http://molierico.blogspot.com/)
jueves, 31 de enero de 2008
Colombia&Condoleeza: Strana conferenza stampa
La strana conferenza stampa
Il 25 Gennaio scorso, il Presidente colombiano Álvaro Uribe ed il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice hanno rilasciato dichiarazioni sulla recente visita di quest'ultima a Medellín.
Il video prodotto da TV Antioquia (cosí come lo pubblica il sito del Dipartimento di Stato USA) lo potete vedere qui sopra.
Com'é normale in una conferenza stampa, si lascia tempo per alcune domande - normalmente riservate ai giornalisti piú importanti tra quelli che coprono l'evento.
Effettivamente, il primo ad intervenire é Jonathan Beale, della BBC, corrispondente proprio presso Dipartimento di Stato (trovate la sua domanda al minuto 9:51 del filmato).
La terza (ed ultima) domanda - al minuto 14:17 - é di Sylvie Lanteaume, dell'AFP, che avrebbe riportato le sue impressioni su un pezzo d'agenzia del giorno dopo.
Ma la piú curiosa é la seconda domanda: l'unica che tocca ad un giornalista colombiano. Il privilegio tocca a Gloria Patricia Osorio. Potete ascoltarla al minuto 12:40. Appena sentito il nome mi sono chiesto "come mai non conosco una giornalista cosí importante?"; se l'hanno scelta per rappresentare tutta la stampa del paese, dev'essere davvero un nome - ed io che da tre anni tengo un blog sulla Colombia non l'ho mai sentita nominare!
Corro quindi su Google. Posso cercare solo il nome, perché il "telecronista" di TV Antioquia non ha citato la testata (come invece aveva fatto per gli altri due). I risultati della ricerca sono sorprendenti: non c'é traccia di una giornalista con questo nome, e meno ancora di un pezzo da lei firmato sulla visita della Rice.
Stranissimo, perché sia per Beale che per la Lanteaume la ricerca produce frutti copiosi: articoli, profili, interviste, tracce abbondanti della loro attivitá professionale. Di Glorie Patricie Osorio ne trovo una al comune di San Jerónimo (Antioquia, Colombia, a due passi da Medellín) ed una Ministra del Governo regionale di Caldas (un dipartimento ai confini con Antioquia).Poi dicono che uno pensa male...
http://bogotalia.blogspot.com/
Il 25 Gennaio scorso, il Presidente colombiano Álvaro Uribe ed il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice hanno rilasciato dichiarazioni sulla recente visita di quest'ultima a Medellín.
Il video prodotto da TV Antioquia (cosí come lo pubblica il sito del Dipartimento di Stato USA) lo potete vedere qui sopra.
Com'é normale in una conferenza stampa, si lascia tempo per alcune domande - normalmente riservate ai giornalisti piú importanti tra quelli che coprono l'evento.
Effettivamente, il primo ad intervenire é Jonathan Beale, della BBC, corrispondente proprio presso Dipartimento di Stato (trovate la sua domanda al minuto 9:51 del filmato).
La terza (ed ultima) domanda - al minuto 14:17 - é di Sylvie Lanteaume, dell'AFP, che avrebbe riportato le sue impressioni su un pezzo d'agenzia del giorno dopo.
Ma la piú curiosa é la seconda domanda: l'unica che tocca ad un giornalista colombiano. Il privilegio tocca a Gloria Patricia Osorio. Potete ascoltarla al minuto 12:40. Appena sentito il nome mi sono chiesto "come mai non conosco una giornalista cosí importante?"; se l'hanno scelta per rappresentare tutta la stampa del paese, dev'essere davvero un nome - ed io che da tre anni tengo un blog sulla Colombia non l'ho mai sentita nominare!
Corro quindi su Google. Posso cercare solo il nome, perché il "telecronista" di TV Antioquia non ha citato la testata (come invece aveva fatto per gli altri due). I risultati della ricerca sono sorprendenti: non c'é traccia di una giornalista con questo nome, e meno ancora di un pezzo da lei firmato sulla visita della Rice.
Stranissimo, perché sia per Beale che per la Lanteaume la ricerca produce frutti copiosi: articoli, profili, interviste, tracce abbondanti della loro attivitá professionale. Di Glorie Patricie Osorio ne trovo una al comune di San Jerónimo (Antioquia, Colombia, a due passi da Medellín) ed una Ministra del Governo regionale di Caldas (un dipartimento ai confini con Antioquia).Poi dicono che uno pensa male...
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Stati Uniti: Lobotomia morale
Il Pentagono medica i suoi soldati per mutilare la loro memoria ed i loro sentimenti
Non è il mero lavaggio di cervelli, di cui si occupano quotidianamente governi come quello della Casa Bianca dove collocano i loro posteriori – unica materia pensante che, apparentemente, possiedono – i fautori di guerre infinite, o certi media, certi programmi radio, certe catene televisive.
È qualcosa di più: è la mutilazione di sentimenti morali come il pentimento, la colpa, la memoria dell'orrore, la solidarietà, la compassione, la ripugnanza ad ammazzare altri esseri umani e perfino la dignità del combattimento.
Il Pentagono ha preso misure affinché niente di tutto ciò assalga i suoi soldati che considera appena materiale eliminabile. Lo ha ufficializzato il Congresso degli USA.nLa Legge di psicologia Kevlar del 2007 autorizza il Dipartimento della Difesa “a sviluppare ed applicare un piano di misure preventive e d’intervento precoce, di pratiche o procedimenti che riducano la possibilità che il personale in combattimento soffra disordini post traumatici (PTSD, per la sigla in inglese) ed altre psicopatologie relazionate con lo stress, includendo l'utilizzo di sostanze”
(www.opencongress.org, 31-7-07).
La sostanza è il propanolo e questa preoccupazione ha delle ragioni: quasi il 40 percento dei soldati, un terzo dei marines e la metà delle guardie nazionali che hanno lottato in Iraq soffrono di gravi confusioni mentali, come è riportato in una relazione del Gruppo di Studio del Pentagono sulla Salute Mentale, (www.defenselink.mil, 15-6-07).
Nella relazione relativa ai suicidi nelle forze armate statunitensi dopo l'invasione e l’occupazione dell'Iraq si registra che il tasso di effettivi che si sono dati la morte per mano propria nel 2006 è il più alto dal 1980 (www.armymedicine.army.mil, 2006).
La CBS ha informato in dicembre che, in base ad un'indagine che ha portato a termine, più di 6250 veterani si sono suicidati nel 2005, circa 17 al giorno. Le perdite al fronte sono state molto minori. La morte non cessa di lavorare dopo gli spari.
La logica della legge Kevlar è semplice: se i giubbotti antiproiettile proteggono il fisico dei militari statunitensi, perché non usare droghe per proteggere la loro soggettività? Dalla Seconda Guerra Mondiale, il Pentagono sviluppa metodi per modificare i valori etici che le famiglie e la scuola inculcano alle reclute.
Il tenente colonello Peter Kilner è stato molto chiaro al riguardo: “L'allenamento militare moderno condiziona i soldati affinché reagiscano davanti agli stimoli e questo massimizza la loro capacità letale, superando ogni autonomia morale. Si condizionano i soldati affinché agiscano senza considerare le ripercussioni morali delle loro azioni, li si considera capaci di ammazzare senza prendere la decisione cosciente di farlo.
Se non possono giustificare davanti a se stessi l'atto di ammazzare un altro essere umano, probabilmente e comprensibilmente si sentiranno molto colpevoli e questo si manifesterà in un PTSD e danneggerà la vita di migliaia di uomini che compiono il loro dovere al fronte” (The New Yorker, 5-7-04).
Il colonello Kilner è professore di filosofia ed etica a West Point. Come definirà l'etica nelle sue lezioni? La capsula di propanolo destinata agli effettivi statunitensi ha effetti vari. È come una pastiglia del giorno dopo, attenua o spegne la memoria degli orrori visti e commessi.
Questa tecnica di congelamento della sensibilità e della memoria spiega la paura delle famiglie che si stabilisce nelle case quando i veterani ritornano ed esercitano una violenza indiscriminata. Anche il numero di violazioni dentro le forze armate degli USA: sono aumentate a 2374 casi nel 2005, un incremento del 40 percento rispetto all'anno anteriore, e si tratta solamente dei casi denunciati.
Il generale K.C. McClain, Maggiore del gruppo di studio del Pentagono incaricato della prevenzione e risposta alle aggressioni sessuali nelle proprie fila, ha sottolineato: “Gli studi indicano che si notifica solo il 5 percento di questi fatti”, (www.defenselink.mil, 16-3-06). Se così fosse, tali aggressioni avrebbero superato la cifra di 47000 nell'anno investigato, più di 130 al giorno. Una meraviglia, suvvia.
È noto che il propanolo s’impiega con fini terapeutici, tra le altre cose per ridurre la pressione sanguinea e porre un limite alle aritmie del cuore. Alcuni atleti l'utilizzano a mo’ di doping con l’obiettivo di migliorare il loro rendimento. Per il Pentagono è un'altra cosa: una garanzia che le truppe perpetrino qualunque crimine senza avere dubbi e che possano continuare a commetterli. La legge Kevlar facilita la “cura” degli impulsi suicidi e le confusioni mentali che sperimentano gli effettivi nordamericani mutilando la loro memoria ed i loro sentimenti. La lobotomia morale esiste.
Juan Gelman
www.rebelion.
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=6178914.01.08
Traduzione per
www.comedonchisciotte.org di GIANNI GIULIANI
Non è il mero lavaggio di cervelli, di cui si occupano quotidianamente governi come quello della Casa Bianca dove collocano i loro posteriori – unica materia pensante che, apparentemente, possiedono – i fautori di guerre infinite, o certi media, certi programmi radio, certe catene televisive.
È qualcosa di più: è la mutilazione di sentimenti morali come il pentimento, la colpa, la memoria dell'orrore, la solidarietà, la compassione, la ripugnanza ad ammazzare altri esseri umani e perfino la dignità del combattimento.
Il Pentagono ha preso misure affinché niente di tutto ciò assalga i suoi soldati che considera appena materiale eliminabile. Lo ha ufficializzato il Congresso degli USA.nLa Legge di psicologia Kevlar del 2007 autorizza il Dipartimento della Difesa “a sviluppare ed applicare un piano di misure preventive e d’intervento precoce, di pratiche o procedimenti che riducano la possibilità che il personale in combattimento soffra disordini post traumatici (PTSD, per la sigla in inglese) ed altre psicopatologie relazionate con lo stress, includendo l'utilizzo di sostanze”
(www.opencongress.org, 31-7-07).
La sostanza è il propanolo e questa preoccupazione ha delle ragioni: quasi il 40 percento dei soldati, un terzo dei marines e la metà delle guardie nazionali che hanno lottato in Iraq soffrono di gravi confusioni mentali, come è riportato in una relazione del Gruppo di Studio del Pentagono sulla Salute Mentale, (www.defenselink.mil, 15-6-07).
Nella relazione relativa ai suicidi nelle forze armate statunitensi dopo l'invasione e l’occupazione dell'Iraq si registra che il tasso di effettivi che si sono dati la morte per mano propria nel 2006 è il più alto dal 1980 (www.armymedicine.army.mil, 2006).
La CBS ha informato in dicembre che, in base ad un'indagine che ha portato a termine, più di 6250 veterani si sono suicidati nel 2005, circa 17 al giorno. Le perdite al fronte sono state molto minori. La morte non cessa di lavorare dopo gli spari.
La logica della legge Kevlar è semplice: se i giubbotti antiproiettile proteggono il fisico dei militari statunitensi, perché non usare droghe per proteggere la loro soggettività? Dalla Seconda Guerra Mondiale, il Pentagono sviluppa metodi per modificare i valori etici che le famiglie e la scuola inculcano alle reclute.
Il tenente colonello Peter Kilner è stato molto chiaro al riguardo: “L'allenamento militare moderno condiziona i soldati affinché reagiscano davanti agli stimoli e questo massimizza la loro capacità letale, superando ogni autonomia morale. Si condizionano i soldati affinché agiscano senza considerare le ripercussioni morali delle loro azioni, li si considera capaci di ammazzare senza prendere la decisione cosciente di farlo.
Se non possono giustificare davanti a se stessi l'atto di ammazzare un altro essere umano, probabilmente e comprensibilmente si sentiranno molto colpevoli e questo si manifesterà in un PTSD e danneggerà la vita di migliaia di uomini che compiono il loro dovere al fronte” (The New Yorker, 5-7-04).
Il colonello Kilner è professore di filosofia ed etica a West Point. Come definirà l'etica nelle sue lezioni? La capsula di propanolo destinata agli effettivi statunitensi ha effetti vari. È come una pastiglia del giorno dopo, attenua o spegne la memoria degli orrori visti e commessi.
Questa tecnica di congelamento della sensibilità e della memoria spiega la paura delle famiglie che si stabilisce nelle case quando i veterani ritornano ed esercitano una violenza indiscriminata. Anche il numero di violazioni dentro le forze armate degli USA: sono aumentate a 2374 casi nel 2005, un incremento del 40 percento rispetto all'anno anteriore, e si tratta solamente dei casi denunciati.
Il generale K.C. McClain, Maggiore del gruppo di studio del Pentagono incaricato della prevenzione e risposta alle aggressioni sessuali nelle proprie fila, ha sottolineato: “Gli studi indicano che si notifica solo il 5 percento di questi fatti”, (www.defenselink.mil, 16-3-06). Se così fosse, tali aggressioni avrebbero superato la cifra di 47000 nell'anno investigato, più di 130 al giorno. Una meraviglia, suvvia.
È noto che il propanolo s’impiega con fini terapeutici, tra le altre cose per ridurre la pressione sanguinea e porre un limite alle aritmie del cuore. Alcuni atleti l'utilizzano a mo’ di doping con l’obiettivo di migliorare il loro rendimento. Per il Pentagono è un'altra cosa: una garanzia che le truppe perpetrino qualunque crimine senza avere dubbi e che possano continuare a commetterli. La legge Kevlar facilita la “cura” degli impulsi suicidi e le confusioni mentali che sperimentano gli effettivi nordamericani mutilando la loro memoria ed i loro sentimenti. La lobotomia morale esiste.
Juan Gelman
www.rebelion.
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=6178914.01.08
Traduzione per
www.comedonchisciotte.org di GIANNI GIULIANI
Bolivia: Disueltas 2 unidades de inteligencia
El gobierno decidió intervenir las unidades policiales luego de que se denunciara públicamente que periodistas y políticos del oficialismo y de la oposición son vigilados por organismos de inteligencia del Estado. El ministro de Gobierno Alfredo Rada explicó que se quiere evitar el desvío de información en beneficio de intereses ajenos a la seguridad del Estado.
Las autoridades investigan la filtración de reportes secretos sobre un presunto espionaje a políticos y periodistas, con la eliminación de las dos unidades de inteligencia. Rada negó que la Policía o la Dirección Nacional de Inteligencia pasaran dichos informes clasificados a los medios de comunicación. El coronel Raúl Mantilla, nuevo director Nacional de Inteligencia, dirigirá una investigación.
Todo el personal del Organismo para el Desarrollo de Estudios Policiales (ODEP), anteriormente denominado Comando de Operaciones Especiales (COPES), pasará a depender de la Dirección Nacional de Personal de la Policía Nacional. El GTIDE dependerá de la Dirección Nacional de Inteligencia de la Policía.
Según Rada, la disolución de ambas unidades policiales marca un antecedente histórico porque constituye una medida de transparentación de los servicios de inteligencia en el país. La autoridad reveló que la ODEP operó con apoyo de 300 mil dólares anuales entregados por la Embajada de Estados Unidos.
www.bolpress.com
Las autoridades investigan la filtración de reportes secretos sobre un presunto espionaje a políticos y periodistas, con la eliminación de las dos unidades de inteligencia. Rada negó que la Policía o la Dirección Nacional de Inteligencia pasaran dichos informes clasificados a los medios de comunicación. El coronel Raúl Mantilla, nuevo director Nacional de Inteligencia, dirigirá una investigación.
Todo el personal del Organismo para el Desarrollo de Estudios Policiales (ODEP), anteriormente denominado Comando de Operaciones Especiales (COPES), pasará a depender de la Dirección Nacional de Personal de la Policía Nacional. El GTIDE dependerá de la Dirección Nacional de Inteligencia de la Policía.
Según Rada, la disolución de ambas unidades policiales marca un antecedente histórico porque constituye una medida de transparentación de los servicios de inteligencia en el país. La autoridad reveló que la ODEP operó con apoyo de 300 mil dólares anuales entregados por la Embajada de Estados Unidos.
www.bolpress.com
Colombia: Guerra, pace e narcodollari
COLOMBIA: GUERRA, PACE e NARCODOLLARI
Tito Pulsinelli
La ferrea alleanza tra la Colombia e gli Stati Uniti rappresenta l’unità di intenti tra il primo
produttore mondiale di cocaina e il primo Paese importatore, nel nome dei superiori interessi comuni fondati sulla narco-economia. Se la militarizzazione non ottiene la diminuzione della produzione, la colpa è degli altri Paesi che non fanno abbastanza per chiudere le infinite “vie di transito” della cocaina. Se i governi di Washington non riescono a frenare il numero crescente di consumatori endogeni, la responsabilità ricade sempre ed ugualmente sugli “altri”.
La teoria preferita recita che non ci sarebbe consumo se non ci fosse produzione, ma è valido anche il contrario. Che dire, però, quando produzione e consumo formano una coppia inseparabile sposata ad una medesima causa?
Il bilancio annuale della Colombia sacrifica un incredibile 5,5% alle spese militari, ma la cocaina seguita ad essere il prodotto di punta delle sue esportazioni, e l’economia criminale mafiosa sovrasta quella legale. I fondi addizionali provenienti dagli Stati Uniti, non riescono a incidere significativamente nella guerra “anti-droga”. Eppure sono copiosi, e collocano il paese sudamericano immediatamente alle spalle dell’Iraq e di Israele, cioè tra i beneficiati di serie A.
I portavoce ufficiali dei due governi, ultimamente scaricano la responsabilità di questi insuccessi sulle “narco-guerrillas”: sono loro che coltivano, raffinano, contrabbandano, e poi lavano i denari in posti che –chissà perchè- non vengono mai identificati. I narcos si sono dissolti nel nulla, estinti, apparterrebbero all’epoca romantica e lontana dei “cartel” capitanati dal mitico Pablo Escobar. E’ credibile?
La Colombia si avvia al compleanno numero sessanta della guerriglia che ora si denomina FARC, senza aver trovato la formula per porre fine ad una guerra civile sorta sulle ceneri di Jorge Eliécer Gaitán, leader popolare che stava arrivando alla presidenza della repubblica.
L’alternanza bipartirtista tra liberali e conservatori, garanzia degli interessi dell’oligarchia e delle elites blindate, dall’ombra armò la mano dei sicari che fulminarono Gaitán e la speranza della plebe. Tuttora relegata ai margini di una società chiusa. Sessant’anni che si aggiungono al secolo di sangue immortalato dalla penna Garcia Marquez.
La scia di lutti, distruzione ed esodi non è riuscita ad imporre l’evidenza che non c’è soluzione militare alla guerra civile. La morte di ogni guerrigliero costa 5 miliardi di pesos all’erario publico (1), con il risultato di allungare la catena della vendetta e dell’odio atavico. Questo è il concime che alimenta l’approvazione dei bilanci straordinari e dei fondi speciali, che configurano il ciclo economico della guerra interna, indispensabile ai settori militari e paramilitari per scalare posizioni nell’ermetica gerarchia colombiana.
La strategia militare del governo di Bogotà -la “sicurezza democratica”- si è abbattuta senza pietà contro i civili delle zone rurali, svuotandole di due milioni di abitanti che si sono riversati nelle periferie urbane e oltrefrontiera.
Gli sfollati hanno lasciato alle spalle sei milioni e mezzo di ettari di terre, che ora appartengono ai pretoriani militari o paramilitari, cioè alle due componenti che hanno dato corpo alla formula repressiva.
Tuttavia, questa combinazione di forze si dimostra inadeguata a conseguire l’obiettivo principale: non è possibile eliminare militarmente le guerriglie.
Inoltre, la pacificazione patrocinata dal Presidente Uribe, si è risolta in una sorta di generoso indulto generalizzato concesso alle bande dei paramilitares: massimo otto anni di carcere per qualsiasi tipo di crimine perpetrato. Sulle proprietà illegalmente acquisite, sulle cariche politiche ottenute con le armi spianate -dal livello comunale al regionale, fino al senato o all’entourage intimo di Uribe- deve calare la coltre dell’oblio. L’oblio delle vittime, non quello dei carnefici, perchè non sono previste riparizioni e risarcimenti alle famiglie dei massacrati.
Uribe non usa lo stesso metro di valutazione, nè si inclina ad una analoga comprensione con l’opposizione armata di sinistra. La struttura paramilitare si è preservata come una componente indispensabile alla stabilità del regime, ed ora agisce nella semiclandestinità.
L’endemico conflitto sociale non risparmia nessun segmento della società, è strutturale ed attraversa i tempi e gli spazi della socialità quotidiana. Il manicheismo non aiuta a dare una risposta che sia utile a rendere più vivibile ed umana l’esistenza.
Il difetto, evidentemente, sta nel manico, cioè in un Paese che si è adagiato e convive con la dualità dei poteri: due economie, vari eserciti, Stato arcaico con ridotta sovranità e un anti-Stato con basi regionali.
La Colombia è come la pelle del leopardo, ed è comune dire che a sud, l’Ecuador confina con la FARC.
La pace, sarebbe innazitutto il transito delle istituzioni verso la modernità.
La vicenda della liberazione delle due prigioniere, decretata unilateralmente dalla FARC, riapre uno spiraglio alla speranza, ma scatena una feroce polemica che attinge direttamente ai veleni della guerra psicologica. Nel palazzo di governo di Bogotà si annidano –senza eccezione- solo falchi, che fanno fatica a simulare interesse per soluzioni negoziate. Sono costretti a far buon viso e cattivo gioco, ma sperano di tornare presto a brandire apertamente l’ascia di guerra.
Per ora, le difficoltà giudiziarie del regime uribista, organicamente coinvolto con i paramilitari, e la crescente mobilitazione trasversale dei colombiani stanchi di guerra, hanno obbligato i falchi a questo passo indietro.
La mobilitazione rispecchia una contrapposizione tra due schieramenti sociali, dove si fronteggia il passato e il futuro, e due progetti-Paese. I falchi rappresentano la continuità del sistema di potere neo-coloniale dell’oligarchia, narco-economia, militari –rassegnati come gemelli siamesi al vassallaggio con Washington- cui è storicamente indispensabile la guerra interna.
Dall’altro lato, si profila la confluenza degli esclusi permanenti dal sistema: le periferie, i contadini, operai, indigeni, ma anche parti della classe media e dei settori produttivi esterni ed opposti alla narco-economia.
Questo fronte che si sta schierando è la novità dirompente, non appare come forza transitoria, ma si attesta come un protagonista con cui i politici e le diplomazie dovranno fare i conti.
La liberazione dei prigionieri è il primo passo indispensabile tra due forze che si combattono con le armi. Altri ne dovranno seguire, innovativi, lontani dalla ripetizione di vecchie formule già fallite. E’ impensabile riproporre la smobilitazione e il reinserimento individuale dei guerriglieri, non fose altro perchè qualche decennio addietro quelli che vi si avventurarono furono scientificamente annichiliti.
E’ ancor fresco nella memoria il ritorno alla vita civile e politica di insorti che poi formaro il partito Unidad Patriotica, e passarono direttamente dalla lotta politica pacifica alla quiete dei cimiteri.
In un conflitto, quando nessuno dei contendenti riesce a soggiogare l’altro, la soluzione più conveniente ad entrambi è l’accordo politico. Se gli uni non riescono a conquistare il Palazzo d’Inverno e agli altri è impossibile polverizzare il “terrorismo”, è evidente che si impone l’abbandono dell’intransigenza. La guerra medievale dell’assedio permanente ai castelli è la più stolta e onerosa, soprattutto per i civili.
L’anacronismo colombiano riesce a far sopravvivere le eccezioni, quando la via guerrigliera alla conquista del potere politico è stata accantonata su scala coninentale, e quando la “guerra di bassa intensità” e la “terra bruciata” si sono dimostrate inefficaci in Guatemala, in Salvador e in Nicaragua.
Sono maturati nuovi tempi, di cui le elites bogotane non sembrano avvedersi. Tempi in cui le coalizioni sociali mantenute ai margini sono pervenute al governo a Caracas, La Paz, Quito, Managua, Buenos Aires e Brasilia. Con la via elettorale e con lo strumento della Costituente che riscrive il patto sociale e le regole del nuovo Paese.
Ma loro sono ferocemente ostili ad ogni cambiamento, e sono convinti di evitarli –come da tradizione- con la guerra interna permanente e le sovvenzioni imperiali. Sanno che Washington ha sempre creduto che in America latina per evitare le rivoluzioni bisogna stroncare sul nascere ogni riformismo.
Ultimamente anche l’Unione Europea, strattonata dai neofranchisti spagnoli e dal Partito Popolare, sembra adagiarsi su questa lunghezza d’onda.
In Venezuela vivono quasi cinque milioni di colombiani e discendenti, e vi approdano tutti gli sfollati che non vogliono trovarsi più nel fuoco incrociato tra esercito, guerriglia e paramilitari. E’ anche il primo mercato per le esportazioni colombiane.
Ha tutto il diritto e i titoli per pronunciarsi ed adoperarsi per la fine delle ostilità nel vicino Paese, perchè è il primo a pagarne le conseguenze, in vari modi. Anche con la diffusione del “crack” tra i giovanni.
Con ragione ripete all’infinito che la pace in Colombia è la pace del Venezuela.
Il riconoscimento come “forza belligerante” alle guerriglie fa a pugni con la maniacale dottrina “antiterrorista” di Bush, ma è il gradino obbligato per arrivare all’applicazione della Convenzione di Ginevra. In questo modo, le parti in conflitto sarebbero obbligate a liberare tutti i prigionieri civili, e successivamente scambiarsi i rispettivi ostaggi militari. E’ la strada che venne percorsa in Centroamerica.
Sono del tutto fuori luogo, pertanto, le accuse di fiancheggiamento con la “narco-guerriglia” disseminate dal comandante del fronte-sud del Pentagono durante la sua visita in Colombia. E’ proprio lì che si trovano gli irriducibili nemici della pacificazione e della rinascita colombiana.
Stanno costruendo tre basi militari a ridosso della frontiera venezuelana, più che mai preziose dopo che l’Ecuador di Rafael Correa ha notificato la chiusura della base di Manta.
E’ opportuno domandarsi, pertanto, perchè occultano il bilancio negativo del Plan Colombia e perchè il fiume di dollari investito per fini militari non ha sconfitto la FARC nè l’ELN, e neppure ha frenato l’esportazione di cocaina. Impotenza verso le bande dei “narcos” ed impossibiltà di eliminare la più antica guerriglia del continente.
E’ singolare come le guerre in Afganistan e in Colombia non riescano a mettere il guinzaglio ai produttori di droga. Dopo l’evaporazione del petro-dollaro, la botta secca alle due maggiori banche, è in bilico anche l’egemonia finanziaria degli Stati Uniti. Il narco-dollaro, lungi dall’essere un semplice surrogato, diventa una leva potente per la captazione di capitali lavati e stirati.
Per ultimo, la geopolitica imperiale ha sempre manovrato per evitare che il blocco sudamericano gli contendesse il monopolio della bi-oceanità, cioè il vantaggio strategico di affacciarsi sia sul Pacifico che sull’Atlantico. Ad impedirlo non è stata solo la cordigliera delle Ande, ma l’intervento sistematico per far fallire la confederazione sudamericana, per disintegrare la federazione centro-americana e per dissolvere la Grancolombia sognata da Bolivar.
Attualmente, la coperazione tra il Venezuela e la Colombia determinerebbe la conformazione di uno spazio bi-oceanico, con economie complemetari, che potrebbe facilmente arrivare ai cento milioni di abitanti. Una grande area che al nord del Sudamerica bilancerebbe la massa del gigante brasiliano, costituendo un contrappeso di equilibrio positivo per il blocco sudamericano in gestazione.
L’iniziativa diplomatica venezuelana per lo “scambio umanitario” si rafforzerebbe con il coinvolgimento del Brasile, Argentina, Bolivia ed Ecuador che hanno espresso la piena disponibilità. In tal modo, la manovra diplomatica sfuggirebbe alla ridotta dinamica binazionale, acquisendo la rilevanza e il respiro di obiettivo regionale del blocco sudamericano.
23/1/08
(1) senatrice Piedad Cordoba
Tito Pulsinelli
La ferrea alleanza tra la Colombia e gli Stati Uniti rappresenta l’unità di intenti tra il primo
produttore mondiale di cocaina e il primo Paese importatore, nel nome dei superiori interessi comuni fondati sulla narco-economia. Se la militarizzazione non ottiene la diminuzione della produzione, la colpa è degli altri Paesi che non fanno abbastanza per chiudere le infinite “vie di transito” della cocaina. Se i governi di Washington non riescono a frenare il numero crescente di consumatori endogeni, la responsabilità ricade sempre ed ugualmente sugli “altri”.
La teoria preferita recita che non ci sarebbe consumo se non ci fosse produzione, ma è valido anche il contrario. Che dire, però, quando produzione e consumo formano una coppia inseparabile sposata ad una medesima causa?
Il bilancio annuale della Colombia sacrifica un incredibile 5,5% alle spese militari, ma la cocaina seguita ad essere il prodotto di punta delle sue esportazioni, e l’economia criminale mafiosa sovrasta quella legale. I fondi addizionali provenienti dagli Stati Uniti, non riescono a incidere significativamente nella guerra “anti-droga”. Eppure sono copiosi, e collocano il paese sudamericano immediatamente alle spalle dell’Iraq e di Israele, cioè tra i beneficiati di serie A.
I portavoce ufficiali dei due governi, ultimamente scaricano la responsabilità di questi insuccessi sulle “narco-guerrillas”: sono loro che coltivano, raffinano, contrabbandano, e poi lavano i denari in posti che –chissà perchè- non vengono mai identificati. I narcos si sono dissolti nel nulla, estinti, apparterrebbero all’epoca romantica e lontana dei “cartel” capitanati dal mitico Pablo Escobar. E’ credibile?
La Colombia si avvia al compleanno numero sessanta della guerriglia che ora si denomina FARC, senza aver trovato la formula per porre fine ad una guerra civile sorta sulle ceneri di Jorge Eliécer Gaitán, leader popolare che stava arrivando alla presidenza della repubblica.
L’alternanza bipartirtista tra liberali e conservatori, garanzia degli interessi dell’oligarchia e delle elites blindate, dall’ombra armò la mano dei sicari che fulminarono Gaitán e la speranza della plebe. Tuttora relegata ai margini di una società chiusa. Sessant’anni che si aggiungono al secolo di sangue immortalato dalla penna Garcia Marquez.
La scia di lutti, distruzione ed esodi non è riuscita ad imporre l’evidenza che non c’è soluzione militare alla guerra civile. La morte di ogni guerrigliero costa 5 miliardi di pesos all’erario publico (1), con il risultato di allungare la catena della vendetta e dell’odio atavico. Questo è il concime che alimenta l’approvazione dei bilanci straordinari e dei fondi speciali, che configurano il ciclo economico della guerra interna, indispensabile ai settori militari e paramilitari per scalare posizioni nell’ermetica gerarchia colombiana.
La strategia militare del governo di Bogotà -la “sicurezza democratica”- si è abbattuta senza pietà contro i civili delle zone rurali, svuotandole di due milioni di abitanti che si sono riversati nelle periferie urbane e oltrefrontiera.
Gli sfollati hanno lasciato alle spalle sei milioni e mezzo di ettari di terre, che ora appartengono ai pretoriani militari o paramilitari, cioè alle due componenti che hanno dato corpo alla formula repressiva.
Tuttavia, questa combinazione di forze si dimostra inadeguata a conseguire l’obiettivo principale: non è possibile eliminare militarmente le guerriglie.
Inoltre, la pacificazione patrocinata dal Presidente Uribe, si è risolta in una sorta di generoso indulto generalizzato concesso alle bande dei paramilitares: massimo otto anni di carcere per qualsiasi tipo di crimine perpetrato. Sulle proprietà illegalmente acquisite, sulle cariche politiche ottenute con le armi spianate -dal livello comunale al regionale, fino al senato o all’entourage intimo di Uribe- deve calare la coltre dell’oblio. L’oblio delle vittime, non quello dei carnefici, perchè non sono previste riparizioni e risarcimenti alle famiglie dei massacrati.
Uribe non usa lo stesso metro di valutazione, nè si inclina ad una analoga comprensione con l’opposizione armata di sinistra. La struttura paramilitare si è preservata come una componente indispensabile alla stabilità del regime, ed ora agisce nella semiclandestinità.
L’endemico conflitto sociale non risparmia nessun segmento della società, è strutturale ed attraversa i tempi e gli spazi della socialità quotidiana. Il manicheismo non aiuta a dare una risposta che sia utile a rendere più vivibile ed umana l’esistenza.
Il difetto, evidentemente, sta nel manico, cioè in un Paese che si è adagiato e convive con la dualità dei poteri: due economie, vari eserciti, Stato arcaico con ridotta sovranità e un anti-Stato con basi regionali.
La Colombia è come la pelle del leopardo, ed è comune dire che a sud, l’Ecuador confina con la FARC.
La pace, sarebbe innazitutto il transito delle istituzioni verso la modernità.
La vicenda della liberazione delle due prigioniere, decretata unilateralmente dalla FARC, riapre uno spiraglio alla speranza, ma scatena una feroce polemica che attinge direttamente ai veleni della guerra psicologica. Nel palazzo di governo di Bogotà si annidano –senza eccezione- solo falchi, che fanno fatica a simulare interesse per soluzioni negoziate. Sono costretti a far buon viso e cattivo gioco, ma sperano di tornare presto a brandire apertamente l’ascia di guerra.
Per ora, le difficoltà giudiziarie del regime uribista, organicamente coinvolto con i paramilitari, e la crescente mobilitazione trasversale dei colombiani stanchi di guerra, hanno obbligato i falchi a questo passo indietro.
La mobilitazione rispecchia una contrapposizione tra due schieramenti sociali, dove si fronteggia il passato e il futuro, e due progetti-Paese. I falchi rappresentano la continuità del sistema di potere neo-coloniale dell’oligarchia, narco-economia, militari –rassegnati come gemelli siamesi al vassallaggio con Washington- cui è storicamente indispensabile la guerra interna.
Dall’altro lato, si profila la confluenza degli esclusi permanenti dal sistema: le periferie, i contadini, operai, indigeni, ma anche parti della classe media e dei settori produttivi esterni ed opposti alla narco-economia.
Questo fronte che si sta schierando è la novità dirompente, non appare come forza transitoria, ma si attesta come un protagonista con cui i politici e le diplomazie dovranno fare i conti.
La liberazione dei prigionieri è il primo passo indispensabile tra due forze che si combattono con le armi. Altri ne dovranno seguire, innovativi, lontani dalla ripetizione di vecchie formule già fallite. E’ impensabile riproporre la smobilitazione e il reinserimento individuale dei guerriglieri, non fose altro perchè qualche decennio addietro quelli che vi si avventurarono furono scientificamente annichiliti.
E’ ancor fresco nella memoria il ritorno alla vita civile e politica di insorti che poi formaro il partito Unidad Patriotica, e passarono direttamente dalla lotta politica pacifica alla quiete dei cimiteri.
In un conflitto, quando nessuno dei contendenti riesce a soggiogare l’altro, la soluzione più conveniente ad entrambi è l’accordo politico. Se gli uni non riescono a conquistare il Palazzo d’Inverno e agli altri è impossibile polverizzare il “terrorismo”, è evidente che si impone l’abbandono dell’intransigenza. La guerra medievale dell’assedio permanente ai castelli è la più stolta e onerosa, soprattutto per i civili.
L’anacronismo colombiano riesce a far sopravvivere le eccezioni, quando la via guerrigliera alla conquista del potere politico è stata accantonata su scala coninentale, e quando la “guerra di bassa intensità” e la “terra bruciata” si sono dimostrate inefficaci in Guatemala, in Salvador e in Nicaragua.
Sono maturati nuovi tempi, di cui le elites bogotane non sembrano avvedersi. Tempi in cui le coalizioni sociali mantenute ai margini sono pervenute al governo a Caracas, La Paz, Quito, Managua, Buenos Aires e Brasilia. Con la via elettorale e con lo strumento della Costituente che riscrive il patto sociale e le regole del nuovo Paese.
Ma loro sono ferocemente ostili ad ogni cambiamento, e sono convinti di evitarli –come da tradizione- con la guerra interna permanente e le sovvenzioni imperiali. Sanno che Washington ha sempre creduto che in America latina per evitare le rivoluzioni bisogna stroncare sul nascere ogni riformismo.
Ultimamente anche l’Unione Europea, strattonata dai neofranchisti spagnoli e dal Partito Popolare, sembra adagiarsi su questa lunghezza d’onda.
In Venezuela vivono quasi cinque milioni di colombiani e discendenti, e vi approdano tutti gli sfollati che non vogliono trovarsi più nel fuoco incrociato tra esercito, guerriglia e paramilitari. E’ anche il primo mercato per le esportazioni colombiane.
Ha tutto il diritto e i titoli per pronunciarsi ed adoperarsi per la fine delle ostilità nel vicino Paese, perchè è il primo a pagarne le conseguenze, in vari modi. Anche con la diffusione del “crack” tra i giovanni.
Con ragione ripete all’infinito che la pace in Colombia è la pace del Venezuela.
Il riconoscimento come “forza belligerante” alle guerriglie fa a pugni con la maniacale dottrina “antiterrorista” di Bush, ma è il gradino obbligato per arrivare all’applicazione della Convenzione di Ginevra. In questo modo, le parti in conflitto sarebbero obbligate a liberare tutti i prigionieri civili, e successivamente scambiarsi i rispettivi ostaggi militari. E’ la strada che venne percorsa in Centroamerica.
Sono del tutto fuori luogo, pertanto, le accuse di fiancheggiamento con la “narco-guerriglia” disseminate dal comandante del fronte-sud del Pentagono durante la sua visita in Colombia. E’ proprio lì che si trovano gli irriducibili nemici della pacificazione e della rinascita colombiana.
Stanno costruendo tre basi militari a ridosso della frontiera venezuelana, più che mai preziose dopo che l’Ecuador di Rafael Correa ha notificato la chiusura della base di Manta.
E’ opportuno domandarsi, pertanto, perchè occultano il bilancio negativo del Plan Colombia e perchè il fiume di dollari investito per fini militari non ha sconfitto la FARC nè l’ELN, e neppure ha frenato l’esportazione di cocaina. Impotenza verso le bande dei “narcos” ed impossibiltà di eliminare la più antica guerriglia del continente.
E’ singolare come le guerre in Afganistan e in Colombia non riescano a mettere il guinzaglio ai produttori di droga. Dopo l’evaporazione del petro-dollaro, la botta secca alle due maggiori banche, è in bilico anche l’egemonia finanziaria degli Stati Uniti. Il narco-dollaro, lungi dall’essere un semplice surrogato, diventa una leva potente per la captazione di capitali lavati e stirati.
Per ultimo, la geopolitica imperiale ha sempre manovrato per evitare che il blocco sudamericano gli contendesse il monopolio della bi-oceanità, cioè il vantaggio strategico di affacciarsi sia sul Pacifico che sull’Atlantico. Ad impedirlo non è stata solo la cordigliera delle Ande, ma l’intervento sistematico per far fallire la confederazione sudamericana, per disintegrare la federazione centro-americana e per dissolvere la Grancolombia sognata da Bolivar.
Attualmente, la coperazione tra il Venezuela e la Colombia determinerebbe la conformazione di uno spazio bi-oceanico, con economie complemetari, che potrebbe facilmente arrivare ai cento milioni di abitanti. Una grande area che al nord del Sudamerica bilancerebbe la massa del gigante brasiliano, costituendo un contrappeso di equilibrio positivo per il blocco sudamericano in gestazione.
L’iniziativa diplomatica venezuelana per lo “scambio umanitario” si rafforzerebbe con il coinvolgimento del Brasile, Argentina, Bolivia ed Ecuador che hanno espresso la piena disponibilità. In tal modo, la manovra diplomatica sfuggirebbe alla ridotta dinamica binazionale, acquisendo la rilevanza e il respiro di obiettivo regionale del blocco sudamericano.
23/1/08
(1) senatrice Piedad Cordoba
miércoles, 30 de enero de 2008
Chile: Patricia Troncoso no terminò huelga de hambre
DECLARACIÓN PÚBLICA
Nuestra lamngen Patricia Troncoso Robles no ha terminado la huelga de hambre y no lo ha hecho porque el Gobierno no le ha entregado un documento firmado. Junto con declarar esto enfatizamos que seguimos en la lucha por la desmilitarizació n de nuestro territorio y contra las violaciones a los derechos humanos del pueblo Nación mapuche.
La hermana Patricia, no ha terminado su huelga de hambre, lo lamentamos profundamente. ¡Queremos que viva!
Por otra parte entendemos que es importante el cumplimiento de sus demandas que siempre han sido coherentes con la lucha política de la Nación mapuche.
Es impresentable la actitud del gobierno hoy, que responde a medias. Anuncia por los medios de comunicación que todo está solucionado, pero no hace entrega a la hermana de un documento escrito que le permita seguir viviendo. Nuestra lamngen Chepa no va a arriesgar 111 días de huelga de hambre sin un documento firmado que asegure una respuesta verdadera a sus demandas. Y no es que a nosotros nos importen las firmas institucionales ni tampoco a la lamngen Patricia, pero sabemos que las instituciones del Estado chileno funcionan así, con papeles y firmas. El año pasado los presos políticos mapuche fueron engañados y hoy nuestra lamngen Chepa no está dispuesta, nuevamente, a ello.
Sabemos que su convicción es firme y que estamos juntos en esta lucha que no ha terminado. Y no ha terminado, no solamente porque no hay una firma del gobierno, sino porque se siguen violando los derechos humanos de niñas, niños, mujeres y hombres mapuche en el Estado chileno.
La Huelga de la lamngen ha sido, y es, en función de los objetivos de la Nación mapuche, desde la convicción de que las demandas son y siguen siendo la Desmilitarizació n del territorio mapuche, la derogación del la Ley Antiterrorista y la Libertad a todas las presas y los presos políticos mapuche. Nuestras movilizaciones no terminan. Las organizaciones mapuche autónomas, las comunidades, las redes de apoyo, seguimos donde tenemos que estar, defendiendo la dignidad, la tierra, la cultura y la libertad.
No estamos en el fin de nada, sino en la continuación de nuestra autodefensa, del legítimo derecho a no bajar los brazos cuando las agresiones, los montajes, los abusos, las violaciones a los derechos humanos no cesan. Nadie dialoga con una pistola el pecho. Y así están nuestras comunidades: amenazadas, azotadas por la violencia de Estado. Las muertes de Alex Lemún y Matías Katrileo, aún están impunes. Seguimos entonces las movilizaciones porque todo lo ganado y todo lo hecho, es colectivo y comunitario.
¡Estamos rogando por tu vida y tu salud hermana Patricia!
Acá estamos y estaremos contigo en la lucha de nuestro pueblo nación mapuche con las organizaciones y las comunidades mapuche, con las redes de apoyo de todas y todos los lamngen que solidarizan y se suman a nuestras justas demandas.
¡Por la libertad de todas las y los Presos políticos Mapuche!
¡Por el fin de la militarizació n de wallmapu!
¡Por la derogación de la Ley antiterrorista!
¡Contra el Femicidio de Estado!
¡Contra el Etnocidio!
¡Contra la Impunidad de los crímenes cometidos!
AMULEPE TAIÑ WEICHAN
MARICHIWEU
Nuestra lucha continúa
Diez veces venceremos
COOAMS
Coordinación de Organizaciones Autónomas Mapuche de Santiago Agrupación mapuche kilapan, Consejo Mapuche Pikunche,
Jvfken Mapu.
Más informaciones a: COOAMS@gmail. com, Celular 90101191 (Ricardo Inalef), Celular: 766181 44, Celular: 90199386, Celular. 097629052.
Nuestra lamngen Patricia Troncoso Robles no ha terminado la huelga de hambre y no lo ha hecho porque el Gobierno no le ha entregado un documento firmado. Junto con declarar esto enfatizamos que seguimos en la lucha por la desmilitarizació n de nuestro territorio y contra las violaciones a los derechos humanos del pueblo Nación mapuche.
La hermana Patricia, no ha terminado su huelga de hambre, lo lamentamos profundamente. ¡Queremos que viva!
Por otra parte entendemos que es importante el cumplimiento de sus demandas que siempre han sido coherentes con la lucha política de la Nación mapuche.
Es impresentable la actitud del gobierno hoy, que responde a medias. Anuncia por los medios de comunicación que todo está solucionado, pero no hace entrega a la hermana de un documento escrito que le permita seguir viviendo. Nuestra lamngen Chepa no va a arriesgar 111 días de huelga de hambre sin un documento firmado que asegure una respuesta verdadera a sus demandas. Y no es que a nosotros nos importen las firmas institucionales ni tampoco a la lamngen Patricia, pero sabemos que las instituciones del Estado chileno funcionan así, con papeles y firmas. El año pasado los presos políticos mapuche fueron engañados y hoy nuestra lamngen Chepa no está dispuesta, nuevamente, a ello.
Sabemos que su convicción es firme y que estamos juntos en esta lucha que no ha terminado. Y no ha terminado, no solamente porque no hay una firma del gobierno, sino porque se siguen violando los derechos humanos de niñas, niños, mujeres y hombres mapuche en el Estado chileno.
La Huelga de la lamngen ha sido, y es, en función de los objetivos de la Nación mapuche, desde la convicción de que las demandas son y siguen siendo la Desmilitarizació n del territorio mapuche, la derogación del la Ley Antiterrorista y la Libertad a todas las presas y los presos políticos mapuche. Nuestras movilizaciones no terminan. Las organizaciones mapuche autónomas, las comunidades, las redes de apoyo, seguimos donde tenemos que estar, defendiendo la dignidad, la tierra, la cultura y la libertad.
No estamos en el fin de nada, sino en la continuación de nuestra autodefensa, del legítimo derecho a no bajar los brazos cuando las agresiones, los montajes, los abusos, las violaciones a los derechos humanos no cesan. Nadie dialoga con una pistola el pecho. Y así están nuestras comunidades: amenazadas, azotadas por la violencia de Estado. Las muertes de Alex Lemún y Matías Katrileo, aún están impunes. Seguimos entonces las movilizaciones porque todo lo ganado y todo lo hecho, es colectivo y comunitario.
¡Estamos rogando por tu vida y tu salud hermana Patricia!
Acá estamos y estaremos contigo en la lucha de nuestro pueblo nación mapuche con las organizaciones y las comunidades mapuche, con las redes de apoyo de todas y todos los lamngen que solidarizan y se suman a nuestras justas demandas.
¡Por la libertad de todas las y los Presos políticos Mapuche!
¡Por el fin de la militarizació n de wallmapu!
¡Por la derogación de la Ley antiterrorista!
¡Contra el Femicidio de Estado!
¡Contra el Etnocidio!
¡Contra la Impunidad de los crímenes cometidos!
AMULEPE TAIÑ WEICHAN
MARICHIWEU
Nuestra lucha continúa
Diez veces venceremos
COOAMS
Coordinación de Organizaciones Autónomas Mapuche de Santiago Agrupación mapuche kilapan, Consejo Mapuche Pikunche,
Jvfken Mapu.
Más informaciones a: COOAMS@gmail. com, Celular 90101191 (Ricardo Inalef), Celular: 766181 44, Celular: 90199386, Celular. 097629052.
Colombia- Los otros rehenes
Frente a los esfuerzos humanitarios de varios gobernantes y políticos de América Latina y Estados Unidos para rescatar a los rehenes cautivos de las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC), la respuesta de la Casa Negra fue categórica: guerra.
En menos de 15 días, la secretaria de Estado, Condoleezza Rice, saltó de Abu Dhabi (Emiratos Árabes Unidos) a Bogotá para refrendar el apoyo del imperio al presidente Álvaro Uribe, líder de los narcoparamilitares. En el ínterin, el almirante Michael G. Mullen, comandante del Estado Mayor Conjunto, se entrevistó en el país sudamericano con el ministro de Defensa, José Manuel Santos.
Tal es la importancia de Colombia en el escenario mundial, cosa que muchos intelectuales y dirigentes políticos no ven, o no quieren ver. Finalmente, la cereza sobre el pastel: el lunes 28, una corte federal del Distrito de Columbia sentenció a 60 años de prisión a Simón Trinidad, comandante de las FARC que fuera detenido en Quito a inicios de 2004, y extraditado por Uribe a Estados Unidos dos años después.
Los alegatos de la corte no tienen desperdicio. El juez Royce Lamberth dijo que si fuera por la ley estadunidense, Trinidad hubiera recibido cadena perpetua, pero la pena se limitó a 60 años “porque así lo estipula la pena máxima por ley colombiana, y eso fue respetado por un convenio entre ambos países” (sic).
Trinidad fue sentenciado por “… colaborar en el secuestro de las personas que forman parte del grupo que el gobierno colombiano busca liberar mediante un acuerdo de canje humanitario con los revolucionarios”. El magistrado se refería, únicamente, a Marc Gonsalves, Thomas Howes y Keith Stansell, los tres agentes de la CIA que el 12 de febrero de 2003 viajaban a bordo de una avioneta abatida por fuego de las FARC.
El juez de la nación que asesinó a 600 mil civiles en Irak calificó el hecho de “bárbaro”, añadiendo: “Este crimen de conspirar para secuestrar a tres estadunidenses es un acto de terrorismo” (sic). Naturalmente, no se preguntó qué hacían los tres agentes de la CIA en Colombia. Posiblemente pensó que estaban librando la “guerra contra las drogas”.
El año pasado, en Estocolmo, el abogado estadunidense Paul Wolf, defensor de los derechos humanos, demostró en un foro las patrañas del primer juicio contra Simón Trinidad. La fiscalía utilizó a 21 y 30 testigos, al tiempo de impedir que la defensa presente uno solo. Uno de estos “testigos”, la informante Rocío Álvarez, recibía un pago de 15 mil dólares mensuales durante un año, por su testimonio.
Entonces, el primer acto oficial del nuevo canciller de Colombia, Fernando Araújo Perdomo (quien sustituyó a su antecesora en el cargo, María Consuelo Araujo, luego que se viera obligada a renunciar por sus nexos con los paramilitares), fue a llamar a la embajadora de Suecia en Bogotá, Lena Nordstrom, para intentar evitar esta reunión. La señora Nordstrom le recordó al canciller que en Suecia la gente tenía el derecho de la libertad de palabra.
“Como un abogado de la defensa yo voy directo a la cárcel si le pago dinero a un testigo. Sin embargo, el gobierno utiliza testigos pagados en cada juicio de este tipo”, observó Wolf.
Ahora, las increíbles consideraciones del juez Lambert contrastan con las diligencias de tres congresistas demócratas que, en Bogotá, manifestaron el día 14 del presente su disposición a reunirse con las FARC.
Se trata de los parlamentarios James McGovern, buen conocedor de la realidad colombiana; William Delahunt, jefe del sucomité que el año pasado organizó en el Capitolio una audiencia para investigar el papel de la bananera estadunidense Chiquita Brands en el financiamiento de los grupos paramilitares, y George Millar, quien monitorea los supuestos avances de Uribe frente a los derechos humanos, así como la persecución a los sindicalistas colombianos.
La última vez que un alto funcionario estadunidense se reunió con un dirigente de las FARC fue en diciembre de 1998. Phil Chicota, subsecretario de Estado encargado de la Región Andina, se sentó junto al comandante Raúl Reyes en Costa Rica, en vísperas del despeje ordenado por el entonces presidente Andrés Pastrana, en unas frustradas negociaciones de paz.
El 28 de febrero de 1999, Enrique Santos Calderón, codirector de El Tiempo de Bogotá, escribió: “Después de la certificación plena que tan generosamente nos ha concedido Washington, ya no queda mayor duda de que el problema de la droga tiene mucho más que ver con la política-política que con consideraciones de salud pública, adicción juvenil, consumo masivo o inquietudes semejantes”.
Los 50 comandantes del Estado Mayor de las FARC están acusados en Estados Unidos como miembros de una “gigantesca conspiración de cocaína”. No obstante, las autoridades federales no reparan en que si tal fuese la realidad, las FARC no andarían por el monte tratando de derrocar al gobierno de Uribe. Simplemente, lo controlarían en “democracia y libertad”… como Uribe.por José Steinsleger
En menos de 15 días, la secretaria de Estado, Condoleezza Rice, saltó de Abu Dhabi (Emiratos Árabes Unidos) a Bogotá para refrendar el apoyo del imperio al presidente Álvaro Uribe, líder de los narcoparamilitares. En el ínterin, el almirante Michael G. Mullen, comandante del Estado Mayor Conjunto, se entrevistó en el país sudamericano con el ministro de Defensa, José Manuel Santos.
Tal es la importancia de Colombia en el escenario mundial, cosa que muchos intelectuales y dirigentes políticos no ven, o no quieren ver. Finalmente, la cereza sobre el pastel: el lunes 28, una corte federal del Distrito de Columbia sentenció a 60 años de prisión a Simón Trinidad, comandante de las FARC que fuera detenido en Quito a inicios de 2004, y extraditado por Uribe a Estados Unidos dos años después.
Los alegatos de la corte no tienen desperdicio. El juez Royce Lamberth dijo que si fuera por la ley estadunidense, Trinidad hubiera recibido cadena perpetua, pero la pena se limitó a 60 años “porque así lo estipula la pena máxima por ley colombiana, y eso fue respetado por un convenio entre ambos países” (sic).
Trinidad fue sentenciado por “… colaborar en el secuestro de las personas que forman parte del grupo que el gobierno colombiano busca liberar mediante un acuerdo de canje humanitario con los revolucionarios”. El magistrado se refería, únicamente, a Marc Gonsalves, Thomas Howes y Keith Stansell, los tres agentes de la CIA que el 12 de febrero de 2003 viajaban a bordo de una avioneta abatida por fuego de las FARC.
El juez de la nación que asesinó a 600 mil civiles en Irak calificó el hecho de “bárbaro”, añadiendo: “Este crimen de conspirar para secuestrar a tres estadunidenses es un acto de terrorismo” (sic). Naturalmente, no se preguntó qué hacían los tres agentes de la CIA en Colombia. Posiblemente pensó que estaban librando la “guerra contra las drogas”.
El año pasado, en Estocolmo, el abogado estadunidense Paul Wolf, defensor de los derechos humanos, demostró en un foro las patrañas del primer juicio contra Simón Trinidad. La fiscalía utilizó a 21 y 30 testigos, al tiempo de impedir que la defensa presente uno solo. Uno de estos “testigos”, la informante Rocío Álvarez, recibía un pago de 15 mil dólares mensuales durante un año, por su testimonio.
Entonces, el primer acto oficial del nuevo canciller de Colombia, Fernando Araújo Perdomo (quien sustituyó a su antecesora en el cargo, María Consuelo Araujo, luego que se viera obligada a renunciar por sus nexos con los paramilitares), fue a llamar a la embajadora de Suecia en Bogotá, Lena Nordstrom, para intentar evitar esta reunión. La señora Nordstrom le recordó al canciller que en Suecia la gente tenía el derecho de la libertad de palabra.
“Como un abogado de la defensa yo voy directo a la cárcel si le pago dinero a un testigo. Sin embargo, el gobierno utiliza testigos pagados en cada juicio de este tipo”, observó Wolf.
Ahora, las increíbles consideraciones del juez Lambert contrastan con las diligencias de tres congresistas demócratas que, en Bogotá, manifestaron el día 14 del presente su disposición a reunirse con las FARC.
Se trata de los parlamentarios James McGovern, buen conocedor de la realidad colombiana; William Delahunt, jefe del sucomité que el año pasado organizó en el Capitolio una audiencia para investigar el papel de la bananera estadunidense Chiquita Brands en el financiamiento de los grupos paramilitares, y George Millar, quien monitorea los supuestos avances de Uribe frente a los derechos humanos, así como la persecución a los sindicalistas colombianos.
La última vez que un alto funcionario estadunidense se reunió con un dirigente de las FARC fue en diciembre de 1998. Phil Chicota, subsecretario de Estado encargado de la Región Andina, se sentó junto al comandante Raúl Reyes en Costa Rica, en vísperas del despeje ordenado por el entonces presidente Andrés Pastrana, en unas frustradas negociaciones de paz.
El 28 de febrero de 1999, Enrique Santos Calderón, codirector de El Tiempo de Bogotá, escribió: “Después de la certificación plena que tan generosamente nos ha concedido Washington, ya no queda mayor duda de que el problema de la droga tiene mucho más que ver con la política-política que con consideraciones de salud pública, adicción juvenil, consumo masivo o inquietudes semejantes”.
Los 50 comandantes del Estado Mayor de las FARC están acusados en Estados Unidos como miembros de una “gigantesca conspiración de cocaína”. No obstante, las autoridades federales no reparan en que si tal fuese la realidad, las FARC no andarían por el monte tratando de derrocar al gobierno de Uribe. Simplemente, lo controlarían en “democracia y libertad”… como Uribe.por José Steinsleger
Mariguana en pildoras, lista en 5 años
El laboratorio Echo Pharmaceuticals de Hollanda espera poder vender la primera píldora de mariguana en el mundo dentro de cinco años, lo que implica apuntar a un mercado global de 4 mil millones de euros (5 mil 850 millones de dólares), según manifestó su presidente ejecutivo.
La compañía privada holandesa enfrenta la competencia de la canadiense Cannasat, que también desarrolla ese tipo de comprimidos.
En 2005, Canadá se convirtió en el primer país en el mundo en aprobar un producto con base en cannabis, fabricado por la británica CW Pharmaceuticals Ple, como tratamiento para los pacientes con esclerosis múltiple.
El funcionario señaló que los estudios muestran que los fármacos con base en cannabis serían efectivos para tratar enfermedades como el Parkinson, la esclerosis múltiple y la migraña, además de que podrían ayudar a pacientes con Alzheimer.
Holanda permite la venta de mariguana en las cafeterías desde hace décadas y en 2003 se convirtió en el primer país del mundo en comercializarla como medicamento de venta bajo receta en las farmacias, para el tratamiento del dolor crónico, las náuseas y la pérdida de apetito en los pacientes con cáncer, VIH y esclerosis múltiple.
www.jornada.unam.mx/2008/01/30/index.php?section=ciencia&article=a03n1cie
La compañía privada holandesa enfrenta la competencia de la canadiense Cannasat, que también desarrolla ese tipo de comprimidos.
En 2005, Canadá se convirtió en el primer país en el mundo en aprobar un producto con base en cannabis, fabricado por la británica CW Pharmaceuticals Ple, como tratamiento para los pacientes con esclerosis múltiple.
El funcionario señaló que los estudios muestran que los fármacos con base en cannabis serían efectivos para tratar enfermedades como el Parkinson, la esclerosis múltiple y la migraña, además de que podrían ayudar a pacientes con Alzheimer.
Holanda permite la venta de mariguana en las cafeterías desde hace décadas y en 2003 se convirtió en el primer país del mundo en comercializarla como medicamento de venta bajo receta en las farmacias, para el tratamiento del dolor crónico, las náuseas y la pérdida de apetito en los pacientes con cáncer, VIH y esclerosis múltiple.
www.jornada.unam.mx/2008/01/30/index.php?section=ciencia&article=a03n1cie
Incineración vs Basura Cero: energía y clima
A la luz de la crisis climática, las industrias incineradora y de rellenos sanitarios están tratando de limpiar su reputación y aumentar sus ganancias “maquillando” el tratamiento de residuos como si fuera una fuente de energía renovable. Utilizando nombres como “valorización energética”, gasificación y plasma, han ganado acceso al dinero destinado a políticas de promoción de energía renovable y a algunos programas “verdes”.
Se está alentando la construcción y expansión de proyectos de disposición sumamente costosos, contaminantes y nocivos para el clima, y obstruyendo los esfuerzos para reducir la generación de basura y detener el cambio climático, justificando y promoviendo un modelo de consumo absurdo y prescindible, que según algunos miembros del IPCC está en las bases causales del cambio climático.
En Argentina, el modelo de enterramiento masivo en “rellenos sanitarios” ha probado ser un fracaso y una fuente de contaminación y problemas para la salud. Sin embargo, este modelo sigue siendo promovido en todo el país, ahora con financiamiento del Banco Mundial y la posibilidad de obtener “bonos de carbono” con la captación de metano de los mega rellenos sanitarios.
Como si esto fuera poco, se está promocionando también la instalación de incineradores para “recuperar” energía a partir de los residuos sólidos urbanos.
Prevenir la generación de residuos mediante un consumo responsable y reciclar ahorra energía y evita la emisión de gases de efecto invernadero porque:
Evita a los incineradores y sus emisiones. Los incineradores destruyen el clima al emitir gases de efecto invernadero. Como muestra un reciente estudio europeo, cuando se consideran todas las emisiones de las carbono que salen de las chimeneas de los incineradores, éstos emiten muchos más gases de efecto invernadero por kilowatt hora de electricidad generada que las centrales térmicas que operan con carbón. [1]
Reduce las emisiones de los basurales. Si los residuos orgánicos se tratan integralmente mediante biodigestores anaeróbicos o se mantienen separados para su compostaje no se genera metano en los basurales.
Reduce el uso de energía. El tratamiento integral de los residuos sólidos urbanos ahorra energía: la cantidad de energía necesaria para fabricar productos a partir de materia prima virgen es mucho mayor que la energía que se necesita para fabricar esos productos a partir de materiales reciclados.
Por ejemplo, la cantidad de energía derrochada por no reciclar latas de aluminio y acero, papel, materiales impresos, vidrio y plástico en Estados Unidos equivale a la producción anual de 15 centrales térmicas de tamaño mediano.[2]
Dejan el carbono en los bosques. La deforestación genera el 25 por ciento de las emisiones de carbono a nivel mundial, y la industria de pulpa y papel representa el 10 por ciento de todas las emisiones de gases de efecto invernadero (GEI), lo que la convierte en la cuarta fuente de emisión de GEI. Si se reduce el consumo de papel y se aumenta el reciclaje, se preservan más árboles y más bosques nativos (que conservan una gran cantidad de carbono).
A pesar de esto ¡la industria incineradora promueve falsamente la combustión de papel como un recurso sustentable! http://asociacionvecinalmoronense.blogspot.com/2007/01/rsu-la-basura-no-incinerar-no-enterrar.html
Se está alentando la construcción y expansión de proyectos de disposición sumamente costosos, contaminantes y nocivos para el clima, y obstruyendo los esfuerzos para reducir la generación de basura y detener el cambio climático, justificando y promoviendo un modelo de consumo absurdo y prescindible, que según algunos miembros del IPCC está en las bases causales del cambio climático.
En Argentina, el modelo de enterramiento masivo en “rellenos sanitarios” ha probado ser un fracaso y una fuente de contaminación y problemas para la salud. Sin embargo, este modelo sigue siendo promovido en todo el país, ahora con financiamiento del Banco Mundial y la posibilidad de obtener “bonos de carbono” con la captación de metano de los mega rellenos sanitarios.
Como si esto fuera poco, se está promocionando también la instalación de incineradores para “recuperar” energía a partir de los residuos sólidos urbanos.
Prevenir la generación de residuos mediante un consumo responsable y reciclar ahorra energía y evita la emisión de gases de efecto invernadero porque:
Evita a los incineradores y sus emisiones. Los incineradores destruyen el clima al emitir gases de efecto invernadero. Como muestra un reciente estudio europeo, cuando se consideran todas las emisiones de las carbono que salen de las chimeneas de los incineradores, éstos emiten muchos más gases de efecto invernadero por kilowatt hora de electricidad generada que las centrales térmicas que operan con carbón. [1]
Reduce las emisiones de los basurales. Si los residuos orgánicos se tratan integralmente mediante biodigestores anaeróbicos o se mantienen separados para su compostaje no se genera metano en los basurales.
Reduce el uso de energía. El tratamiento integral de los residuos sólidos urbanos ahorra energía: la cantidad de energía necesaria para fabricar productos a partir de materia prima virgen es mucho mayor que la energía que se necesita para fabricar esos productos a partir de materiales reciclados.
Por ejemplo, la cantidad de energía derrochada por no reciclar latas de aluminio y acero, papel, materiales impresos, vidrio y plástico en Estados Unidos equivale a la producción anual de 15 centrales térmicas de tamaño mediano.[2]
Dejan el carbono en los bosques. La deforestación genera el 25 por ciento de las emisiones de carbono a nivel mundial, y la industria de pulpa y papel representa el 10 por ciento de todas las emisiones de gases de efecto invernadero (GEI), lo que la convierte en la cuarta fuente de emisión de GEI. Si se reduce el consumo de papel y se aumenta el reciclaje, se preservan más árboles y más bosques nativos (que conservan una gran cantidad de carbono).
A pesar de esto ¡la industria incineradora promueve falsamente la combustión de papel como un recurso sustentable! http://asociacionvecinalmoronense.blogspot.com/2007/01/rsu-la-basura-no-incinerar-no-enterrar.html
Uruguay: OK al maíz transgénico
Maíz transgénico suspendido en Francia se cultiva en Uruguay
Por María Isabel Cárcamo *
El maíz transgénico Mon 810 no solo ha sido suspendido en Francia, sino que es cuestionado en varios países de la Unión Europea y también existen serios cuestionamientos en relación al maíz transgénico BT11 de la empresa Syngenta.
El viernes 11 de enero el Gobierno de Francia decidió suspender el cultivo de maíz transgénico Mon 810, en aplicación de un recurso preventivo de salvaguarda de la Unión Europea. El servicio de noticias del Primer Ministro francés indicó que: "El gobierno entabla el procedimiento destinado a invocar la cláusula de salvaguarda para el cultivo de maíz Mon 810 hasta la reevaluación por parte de las instancias europeas de la autorización de la comercialización de este organismo genéticamente modificado”.
La decisión fue tomada después que un comité de 15 expertos científicos anunció que se habían encontrado "nuevos elementos científicos relacionados con impactos negativos sobre la flora y la fauna”.
Estos "nuevos elementos científicos” incluyen la polinización cruzada de maíz transgénico con maíz no transgénico a nivel local y efectos negativos sobre insectos, una especie de lombriz de tierra y micro-organismos. *
Una autorización cuestionada en Uruguay
La introducción del maíz transgénico Mon 810 de la empresa Monsanto fue autorizada en nuestro país el 1 de julio del 2003 por resolución del Ministerio de Ganadería, Agricultura y Pesca y del Ministerio de Economía y Finanzas. Ni los elementos presentados a las autoridades para la autorización del Mon 810 ni la audiencia pública requerida por la legislación para su introducción y aprobación fueron realizados en condiciones suficientemente claras.
Tanto la Universidad de la República como representantes del poder político, agricultores y sociedad civil organizada plantearon desde el primer momento objeciones a la autorización del maíz transgénico.
El informe de la Facultad de Agronomía sobre transgénicos argumentó que el Mon 810 fue desarrollado para combatir al "European Corn Borer" (Ostrinianubilalis), especie plaga que no está presente en Uruguay por lo que no había razón para que fuese introducido en nuestro país (Octubre 2002).
Ese informe no tuvo fuerza suficiente para convencer a las autoridades y tomadores de decisiones del momento para que optaran al menos por la aplicación del Principio de Precaución.
www.ecoportal.net
Por María Isabel Cárcamo *
El maíz transgénico Mon 810 no solo ha sido suspendido en Francia, sino que es cuestionado en varios países de la Unión Europea y también existen serios cuestionamientos en relación al maíz transgénico BT11 de la empresa Syngenta.
El viernes 11 de enero el Gobierno de Francia decidió suspender el cultivo de maíz transgénico Mon 810, en aplicación de un recurso preventivo de salvaguarda de la Unión Europea. El servicio de noticias del Primer Ministro francés indicó que: "El gobierno entabla el procedimiento destinado a invocar la cláusula de salvaguarda para el cultivo de maíz Mon 810 hasta la reevaluación por parte de las instancias europeas de la autorización de la comercialización de este organismo genéticamente modificado”.
La decisión fue tomada después que un comité de 15 expertos científicos anunció que se habían encontrado "nuevos elementos científicos relacionados con impactos negativos sobre la flora y la fauna”.
Estos "nuevos elementos científicos” incluyen la polinización cruzada de maíz transgénico con maíz no transgénico a nivel local y efectos negativos sobre insectos, una especie de lombriz de tierra y micro-organismos. *
Una autorización cuestionada en Uruguay
La introducción del maíz transgénico Mon 810 de la empresa Monsanto fue autorizada en nuestro país el 1 de julio del 2003 por resolución del Ministerio de Ganadería, Agricultura y Pesca y del Ministerio de Economía y Finanzas. Ni los elementos presentados a las autoridades para la autorización del Mon 810 ni la audiencia pública requerida por la legislación para su introducción y aprobación fueron realizados en condiciones suficientemente claras.
Tanto la Universidad de la República como representantes del poder político, agricultores y sociedad civil organizada plantearon desde el primer momento objeciones a la autorización del maíz transgénico.
El informe de la Facultad de Agronomía sobre transgénicos argumentó que el Mon 810 fue desarrollado para combatir al "European Corn Borer" (Ostrinianubilalis), especie plaga que no está presente en Uruguay por lo que no había razón para que fuese introducido en nuestro país (Octubre 2002).
Ese informe no tuvo fuerza suficiente para convencer a las autoridades y tomadores de decisiones del momento para que optaran al menos por la aplicación del Principio de Precaución.
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Bloque de 7 comunidades contra minerías
Se conforma bloque de comunidades afectadas por la minería en Honduras
Por: Revistazo.com
Siete comunidades del país que están siendo severamente afectadas por los trabajos de exploración y explotación de minerales como el oro, la plata y otros metales , las que se aglutinaron un solo bloque para enfrentar juntas el problema.
Siguatepeque, Comayagua.- La Red nace como una instancia nacional de reflexión, concertación y conducción y es el espacio que aglutina a comunidades de las diferentes regiones del país que están siendo afectadas y pretendidas por las actividades mineras, y su misión es contribuir al fortalecimiento de todas las regiones afectadas y a través de la lucha organizada impedir la explotación minera en la nación.
Los representantes de los sectores de San Andrés y San Miguel, La Unión Copan, la Labor Ocotepeque, Santa Bárbara, Juticalpa, Olancho, Catacamas, Olancho, Valle de Siria, Francisco Morazán, Comayagua ,La Paz y Danlí, El Paraíso, se reunieron los días 24 y 25 de enero anterior ,en la ciudad de Siguatepeque.
En San Andrés hay presencia minera desde hace más de ocho años; en el Valle de Siria, los resultados presentados en la semana anterior de análisis realizados en el extranjero a exámenes efectuados a los pobladores de ese lugar, señalaron presencia de plomo, mercurio y arsénico, lo que sustenta la posición de los pobladores de la zona señalada desde hace varios años de que la contaminación era verídica y refuta los argumentos de la Empresa minera Entremares, con trabajos de explotación de ese rubro en e ese sitio, de acuerdo a los resultados dados a conocer por el Fiscal del Ambiente, Aldo Santos. Escuche sus declaraciones:
http://www.myblueday.com/English/MP3streamer/mp3.asp?PlaySong=http://www.revistazo.com/Articulos/audio/fiscal_aldo_santos.mp3
Carlos Amador, del Comité Ambientalista del Valle de Siria manifestó que es urgente que se incie un proceso de deducción de responsabilidades debido al fuerte impacto que ha sufrido el Valle de Siria no solo en el medio ambiente sino en las personas expuestas a la actividad minera.
En alerta roja
En Olancho, el Estado hondureño a través de la Secreataría de Recursos Naturales y Ambiente, SERNA, ha aprobado unas 98 concesiones mineras metálicas y no metálicas, situación que ha puesto en alerta roja a los habitantes del departamento en mención, cuyos dirigentes han manifestado que no van a permitir que ninguna minera se instale en sus municipios.
Por: Revistazo.com
Siete comunidades del país que están siendo severamente afectadas por los trabajos de exploración y explotación de minerales como el oro, la plata y otros metales , las que se aglutinaron un solo bloque para enfrentar juntas el problema.
Siguatepeque, Comayagua.- La Red nace como una instancia nacional de reflexión, concertación y conducción y es el espacio que aglutina a comunidades de las diferentes regiones del país que están siendo afectadas y pretendidas por las actividades mineras, y su misión es contribuir al fortalecimiento de todas las regiones afectadas y a través de la lucha organizada impedir la explotación minera en la nación.
Los representantes de los sectores de San Andrés y San Miguel, La Unión Copan, la Labor Ocotepeque, Santa Bárbara, Juticalpa, Olancho, Catacamas, Olancho, Valle de Siria, Francisco Morazán, Comayagua ,La Paz y Danlí, El Paraíso, se reunieron los días 24 y 25 de enero anterior ,en la ciudad de Siguatepeque.
En San Andrés hay presencia minera desde hace más de ocho años; en el Valle de Siria, los resultados presentados en la semana anterior de análisis realizados en el extranjero a exámenes efectuados a los pobladores de ese lugar, señalaron presencia de plomo, mercurio y arsénico, lo que sustenta la posición de los pobladores de la zona señalada desde hace varios años de que la contaminación era verídica y refuta los argumentos de la Empresa minera Entremares, con trabajos de explotación de ese rubro en e ese sitio, de acuerdo a los resultados dados a conocer por el Fiscal del Ambiente, Aldo Santos. Escuche sus declaraciones:
http://www.myblueday.com/English/MP3streamer/mp3.asp?PlaySong=http://www.revistazo.com/Articulos/audio/fiscal_aldo_santos.mp3
Carlos Amador, del Comité Ambientalista del Valle de Siria manifestó que es urgente que se incie un proceso de deducción de responsabilidades debido al fuerte impacto que ha sufrido el Valle de Siria no solo en el medio ambiente sino en las personas expuestas a la actividad minera.
En alerta roja
En Olancho, el Estado hondureño a través de la Secreataría de Recursos Naturales y Ambiente, SERNA, ha aprobado unas 98 concesiones mineras metálicas y no metálicas, situación que ha puesto en alerta roja a los habitantes del departamento en mención, cuyos dirigentes han manifestado que no van a permitir que ninguna minera se instale en sus municipios.
Italia- 7años de carcel a militantes anti-guerra
El 28 de enero de 2008, el tribunal de Florencia (Italia) ha condenado 13 militantes anti-guerra a 7 años de carcel cada uno, por haber partecipado en unos disturbios ocurridos durante una marcha, en el 1999, que denunciaba la partecipación de Italia en la guerra imperialista de la OTAN en contra de Jugoslavia, los bombardeos en contra de civiles y las masacres con unranio empobrecito.
En esta epoca algunos medios nacionales habían demonstrado, gracias a un video, que los policías arremetieron con extrema violencia en contra de los manifestantes, y esto sin ningun motivo aparente; así que aparecía claro a todos que los camaradas tuvieron que responder al ataque para protegerse.......Pero eso no salió ayer.
Ayer el tribunal tomó una decisión politica. Fue una advertencia para todos los movimientos sociales: "si ustedes hacen qualquier cosa los condenamos".
7 años de carcel por 5 minutos de autodefensa!!!! una locura.Como siempre la "justicia" burguesa golpea los pobres, los que luchan en contra de las injusticias, en contra de la guerra, por los derechos de los pueblos, mientras que defiende a los que deciden los bombardeos, los que tratan como perros a los refugiados o a los inmigrantes, a los que aprovechan de sus cargos publicos para enriquecerce y fortalecer un sistema mafioso nacional e internacional.
Esta condena es muy grave porqué es una señal que frente a la crisis economica fuertisima que ya está arrazando en Europa, los Estados van a responder sin piedad en contra de los movimientos sociales y de trabajadores.Y no importa si es la derecha o es la izquierda en el gobierno: son la misma cosa.
Ambos lados defienden los intereses capitalistas nacionales, y no los interese de la clase trabajadora. Ambos participan en las guerra imperialistas, y ambos atacan politicamente a las experiencias de resistencia revolucionaria (contra Cuba, Venezuela, Palestina...)
En esta epoca algunos medios nacionales habían demonstrado, gracias a un video, que los policías arremetieron con extrema violencia en contra de los manifestantes, y esto sin ningun motivo aparente; así que aparecía claro a todos que los camaradas tuvieron que responder al ataque para protegerse.......Pero eso no salió ayer.
Ayer el tribunal tomó una decisión politica. Fue una advertencia para todos los movimientos sociales: "si ustedes hacen qualquier cosa los condenamos".
7 años de carcel por 5 minutos de autodefensa!!!! una locura.Como siempre la "justicia" burguesa golpea los pobres, los que luchan en contra de las injusticias, en contra de la guerra, por los derechos de los pueblos, mientras que defiende a los que deciden los bombardeos, los que tratan como perros a los refugiados o a los inmigrantes, a los que aprovechan de sus cargos publicos para enriquecerce y fortalecer un sistema mafioso nacional e internacional.
Esta condena es muy grave porqué es una señal que frente a la crisis economica fuertisima que ya está arrazando en Europa, los Estados van a responder sin piedad en contra de los movimientos sociales y de trabajadores.Y no importa si es la derecha o es la izquierda en el gobierno: son la misma cosa.
Ambos lados defienden los intereses capitalistas nacionales, y no los interese de la clase trabajadora. Ambos participan en las guerra imperialistas, y ambos atacan politicamente a las experiencias de resistencia revolucionaria (contra Cuba, Venezuela, Palestina...)
martes, 29 de enero de 2008
Venezuela- Epidemia provocata?
Il leader venezuelano ha dato disposizioni perché si indaghi sulle accuse della scienziata Nancy Gonzáles, professoressa alla facoltà di medicina dell'Università de Zulia, LUZ, da dove questa settimana ha rivelato l'esistenza di un presunto ceppo di dengue che potrebbe essere stato sottoposto a una possibile mutazione in laboratorio, come forma di aggressione biologica al paese.
Il virus attacca di preferenza il fegato delle persone, e nello stato del Zulia si è registrato il 25 per cento dei casi denunciati. Il quotidiano Panorama ha intervistato la ricercatrice, dopo la sua riunione con la Direttrice del Sistema Regionale della Salute, Janine Perozo Gonzáles, a cui ha confermato l'esistenza di un "forte sospetto clinico, primo passo perché si arrivi a una certezza scientifica".
La conferma di una tale vile aggressione segreta sarebbe gravissima. Precedenti di guerra biologica
Come precedenti di guerra biologica scatenati dagli USA contro paesi avversari e nemici dell'imperialismo, il giornalista Juan Hermida ha diffuso in parte attraverso Radio YUKE MUNDIAL e Aporrea.org, un articolo pubblicato da AIN, agenzia di Informazione Nazionale, che ricorda l'introduzione clandestina a Cuba del virus della febbre porcina (1972), e diverse epidemie che colpirono i cubani e la loro agricoltura, compreso il dengue, tra il 1979 e il 1981.
Infame offensiva batteriologica La cosiddetta Operazione Mangusta, pianificata ed eseguita dalla CIA infettò segretamente la nazione cubana con il dengue emorragico, la congiuntivite emorragica, la ruggine della canna da zucchero, e la muffa azzurra del tabacco, con il duplice proposito di infettare e infine uccidere i pazienti, oltreché sabotare le coltivazioni. Secondo Hermida, il caporione del gruppo terrorista anticubano Omega 7, Eduardo Arocena, ammise davanti a un giudice nordamericano (1984) di aver partecipato a operazioni di guerra chimica non dichiarata contro Cuba.Il "zampe bianche" yankeeDa ultimo, la citata pubblicazione rivela che nel 1979 i poco scrupolosi yankee raccolsero una varietà mutante della zanzara Aedes Aegipty, il temuto "zampe bianche", col quale causarono a Cuba una virulenta epidemia di dengue, che durò più di due anni nonostante l'infezione non stesse circolando a livello mondiale.
Si presume che vi siano "zampe bianche yankee" dietro alle migliaia di casi di dengue in moltissimi paesi. Il Presidente ha dato disposizioni perché si investighi su questo sconfinamento imperiale.
Versione originale:Fonte: www.aporrea.orgLink:
http://www.aporrea.org/tecno/n108214.html28.01.08Versione italiana:Fonte:
http://achtungbanditen.splinder.com/29.01.08Traduzione a cura di GIANLUCA BIFOLCHI
Il virus attacca di preferenza il fegato delle persone, e nello stato del Zulia si è registrato il 25 per cento dei casi denunciati. Il quotidiano Panorama ha intervistato la ricercatrice, dopo la sua riunione con la Direttrice del Sistema Regionale della Salute, Janine Perozo Gonzáles, a cui ha confermato l'esistenza di un "forte sospetto clinico, primo passo perché si arrivi a una certezza scientifica".
La conferma di una tale vile aggressione segreta sarebbe gravissima. Precedenti di guerra biologica
Come precedenti di guerra biologica scatenati dagli USA contro paesi avversari e nemici dell'imperialismo, il giornalista Juan Hermida ha diffuso in parte attraverso Radio YUKE MUNDIAL e Aporrea.org, un articolo pubblicato da AIN, agenzia di Informazione Nazionale, che ricorda l'introduzione clandestina a Cuba del virus della febbre porcina (1972), e diverse epidemie che colpirono i cubani e la loro agricoltura, compreso il dengue, tra il 1979 e il 1981.
Infame offensiva batteriologica La cosiddetta Operazione Mangusta, pianificata ed eseguita dalla CIA infettò segretamente la nazione cubana con il dengue emorragico, la congiuntivite emorragica, la ruggine della canna da zucchero, e la muffa azzurra del tabacco, con il duplice proposito di infettare e infine uccidere i pazienti, oltreché sabotare le coltivazioni. Secondo Hermida, il caporione del gruppo terrorista anticubano Omega 7, Eduardo Arocena, ammise davanti a un giudice nordamericano (1984) di aver partecipato a operazioni di guerra chimica non dichiarata contro Cuba.Il "zampe bianche" yankeeDa ultimo, la citata pubblicazione rivela che nel 1979 i poco scrupolosi yankee raccolsero una varietà mutante della zanzara Aedes Aegipty, il temuto "zampe bianche", col quale causarono a Cuba una virulenta epidemia di dengue, che durò più di due anni nonostante l'infezione non stesse circolando a livello mondiale.
Si presume che vi siano "zampe bianche yankee" dietro alle migliaia di casi di dengue in moltissimi paesi. Il Presidente ha dato disposizioni perché si investighi su questo sconfinamento imperiale.
Versione originale:Fonte: www.aporrea.orgLink:
http://www.aporrea.org/tecno/n108214.html28.01.08Versione italiana:Fonte:
http://achtungbanditen.splinder.com/29.01.08Traduzione a cura di GIANLUCA BIFOLCHI
lunes, 28 de enero de 2008
Existe plan bélico de Colombia y EEUU
El canciller de Venezuela, Nicolás Maduro, ratificó ayer las denuncias de que existe un plan bélico en contra de su gobierno preparado por Estados Unidos y Colombia, y que este país ha venido torpedeando la marcha de la integración suramericana.
“Nosotros le hemos transmitido al canciller de Colombia la preocupación (...) por las informaciones que dicen que hay sectores aventureros anti-venezolanos que pudieran estar detrás de un plan para una provocación de carácter militar contra Venezuela y contra la paz”, dijo a periodistas.Maduro se reunió durante 30 minutos con su homólogo colombiano, Fernando Araújo, en el marco del encuentro de cancilleres de la Unión de Naciones Suramericanas (Unasur), que se celebró ayer en Cartagena.
La nota de color del encuentro la protagonizaron los cancilleres Maduro y Araújo, quienes se dieron la mano y dialogaron animadamente. Los asistentes aprobaron el tratado constitutivo de la Unasur, poniendo fin a una reunión que debía concluir hoy.
“Nosotros le hemos transmitido al canciller de Colombia la preocupación (...) por las informaciones que dicen que hay sectores aventureros anti-venezolanos que pudieran estar detrás de un plan para una provocación de carácter militar contra Venezuela y contra la paz”, dijo a periodistas.Maduro se reunió durante 30 minutos con su homólogo colombiano, Fernando Araújo, en el marco del encuentro de cancilleres de la Unión de Naciones Suramericanas (Unasur), que se celebró ayer en Cartagena.
La nota de color del encuentro la protagonizaron los cancilleres Maduro y Araújo, quienes se dieron la mano y dialogaron animadamente. Los asistentes aprobaron el tratado constitutivo de la Unasur, poniendo fin a una reunión que debía concluir hoy.
Uribe minaccia il sindaco Di Martino
Giancarlo Di Martino, sindaco di Maracaibo, è stato accusato dalle autorità colombiane di aver aiutato la guerriglia della FARC. A tal fine, mostrano una fotografia in cui il sindaco italo-venezuelano della capitale della regione del Zulia -frontiera occidentale con la Colombia- distribuisce aiuti di prima necessità alla popolazione che aveva subito una calamità.
Secondo Bogotà, l'uomo che riceve la solidarietà sarebbe un "capo della FARC"; l'interessato -invece- asserisce di essere un contadino della regione fronterizia.
Insomma, non ha nessuna credibilità che una autorità distribuisca "aiuti alla guerriglia" davanti a fotografi e telecamera. Non possono pretendere che Di Martino sia tanto sprovveduto e che gli altri possano credere a una simile provocazione.
Evidentemente, queste menzogne funzionano in Colombia, ma sono per nulla convincenti oltrefrontiera: sottovalutano l'intelligenza e la perspicacia altrui!
Si tratta di una grossolana montatura, che sta ad indicare il grado di surriscaldamento in cui versano le relazioni bilaterali. A rincarare la dose, ha provveduto il ministro della difesa colombiano F. Santos, che ha osato dire "Dobbiamo andare a catturare di Martino e portarlo in un carcere colombiano" (sic)
Nell'ultima settimana, a Bogotà erano in visita lo zar federale della droga, Condoleeza Rice e la massima autorità gerarchica delle forze armate USA.
Queste sono le reazioni posteriori alla liberazione delle due prigioniere rilasciate dalla FARC, e indicano che non c'è più spazio per nessuna trattativa, perchè Uribe e Bush cercano di provocare un conflitto alla frontiera e bloccare tutto..
Di Martino è bersaglio di una minaccia intollerabile contro una legittima autorità venezuelana, e questo è la logica mafiosa che impera in Colombia, e che ora pretendono di esportare anche oltrefrontiera.
Finora nè l'Ambasciata italiana di Caracas, nè il ministero degli Esteri si è pronunciato in difesa del cittadino italo-venezuelo Giancarlo Di Martino, nè ha condannato le inqualificabili intimidazioni del governo di Uribe.
Secondo Bogotà, l'uomo che riceve la solidarietà sarebbe un "capo della FARC"; l'interessato -invece- asserisce di essere un contadino della regione fronterizia.
Insomma, non ha nessuna credibilità che una autorità distribuisca "aiuti alla guerriglia" davanti a fotografi e telecamera. Non possono pretendere che Di Martino sia tanto sprovveduto e che gli altri possano credere a una simile provocazione.
Evidentemente, queste menzogne funzionano in Colombia, ma sono per nulla convincenti oltrefrontiera: sottovalutano l'intelligenza e la perspicacia altrui!
Si tratta di una grossolana montatura, che sta ad indicare il grado di surriscaldamento in cui versano le relazioni bilaterali. A rincarare la dose, ha provveduto il ministro della difesa colombiano F. Santos, che ha osato dire "Dobbiamo andare a catturare di Martino e portarlo in un carcere colombiano" (sic)
Nell'ultima settimana, a Bogotà erano in visita lo zar federale della droga, Condoleeza Rice e la massima autorità gerarchica delle forze armate USA.
Queste sono le reazioni posteriori alla liberazione delle due prigioniere rilasciate dalla FARC, e indicano che non c'è più spazio per nessuna trattativa, perchè Uribe e Bush cercano di provocare un conflitto alla frontiera e bloccare tutto..
Di Martino è bersaglio di una minaccia intollerabile contro una legittima autorità venezuelana, e questo è la logica mafiosa che impera in Colombia, e che ora pretendono di esportare anche oltrefrontiera.
Finora nè l'Ambasciata italiana di Caracas, nè il ministero degli Esteri si è pronunciato in difesa del cittadino italo-venezuelo Giancarlo Di Martino, nè ha condannato le inqualificabili intimidazioni del governo di Uribe.
Colectividad italiana defiende alcalde Di Martino
Giordanobruno Vénier, miembro del Frente Bolivariano “Antonio Gramsci”, destacó que como integrantes de la comunidad venezolano-italiana, “sentimos la obligación de denunciar la ofensa cometida contra el alcalde zuliano Giancarlo Di Martino, que obedece a una clara provocación del gobierno colombiano, personificado por el presidente Uribe, representante de una rancia oligarquía”.¿Qué pretenden con esas infamias?
“Es un torpe intento de desprestigiar al candidato que puede y debe ganar la Gobernación en las elecciones de este año. Un vil ataque a un hombre digno de Unasur, la unión suramericana, que representa la integración de los pueblos antes que la unión de los mercados”.
Solicitan un pronunciamiento de su Embajada en Caracas y de la colectividad venezolano-italiana, que responda las falsedades de los dirigentes colombianos, en especial la inaceptable amenaza del vicepresidente Francisco Santos, cuando se delató:
“Lo que necesitamos es ir a buscar a Di Martino, capturarlo y traerlo a una cárcel de Colombia”. Eso no se les puede tolerar, porque todo el mundo sabe que los narcotraficantes y paramilitaristas son los políticos de Colombia”.
Vénier menciona la “coincidencia” de las “visitas” de Condoleezza Rice, los jefes del Estados Mayor Conjunto y del Comando Sur, junto con Thomas Shannon y otros altos funcionarios del Pentágono y el Departamento de Estado, todos en Colombia para amedrentar a la Revolución Bolivariana, en una evidente conspiración intimidatoria que sólo amerita repudio y desprecio.
Solidaridad contra la infamiaEl denunciante también reclama que la Comisión de Colaboración Venezuela-Italia, la cual hace pocos días recibió al presidente de la Cámara de Diputados de su país, Fausto Bertinotti, apoye ahora la posición de Di Martino y desbarate la cobarde agresión de la pandilla colombiana.
“Es un torpe intento de desprestigiar al candidato que puede y debe ganar la Gobernación en las elecciones de este año. Un vil ataque a un hombre digno de Unasur, la unión suramericana, que representa la integración de los pueblos antes que la unión de los mercados”.
Solicitan un pronunciamiento de su Embajada en Caracas y de la colectividad venezolano-italiana, que responda las falsedades de los dirigentes colombianos, en especial la inaceptable amenaza del vicepresidente Francisco Santos, cuando se delató:
“Lo que necesitamos es ir a buscar a Di Martino, capturarlo y traerlo a una cárcel de Colombia”. Eso no se les puede tolerar, porque todo el mundo sabe que los narcotraficantes y paramilitaristas son los políticos de Colombia”.
Vénier menciona la “coincidencia” de las “visitas” de Condoleezza Rice, los jefes del Estados Mayor Conjunto y del Comando Sur, junto con Thomas Shannon y otros altos funcionarios del Pentágono y el Departamento de Estado, todos en Colombia para amedrentar a la Revolución Bolivariana, en una evidente conspiración intimidatoria que sólo amerita repudio y desprecio.
Solidaridad contra la infamiaEl denunciante también reclama que la Comisión de Colaboración Venezuela-Italia, la cual hace pocos días recibió al presidente de la Cámara de Diputados de su país, Fausto Bertinotti, apoye ahora la posición de Di Martino y desbarate la cobarde agresión de la pandilla colombiana.
domingo, 27 de enero de 2008
Davos- FMI apremia a EEUU
Apremia FMI a Estados Unidos a dar una respuesta seria para afrontar caída en crecimiento
El pesimismo que reinó en los cinco días de reuniones en Davos contrastó con el clima de años anteriores, cuando el fuerte crecimiento, la baja inflación y las grandes ganancias de las empresas dominaban la escena.
Pero esta vez, el temor a una recesión en Estados Unidos que arrastraría consigo a la economía mundial, una enorme volatilidad en los mercados financieros y la contracción del crédito han hecho mella en la confianza de la elite económica y política mundial.
“Cualquiera sea la respuesta a una recesión, lo que está claro es que habrá una seria desaceleración (en Estados Unidos) que requiere una respuesta seria”, señaló Strauss Kahn.
En Davos, que acogió durante cinco días a casi 30 jefes de Estado y más de 110 ministros, así como a cientos de directivos de las empresas más importantes del mundo, la ministra francesa de Economía aprovechó para reclamar por enésima vez al BCE que recorte sus tasas. “Consideremos la política monetaria observando el crecimiento y no sólo la estabilidad de los precios”, declaró Christine Lagarde.
El primer ministro japonés, Yasuo Fukuda, que preside este año el club de los siete países más ricos del mundo más Rusia (G-8), aprovechó la cita para anunciar que presionará a los mayores emisores de gases con efecto invernadero del mundo para que fijen metas de reducción de sus emisiones durante la cumbre del G-8 que tendrá lugar en julio en Japón.
El pesimismo que reinó en los cinco días de reuniones en Davos contrastó con el clima de años anteriores, cuando el fuerte crecimiento, la baja inflación y las grandes ganancias de las empresas dominaban la escena.
Pero esta vez, el temor a una recesión en Estados Unidos que arrastraría consigo a la economía mundial, una enorme volatilidad en los mercados financieros y la contracción del crédito han hecho mella en la confianza de la elite económica y política mundial.
“Cualquiera sea la respuesta a una recesión, lo que está claro es que habrá una seria desaceleración (en Estados Unidos) que requiere una respuesta seria”, señaló Strauss Kahn.
En Davos, que acogió durante cinco días a casi 30 jefes de Estado y más de 110 ministros, así como a cientos de directivos de las empresas más importantes del mundo, la ministra francesa de Economía aprovechó para reclamar por enésima vez al BCE que recorte sus tasas. “Consideremos la política monetaria observando el crecimiento y no sólo la estabilidad de los precios”, declaró Christine Lagarde.
El primer ministro japonés, Yasuo Fukuda, que preside este año el club de los siete países más ricos del mundo más Rusia (G-8), aprovechó la cita para anunciar que presionará a los mayores emisores de gases con efecto invernadero del mundo para que fijen metas de reducción de sus emisiones durante la cumbre del G-8 que tendrá lugar en julio en Japón.
Casa Bianca: 935 menzogne in 2 anni
La Associated Press ha riferito che lo studio, pubblicato sul sito Web del Centre for Public Integrity, ha concluso che le dichiarazioni “erano parte di una campagna orchestrata che ha efficacemente galvanizzato l'opinione pubblica e, con ciò, portato la nazione in guerra con dei pretesti palesemente falsi”.
Secondo lo studio 935 false dichiarazioni sono state rilasciate dalla Casa Bianca nei due anni successivi agli attacchi dell'11 settembre 2001. In discorsi, briefing e interviste, il presidente Bush e altri funzionari hanno affermato “inequivocabilmente” in almeno 532 occasioni che l’Iraq aveva legami con al Qaeda, o aveva armi di distruzione di massa o stava cercando di ottenerle.
“È ormai fuori discussione che l'Iraq non possedesse alcuna arma di distruzione di massa o avesse significativi legami con al Qaeda”, hanno scritto gli autori dello studio Charles Lewis e Mark Reading-Smith.
“In breve, l'amministrazione Bush ha portato la nazione in guerra sulla base di informazioni erronee che sono state metodicamente propagate e che sono culminate in una azione militare contro l'Iraq il 19 marzo 2003”.
Lo studio ha scoperto che il solo presidente Bush ha reso 259 dichiarazioni false-- 231 sulle armi di distruzione di massa e 28 sui legami dell'Iraq con al Qaeda.
http://www.news.com.au/
www.comedonchisciotte.org
Secondo lo studio 935 false dichiarazioni sono state rilasciate dalla Casa Bianca nei due anni successivi agli attacchi dell'11 settembre 2001. In discorsi, briefing e interviste, il presidente Bush e altri funzionari hanno affermato “inequivocabilmente” in almeno 532 occasioni che l’Iraq aveva legami con al Qaeda, o aveva armi di distruzione di massa o stava cercando di ottenerle.
“È ormai fuori discussione che l'Iraq non possedesse alcuna arma di distruzione di massa o avesse significativi legami con al Qaeda”, hanno scritto gli autori dello studio Charles Lewis e Mark Reading-Smith.
“In breve, l'amministrazione Bush ha portato la nazione in guerra sulla base di informazioni erronee che sono state metodicamente propagate e che sono culminate in una azione militare contro l'Iraq il 19 marzo 2003”.
Lo studio ha scoperto che il solo presidente Bush ha reso 259 dichiarazioni false-- 231 sulle armi di distruzione di massa e 28 sui legami dell'Iraq con al Qaeda.
http://www.news.com.au/
www.comedonchisciotte.org
Italia in pugno all'oligarchia dei partiti
Secondo un sondaggio Eurispes solo il 14% degli italiani ha fiducia nei partiti. Il sondaggio ne conferma, peggiorando ulteriormente la posizione dei politici, un altro commissionato a novembre da Confindustria dove i partiti pur godendo della fiducia del 21% della popolazione (ma la 'piena fiducia' riguardava solo un risicatissimo 5%) risultavano all'ultimo posto, dopo l'Europa, la Chiesa, la Magistratura, i media, i sindacati e persino le Banche.
Sempre dal sondaggio di Confindustria risultava però che il 77% degli italiani pensa che i partiti abbiano un grande potere. I due dati si legano. Perchè significano non solo che gli italiani hanno un a scarsissima fiducia nella capacità di governo dei partiti, ma non ne possono più dei loro abusi, dei loro soprusi, delle loro prepotenze, delle loro violenze, delle loro striscianti illegalità.
E lo conferma il crescente appoggio alla Magistratura (più 10%), clamoroso se si pensa alla costante, capillare e devastante campagna di delegittimazione di cui è stata fatta oggetto dal 1994 in poi, cioè dopo Mani Pulite, dai partiti, prima di centrodestra e poi di centrodestra e centrosinistra un iti, e da quasi tutta la grande stampa nazionale.
http://www.massimofini.it
Sempre dal sondaggio di Confindustria risultava però che il 77% degli italiani pensa che i partiti abbiano un grande potere. I due dati si legano. Perchè significano non solo che gli italiani hanno un a scarsissima fiducia nella capacità di governo dei partiti, ma non ne possono più dei loro abusi, dei loro soprusi, delle loro prepotenze, delle loro violenze, delle loro striscianti illegalità.
E lo conferma il crescente appoggio alla Magistratura (più 10%), clamoroso se si pensa alla costante, capillare e devastante campagna di delegittimazione di cui è stata fatta oggetto dal 1994 in poi, cioè dopo Mani Pulite, dai partiti, prima di centrodestra e poi di centrodestra e centrosinistra un iti, e da quasi tutta la grande stampa nazionale.
http://www.massimofini.it
Derecha de Bolivia y Ecuador actuan unidas
Grupos opositores de derecha de Ecuador y Bolivia están “conectados” para torpedear ambos gobiernos mediante proyectos separatistas, denunció hoy el presidente ecuatoriano Rafael Correa.
“Entre la oligarquía de Guayaquil y la de Santa Cruz incluso hay acuerdos firmados para llevar a esas regiones a autonomías que en verdad son separatismos”, afirmó en su programa semanal de radio.Correa, quien el jueves pasado enfrentó en Guayaquil la primera protesta masiva contra su gestión, señaló que detrás de las expresiones de descontento en las ciudades más prósperas de ambos países “hay una estrategia regional para impedir que los gobiernos progresistas pueden hacer cambios”
.Las protestas en Guayaquil y en Santa Cruz, en el sureste de Bolivia, han estado encabezadas por funcionarios locales que cuentan principalmente con el apoyo de dirigentes empresariales.El presidente aseguró que, en el caso ecuatoriano, el plan está orientado a hacerlo perder el referendo al que será sometida la Carta Magna que redacta la Constituyente.
“Entre la oligarquía de Guayaquil y la de Santa Cruz incluso hay acuerdos firmados para llevar a esas regiones a autonomías que en verdad son separatismos”, afirmó en su programa semanal de radio.Correa, quien el jueves pasado enfrentó en Guayaquil la primera protesta masiva contra su gestión, señaló que detrás de las expresiones de descontento en las ciudades más prósperas de ambos países “hay una estrategia regional para impedir que los gobiernos progresistas pueden hacer cambios”
.Las protestas en Guayaquil y en Santa Cruz, en el sureste de Bolivia, han estado encabezadas por funcionarios locales que cuentan principalmente con el apoyo de dirigentes empresariales.El presidente aseguró que, en el caso ecuatoriano, el plan está orientado a hacerlo perder el referendo al que será sometida la Carta Magna que redacta la Constituyente.
Colombia- Nestlè&Paramilitares
Juez ordena investigar a Nestlé y a Jorge 40 por el asesinato de Luciano Romero JUSTICIA A MEDIAS
El 11 de septiembre de 2005, en la ciudad de Valledupar, fue desaparecido, torturado y asesinado el dirigente sindical y defensor de derecho humanos LUCIANO ENRIQUE ROMERO MOLINA por miembros de grupos paramilitares bajo el mando de JORGE 40; el cuerpo sin vida fue encontrado con señales de torturas, tratos crueles inhumanos y degradantes.
El acta de necropsia indica que sus manos fueron esposadas y que le propinaron más de 40 heridas con elementos cortopunzantes, hasta que se produjo su muerte. (De izquierda a derecha: el primero de pie es Fernando Del Castillo, Gerente de DPA (antes Cicolac).
Sentados, primero HERNANDO MOLINA ARAUJO -exgobernador del Cesar-, Álvaro Uribe Vélez y al procurador Edgardo José Maya Villazón con un emblema de Maggi producto Nestlé. Hernando Molina, actualmente se encuentra preso por sus vínculos con el paramilitarismo, concretamente con JORGE 40.
http://www.sinaltrainal.org/index.php?ption=com_content&task=view&id=157&Itemid=1
El 11 de septiembre de 2005, en la ciudad de Valledupar, fue desaparecido, torturado y asesinado el dirigente sindical y defensor de derecho humanos LUCIANO ENRIQUE ROMERO MOLINA por miembros de grupos paramilitares bajo el mando de JORGE 40; el cuerpo sin vida fue encontrado con señales de torturas, tratos crueles inhumanos y degradantes.
El acta de necropsia indica que sus manos fueron esposadas y que le propinaron más de 40 heridas con elementos cortopunzantes, hasta que se produjo su muerte. (De izquierda a derecha: el primero de pie es Fernando Del Castillo, Gerente de DPA (antes Cicolac).
Sentados, primero HERNANDO MOLINA ARAUJO -exgobernador del Cesar-, Álvaro Uribe Vélez y al procurador Edgardo José Maya Villazón con un emblema de Maggi producto Nestlé. Hernando Molina, actualmente se encuentra preso por sus vínculos con el paramilitarismo, concretamente con JORGE 40.
http://www.sinaltrainal.org/index.php?ption=com_content&task=view&id=157&Itemid=1
jueves, 24 de enero de 2008
Honduras-Mobilitazione contro BID e "Legge indigena"
Centinaia di manifestanti appartenenti ad organizzazioni popolari ed indigene hanno occupato la piazza adiacente la sede del Congresso Nazionale a Tegucigalpa ed hanno invitato la popolazione ad unirsi alla loro protesta civica.
I principali obiettivi di questa mobilitazione sono stati il rifiuto all'approvazione di una controriforma alla Legge Elettorale, la quale concederebbe ai partiti politici un finanziamento di circa 65 milioni di dollari, la protesta per il continuo aumento del costo della vita ed il rifiuto al progetto di Legge Indigena, promosso e finanziato dal Banco Interamericano de Desarrollo (BID), attraverso il "Programma di Sostegno alle popolazioni indigene dell'Honduras" (PAPINH-DIPA).
Secondo le organizzazioni che hanno indetto la protesta, questa legge seppellirebbe di fatto la Convenzione ILO 169 su popoli indigeni e tribali ed i diritti territoriali e culturali delle Popolazioni Indigene e Nere dell'Honduras. I gradini che quotidianamente servono ai deputati honduregni per raggiungere l'entrata del loro "luogo di lavoro", sono ora occupati dai membri del
Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH) e della Organización Fraternal Negra Hondureña (OFRANEH).
Tamburi, balli e canti in lingua garífuna colmano l'ambiente, mentre uomini crocifissi e legati con catene rimangono immobili sotto gli sguardi della gente, che si ferma ad ascoltare le ragioni della protesta gridate dai megafoni. Di fronte ai mezzi di comunicazione, Miriam Miranda, dirigente di OFRANEH, esprime veementemente la collera per tanti secoli di abbandono e disinteresse da parte della classe politica del suo paese.
"Siamo qui per manifestare la nostra protesta contro la controriforma alla Legge Elettorale, perché attenta contro i poveri di questo paese.
Sono 200 anni che il Congresso Nazionale approva leggi senza consultare il popolo ed in questa occasione, i deputati stanno approvando 65 milioni di dollari per rafforzare i partiti politici. Ma questo solo in teoria, perché questi soldi serviranno per venire nelle nostre comunità ad ingannarci ed a comprare voti. Non sono i partiti che hanno bisogno di essere rafforzati - ha continuato Miranda - ma la popolazione. Vogliamo che tutte questi leggi che attentano contro i diritti degli honduregni ed in questo caso dei garífunas, lencas e delle altre etnie, si sottomettano a consultazione popolare. Stiamo esigendo un referendum", ha concluso la dirigente garífuna.
Tra i presenti abbiamo potuto riconoscere Alfredo López, tesoriere di OFRANEH (vedi "Turismo a ferro e fuoco" su http://www.itanica.org/itanica/nicahuac/nica96.pdf ).
"Il nostro obiettivo - ha spiegato alla Lista Informativa "Nicaragua y más"- è cercare di richiamare l'interesse della popolazione perché siamo stati resi invisibili per molti secoli. Il Congresso Nazionale sta prendendo molte decisioni senza consultarci ed ora le nostre popolazioni hanno esaurito la pazienza. Il progetto di Legge Indigena che vogliono approvare senza consultarci non aiuta in nessun modo le nostre popolazioni, perché ha la pretesa di ignorare completamente la Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). L'ONU ha anche approvato la Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni e non è possibile che in Honduras, invece di andare avanti su questi temi, si stia retrocedendo ogni giorno di più".
Secondo López, la Convenzione 169 è stata elaborata in base a tre principi fondamentali: la consultazione, la negoziazione in buona fede e la partecipazione. "In questo modo, se non siamo stati consultati non potrà esserci nessuna partecipazione e nemmeno negoziazione, e questo per noi è inaccettabile.
Invece di approvare disposizioni che violano i diritti dei popoli, il Congresso dovrebbe rispettare l'applicazione e lo spirito di questa Convenzione, ma in questa ipotetica Legge Indigena ciò che vediamo è solamente uno strumento per poterci distruggere. Sentiamo un'evidente ostilità contro i movimenti popolari ed indigeni, ma se abbiamo sopportato più di 500 anni, perché non potremmo farlo ancora per alcune settimane?", ha concluso López.
www.itanica.org )
I principali obiettivi di questa mobilitazione sono stati il rifiuto all'approvazione di una controriforma alla Legge Elettorale, la quale concederebbe ai partiti politici un finanziamento di circa 65 milioni di dollari, la protesta per il continuo aumento del costo della vita ed il rifiuto al progetto di Legge Indigena, promosso e finanziato dal Banco Interamericano de Desarrollo (BID), attraverso il "Programma di Sostegno alle popolazioni indigene dell'Honduras" (PAPINH-DIPA).
Secondo le organizzazioni che hanno indetto la protesta, questa legge seppellirebbe di fatto la Convenzione ILO 169 su popoli indigeni e tribali ed i diritti territoriali e culturali delle Popolazioni Indigene e Nere dell'Honduras. I gradini che quotidianamente servono ai deputati honduregni per raggiungere l'entrata del loro "luogo di lavoro", sono ora occupati dai membri del
Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH) e della Organización Fraternal Negra Hondureña (OFRANEH).
Tamburi, balli e canti in lingua garífuna colmano l'ambiente, mentre uomini crocifissi e legati con catene rimangono immobili sotto gli sguardi della gente, che si ferma ad ascoltare le ragioni della protesta gridate dai megafoni. Di fronte ai mezzi di comunicazione, Miriam Miranda, dirigente di OFRANEH, esprime veementemente la collera per tanti secoli di abbandono e disinteresse da parte della classe politica del suo paese.
"Siamo qui per manifestare la nostra protesta contro la controriforma alla Legge Elettorale, perché attenta contro i poveri di questo paese.
Sono 200 anni che il Congresso Nazionale approva leggi senza consultare il popolo ed in questa occasione, i deputati stanno approvando 65 milioni di dollari per rafforzare i partiti politici. Ma questo solo in teoria, perché questi soldi serviranno per venire nelle nostre comunità ad ingannarci ed a comprare voti. Non sono i partiti che hanno bisogno di essere rafforzati - ha continuato Miranda - ma la popolazione. Vogliamo che tutte questi leggi che attentano contro i diritti degli honduregni ed in questo caso dei garífunas, lencas e delle altre etnie, si sottomettano a consultazione popolare. Stiamo esigendo un referendum", ha concluso la dirigente garífuna.
Tra i presenti abbiamo potuto riconoscere Alfredo López, tesoriere di OFRANEH (vedi "Turismo a ferro e fuoco" su http://www.itanica.org/itanica/nicahuac/nica96.pdf ).
"Il nostro obiettivo - ha spiegato alla Lista Informativa "Nicaragua y más"- è cercare di richiamare l'interesse della popolazione perché siamo stati resi invisibili per molti secoli. Il Congresso Nazionale sta prendendo molte decisioni senza consultarci ed ora le nostre popolazioni hanno esaurito la pazienza. Il progetto di Legge Indigena che vogliono approvare senza consultarci non aiuta in nessun modo le nostre popolazioni, perché ha la pretesa di ignorare completamente la Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). L'ONU ha anche approvato la Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni e non è possibile che in Honduras, invece di andare avanti su questi temi, si stia retrocedendo ogni giorno di più".
Secondo López, la Convenzione 169 è stata elaborata in base a tre principi fondamentali: la consultazione, la negoziazione in buona fede e la partecipazione. "In questo modo, se non siamo stati consultati non potrà esserci nessuna partecipazione e nemmeno negoziazione, e questo per noi è inaccettabile.
Invece di approvare disposizioni che violano i diritti dei popoli, il Congresso dovrebbe rispettare l'applicazione e lo spirito di questa Convenzione, ma in questa ipotetica Legge Indigena ciò che vediamo è solamente uno strumento per poterci distruggere. Sentiamo un'evidente ostilità contro i movimenti popolari ed indigeni, ma se abbiamo sopportato più di 500 anni, perché non potremmo farlo ancora per alcune settimane?", ha concluso López.
www.itanica.org )
L'Espresso- Chi è Moises Naim?
L'Espresso ha ingaggiato nella sua scuderia una nuova firma. C'era bisogno di un esperto di questioni latinoamericane, di neoliberismo spinto, e che conciliasse il rigore estremista della geopolitica "occidentalista" con la fama di esperto in economia e finanza.
Insomma, Moises Naim è la firma adatta perchè riesce a mascherare il fondamentalismo economico con alcune note biografiche di "sinistra".
La nuova stella del firmamento scalfariano è un ex-ministro del governo venezuelano del socialdemocratico Carlos Andres Perez, che applicò con inaudita ferocia i diktat draconiani del FMI. Tanto che il 27 febbraio 1989, Caracas fu messa a sacco dalla plebe in rivolta (sucedió el Caracazo).
Il grande economista Moises, con le sue Tavole della Legge neoliberista, aprì le acque del Caribe, le attraversò, e piantò le tende nel cortile di casa del Partito Republicano e dei Bush.
L'ex ministro dell'Industria e Commercio carica sulle sue spalle la responsabilità del "caracazo", dice la Corte Iberoamericana dei diritti umani che accusò il governo di Carlos Andres Perez del delitto di uccisione in massa di manifestanti disarmati.
M. Naim fece parte della direzione della Banca Mondiale, oggi dirige la rivista Foreign Policy, che è sovvenzionata da Carnegie Endowment for International Peace. Tra i finanziatori di questa fondazione troviamo BP USA, Exxon Mobil, la fundación Ford, General Motors.
L'ex ministro venezuelano siede anche nella direzione della fondazione National Endowment for Democracy. La NED riceve succose sovvenzioni da parte del Congresso degli Stati Uniti, ed è il braccio esecutivo nell'interventismo nei Paesi sgraditi al Dipartimento di Stato e nell'aperta manipolazioni delle campagne elettorali.
Sono quelli che rilasciano i "certificati di democraticità", che Moises concede solo ai valvassini.
Moises Naim è stato un pianificatore della destabilizzazione elettorale in Serbia, Georgia, Bolivia,Ucraina, Venezuela, Kenia, Nicaragua ecc. La NED, in sostanza, è la fase preventiva al colpo di Stato o -più precisamente- come ottenere il medesimo risultato senza dover far uso dei gorilla.
L'Espresso, seguendo a ruota El País e il gruppo PRISA spagnolo, entra a far parte della rete internazionale dei settori più retrivi dell'amministrazione nord-americana, e si prepara a svolgere un ruolo più militante nelle campagne globali di intossicazione dell'opinione pubblica e nella defenestrazione dei governi invisi a Washington.
Questa, alla fin fine, è la vera specializzazione di M.Naim.
Insomma, Moises Naim è la firma adatta perchè riesce a mascherare il fondamentalismo economico con alcune note biografiche di "sinistra".
La nuova stella del firmamento scalfariano è un ex-ministro del governo venezuelano del socialdemocratico Carlos Andres Perez, che applicò con inaudita ferocia i diktat draconiani del FMI. Tanto che il 27 febbraio 1989, Caracas fu messa a sacco dalla plebe in rivolta (sucedió el Caracazo).
Il grande economista Moises, con le sue Tavole della Legge neoliberista, aprì le acque del Caribe, le attraversò, e piantò le tende nel cortile di casa del Partito Republicano e dei Bush.
L'ex ministro dell'Industria e Commercio carica sulle sue spalle la responsabilità del "caracazo", dice la Corte Iberoamericana dei diritti umani che accusò il governo di Carlos Andres Perez del delitto di uccisione in massa di manifestanti disarmati.
M. Naim fece parte della direzione della Banca Mondiale, oggi dirige la rivista Foreign Policy, che è sovvenzionata da Carnegie Endowment for International Peace. Tra i finanziatori di questa fondazione troviamo BP USA, Exxon Mobil, la fundación Ford, General Motors.
L'ex ministro venezuelano siede anche nella direzione della fondazione National Endowment for Democracy. La NED riceve succose sovvenzioni da parte del Congresso degli Stati Uniti, ed è il braccio esecutivo nell'interventismo nei Paesi sgraditi al Dipartimento di Stato e nell'aperta manipolazioni delle campagne elettorali.
Sono quelli che rilasciano i "certificati di democraticità", che Moises concede solo ai valvassini.
Moises Naim è stato un pianificatore della destabilizzazione elettorale in Serbia, Georgia, Bolivia,Ucraina, Venezuela, Kenia, Nicaragua ecc. La NED, in sostanza, è la fase preventiva al colpo di Stato o -più precisamente- come ottenere il medesimo risultato senza dover far uso dei gorilla.
L'Espresso, seguendo a ruota El País e il gruppo PRISA spagnolo, entra a far parte della rete internazionale dei settori più retrivi dell'amministrazione nord-americana, e si prepara a svolgere un ruolo più militante nelle campagne globali di intossicazione dell'opinione pubblica e nella defenestrazione dei governi invisi a Washington.
Questa, alla fin fine, è la vera specializzazione di M.Naim.
Parlamento europeo contra Lista anti-terrorista
Una resolución apoyada por amplia mayoría en la Asamblea Parlamentaria del Consejo de Europa se pronunció hoy por la modificación de reglas respecto a las “listas negras” de la cruzada antiterrorista en el mundo.
El texto, aprobado por 101 votos a favor y tres en contra, fustigó la falta de garantías en torno a la elaboración de listados de personas y organizaciones consideradas terroristas, elaboradas por Naciones Unidas y la Unión Europea (UE).
Los parlamentarios exigieron al Consejo de Seguridad de la ONU y a la UE que cambien los patrones que rigen esas relaciones y que revisen sus sanciones en apego al respeto de los derechos humanos.
Calificó asimismo de “prácticas indignas” las formas en que el Consejo de Seguridad y la UE efectúan sus investigaciones y ubican sin mayores contemplaciones a ciudadanos dentro de “grupos de peligro”.
El legislador suizo Dick Marty, quien ha denunciado la existencia de cárceles secretas y vuelos de la CIA en el Viejo Continente, dijo que existen personas incluidas en “listas negras” desde hace seis años y no aparecen pruebas en su contra.Se estigmatiza el asunto y la campaña contra el terrorismo se vuelve manipuladora, comentó a la prensa.
Consideró inadmisible el hecho de que predomine un sistema en el cual las personas sospechosas de nexos con el terrorismo, “no tienen derecho ni a ser escuchadas, ni conocen las acusaciones, ni pueden presentar un recurso”.
La resolución adoptada este miércoles aquí recalca el derecho de cualquier ciudadano de ser informado y avisado de las sindicaciones presentadas, así como a contar con mecanismos jurídicos que le permitan ser indemnizados en caso de transgresiones.
El texto, aprobado por 101 votos a favor y tres en contra, fustigó la falta de garantías en torno a la elaboración de listados de personas y organizaciones consideradas terroristas, elaboradas por Naciones Unidas y la Unión Europea (UE).
Los parlamentarios exigieron al Consejo de Seguridad de la ONU y a la UE que cambien los patrones que rigen esas relaciones y que revisen sus sanciones en apego al respeto de los derechos humanos.
Calificó asimismo de “prácticas indignas” las formas en que el Consejo de Seguridad y la UE efectúan sus investigaciones y ubican sin mayores contemplaciones a ciudadanos dentro de “grupos de peligro”.
El legislador suizo Dick Marty, quien ha denunciado la existencia de cárceles secretas y vuelos de la CIA en el Viejo Continente, dijo que existen personas incluidas en “listas negras” desde hace seis años y no aparecen pruebas en su contra.Se estigmatiza el asunto y la campaña contra el terrorismo se vuelve manipuladora, comentó a la prensa.
Consideró inadmisible el hecho de que predomine un sistema en el cual las personas sospechosas de nexos con el terrorismo, “no tienen derecho ni a ser escuchadas, ni conocen las acusaciones, ni pueden presentar un recurso”.
La resolución adoptada este miércoles aquí recalca el derecho de cualquier ciudadano de ser informado y avisado de las sindicaciones presentadas, así como a contar con mecanismos jurídicos que le permitan ser indemnizados en caso de transgresiones.
Crisi mundial o crisi de un modelo
Hace varios años que en distintos artículos e investigaciones del CEES ( Centro de Estudios Estratégicos Suramericanos), venimos denunciando sobre la enloquecida carrera por consolidar una globalización asimetrica que solo favorece a los detentadores del poder imperial y que bajo la ideología del neoliberalismo se implementara esta locura.
Pero esta teoria fatalmente entraría en crisis al ser en general solo juegos especulativos y no actos productivos de la economía real, también dijimos que si Argentina y América del Sur no se plantean una estrategia independiente de neto corte continental el futuro por la riqueza de nuestros recursos tanto energéticos, alimentarios y minerales, serian en vez de nuestra tabla de salvación, nuestras mayores desgracias como los acontecimientos que viven los pueblos de Medio Oriente o África. Por ello es urgente la implementación de planes de salvación de nuestros pueblos, sus economías y los recursos naturales. (Ver: Nuevos escenarios mundiales en el siglo XXI , http://www.aporrea.org/internacionales/a26110.html)
Hoy la crisis de las bolsas no son algo pasajero como nos decían hace tres meses funcionarios de la Reserva Federal de USA o que era una crisis de crecimiento de USA (?), como decía el analista internacional menemista Jorge Castro en su sitio Web y otros economistas defensores de la globalización anglosajona. Ahora la realidad estalla y empiezan a verse el costado mas vulnerables cual es el de la "especulación" financiera, pero no nos equivoquemos.
La matriz del sistema basado en un dólar como eje de toda las transacciones comerciales y el control del petróleo por el mismo grupo que ademas se complementa con los grandes grupos bancarios de USA estan en "crisis", el Citi bank y el Boston Bank (Rockefeller group y Morgan group), los que manejan el mercado financiero yanqui y del petróleo están recibiendo a esta hora "subsidios de el estado norteamericano porque sino ya tendrían que hacerle un "corralito" a los mismo, por un retiro masivo de fondo de los mismo. La crisis hipotecaria es la punta del icebergs, pero como en un domino va cayendo los demas elemento de esta gigantes burbuja economica inflada por la especulacion
Desde que empezó la crisis, EE.UU. a inyectado 800.000 millones de dólares para detener la debacle y no solo estos últimos 145.000 millones declarados que anuncio el viernes Bush y que nadie le creyó y por ello las bolsas cayeron el lunes, hoy la CNN parte del sistema comunicacional globalizador del imperio, con el patético periodista económico Ernesto Padilla explicaba que la bolsa solo había caído casi un 2 % pero que a la mañana había empezado la rueda con perdidas superiores al 4%, igualmente el dólar se sigue depreciando con relación al euro y otras monedas y fundamentalmente con el oro.
El control del petróleo no lo tiene tan fácilmente, (Rusia, Irán y Venezuela no están bajo el control de USA), la guerra que según el mismo Bush va a ser "infinita" esta dando síntomas de cansancio en el pueblo norteamericano además del descomunal déficit del estado para mantener las conquistas realizadas.
En nuestra región el primero en ser golpeado es Chile el hijo predilecto del neoliberalismos con el tema de las AFJP y los precios ligados al dólar gracias al TLC firmado con EE.UU., por eso también dijimos que si los suramericanos y Argentinos en particular no teníamos un pensamiento estratégico auténticamente Suramericanos las crisis del sistema globalizados nos causaría mayor daño. (Ver: Hacia la búsqueda de un autentico Pensamiento Estratégico para Argentina. http://sp.rian.ru/analysis/20070630/68061442.html )
Lo que deben comprender los denominados inversionistas de este mundo financiero virtual, es que no es simplemente problemas de hipotecas y tasas de interes sino una gran crisis de deudas en todos los niveles, incluso la del gobierno de USA, esto es solo el principio y se avanza sobre los otros mercados engarzados al mismo.
Ya es voz pupulis que estamos ante una resecion severa y una gran depresion. Esto se debe a que el "sistema" jamas tubo en cuenta las desigauldades e injusticias que desarrollaba al aplicar sus recetas y que en el fondo solo hizo eje en la especulacion financiera y no en la economia real y sus problemas concretos.
Además el proyecto se baso en una lucha sin medir consecuencia por el control de los mercados y los recursos naturales del planeta, y esto genero resistencias a ese plan hegemónico que aporto mas anarquía a la economía mundial de la cual son los responsables los Neocom de USA y sus aliados Inglaterra, Israel, Japón y la Unión Europea, para mantener sus sociedades de consumo a cualquier costo.
Lo antes planteado lleva a que el periodista Eduardo Andrade esquematice la situacion actual con la siguiente descripcion: Finalmente cabe agregar que la situación económica mundial está supeditada actualmente a la pugna por el control de los mercados, el control de los recursos naturales (eje anglosajón israelí, Japón, UE, versus China, Rusia, India, Asia), en especial los energéticos, le suman los problemas derivados de la producción de alimentos, el cambio climático, los problemas relacionados con la falta de agua dulce, la carrera armamentistas, el crecimiento de las actividades delictivas y criminales, la corrupción y el desprestigio de la autodenominada clase política en los más diversos lugares del mundo.
De allí que algunos expertos económicos internacionales señala que la única forma de superar la crisis del capitalismo neoliberal es con medidas geopolíticas efectivas, como se suele decir…”a buen entendedor pocas palabras”…la guerra a escala global.
Otro especialista el economista Argentino Fernando del Corro, Periodista, Historiador y Docente de la facultad de Ciencia Economicas de la UBA expresa sobre este tema: La gestión de este Bush se caracterizó por desatar un hiperconsumo desenfrenado. Algo solo posible mediante el endeudamiento ilimitado como ya se mencionara. Dentro del esquema se desarrolló la muchas veces comentada “burbuja inmobiliaria”. Las hipotecas no fueron sólo para compras de bienes sino para jolgorios varios.
Finalmente debemos ser reiterativos a pesar de que se dice que los países productores de agroalimentos y de recursos energéticos serán los que mejor puedan soportar esta crisis, es que no debemos dejar de tener muy en cuenta que solo la planificación del Estado y el plantearse una política flexible económica y no ortodoxa liberal y que esta planificación este basada en la idea de un país productivo y no meramente especulativo y que la misma se inscriba en la incorporación de los mercados regionales como la mejor alternativa para escapar a las trágicas consecuencias de esta crisis reseciva de EE.UU., de la cual la Argentina tiene su peor recuerdo cuando nos estallo el globo de la convertibilidad dentro del esquema globalización impuesto por el consenso de Washintong en el 2001.
Córdoba, 22 de Enero de 2008
Lic. Carlos A. Pereyra Mele
Especialista en Geopolítica Suramericana CeeS Cba.
licpereyramele@fibertel.com.ar
Pero esta teoria fatalmente entraría en crisis al ser en general solo juegos especulativos y no actos productivos de la economía real, también dijimos que si Argentina y América del Sur no se plantean una estrategia independiente de neto corte continental el futuro por la riqueza de nuestros recursos tanto energéticos, alimentarios y minerales, serian en vez de nuestra tabla de salvación, nuestras mayores desgracias como los acontecimientos que viven los pueblos de Medio Oriente o África. Por ello es urgente la implementación de planes de salvación de nuestros pueblos, sus economías y los recursos naturales. (Ver: Nuevos escenarios mundiales en el siglo XXI , http://www.aporrea.org/internacionales/a26110.html)
Hoy la crisis de las bolsas no son algo pasajero como nos decían hace tres meses funcionarios de la Reserva Federal de USA o que era una crisis de crecimiento de USA (?), como decía el analista internacional menemista Jorge Castro en su sitio Web y otros economistas defensores de la globalización anglosajona. Ahora la realidad estalla y empiezan a verse el costado mas vulnerables cual es el de la "especulación" financiera, pero no nos equivoquemos.
La matriz del sistema basado en un dólar como eje de toda las transacciones comerciales y el control del petróleo por el mismo grupo que ademas se complementa con los grandes grupos bancarios de USA estan en "crisis", el Citi bank y el Boston Bank (Rockefeller group y Morgan group), los que manejan el mercado financiero yanqui y del petróleo están recibiendo a esta hora "subsidios de el estado norteamericano porque sino ya tendrían que hacerle un "corralito" a los mismo, por un retiro masivo de fondo de los mismo. La crisis hipotecaria es la punta del icebergs, pero como en un domino va cayendo los demas elemento de esta gigantes burbuja economica inflada por la especulacion
Desde que empezó la crisis, EE.UU. a inyectado 800.000 millones de dólares para detener la debacle y no solo estos últimos 145.000 millones declarados que anuncio el viernes Bush y que nadie le creyó y por ello las bolsas cayeron el lunes, hoy la CNN parte del sistema comunicacional globalizador del imperio, con el patético periodista económico Ernesto Padilla explicaba que la bolsa solo había caído casi un 2 % pero que a la mañana había empezado la rueda con perdidas superiores al 4%, igualmente el dólar se sigue depreciando con relación al euro y otras monedas y fundamentalmente con el oro.
El control del petróleo no lo tiene tan fácilmente, (Rusia, Irán y Venezuela no están bajo el control de USA), la guerra que según el mismo Bush va a ser "infinita" esta dando síntomas de cansancio en el pueblo norteamericano además del descomunal déficit del estado para mantener las conquistas realizadas.
En nuestra región el primero en ser golpeado es Chile el hijo predilecto del neoliberalismos con el tema de las AFJP y los precios ligados al dólar gracias al TLC firmado con EE.UU., por eso también dijimos que si los suramericanos y Argentinos en particular no teníamos un pensamiento estratégico auténticamente Suramericanos las crisis del sistema globalizados nos causaría mayor daño. (Ver: Hacia la búsqueda de un autentico Pensamiento Estratégico para Argentina. http://sp.rian.ru/analysis/20070630/68061442.html )
Lo que deben comprender los denominados inversionistas de este mundo financiero virtual, es que no es simplemente problemas de hipotecas y tasas de interes sino una gran crisis de deudas en todos los niveles, incluso la del gobierno de USA, esto es solo el principio y se avanza sobre los otros mercados engarzados al mismo.
Ya es voz pupulis que estamos ante una resecion severa y una gran depresion. Esto se debe a que el "sistema" jamas tubo en cuenta las desigauldades e injusticias que desarrollaba al aplicar sus recetas y que en el fondo solo hizo eje en la especulacion financiera y no en la economia real y sus problemas concretos.
Además el proyecto se baso en una lucha sin medir consecuencia por el control de los mercados y los recursos naturales del planeta, y esto genero resistencias a ese plan hegemónico que aporto mas anarquía a la economía mundial de la cual son los responsables los Neocom de USA y sus aliados Inglaterra, Israel, Japón y la Unión Europea, para mantener sus sociedades de consumo a cualquier costo.
Lo antes planteado lleva a que el periodista Eduardo Andrade esquematice la situacion actual con la siguiente descripcion: Finalmente cabe agregar que la situación económica mundial está supeditada actualmente a la pugna por el control de los mercados, el control de los recursos naturales (eje anglosajón israelí, Japón, UE, versus China, Rusia, India, Asia), en especial los energéticos, le suman los problemas derivados de la producción de alimentos, el cambio climático, los problemas relacionados con la falta de agua dulce, la carrera armamentistas, el crecimiento de las actividades delictivas y criminales, la corrupción y el desprestigio de la autodenominada clase política en los más diversos lugares del mundo.
De allí que algunos expertos económicos internacionales señala que la única forma de superar la crisis del capitalismo neoliberal es con medidas geopolíticas efectivas, como se suele decir…”a buen entendedor pocas palabras”…la guerra a escala global.
Otro especialista el economista Argentino Fernando del Corro, Periodista, Historiador y Docente de la facultad de Ciencia Economicas de la UBA expresa sobre este tema: La gestión de este Bush se caracterizó por desatar un hiperconsumo desenfrenado. Algo solo posible mediante el endeudamiento ilimitado como ya se mencionara. Dentro del esquema se desarrolló la muchas veces comentada “burbuja inmobiliaria”. Las hipotecas no fueron sólo para compras de bienes sino para jolgorios varios.
Finalmente debemos ser reiterativos a pesar de que se dice que los países productores de agroalimentos y de recursos energéticos serán los que mejor puedan soportar esta crisis, es que no debemos dejar de tener muy en cuenta que solo la planificación del Estado y el plantearse una política flexible económica y no ortodoxa liberal y que esta planificación este basada en la idea de un país productivo y no meramente especulativo y que la misma se inscriba en la incorporación de los mercados regionales como la mejor alternativa para escapar a las trágicas consecuencias de esta crisis reseciva de EE.UU., de la cual la Argentina tiene su peor recuerdo cuando nos estallo el globo de la convertibilidad dentro del esquema globalización impuesto por el consenso de Washintong en el 2001.
Córdoba, 22 de Enero de 2008
Lic. Carlos A. Pereyra Mele
Especialista en Geopolítica Suramericana CeeS Cba.
licpereyramele@fibertel.com.ar
miércoles, 23 de enero de 2008
Chile- Peligra la vida de P. Troncoso
La destaca luchadora y activista mapuche Patricia Troncoso, quien cumplió más de 100 días en huelga de hambre en protesta por las condiciones carcelarias infrahumanas que enfrenta, está "en riesgo vital", de acuerdo a declaraciones emitidas por personal médico.
Troncoso cumple una condena a 10 años de presidio en el marco de la ley antiterroristas de la dictadura, que se le impuso por su presunta participación el incendio de un predio forestal en un juicio carente de todas las garantías judiciales pertinentes.
La profesional de la salud Berna Castro, integrante del equipo médico independiente que se trasladó hasta el Hospital de Chillán, 400 kilómetros al sur de Santiago, para verificar la situación de la luchadora de los pueblos originarios chilenos, confirmó a los medios de prensa que la comunera mapuche "está en grave, grave riesgo vital".
La doctora ratificó que dadas las condiciones en que se encuentra, "Patricia Troncoso en cualquier momento puede fallecer. Ella se encuentra en la etapa tres, el máximo nivel de riesgo y gravedad, muy, muy grave".
los médicos de Gendarmería, pese a tener los informes acerca de la gravedad de la comunera, mantienen a la mujer en una sala de pensionado donde no hay monitoreo cardiovascular ni equipo de reanimación, está prácticamente incomunicada.
Agregó que hoy, y ante la insistencia de los médicos en querer visitarla nuevamente como profesionales de su confianza, negaron la visita, reconociendo recién el grave estado de la mujer.
Para Castro, lo más conveniente es que Patricia Troncoso sea trasladada a Santiago, porque en Chillán "está aislada, y sufriendo tortura y presión, porque sus carceleros instalan una mesa y comen delante de ella. Además han aislado a su médico de confianza".
Eduardo Andrade Bone, Agencia indoamericana de Prensa
Troncoso cumple una condena a 10 años de presidio en el marco de la ley antiterroristas de la dictadura, que se le impuso por su presunta participación el incendio de un predio forestal en un juicio carente de todas las garantías judiciales pertinentes.
La profesional de la salud Berna Castro, integrante del equipo médico independiente que se trasladó hasta el Hospital de Chillán, 400 kilómetros al sur de Santiago, para verificar la situación de la luchadora de los pueblos originarios chilenos, confirmó a los medios de prensa que la comunera mapuche "está en grave, grave riesgo vital".
La doctora ratificó que dadas las condiciones en que se encuentra, "Patricia Troncoso en cualquier momento puede fallecer. Ella se encuentra en la etapa tres, el máximo nivel de riesgo y gravedad, muy, muy grave".
los médicos de Gendarmería, pese a tener los informes acerca de la gravedad de la comunera, mantienen a la mujer en una sala de pensionado donde no hay monitoreo cardiovascular ni equipo de reanimación, está prácticamente incomunicada.
Agregó que hoy, y ante la insistencia de los médicos en querer visitarla nuevamente como profesionales de su confianza, negaron la visita, reconociendo recién el grave estado de la mujer.
Para Castro, lo más conveniente es que Patricia Troncoso sea trasladada a Santiago, porque en Chillán "está aislada, y sufriendo tortura y presión, porque sus carceleros instalan una mesa y comen delante de ella. Además han aislado a su médico de confianza".
Eduardo Andrade Bone, Agencia indoamericana de Prensa
Stati Uniti- Fine dell'egemonia finanziaria
George Soros, che si fece conoscere mondialmente quando diede sepoltura agli allora famosi "dragoni asiatici", e sbancò le loro rispettive banche centrali, oggi va dicendo che la crisi che ha portato all'agonia di Citygroup e di Merrill Lynch sarebbe una crisi della...."civiltà occidentale" (sic!).
Il pirata della Malesia cerca di confondere le carte e di appannare i riflessi dei critici pratici della tramontata globalizzazione. No, si tratta della crisi del capitalismo speculativo finanziario, quello che trascende la sfera della produzione materiale ed ha esasperato l'utopia del "denaro-che-crea-denaro". Senza pasare attraverso la produzione, solo alle magie usuraie e all'azzardo deliCasinò Globali, ancora impropriamente definite "Borsa".
Stanno scricchiolando le due maggiori banche degli Stati Uniti, non sono proprio bruscolini!
E stiamo assistendo alla bancarotta concettuale e materiale della globalizzazione finanziaria. I cantori del "zero Stato", quelli che lanciavano anatemi contro qualsiasi intervento dello Stato nell'economia....ora si aggrappano al salvagente dei fondi pubblici, generosamente elargiti a fondo perduto dalle "autonome" Banche centrali dell'Unione Europea e del Giappone.
Non solo. Il crollo verticale dell'economia basato sul cartaceo vidimato in Borsa, è stato differito grazie all'ingresso dei "fondi sovrani di ricchezza" della.....OPEC!!!! Nell'ultimo trimestre ammontano a 100 miliardi di $, prodotti dalle multinazionali petrolifere (statali!) della OPEC e della Cina. Incredibile, ma vero!!!!
L'egemonia finanziaria degli Stati Uniti e il potere del dollaro stanno tramontando perchè il mondo non è più quello di Bretton Wood. E' passata molta acqua sotto i ponti della storia.
L'unipolarismo è stato l'abbaglio fuggente di un attimo storico che non sopravvive all'effimero e patetico Bush. Il dollaro perde protagonismo ed è progressivamente relegato a circolare in aree sempre più ristrette. Il petrolio, gas, materie prime si svincolano dall'obligatoria quotazione in dollari.
Attualmente, le maggiori multinazionali del mondo non sono più le "7 sorelle", ma le compagnie statali della Russia, Cina, Arabia Saudita, Iran, Venezuela e Brasile. Un segno dei nuovi tempi.
E' finito il petro-dollaro, rimane solo il narco-dollaro. Wall street, per galleggiare, riuscirà ancora a captare 2 miliardi di indispensabili dollari al giorno?
Il pirata della Malesia cerca di confondere le carte e di appannare i riflessi dei critici pratici della tramontata globalizzazione. No, si tratta della crisi del capitalismo speculativo finanziario, quello che trascende la sfera della produzione materiale ed ha esasperato l'utopia del "denaro-che-crea-denaro". Senza pasare attraverso la produzione, solo alle magie usuraie e all'azzardo deliCasinò Globali, ancora impropriamente definite "Borsa".
Stanno scricchiolando le due maggiori banche degli Stati Uniti, non sono proprio bruscolini!
E stiamo assistendo alla bancarotta concettuale e materiale della globalizzazione finanziaria. I cantori del "zero Stato", quelli che lanciavano anatemi contro qualsiasi intervento dello Stato nell'economia....ora si aggrappano al salvagente dei fondi pubblici, generosamente elargiti a fondo perduto dalle "autonome" Banche centrali dell'Unione Europea e del Giappone.
Non solo. Il crollo verticale dell'economia basato sul cartaceo vidimato in Borsa, è stato differito grazie all'ingresso dei "fondi sovrani di ricchezza" della.....OPEC!!!! Nell'ultimo trimestre ammontano a 100 miliardi di $, prodotti dalle multinazionali petrolifere (statali!) della OPEC e della Cina. Incredibile, ma vero!!!!
L'egemonia finanziaria degli Stati Uniti e il potere del dollaro stanno tramontando perchè il mondo non è più quello di Bretton Wood. E' passata molta acqua sotto i ponti della storia.
L'unipolarismo è stato l'abbaglio fuggente di un attimo storico che non sopravvive all'effimero e patetico Bush. Il dollaro perde protagonismo ed è progressivamente relegato a circolare in aree sempre più ristrette. Il petrolio, gas, materie prime si svincolano dall'obligatoria quotazione in dollari.
Attualmente, le maggiori multinazionali del mondo non sono più le "7 sorelle", ma le compagnie statali della Russia, Cina, Arabia Saudita, Iran, Venezuela e Brasile. Un segno dei nuovi tempi.
E' finito il petro-dollaro, rimane solo il narco-dollaro. Wall street, per galleggiare, riuscirà ancora a captare 2 miliardi di indispensabili dollari al giorno?
Crisis civilización monetarista
En medio del desplome global bursátil, ya muy anunciado sobre el cual hasta da pereza ahondar, la reunión anual del delirante cuan hilarante Foro Económico (sic) de Davos, que de por sí se encontraba en agonía, ha exhibido su patética irrelevancia.
No se trata de una “crisis” ordinaria (el punto de inflexión entre la vida y la muerte) a la que nos tiene acostumbrado el “mercado” capitalista monetarista, sino del “fin de una era” –el imperio del dolarcentrismo– que ha puesto en la picota a su piratería global que se expresó en la más radical de sus excrecencias centralbanquistas: la globalización financiera israelí-anglosajona.
Los portavoces de la globalización pirata, como Martin Wolf, editor en jefe de la sección económica de The Financial Times (15/1/08), y Anatole Kaletsky (The Times, 17/1/08) repercuten en sus escritos los estertores del modelo capitalista.
Más profundo, por ser menos financierista que Wolf, Kaletsky verifica las exequias de los dos gigantes del capitalismo bancario estadunidense, Citigroup y Merrill Lynch, “universalmente reconocidos como los mayores y desvergonzados (sic) símbolos de la hegemonía financiera de EU y el triunfo del capitalismo de mercado en cada rincón del planeta”, rescatados en el pasado trimestre con más de 100 mil millones de dólares provenientes de los “fondos soberanos de riqueza” (¡estatales!) de la OPEP, China y Asia.
La muy acertada publicación europea GEAB (número 21, 15/1/08) desglosa la “Muy (sic) Gran Depresión de EU” que sería “más grave que la de 1929” a nivel local y global: “todos los fundamentos sobre los cuales descansa la economía desde 1945 se vinieron abajo”, cuyo paroxismo se expondrá en el curso de este año, y uno de sus “catalizadores” será la “crisis socio-económica sin precedente en EU que afecta severamente a los hogares” y la credibilidad de los operadores financieros que ha paralizado las inversiones.
Alfredo Jalife-Rahme
www.jornada.unam.mx.2008/01/23/index.php?section=opinion&article=020o1pol
No se trata de una “crisis” ordinaria (el punto de inflexión entre la vida y la muerte) a la que nos tiene acostumbrado el “mercado” capitalista monetarista, sino del “fin de una era” –el imperio del dolarcentrismo– que ha puesto en la picota a su piratería global que se expresó en la más radical de sus excrecencias centralbanquistas: la globalización financiera israelí-anglosajona.
Los portavoces de la globalización pirata, como Martin Wolf, editor en jefe de la sección económica de The Financial Times (15/1/08), y Anatole Kaletsky (The Times, 17/1/08) repercuten en sus escritos los estertores del modelo capitalista.
Más profundo, por ser menos financierista que Wolf, Kaletsky verifica las exequias de los dos gigantes del capitalismo bancario estadunidense, Citigroup y Merrill Lynch, “universalmente reconocidos como los mayores y desvergonzados (sic) símbolos de la hegemonía financiera de EU y el triunfo del capitalismo de mercado en cada rincón del planeta”, rescatados en el pasado trimestre con más de 100 mil millones de dólares provenientes de los “fondos soberanos de riqueza” (¡estatales!) de la OPEP, China y Asia.
La muy acertada publicación europea GEAB (número 21, 15/1/08) desglosa la “Muy (sic) Gran Depresión de EU” que sería “más grave que la de 1929” a nivel local y global: “todos los fundamentos sobre los cuales descansa la economía desde 1945 se vinieron abajo”, cuyo paroxismo se expondrá en el curso de este año, y uno de sus “catalizadores” será la “crisis socio-económica sin precedente en EU que afecta severamente a los hogares” y la credibilidad de los operadores financieros que ha paralizado las inversiones.
Alfredo Jalife-Rahme
www.jornada.unam.mx.2008/01/23/index.php?section=opinion&article=020o1pol
martes, 22 de enero de 2008
Amnistia I.-Paramilitares,FARC e gobierno violan derechos humanos
Dos días después que el presidente Álvaro Uribe reprochó a Amnistía Internacional (AI) el negarse a calificar de “terroristas” a las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC), la organización defensora de derechos humanos sugirió al mandatario que “en lugar de detenerse en un debate semántico sobre cómo calificar” a la guerrilla, evite que las fuerzas de seguridad ignoren la legislación humanitaria internacional.
AI, que también acusó a guerrilleros y paramilitares de menospreciar los derechos humanos, dijo que las tres partes en el conflicto armado son responsables de la muerte y desaparición de miles de civiles cada año, así como del desplazamiento de sus lugares de origen de millones de personas.
En una declaración publicada este lunes, AI señaló que el gobierno colombiano ha sostenido que no existe un conflicto armado, sino una guerra contra el terror, pero apuntó que ésa es una “interpretación rechazada por numerosos organismos internacionales como el Comité Internacional de la Cruz Roja y la Oficina del Alto Comisionado de la ONU para los Derechos Humanos”.
“En lugar de detenerse en un debate semántico sobre cómo calificar a las FARC, el gobierno colombiano debería preocuparse por el hecho de que las partes en conflicto, sea la guerrilla, los paramilitares o las fuerzas de seguridad, siguen ignorando los derechos humanos y la legislación humanitaria internacional”, puntualizó AI.
www.jornada.unam.mx
AI, que también acusó a guerrilleros y paramilitares de menospreciar los derechos humanos, dijo que las tres partes en el conflicto armado son responsables de la muerte y desaparición de miles de civiles cada año, así como del desplazamiento de sus lugares de origen de millones de personas.
En una declaración publicada este lunes, AI señaló que el gobierno colombiano ha sostenido que no existe un conflicto armado, sino una guerra contra el terror, pero apuntó que ésa es una “interpretación rechazada por numerosos organismos internacionales como el Comité Internacional de la Cruz Roja y la Oficina del Alto Comisionado de la ONU para los Derechos Humanos”.
“En lugar de detenerse en un debate semántico sobre cómo calificar a las FARC, el gobierno colombiano debería preocuparse por el hecho de que las partes en conflicto, sea la guerrilla, los paramilitares o las fuerzas de seguridad, siguen ignorando los derechos humanos y la legislación humanitaria internacional”, puntualizó AI.
www.jornada.unam.mx
Perù- Extensiones del Plan Cóndor
Documentos desclasificados del Departamento de Estado (cancillería) de Estados Unidos confirman que el ex dictador peruano Francisco Morales Bermúdez (1975-1980) consintió la captura en Lima de cuatro presuntos miembros del movimiento armado argentino Montoneros en un operativo concertado entre agentes del Batallón 601 de Argentina y del Servicio de Inteligencia del Ejército peruano (SIE).
La jueza de Roma, Luisianna Figliolia, pidió a fines de diciembre la detención de 140 personas de Argentina, Bolivia, Brasil, Paraguay, Perú y Uruguay para juzgarlas por la desaparición de 25 ciudadanos italianos en el marco del Plan Cóndor.
Uno de los investigados es Morales Bermúdez. Dos de los cuatro montoneros capturados en Lima ostentaban ciudadanía italiana. "Asumo mi responsabilidad política" por aquella detención, declaró Morales Bermúdez al conocer la noticia.
Pero negó que Perú haya formado parte del Plan Cóndor, una coordinación de las agencias de inteligencia de las dictaduras militares sudamericanas que en los años 70 y 80 compartían información y ejecutaban operaciones conjuntas para liquidar a presuntos subversivos.
La condena de hasta 25 años de prisión emitida el 18 de diciembre por el juez argentino Ariel Lijo contra ocho ex altos mandos del Batallón 601 de Inteligencia del ejército de ese país se basó en parte en documentos secretos del Departamento de Estado, desclasificados por la institución no gubernamental estadounidense National Security Archive.
Esos documentos muestran que Perú tomó parte del Cóndor. Agentes del Batallón 601 se trasladaron a Lima en junio de 1980, un mes antes de que Morales Bermúdez entregara el poder al presidente elegido, Fernando Belaúnde Terry.
www.ips.noticias.net/nota.asp?idnews=87091
La jueza de Roma, Luisianna Figliolia, pidió a fines de diciembre la detención de 140 personas de Argentina, Bolivia, Brasil, Paraguay, Perú y Uruguay para juzgarlas por la desaparición de 25 ciudadanos italianos en el marco del Plan Cóndor.
Uno de los investigados es Morales Bermúdez. Dos de los cuatro montoneros capturados en Lima ostentaban ciudadanía italiana. "Asumo mi responsabilidad política" por aquella detención, declaró Morales Bermúdez al conocer la noticia.
Pero negó que Perú haya formado parte del Plan Cóndor, una coordinación de las agencias de inteligencia de las dictaduras militares sudamericanas que en los años 70 y 80 compartían información y ejecutaban operaciones conjuntas para liquidar a presuntos subversivos.
La condena de hasta 25 años de prisión emitida el 18 de diciembre por el juez argentino Ariel Lijo contra ocho ex altos mandos del Batallón 601 de Inteligencia del ejército de ese país se basó en parte en documentos secretos del Departamento de Estado, desclasificados por la institución no gubernamental estadounidense National Security Archive.
Esos documentos muestran que Perú tomó parte del Cóndor. Agentes del Batallón 601 se trasladaron a Lima en junio de 1980, un mes antes de que Morales Bermúdez entregara el poder al presidente elegido, Fernando Belaúnde Terry.
www.ips.noticias.net/nota.asp?idnews=87091
Ejercito cerca campamento Sin Tierra
El Movimiento de Trabajadores Rurales Sin Tierra (MST) divulgó hoy que la Brigada Militar de Río Grande do Sul cercó con un efectivo de 1.000 soldados el asentamiento del MST en la Hacienda Anoni, esta mañana. Los campamentos están situados en los municipios de Pontão y Sarandi, en el norte de Río Grande do Sul.
"La acción de la Brigada es arbitraria y, por el historial de violencia de la policía en el Estado, tememos que ocurra una masacre y la responsabilidad será del gobierno de Yeda Crusius y del gobierno Lula, ya que el área del asentamiento es de responsabilidad federal", dijo Claudir Gaiado, integrante de la coordinadora estatal del MST y asentado en la hacienda 20 años atrás.
El MST realiza en el asentamiento el 24º Encuentro Estatal, con la participación de 1.200 militantes (que llevaron 200 niños para poder participar), desde el lunes, cuando fue realizada la ocupación simbólica de la Hacienda Guerra, en Coqueiros do Sul, que posee el tamaño de 9.000 campos de fútbol improductivos.
El ministro de Justicia Tarso Genro y los responsables por los derechos humanos de la ONU (Organización das Naciones Unidas) fueron informados del cerco de la policía en el área del encuentro. "El área es de asentamiento y el mandato de búsqueda de detención no justifica la movilización de un efectivo de 2.000 hombres para cercar un asentamiento e invadir dos campamentos. Eso es una forma de persecución política a los trabajadores rurales que luchan por la Reforma Agraria", afirma Gaiado.
Fuente:MST
"La acción de la Brigada es arbitraria y, por el historial de violencia de la policía en el Estado, tememos que ocurra una masacre y la responsabilidad será del gobierno de Yeda Crusius y del gobierno Lula, ya que el área del asentamiento es de responsabilidad federal", dijo Claudir Gaiado, integrante de la coordinadora estatal del MST y asentado en la hacienda 20 años atrás.
El MST realiza en el asentamiento el 24º Encuentro Estatal, con la participación de 1.200 militantes (que llevaron 200 niños para poder participar), desde el lunes, cuando fue realizada la ocupación simbólica de la Hacienda Guerra, en Coqueiros do Sul, que posee el tamaño de 9.000 campos de fútbol improductivos.
El ministro de Justicia Tarso Genro y los responsables por los derechos humanos de la ONU (Organización das Naciones Unidas) fueron informados del cerco de la policía en el área del encuentro. "El área es de asentamiento y el mandato de búsqueda de detención no justifica la movilización de un efectivo de 2.000 hombres para cercar un asentamiento e invadir dos campamentos. Eso es una forma de persecución política a los trabajadores rurales que luchan por la Reforma Agraria", afirma Gaiado.
Fuente:MST
Ex obispo-candidato: No al TLC
Asunción, 21 ene
El líder opositor paraguayo Fernando Lugo expresó su rechazo a la firma de un Tratado de Libre Comercio con Estados Unidos, en una entrevista a un diario mexicano, difundida hoy en esta capital.
Lugo, quien hasta la fecha encabeza la intención de voto en las encuestas, se mostró partidario de un acercamiento mayor, por encima incluso del aspecto económico, con el Mercado Común del Sur, bloque regional suramericano.En declaraciones al periódico Reforma, de México, el candidato presidencial por la Alianza Patriótica para el Cambio cuestionó la Justicia Electoral aquí y remarcó su temor a la articulación de un fraude en las elecciones.
El líder opositor paraguayo Fernando Lugo expresó su rechazo a la firma de un Tratado de Libre Comercio con Estados Unidos, en una entrevista a un diario mexicano, difundida hoy en esta capital.
Lugo, quien hasta la fecha encabeza la intención de voto en las encuestas, se mostró partidario de un acercamiento mayor, por encima incluso del aspecto económico, con el Mercado Común del Sur, bloque regional suramericano.En declaraciones al periódico Reforma, de México, el candidato presidencial por la Alianza Patriótica para el Cambio cuestionó la Justicia Electoral aquí y remarcó su temor a la articulación de un fraude en las elecciones.
lunes, 21 de enero de 2008
ELN libera 9 prigionieri
BOGOTA, 21 GEN
I guerriglieri colombiani dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln) hanno liberato nove ostaggi. Lo hanno annunciato le autorita’ del dipartimento di Narino. Gli ostaggi, 2 donne e 7 uomini, sono in buone condizioni di salute, e sono stati consegnati al Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr).
E intanto le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno detto no alla Croce rossa che voleva visitare gli ostaggi in mano ai guerriglieri.
I guerriglieri colombiani dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln) hanno liberato nove ostaggi. Lo hanno annunciato le autorita’ del dipartimento di Narino. Gli ostaggi, 2 donne e 7 uomini, sono in buone condizioni di salute, e sono stati consegnati al Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr).
E intanto le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno detto no alla Croce rossa che voleva visitare gli ostaggi in mano ai guerriglieri.
Wall Street pidió a las Farc invertir en la bolsa
20/1/08
La organización Bastión Moral Contra la Corrupción denunció que según antecedentes bibliográficos está comprobado que el Gobierno de los Estados Unidos, a través del Wall Street, la principal bolsa norteamericana, ha reconocido la existencia y organización de las Fuerzas Armadas Revolucionaras de Colombia (Farc).
El presidente de la ONG, Alirio Almao, comunicó ayer en PANORAMA que en el año 1999, Michael Grasso, director de Wall Street (para esa fecha) sostuvo un encuentro con el comandante Raúl Reyes, encargado de las Finanzas de las Farc, con la finalidad de llegar a un acuerdo “con los líderes guerrilleros para que invirtieran su fortuna, obtenida principalmente gracias al narcotráfico, y a los secuestros, en la Bolsa de Nueva York”.
Almao destacó que la información aparece ampliamente reseñada en el libro Corrupción, las cloacas del poder, escrito por el periodista español Miguel Pedroso, editado en el 2004. Allí se evidencia que los Estados Unidos, por medio de Michael Grasso, James Espósito, jefe de seguridad de la Bolsa; Alan Yves Morvan, vicepresidente de relaciones públicas de Wall Street; y Juan Camilo Restrepo, ministro de Hacienda de Colombia —durante la presidencia de Andrés Pastrana— se introdujeron en la selva colombiana para convencer a las Farc de invertir en Wall Street.
El libro destaca que “Grasso se felicitó por sus negociaciones con las Farc, porque debemos ser agresivos en la búsqueda de mercados y oportunidades internacionales”. A lo cual, explica Almao que ahora el Gobierno de Estados Unidos y el propio mandatario de Colombia se sorprenden por la petición hecha por el presidente de Venezuela, Hugo Chávez, sobre otorgar la calificación de beligerante a las Farc.
Leonel Galindo, directivo de la ONG, indicó que la petición de beligerancia para las Farc está dentro de lo exigido, porque es un grupo con características propias, están en un espacio determinado y cuentan con el reconocimiento del Estado.
Ambos dirigentes puntualizaron que no entienden cómo se ha hecho tanto escándalo por la solicitud de Chávez, cuando el antecedente entre la Bolsa de Nueva York y las Farc legítima la existencia a nivel internacional.
www.panodi.com
La organización Bastión Moral Contra la Corrupción denunció que según antecedentes bibliográficos está comprobado que el Gobierno de los Estados Unidos, a través del Wall Street, la principal bolsa norteamericana, ha reconocido la existencia y organización de las Fuerzas Armadas Revolucionaras de Colombia (Farc).
El presidente de la ONG, Alirio Almao, comunicó ayer en PANORAMA que en el año 1999, Michael Grasso, director de Wall Street (para esa fecha) sostuvo un encuentro con el comandante Raúl Reyes, encargado de las Finanzas de las Farc, con la finalidad de llegar a un acuerdo “con los líderes guerrilleros para que invirtieran su fortuna, obtenida principalmente gracias al narcotráfico, y a los secuestros, en la Bolsa de Nueva York”.
Almao destacó que la información aparece ampliamente reseñada en el libro Corrupción, las cloacas del poder, escrito por el periodista español Miguel Pedroso, editado en el 2004. Allí se evidencia que los Estados Unidos, por medio de Michael Grasso, James Espósito, jefe de seguridad de la Bolsa; Alan Yves Morvan, vicepresidente de relaciones públicas de Wall Street; y Juan Camilo Restrepo, ministro de Hacienda de Colombia —durante la presidencia de Andrés Pastrana— se introdujeron en la selva colombiana para convencer a las Farc de invertir en Wall Street.
El libro destaca que “Grasso se felicitó por sus negociaciones con las Farc, porque debemos ser agresivos en la búsqueda de mercados y oportunidades internacionales”. A lo cual, explica Almao que ahora el Gobierno de Estados Unidos y el propio mandatario de Colombia se sorprenden por la petición hecha por el presidente de Venezuela, Hugo Chávez, sobre otorgar la calificación de beligerante a las Farc.
Leonel Galindo, directivo de la ONG, indicó que la petición de beligerancia para las Farc está dentro de lo exigido, porque es un grupo con características propias, están en un espacio determinado y cuentan con el reconocimiento del Estado.
Ambos dirigentes puntualizaron que no entienden cómo se ha hecho tanto escándalo por la solicitud de Chávez, cuando el antecedente entre la Bolsa de Nueva York y las Farc legítima la existencia a nivel internacional.
www.panodi.com
viernes, 18 de enero de 2008
Guardo la vita come un poeta: Stella Calloni
Guardo la vita come un poeta: Stella Calloni
Di Isaac Zamora*
“Guardo la vita come un poeta e scrivo come una militante”, disse a Prensa Latina la giornalista e scrittrice argentina Stella Calloni, poco dopo la presentazione del suo libro “Operazione Condor, patto criminale”.
Con la sua abituale loquacità, affermò di essere innamorata della semplicità ed odiare con la stessa forza la superbia “molto in auge in questi tempi in cui il neoliberalismo ha distrutto molta gente nella parte culturale”.
Seduti in una delle grotte della fortezza di San Carlos della Cabaña, sede della XVI Fiera Internazionale del Libro di Cuba 2007, conversiamo sull'orrore che ancora risveglia la rete sanguinaria dell'Operazione Condor.
Questa rete armata tra i servizi segreti dell'Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay ed Uruguay, si dedicava ad inseguire ed eliminare avversari politici indipendentemente dalle frontiere nazionali e godeva dell'appoggio della CIA.
La Calloni denunciò al mondo tale orrore attraverso il suo libro “Operazione Condor, patto criminale”, una profonda investigazione incominciata all'apparizione dei chiamati “Archivi del Terrore”, in Paraguay.
“Credo che la trascendenza di questo libro (Operazione Condor) sia nella storia che si racconta a partire dai documenti e dalle vittime sopravvissute; come unico merito mi attribuisco di avere messo in forma leggibile questo labirinto di sangue”, affermò.
Chiunque potrebbe pensare che la Calloni è una giornalista che ebbe la fortuna di conoscere questi fatti, ma in realtà arrivò a loro per il suo spirito di lotta e la sua ansia di investigatrice.
“In principio sono stata nella guerra sandinista contro Somoza, in Nicaragua, e dopo ho seguito in tutta la regione i massacri che succedevano, perché esisteva una vera multinazionale del crimine”, riferì la Calloni.
Quello che spinge questo perspicace reporter ad addentrarsi definitivamente nell'Operazione Condor furono le rivelazioni sugli assassini politici accaduti durante la dittatura nel suo paese ed altri, come il caso di monsignore Oscar Arnulfo Romero, in Salvador.
“Questo crimine si attribuisce, come ci contò un sergente che non volle rivelare la sua identità, a due cubani di Miami che avevano partecipato all’omicidio e che sembravano essere Virgilio Paz e Dionisio Suaez”, segnalò.
Il fatto la spinge ad approfondire le sue investigazioni. In modo che quando, nel 1992, si scoprono gli Archivi del Terrore, in Paraguay, ebbi accesso a molti di questi documenti, che magari altri giornalisti non avrebbero notato ed io sì, perché già io avevo incominciato a scrivere su questa vecenda.
Per quell'epoca -aggiunge - si era letto già il libro di Valentin Mas, soprattutto l’accaduto in Messico nel 1983 ed i lavori di Manuel Buendia, il messicano che ammazzarono nel 1984.
I primi lavori della Calloni, che trattano di questa insolita tragedia, furono pubblicati negli Stati Uniti e dopo nel quotidiano La Jornada, del Messico.
La giornalista ha ricevuto l'appoggio che doveva avere per proseguire un’investigazione tanto pericolosa quando il suo lavoro sull'Operazione Condor fu selezionato tra i quattro più rilevanti che trattavano temi taciuti dagli Stati Uniti da un'università statunitense.
Nel 1998 decide di pubblicare in forma di libro i rivelatori documenti ed attestazioni sugli atroci crimini e sequestri in America. Ciò nonostante, al contrario di quello che molti pensano, tutto non è stato ancora detto nel libro “Operazione Condor”.
“Devo ancora chiudere il processo di questo libro, riassumerlo, perché dispongo di un mucchio di materiali inediti. Con l'alito che mi ha infuso personalmente il presidente cubano, Fidel Castro, a chi dedicherò il libro, penso di concluderlo con successo.
Possiede anche un archivio con interviste che raggrupperà in un libro dove appariranno figure leggendarie come Yasser Arafat, Evo Morales, Hugo Chavez, Luiz Inacio Lula Da Silva, il generale Omar Torrijos, Maurice Bishop e Gabriel Garcia Marquez, tra gli altri.
“Finché avrò lucidità, continuerò a scrivere”, conclude con un sorriso.
*L’autore è giornalista della redazione nazionale di Prensa Latina
Di Isaac Zamora*
“Guardo la vita come un poeta e scrivo come una militante”, disse a Prensa Latina la giornalista e scrittrice argentina Stella Calloni, poco dopo la presentazione del suo libro “Operazione Condor, patto criminale”.
Con la sua abituale loquacità, affermò di essere innamorata della semplicità ed odiare con la stessa forza la superbia “molto in auge in questi tempi in cui il neoliberalismo ha distrutto molta gente nella parte culturale”.
Seduti in una delle grotte della fortezza di San Carlos della Cabaña, sede della XVI Fiera Internazionale del Libro di Cuba 2007, conversiamo sull'orrore che ancora risveglia la rete sanguinaria dell'Operazione Condor.
Questa rete armata tra i servizi segreti dell'Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay ed Uruguay, si dedicava ad inseguire ed eliminare avversari politici indipendentemente dalle frontiere nazionali e godeva dell'appoggio della CIA.
La Calloni denunciò al mondo tale orrore attraverso il suo libro “Operazione Condor, patto criminale”, una profonda investigazione incominciata all'apparizione dei chiamati “Archivi del Terrore”, in Paraguay.
“Credo che la trascendenza di questo libro (Operazione Condor) sia nella storia che si racconta a partire dai documenti e dalle vittime sopravvissute; come unico merito mi attribuisco di avere messo in forma leggibile questo labirinto di sangue”, affermò.
Chiunque potrebbe pensare che la Calloni è una giornalista che ebbe la fortuna di conoscere questi fatti, ma in realtà arrivò a loro per il suo spirito di lotta e la sua ansia di investigatrice.
“In principio sono stata nella guerra sandinista contro Somoza, in Nicaragua, e dopo ho seguito in tutta la regione i massacri che succedevano, perché esisteva una vera multinazionale del crimine”, riferì la Calloni.
Quello che spinge questo perspicace reporter ad addentrarsi definitivamente nell'Operazione Condor furono le rivelazioni sugli assassini politici accaduti durante la dittatura nel suo paese ed altri, come il caso di monsignore Oscar Arnulfo Romero, in Salvador.
“Questo crimine si attribuisce, come ci contò un sergente che non volle rivelare la sua identità, a due cubani di Miami che avevano partecipato all’omicidio e che sembravano essere Virgilio Paz e Dionisio Suaez”, segnalò.
Il fatto la spinge ad approfondire le sue investigazioni. In modo che quando, nel 1992, si scoprono gli Archivi del Terrore, in Paraguay, ebbi accesso a molti di questi documenti, che magari altri giornalisti non avrebbero notato ed io sì, perché già io avevo incominciato a scrivere su questa vecenda.
Per quell'epoca -aggiunge - si era letto già il libro di Valentin Mas, soprattutto l’accaduto in Messico nel 1983 ed i lavori di Manuel Buendia, il messicano che ammazzarono nel 1984.
I primi lavori della Calloni, che trattano di questa insolita tragedia, furono pubblicati negli Stati Uniti e dopo nel quotidiano La Jornada, del Messico.
La giornalista ha ricevuto l'appoggio che doveva avere per proseguire un’investigazione tanto pericolosa quando il suo lavoro sull'Operazione Condor fu selezionato tra i quattro più rilevanti che trattavano temi taciuti dagli Stati Uniti da un'università statunitense.
Nel 1998 decide di pubblicare in forma di libro i rivelatori documenti ed attestazioni sugli atroci crimini e sequestri in America. Ciò nonostante, al contrario di quello che molti pensano, tutto non è stato ancora detto nel libro “Operazione Condor”.
“Devo ancora chiudere il processo di questo libro, riassumerlo, perché dispongo di un mucchio di materiali inediti. Con l'alito che mi ha infuso personalmente il presidente cubano, Fidel Castro, a chi dedicherò il libro, penso di concluderlo con successo.
Possiede anche un archivio con interviste che raggrupperà in un libro dove appariranno figure leggendarie come Yasser Arafat, Evo Morales, Hugo Chavez, Luiz Inacio Lula Da Silva, il generale Omar Torrijos, Maurice Bishop e Gabriel Garcia Marquez, tra gli altri.
“Finché avrò lucidità, continuerò a scrivere”, conclude con un sorriso.
*L’autore è giornalista della redazione nazionale di Prensa Latina
Bertinotti: Non c'è soluzione militare a nulla
Fausto Bertinotti, dopo la Bolivia e l'Ecuador, è a Caracas dove si è incontrato con il Presidente Chavez. E' la visita istituzionale di più alto livello, visto che il ministro degli Esteri D'Alema ha sempre escluso il Venezuela dai suoi contatti.
Il presidente della Camera ha trattato vari temi di interesse bilaterale, tra cui la coperazione per la creazione dei distretti industriali.
Bertinotti si è detto favorevole a rimuovere qualsiasi tipo di ostacoli all'iniziativa promossa dal Venezuela per trovare soluzioni che portino alla fine della guerra civile colombiana, comiciando con lo scambio dei prigionieri.
"In questi tempi e in questo mondo, non credo che si possa risolvere un conflitto seguendo la via militare, nè attraverso le forze repressive nè quelle chiamate guerrigliere. E' necessaria la via pacifica. La comunità internazionale deve favorire il dialogo tra le due parti contrapposte".
Questo tema lo ha discusso con Chavez, e c'è piena coincidenza nel fatto che "..l'operazione umanitaria, oltre al suo valore primario di difesa della vita, ha importanti effetti secondari: modifica la natura delle parti in conflitto".
Sull'iniziativa umanitaria del Venezuela tesa a costruire ponti di dialogo tra FARC e governo di Bogotà, Bertinotti ha precisato che "Bisogna appoggiare ogni iniziativa per salvare vite umane e liberare i sequestrati. La vita umana vale più di ogni altra cosa e non ci sono ragioni per ostacolare le iniziative finalizzate a liberare vite umane".
“Hay que alentar toda iniciativa para salvar vidas humanas y liberar secuestrados. La vida humana vale por encima de cualquier otra cosa y no hay razones para poner trabas a iniciativas que apuntan a liberar vidas humanas”.
Il presidente della Camera ha trattato vari temi di interesse bilaterale, tra cui la coperazione per la creazione dei distretti industriali.
Bertinotti si è detto favorevole a rimuovere qualsiasi tipo di ostacoli all'iniziativa promossa dal Venezuela per trovare soluzioni che portino alla fine della guerra civile colombiana, comiciando con lo scambio dei prigionieri.
"In questi tempi e in questo mondo, non credo che si possa risolvere un conflitto seguendo la via militare, nè attraverso le forze repressive nè quelle chiamate guerrigliere. E' necessaria la via pacifica. La comunità internazionale deve favorire il dialogo tra le due parti contrapposte".
Questo tema lo ha discusso con Chavez, e c'è piena coincidenza nel fatto che "..l'operazione umanitaria, oltre al suo valore primario di difesa della vita, ha importanti effetti secondari: modifica la natura delle parti in conflitto".
Sull'iniziativa umanitaria del Venezuela tesa a costruire ponti di dialogo tra FARC e governo di Bogotà, Bertinotti ha precisato che "Bisogna appoggiare ogni iniziativa per salvare vite umane e liberare i sequestrati. La vita umana vale più di ogni altra cosa e non ci sono ragioni per ostacolare le iniziative finalizzate a liberare vite umane".
“Hay que alentar toda iniciativa para salvar vidas humanas y liberar secuestrados. La vida humana vale por encima de cualquier otra cosa y no hay razones para poner trabas a iniciativas que apuntan a liberar vidas humanas”.
Bertinotti: No hay solución militar a nada
Bertinotti es Presidente de Izquierda Unida europea
El presidente de la cámara de Diputados de Italia, Fausto Bertinotti, expresó la necesidad de que Europa y el mundo no pongan trabas a la iniciativa del presidente Chávez de retirar de las listas de “terroristas” a las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC), pues es de vital importancia alentar toda propuesta para salvar vidas humanas.
Así lo manifestó el parlamentario italiano a la salida de la reunión de trabajo que sostuvo este jueves con el presidente Chávez en Miraflores, con quien conversó, según dijo, de diversos temas de la cooperación bilateral.En su opinión personal, manifestó estar convencido de que la solución militar no resolverá el conflicto colombiano. “Ya no creo que en nuestro tiempo y en nuestro mundo, se puede solucionar un conflicto por la vía militar ni a través de fuerzas de represión, ni a través de fuerzas llamadas insurgentes.
No existe solución militar a nada. Siempre se impone la vía pacífica. La comunidad internacional lo que debe hacer es favorecer el diálogo entre ambas partes”.
Bertinotti explicó que tanto en Italia como en Europa hay posiciones variadas sobre el tema de las FARC, que proceden según las posiciones de fuerzas políticas que existen allí.“Hay que alentar toda iniciativa para salvar vidas humanas y liberar secuestrados. La vida humana vale por encima de cualquier otra cosa y no hay razones para poner trabas a iniciativas que apuntan a liberar vidas humanas”.
Dijo que este tema, hablado con el mandatario venezolano, puede tomar cuerpo un planteamiento en este sentido. “La operación humanitaria de liberación, además de su valor primario de la defensa de la vida, tiene importantes efectos secundarios: modifica la naturaleza de las partes en la contienda.
El presidente de la cámara de Diputados de Italia, Fausto Bertinotti, expresó la necesidad de que Europa y el mundo no pongan trabas a la iniciativa del presidente Chávez de retirar de las listas de “terroristas” a las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC), pues es de vital importancia alentar toda propuesta para salvar vidas humanas.
Así lo manifestó el parlamentario italiano a la salida de la reunión de trabajo que sostuvo este jueves con el presidente Chávez en Miraflores, con quien conversó, según dijo, de diversos temas de la cooperación bilateral.En su opinión personal, manifestó estar convencido de que la solución militar no resolverá el conflicto colombiano. “Ya no creo que en nuestro tiempo y en nuestro mundo, se puede solucionar un conflicto por la vía militar ni a través de fuerzas de represión, ni a través de fuerzas llamadas insurgentes.
No existe solución militar a nada. Siempre se impone la vía pacífica. La comunidad internacional lo que debe hacer es favorecer el diálogo entre ambas partes”.
Bertinotti explicó que tanto en Italia como en Europa hay posiciones variadas sobre el tema de las FARC, que proceden según las posiciones de fuerzas políticas que existen allí.“Hay que alentar toda iniciativa para salvar vidas humanas y liberar secuestrados. La vida humana vale por encima de cualquier otra cosa y no hay razones para poner trabas a iniciativas que apuntan a liberar vidas humanas”.
Dijo que este tema, hablado con el mandatario venezolano, puede tomar cuerpo un planteamiento en este sentido. “La operación humanitaria de liberación, además de su valor primario de la defensa de la vida, tiene importantes efectos secundarios: modifica la naturaleza de las partes en la contienda.
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