domingo, 31 de agosto de 2008

La Russia fuori della legge della NATO



La crisi scatenata dall'improvvida aggressione della Georgia, vista dal Sudamerica

Tito Pulsinelli

All’operazione militare di Mosca, finora l’asse Stati Uniti-Unione Europea (UE), che si raggruppa sotto le vetuste bandiere della NATO, ha risposto con parecchia lentezza e confusione. La Russia si posiziona strategicamente tra il Mar Nero e il mar Caspio, diventando l’arbitro di flussi energetici di straordinaria importanza per i mercati “occidentali”.

La NATO ha nella mira le 25 miliardi di tonnellate metriche di gas, e i 200 miliardi di barili di petrolio dei giacimenti che si affacciano sul litorale del Caspio. Le compagnie petrolifere anglo-USA avevano scelto la Georgia come via principale di accesso e transito di queste risorse. L’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan è una prima tangibile arteria, che unisce l’Europa a quelle fonti energetiche asiatiche.

Il gioco d’azzardo imposto al “rivoluzionaro colorato” georgiano, si sta rivelando come un bluff di poker contro i maestri degli scacchi. Sembra chiaro che la Russia non mollerà il controllo di porti, vie di comunicazione e zone nevralgiche, dichiarate zone proibite ai voli aerei. La Georgia è in ginocchio, e don Mikhail Saakasvili ha dovuto persino rinunciare a participare ad una conferenza di Paesi-amici “…perchè i russi ne aprofiterebbero e non mi farebbero rientrare in patria” (sic).

Nel frattempo, l’Ossezia del sud e l’Abkhazia gli dicono adios, e sono disponibili ad ospitare basi militari russe, come misura protettiva della loro indipendenza contro le ritorsioni georgiane e dei suoi guardaspalle stranieri.

Gli USA-UE hanno risposto con una intensa guerra propagandistica, campo di battaglia in cui sono maestri, e la stanno vincendo. Ma al di là della prosa veemente di Bernard Henry Levy, riprodotta e amplificata dalla catena di montaggio dell’informazione seriale, non c’è altro.

Nemmeno i vertici, sfuggono all’impressione di una cacofonia in cui vengono smentiti propositi bellicosi -o minacce di sanzioni- nel giro di solo ventiquattro ore. La questione principale è che l’ “occidente” è una categoria geopolitica assai datata, fuorviante, quasi un vuoto a perdere che non riesce più a camuffare gli interessi divergenti tra Stati Uniti e UE, e tra “vecchia Europa” e i pesi piuma del Baltico.

kos.jpg


Al di là del livelo mediatico, nella realtà concreta ci sono solo alcune unità navali dotate di missili adibite al trasporto dei soccorsi ai georgiani, e un editto della NATO che –attribuendosi funzioni che appartengono all’ONU- asserisce che “il riconoscimento dell’indipendenza dell’Ossezia e della Abkhazia mette la Russia fuori della legge internazionale”.

La Russia è “fuorilegge” più o meno quanto lo sono i Paesi che hanno riconosciuto il separatismo del Kosovo, tra cui l’Italia. Esibizionismo schizofrenico da un pulpito campione dei due pesi e due misure, una per i Balcani e l’altra –di segno opposto- per il Caucaso. Ma continua a trasparire una certa impotenza.

La minaccia della NATO di estromettere Mosca dai suoi consessi marziali, infatti, la lascia imperturbabile. Anzi, rilanciano che loro potrebbero vietare alla NATO l’uso del territorio russo, da cui oggi passano i rifornimenti alle armate impegnate in Afganistan.

Questo sarebbe un colpo duro, perchè obbligherebbe a far ricorso a più complicati e costosi ponti aerei, che aumenterebbero considerevolmente i costi già insostenibili della “guerra antiterrorista”.

E salterebbero anche i buoni uffici che i russi interpongono con l’Iran e la Corea del nord nell’annoso contenzioso del nucleare civile. Un rebus di difficile soluzione per gli “occidentali”, dilaniati tra vulnerabità energetica e sanzioni che non sortiscono gli effetti sperati, oltre la lievitazione dei prezzi degli idrocarburi o l’insicurezza dei rifornimenti.

Il futuro della NATO come braccio armato USA-UE è ormai a un punto critico, in primo luogo perchè gli interessi materiali delle due sponde atlantiche non coincidono con l’automatismo costante e invariabile del passato. Il futuro della coalizione militare si sta giocando in Afganistan, dove le cose non vanno bene e si apre la discussione sulla sua funzione. Destano preoccupazioni crescenti il carattere offensivo con cui l'alleanza sta sconfinando verso l’infinito geopolitico e la tendenza a surrogare l’ONU.

In questa fase, inoltre, sono gli USA ad aver più bisogno dell’UE per effettuare trasfusioni finanziarie dalla Banca Centrale Europea all’economia cartacea di Wall Street. Nonchè come testa di ponte permanente contro il resto del mondo: l’eterna terza sponda.

La posta in palio dell’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan presto farà affiorare i contrasti inter-europei, in cui Germania e Francia –al di là del minuetto diplomatico- difenderanno interessi più immediati e concreti contro le intemperanze polacche. Alla fine, parafrasando Stalin, diranno “quanto Prodotto Interno Lordo producono Varsavia e i valvassini baltici?” La signora Merkel non butterà dalla finestra il consorzio gasifero russo-germanico presieduto dall’ex collega Schroeder.


Un convoglio russo nei pressi del villaggio di Dzhaba, nell'Ossezia del Sud.
Foto: Dmitry Kostyukov

L’UE dovrebbe finalmente parlare con voce propria, perchè finora non è chiaro quando si nasconde dietro la maschera “occidentale”, o quanto patisce l’alter ego atlantista. La tentazione delle ritorsioni poggia sulla convinzione che il sistema russo non potrebbe funzionare a lungo senza l’economia europea. Però l’UE deve mettere in conto che non può funzionare senza il gas russo nell’arco di qualche trimestre. Qui il ricordo va all’inverno di due anni addietro quando diminuì l’afflusso di gas russo. E, visto che anche all’Iran si applicano sanzioni, chi provvede al fabbisogno energetico? L’“alleato americano”?.

L’onda espansiva della NATO nella regione del Mar Nero ha incontrato un muro di contenzione solido. L’accelerazione dei tempi per l’entrata della NATO in Ucraina è una decisione volontarista che non otterrebbe l’espulsione dei russi dalla cruciale zona marittima.

Il “rivoluzionario colorato” che guida provvisoriamente l’Ucraina, pagherebbe con una secessione di grande proporzione tale imposizione dall’alto. La regione mineraria se ne andrebbe, e la flotta russa rinforzerebbe la sua presenza nel Mar Nero ben oltre il 2017. E in una zona più vasta di Sebastopoli, che comprenderebbe la costa dell’Abkhazia e il porto georgiano di Poti.

Le forzature della NATO, sono dettate dall’incalzare di una crisi polidimensionale, ma non riescono a cambiare la relazione globale delle forze in campo. Sono mosse reattive improntate a un verticismo che lascia dietro di sè società in convulsione. I nuovi Paesi che “aderiscono” soffrono fratture tra elites e società civile, e sono esposti a frammentazioni territoriali o separatismi. E permane un dato incancellabile e inalterabile: la Russia ha tutto quel che manca agli “occidentali”, cioè il petrolio, gas, materie prime e un gran mercato.

La NATO può essere l’asso pigliatutto? Non sembra, visto che il bilancio del militarismo espansionista dei neocons seppellisce questa illusione che cova sotto la cenere delle buone maniere diplomatiche. L’egemonia “occidentale” è in affanno soprattutto per la serie di contraccolpi degli Stati Uniti: moneta in picchiata, sistema bancario in bancarotta, economia in “accelerata decelerazione”, e una superiorità militare che però non riesce ad essere risolutiva. E’ illusorio credere che il terreno perduto in molti campi sia recuperabile solo con la bellicosità atlantista.

Il dispiegamento anti-missilistico in terra polacca e ceca, è stato imposto senza consenso sociale, e lascia due Paesi seriamente divisi in fazioni contrapposte. C’è da chiedersi se è un prezzo che vale la pena di pagare, visto che aumenta la vulnerabilità interna e non conferisce nessun vantaggio risolutivo.

La Russia, infatti, dà una immediatamente risposta, dotando di armi nucleari la flotta del mar Baltico stanziata a Kaliningrad, e con la Bielorussia avvia un sistema di difesa anti-aerea congiunto.

Bruxelles dovrebbe valutare perchè contro l’azione militare della Russia è stato impossibile attivare il GUAM ( alleanza militare tra Georgia, Ucraina, Azerbaygian e Moldavia), strumento delle multinazionali petrolifere anglo-USA per la salvaguardia dei corridoi energetici. E non è stato possibile varare nemmeno una di quelle consuete operazioni “umanitarie” –in cui l’Italia si distingue con forte presenzialismo- istallate dall’ONU in vari territori, dove si cerca di ottenere con altri mezzi quel che è stato impossibile agli eserciti.

La Russia non è isolata e non è isolabile. Nelle ultime due settimane la Turchia, la Giordania e la Siria non hanno avuto nessun problema a firmare accordi con Medvedev.

La Russia non ha più le “pezze al culo”, ha potuto agire fulmineamente e con fermezza perchè ha un progetto nazionale in cui si identifica la maggioranza della società civile, che mostra coesione e consapevolezza. Sarebbe saggio prenderne atto. Come pure non ignorare la geografia, la tradizione, l’economia e la cultura che ci segnalano la cooperazione e trasparenza come vie maestre più convenienti all’UE. E’ ormai una priorità strategica evitare che potenze extra-continentali combattano un’altra guerra sul suolo europeo.

Vale la pena riflettere, infine, sulla sorte dell’Unione Sovietica, collassata sotto il peso di spese militari crescenti, quando ricercava l’impossibile egemonismo assoluto. C’è il dubbio che ora si stiano invertendo i ruoli e i falchi di Washington siano caduti in trappola. Li si induce a battersi su molti e dispersi fronti, dove sacrificano le loro migliori risorse per ristabilire l’impossibile egemonismo unipolare.

Trapelato nella fulminea stagione post-92 e svanito come un arcobaleno, perchè gli Stati Uniti non hanno saputo proporre al mondo un nuovo modello di relazioni globali, che comunque riservasse a loro un posto di riguardo. Hanno ingannato tutti, trasformando la NATO da alleanza difensiva a strumento offensivo della loro dominazione.

Hanno scelto di sognare ad occhi aperti, immaginandosi di vivere nella fase in cui Roma da repubblica diventava impero, cercando di imporre la necrofora dittatura globalitaria e il fanatismo estremista del “o con me o contro di me”. Oggi si profila all'orizzonte un’altra realtà multipolare di grandi blocchi geoeconomici. L’UE non sembra sapere da che parte stare, fino in fondo.















sábado, 30 de agosto de 2008

Italia indemniza a Libia con 5mil millones de dolares

Italia pagará a Libia 5 mil millones de dólares en los próximos 25 años por los perjuicios causados durante la época colonial protagonizada por el fascismo, declaró este sábado el jefe del gobierno italiano, Silvio Berlusconi, de visita en Libia.
Las tropas enviadas por el dictador Mussolini utizaron armas químicas contra la población luchaba contra los invasores fascistas.

Berlusconi hizo estas declaraciones a la prensa tras su llegada a la ciudad de Benghazi, mil km al este de Trípoli, donde se reunirá con el dirigente libio Muammar Kadhafi y firmará un acuerdo para solucionar el contencioso heredado de varias décadas de ocupación y colonización de Libia por Italia durante el siglo pasado.

"El acuerdo será sobre un monto de 200 millones de dólares anuales durante los próximos 25 años bajo forma de inversiones y en proyectos de infraestructura en Libia", dijo Berlusconi.

Argentina:¿Libertad de expresión o impunidad?



En estos días asistimos a una embestida de los grupos económicos que controlan gran parte de los medios de difusión en Argentina. No es nuevo. Algo similar ocurre en otros países de nuestra América Latina. Las corporaciones pretenden imponernos un discurso único funcional a sus intereses. Cuando desde el Estado se les pone algún límite hablan de censura y de atentados a la libertad de prensa. Uno de los grupos empresarios que más ha crecido en los últimos años en todo el continente es el español PRISA. Ese grupo ahora quiere aparecer como victima de persecución por parte del Estado nacional porque no se aceptó un pedido que efectuó para violar la Ley.

Pero, vamos por partes: ¿Qué es el grupo PRISA? ¿De donde sale? Lo que comenzó en 1958 con la Editorial Santillana tuvo entre enero y junio de 2008 ingresos de explotación por más de 2.000 millones de euros. PRISA edita el diario madrileño El País, los periódicos españoles Cinco Días (económico) y As (deportivo) junto a otros veinte diarios locales, la Cadena Ser, 40 Principales y, a través de Unión Radio, la mayor red de emisoras de lengua española en Estados Unidos, México, Colombia, Costa Rica, Panamá, Argentina y Chile.

PRISA controla más de 1.000 emisoras, entre propias y asociadas. En Argentina compró AM Radio Continental (se dice que por 12 millones de dólares), una de las más potentes de Buenos Aires, transmitiendo para una cadena de innumerables radios de todo el país, muchas de ellas sin licencias.

PRISA también tiene un inmenso control sobre el mercado de los libros en América Latina, a través de Alfaguara, Aguilar, Taurus y otras editoriales, además de Santillana que produce casi todos los textos escolares que utilizan los escolares latinoamericanos[1].

Otros medios de importancia que pertenecen al grupo PRISA son : La Razón el principal diario de Bolivia, El Nuevo Día, el segundo diario de Santa Cruz de la Sierra y Extra. La red nacional de televisión ATB y en un portal de Internet. La red de Radio Caracol de Colombia, además opera a través del Grupo Latino de Radiodifusión, en Bolivia, Panamá, Costa Rica, Estados Unidos y Francia y México.

Los planes radiofónicos de PRISA involucran una expansión o en toda América Latina... y en el mundo hispano de EEUU, a través de una nueva empresa llamada Unión Radio. Además controla el 50% de la companía Mexicana Televisa. Este monstruo de las telecomunicaciones se plantea dominar el mundo radial de habla hispana. Cabe preguntarse entonces quien es realmente el que esta detrás de este Grupo.

En Argentina, la operación de compra de Continental y FM HIT , 105.5 Mhz., PRISA se realiza con una gambeta: quien compra es la sociedad de la española CARSA (un 30%) con GLR SERVICES INC (70%) con sede en Delaware, Estados Unidos. Asi aprovecharon el Tratado de Reciprocidad de Inversiones con EE.UU. de la época de Carlos Menem por el cual el capital norteamericano tiene el mismo tratamiento que el local. El grupo tiene 16 licencias en el país y es retransmitida ilegalmente por muchas emisoras en todo el territorio nacional.

¿Y ahora que pretende PRISA?
El grupo PRISA compró una de las radios más potentes de Argentina, AM 590 y a partir de esa emisora monta una cadena de repetidoras en todo el país. Tiene también FM HIT (Las 40 Principales) en 105.5Mhz en Buenos Aires y otras 16 licencias en las principales ciudades del país.

En marzo de este año presentó ante el COMFER un pedido de autorización para retransmitir los contenidos de Radio Continental, AM 590, en FM Nostalgie , en la frecuencia 104.3 Ese pedido lo formuló cuando en realidad ya estaba transmitiendo en cadena y había firmado un acuerdo para pagar 30% de la publicidad por distribuir su programación por esa frecuencia.

Cómo si esto fuera poco, la frecuencia 104,3 Mhz había sido asignada a una sociedad constituída por el grupo Cuatro Cabezas (Pergolini) como resultado de un concurso en que también se presentó PRISA. Los ganadores del concurso en su oferta se comprometían a emitir una programación cultural. Sin embargo hacen un convenio delegando la explotación.

Cabe agregar que Continental tiene también una licencia en FM, en 105.5 Mhz y no se ha propuesto usarla para los fines que dicen ser tan importantes para el grupo. Lo que hacen es colgarle la programación de Continental a otra FM (104.3) para optimizar la venta de publicidad.

Que hizo el Estado

Muy simple. El COMFER tramitó el pedido realizado por FM Nostalgie y Continental. El resultado obviamente es negar el permiso solicitado, por evidente violación de la Ley.

La Ley vigente prohíbe la transferencia sin previa autorización y la tenencia de más de dos emisoras en la misma zona, el cambio de programación y la delegación de explotación. Además, el argumento es que el Estado debe asegurar la pluralidad y que no es aceptable que los mismos contenidos sean difundidos por varias emisoras en una misma zona de cobertura. Sobran razones.

¿Persecución o atentado a libertad de prensa?

Radio Continental, sus periodistas estrellas y atrás de ellos los defensores de la libre empresa salieron rápidamente a denunciar censura. No faltó el coro imperial de "Periodistas sin fronteras". Según ellos la respuesta del COMFER al pedido de Continental es una venganza por la postura de esa emisora a favor de los patrones del campo en el reciente conflicto por las retenciones móviles a la exportación de granos.

Aparecen como victimas cuando en realidad se encontraron con un límite a la impunidad con la que acostumbran a actuar.

Poner límites a la concentración de la propiedad
Evidentemente para garantizar la libertad de expresión y el derecho a la información de todas las personas es indispensable poner límites a la concentración en la propiedad de los medios. Es necesario asegurar la pluralidad y diversidad de voces. Para eso hay que impedir que unos pocos con poder económico controlen la información. La Resolución del COMFER avanza en esa línea y merece ser apoyada.

Una nueva Ley También es necesario aclarar que mientras no tengamos un Ley de Radio y Televisión o de Servicios de Comunicación audiovisuales, producto del debate democrático, resulta difícil garantizar los derechos a la comunicación. A nuestro criterio es indispensable debatir y aprobar una nueva norma acorde con un país que requiere fortalecer la democracia con participación, inclusión y distribución equitativa de la riqueza. De esa forma podrá constituirse un organismo con credibilidad y autoridad para democratizar las comunicaciones.

Néstor Busso es el Vicepresidente de la Asociación Latinoamericana de Educación Radiofónica - ALER

www.suramericapress.com


Cerró décimo banco en Estados Unidos

Las autoridades estadounidenses cerraron un banco regional en el estado de Georgia, el Integrity Bank, que se convierte en el décimo establecimiento del país en quebrar desde comienzos del año.

Integrity Bank representa mil 100 millones de dólares de activos y 974 millones de dólares en depósitos.

Todos los ahorristas que hayan depositado dinero en el Integrity Bank se convertirán automáticamente en clientes de Regions Bank. Las sucursales del banco quebrado reabrirán la semana próxima bajo el nombre de Regions Bank.

El número de bancos en quiebra, de los cuales el más importante fue el banco californiano Indymac en julio, ha sido elevado en los últimos 18 meses, reflejando la gravedad de la crisis financiera.

Guatemala:Detenido alcalde-asesino de 2 diputados

El ex diputado al Congreso Nacional de Guatemala y alcalde electo (2008-2012) Manuel de Jesús Castillo Medrano, sindicado como autor intelectual de los asesinatos de los diputados salvadoreños al Parlamento Centroamericano (Parlacen), fue detenido este viernes, informaron fuentes oficiales.

De inmediato fue trasladado bajo fuertes medidas de seguridad ante el magistrado que conoce el caso del asesinato de los diputados salvadoreños, en la torre de tribunales de la capital guatemalteca, para que le fueran leídos los cargos en su contra y escuchar su declaración.







jueves, 28 de agosto de 2008

Italia: 600mila "stranieri" nelle scuole

Indirizzo sito : Redattoresociale

Cresce a ritmo esponenziale il numero di stranieri presenti nelle classi italiane: nell'anno scolastico 2007/2008, quello appena trascorso, hanno risposto all'appello in 574.133. Ogni settembre, secondo le stime del ministero dell'Istruzione, la quota di studenti non italiani tra i banchi cresce di 60/70.000 unita', tanto che quando le scuole riapriranno, nei prossimo giorni, saranno oltre 600.000 e, nel giro di qualche anno, si arrivera' a toccare quota un milione. Dunque aumenteranno le classi in cui nella lista dei cognomi figureranno piu' stranieri che italiani. Ma in Italia non si arrivera' ad imporre dei tetti di presenze massime, come ha ricordato oggi, al Meeting di Rimini, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini.



Ad oggi, intanto, secondo gli ultimi dati disponibili, gli alunni con cittadinanza non italiana presenti nel sistema scolastico nazionale rappresentano il 6,4% del totale. In dieci anni gli iscritti stranieri sono cresciuti di oltre 500.000 unita'. Le scuole primarie e secondarie di I grado accolgono il maggior numero di questi studenti, che rappresentano rispettivamente il 7,7% e 7,3% dell'intera popolazione scolastica.

Ed e' sempre piu' forte la presenza, ormai, delle cosiddette "seconde generazioni", i nati in Italia da genitori stranieri. Nel 2007/2008 erano il 35% del totale degli allievi non italiani, il 2,2% di tutti gli studenti in totale. La loro maggiore concentrazione si rileva tra i bambini della scuola dell'infanzia e primaria dove rispettivamente il 71,2% e 41,1% degli stranieri iscritti e' nato in Italia. La quota scende alle medie (17,8%) e alle superiori (6,8%).

La cittadinanza piu' rappresentata in Italia e' quella rumena: 92.734 alunni, pari al 16,15 % del totale degli stranieri. Insieme al Marocco (76.217 presenze, 13,28%), la Romania e l'Albania coprono il 44,27% delle presenze straniere nella scuola. Ma i problemi non mancano: in media il 42,5% di alunni stranieri non e' in regola con gli studi e il crescere dell'eta' aumenta il loro disagio scolastico.
Per tutti gli ordini di scuola e per tutti gli anni di corso la percentuale di ripetenti stranieri e' superiore a quella degli italiani. L'incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana e' particolarmente significativa in Emilia Romagna, Umbria, Lombardia e Veneto dove essi rappresentano piu' del 10% della popolazione scolastica regionale.

La presenza di studenti stranieri nel Centro-Nord e' quindi superiore alla media italiana fino a raggiungere i 12 studenti stranieri ogni 100 in Emilia Romagna, mentre nel Mezzogiorno l'incidenza percentuale varia tra l'1,3 e il 2,3% ad eccezione dell'Abruzzo con il 5%. Per quanto riguarda la presenza dei nomadi questi raggiungono le 12.342 unita', con un + 4,3% rispetto al 2006/2007. Piu' della meta' degli alunni nomadi frequenta la scuola primaria, mentre solo l'1,5% frequenta una scuola secondaria di II grado. La regione in cui sono piu' concentrati e' il Lazio con 2.331 presenze. (DIRE)

Colombia:¿Tiempo de cambiar las fichas de un juego macabro?


Simone Bruno
fotos de Pedro Laya

La presidencia de Uribe es parte de un proceso que empieza antes que él y no se acabará con él. Simplemente no existiría una presidencia de Uribe sin la concurrencia de tres factores: un Estado paramilitarizado, un conflicto y una guerrilla. Y todos no son más que instrumentos de un proyecto que los incluye e intenta controlarlos y manipularlos.


El Estado, las oligarquías y el conflicto

Los conflictos armados generan desplazamiento, pero esta interpretación en el caso colombiano tiene que ser invertida. En Colombia el desplazamiento es el origen del conflicto. La tierra de las comunidades indígenas, afro descendientes y de los campesinos es la primera razón de la guerra.

Las oligarquías rurales, entre las más reaccionarias del continente, y las empresas nacionales y transnacionales, con sus aliados paramilitares y narcotraficantes, sueñan con adueñarse del generoso suelo y subsuelo colombiano.

Para que pase esto se necesitan dos condiciones: la primera que el Estado esté ausente o mejor inexistente; la segunda, que exista un conflicto. Ambas condiciones siempre han existido en Colombia. No importa el tipo de conflicto, sus razones o sus actores, lo importante es que exista conflicto armado.

La guerra justifica la violencia, confunde los abusos y la resistencia en una nube gris, transforma sindicalistas, movimientos sociales y activistas en subversivos, y convierte la represión violenta en algo socialmente aceptable por una sociedad acostumbrada a la misma, como un mal endémico que no se puede curar nunca definitivamente.

El conflicto es permanente, el enemigo necesario: a los paramilitares le siguen los "grupos emergentes"; al cartel de Medellín, la "oficina" de "Don Berna" y al cartel del Valle, la "oficina" el grupo de "Don Mario"; las FARC mismas podrían disolverse en una serie de pequeños ejércitos regionales al servicio de carteles de narcotraficantes.
Se acaban los grupos pero no las condiciones que los han generado, para que se perpetúe el conflicto, para que siempre exista un "enemigo", que a veces es más bien un "amigo explotado". Todas son fichas en un juego de guerra que legitima los abusos, el destierro, la represión y la reproducción de la clase dominante.

Todo esto lo vienen denunciando muchos de los movimientos sociales colombianos que han vivido la guerra en carne propia, han pagado con muertos su resistencia o simplemente su existencia, pero ahora, por primera vez, se rompió un engranaje y las relaciones entre elites rurales, paramilitares y la esfera empresarial han salido a la luz del sol.

El paramilitarismo

Una sentencia de mayo del 2006 de la Corte Constitucional ha transformado la "ley de justicia y paz", o sea la ley que reglamenta el proceso de paz de los paramilitares de las AUC (Autodefensas Unidas de Colombia) con el gobierno Uribe. La sentencia convirtió en obligatoria la confesión total de los crímenes de los paramilitares para poder gozar de las penas de máximo 8 años que prevé el proceso de paz. Antes, en la versión presidencialmente correcta de la ley, la confesión era facultativa.

Por esta razón, los jefes paramilitares se han visto obligados a contar al mundo la historia del paramilitarismo colombiano.
Nada nuevo, nada desconocido, solo que esta vez son las bocas de los verdugos y no los gritos de las víctimas los que cuentan las mismas historias, las mismas relaciones con políticos y empresarios, las mismas masacres, los mismos asesinatos. Paradójicamente los verdugos han sido escuchados más que los masacrados, y hasta la justicia parece creerles más.

De estas versiones libres, se ha desencadenado el que se conoce como el escándalo de la parapolítica: 70, entre parlamentarios y senadores investigados por la Corte Suprema de Justicia por compra venta de votos y creación, financiamiento y apoyo a los grupos paramilitares de las AUC, probablemente el grupo paramilitar mas sangriento de América Latina.

Casi la mitad de estos representantes están en la cárcel y diez ya confesaron sus crímenes. La mayoría de los investigados pertenecen a partidos que apoyan al presidente Uribe, entre estos, su primo Mario Uribe, compañero político desde el principio de su carrera.

De las versiones libres de los paramilitares, o sea de sus confesiones, además del escándalo de la parapolítica, se puede desentrañar el secreto fundacional de los grupos paramilitares, su función y en general las dinámicas del conflicto colombiano.
Los "paras" no fueron nada más que fichas en manos de las elites, una creación de éstos, un actor endógeno al Estado, un instrumento de represión de las protestas, más que todo sindicales, para poder desplazar el campesinado y seguir en una, nunca acabada, contrarreforma agraria.

Los "paras" permitieron la manipulación de las elecciones con violencia y amenazas, y aportaban fondos a las campañas electorales, consintiendo la perpetuación en el poder de los mismos políticos que los apoyaban.

Éver Veloza, el jefe paramilitar conocido como H.H., a diferencia de los otros jefes no ha sido todavía extraditado a los Estados Unidos. Sus versiones libres y sus entrevistas con los diarios el Espectador y Washington Post son fundamentales para entender el rol de los paras.

Veloza cuenta que, según él, la extradición de los otros jefes paramilitares es una estrategia para enterrar las verdades incómodas: "He visto que ha sido muy difícil tomarles versión a los otros comandantes que fueron extraditados. Ha sido imposible.
Entonces creo que la verdad si quedará mocha […] de todas maneras justicia y paz está aclarando quiénes apoyaron, quiénes financiaron, quiénes se beneficiaron de las autodefensas, y yo creo que la gente está más temerosa de que nosotros sigamos hablando. […] todos los senadores, representantes o políticos que han resultado mencionados han dicho que son enemigos nuestros y que nos han combatido.
Y a todos se les ha comprobado que sí tenían vínculos con las autodefensas. Nosotros estamos como la novia fea, en la noche nos acariciaban y en el día no nos voltiaban a mirar."


La decisión del presidente de extraditar a los jefes paramilitares ha sido cuestionada duramente por muchas de las organizaciones de víctimas y defensoras de los derechos humanos. La víctima de esta decisión es la verdad, y no se puede no pensar que esta sea la verdadera finalidad.

H.H. habla también del rol de los paramilitares en el conflicto colombiano, la razón misma del conflicto y quiénes son los que se benefician de ello: "Y vea cómo estamos. En la cárcel, otros extraditados, otros muchachos se están rearmando por falta de oportunidades. La mayoría del a gente que está en la guerra no está por voluntad, sino porque no hay qué hacer. La guerra se volvió una bolsa de empleo. Creo que faltaron más compromisos del Gobierno para generarles condiciones a los muchachos que se desmovilizaron. En la civilidad, ellos no han encontrado ninguna condición. […] Es que hay que contar la verdad, porque de esta guerra sólo se beneficiaron los ricos de este país. En esta guerra perdieron los pobres y nosotros, que estamos en la cárcel. Nosotros pusimos muertos y puso muertos el pueblo. Pero los ricos se beneficiaron. Hay que contar la verdad para que esas personas no sigan utilizando la guerra para beneficiarse económicamente".

Si la parapolítica está llevando a la luz pública la red de relaciones entre paramilitares y políticos, el capítulo de las relaciones de éstos con el mundo empresarial está apenas empezando; la única excepción es la multinacional Chiquita Brands que ha aceptado el cargo frente a un tribunal federal de los EE.UU. de haber financiado a los paramilitares de las AUC.



H.H. cuenta cómo se gastaba esta plata y cual era la razón por la cual una empresa extranjera pagaba a un grupo terrorista internacional: "Nosotros llegamos a recuperar el control en el Urabá, ya que se venían presentando paros que perjudicaron a las empresas, y hacían paros cuando los barcos estaban afuera esperando, y la fruta, perdiéndose.
Cuando llegamos al Urabá en febrero del 95, no hubo un solo paro más. Porque yo, personalmente, iba y obligaba a la gente a trabajar. ¿En beneficio de quién? De estas empresas exportadoras. Por eso yo también he dicho que estas empresas deben responder a esas víctimas".

H.H. se ha declarado culpable de, por lo menos 3000 homicidios en Colombia, pero será extraditado a los EE.UU. que lo pidieron por haber exportado y distribuido "5 o más kilos de cocaína". De 3000 muertos es responsable uno solo de los jefes paramilitares, un número igual al total de víctimas de la dictadura de Pinochet en Chile.


La guerrilla

Las FARC asumieron un rol político fundamental en los últimos años, pero opuesto al que probablemente se proponían.

Los atentados precedentes a las elecciones del 2002 y la ruptura de las negociaciones con el gobierno de Andrés Pastrana empujaron hacia la victoria al candidato de la opción militar, Álvaro Uribe. Luego, cada una de las ya numerosas derrotas de la guerrilla contribuyeron a sacar al gobierno de sus peores crisis, y aun más a reforzar en la opinión pública la idea de que el gobierno iba por el buen camino y de la necesidad de una perpetuación del mismo Uribe en el poder. Esta misma serie de derrotas son las que mantienen los índices de popularidad del presidente a niveles inverosímiles. Las FARC tienen un rol político fundamental a favor de este gobierno. Si las FARC no existieran, el gobierno tendría que lidiar con los problemas del país real, como los altísimos niveles de pobreza y desempleo.

Las FARC, además, atraviesan un momento de increíble dificultad después de haber recibido los golpes más duros de su historia. Desacreditada frente a la población, como demuestran las marchas del pasado 4 de febrero y del 20 de julio, aisladas como nunca a nivel internacional, también en el campo militar han sufrido importantes derrotas. En marzo, murieron tres integrantes del secretariado, organismo que siempre se había considerado intocable: Raúl Reyes, muerto en una incursión en territorio ecuatoriano; Iván Ríos, traicionado por su mismos hombres a cambio de una generosa recompensa (como en las películas del Oeste) y el jefe histórico, Tirofijo, muerto probablemente por causas naturales.


Además de los integrantes del secretariado, han caído también algunos mandos medios fundamentales como por ejemplo el Negro Acacio, hombre clave para la financiación a través del narcotráfico y Martín Caballero, encargado de los secuestros.

A nivel de inteligencia, el Estado colombiano ha demostrado su ya abismal superioridad, gracias a la cooperación y entrenamiento de ex militares israelitas y de EE.UU. Historias como la del pequeño Emmanuel, que las FARC prometía liberar, cuando ya estaba en las manos del Instituto Colombiano de Bienestar Familiar; el anuncio de la muerte de Tirofijo por boca del ministro de defensa, Juan Manuel Santos, y la más reciente operación Jaque, demuestran lo que ya se sabía: que existe un aislamiento entre los diferentes frentes y que por ahora las comunicaciones están restringidas a los correos humanos .

Hay que tener en cuenta que, en más de 40 años, con los titulares de prensa que dan a las FARC por acabadas, se podría cubrir toda la plaza Bolívar de Bogotá. El grupo guerrillero cuenta todavía con una estructura burocrática prácticamente intacta, una jerarquía de comando, nueva pero en pie y reconocida, y miles de hombres en armas.
Si el Estado sigue dando fuertes golpes militares, existe la posibilidad de una fractura del grupo guerrillero en frentes separados con alcances regionales, bajo el mando de personas no ideologizadas, guiadas solo por las enormes ganancias que ofrece el narcotráfico y dispuestas a hacer alianzas con grupos paramilitares o carteles de la droga. En la óptica de una verdadera resolución del conflicto sería evidentemente mejor negociar con una guerrilla unida e ideológica que con una decena de bandas armadas.

El nuevo comandante de las FARC es Alfonso Cano, que saltó de la tercera la línea de mando a ser el número uno; después de un solo mes en la dirigencia tuvo que enfrentar la enorme derrota que ha representado la liberación de Ingrid Betancourt y otros 14 secuestrados.


Cano representa también un cambio fundamental: el nuevo secretariado, con la excepción del "Mono Jojoy", ya no está compuesto por viejos campesinos que tomaron las armas para defenderse en la época de la violencia, sino por un grupo de ex estudiantes universitarios que prefiere el aspecto político, es una generación urbana, con mayor formación política, académica y cultural.
De pronto, por esta imagen que lo acompaña, es posible que los primeros actos de las nuevas FARC sean de tipo militar, para convencer a las tendencias más militaristas de la legitimidad de los nuevos líderes.

De hecho una serie de atentados recientes, aparentemente imputables a las FARC, parecen comprobar esta teoría. No es automático que vaya a empezar una nueva temporada de negociaciones a corto plazo. Es más fácil que la guerrilla se repliegue en las áreas en donde todavía mantiene mayor control territorial, metabolice las derrotas y estudie nuevas tácticas más efectivas en el escenario actual.
En la organización, probablemente se debate si es necesaria una negociación a corto plazo para reorganizarse, útil también al Estado para aprovechar las ventajas acumuladas y probablemente no sustentables a largo plazo. O si prepararse para un proyecto a largo plazo para las próximas décadas, teniendo en cuenta que la actual ofensiva militar se funda sobre dos pilares que no pueden durar por siempre: la plata del Plan Colombia, y un gasto militar del 8% del PIB.


Uribe y el post Uribe

El futuro político de Uribe depende de la resistencia de la coalición social y política que lo apoya. Mientras en estos días han sido depositadas las 5 millones de firmas para llamar a un referéndum constitucional que permitiría un tercer mandato presidencial, el presidente todavía no se ha pronunciado sobre esta posibilidad.

En medio de los escándalos, la presidencia Uribe, sobrevive solo gracias a los altos índices de popularidad, cosa que se parece cada vez más a una burbuja de popularidad, y por lo tanto sujeta a explotar o desinflarse rápidamente. En los últimos meses la percepción que los ciudadanos tienen del país y del gobierno diverge de la del presidente. Los primeros empiezan a mostrar una falta de confianza en el futuro y en el ejecutivo, mientras la percepción del presidente sigue subiendo.

En la última encuesta trimestral, realizada por Gallup Colombia, se evidencia cómo el país pide en su mayoría una negociación con las FARC y se muestra preocupado por su situación económica más que por la seguridad; en lo especifico los colombianos creen que el país está empeorando en la lucha contra la pobreza (40%), desempleo (51%), costo de la vida (73%). El riesgo para el presidente es que tarde o temprano, los colombianos relacionen el hecho de que su vida está empeorando con quiénes no están haciendo nada para que mejore.

Algunos sectores del Uribismo, sobre todo industriales, están buscando un escenario post-Uribe, o un Uribismo con una cara presentable frente a una posible presidencia de Obama en los EE.UU. y frente a los vecinos latinoamericanos. Hasta Luis Carlos Villegas, presidente de Asociación Nacional de Empresarios de Colombia (ANDI) y hombre muy cercano al establecimiento estadounidense ha declarado que: "Uribe pasará a la historia como el mejor Presidente de Colombia […] no vale la pena que lo haga, por su apego al poder". Los industriales no se olvidan de los costos económicos de las crisis con los países vecinos, sobre todo con Venezuela, único país que compra manufactura colombiana.

El comercio entre los dos países se ha incrementado en un 40% en el último año, y una crisis ulterior tendría efectos aún más graves sobre la economía colombiana que está entrando en una fase de recesión imputable, entre otras cosas, al bajo precio del dólar frente al peso, una de la monedas más sobre evaluadas del mundo por efecto de los grandes capitales ilícitos provenientes del narcotráfico que ingresan en el país.
Otro tema es el Tratado de Libre Comercio (TLC) con los EE.UU. cuya aprobación está suspendida en el congreso de mayoría demócrata, por temas relacionados al atropello de los derechos humanos por parte del Estado Colombiano. Parece difícil una aprobación del TLC mientras Uribe sea presidente.



Existe entonces un aparente contra sentido: mientras el presidente experimenta índices de popularidad tan altos -al parecer inverosímiles- quienes lo han llevado al poder buscan alternativas. De un lado las elites rechazan las aspiraciones plebiscitarias del presidente, que se acerca demasiado al modelo de Fujimori en Perú, un presidente demasiado fuerte que les quita capacidad de negociar a las elites mismas. Cuando hay que negociar acuerdos, los gremios prefieren hacerlo con un partido y no con un hombre solo, aun menos si es popular como el presidente Uribe.

Por el otro lado, estos gremios son históricamente institucionalistas y respetuosos de la forma de la democracia colombiana, forma que tiene que parecer perfecta, si se quiere que el contenido no lo sea. Los continuos escándalos y las crecientes peleas del presidente con los otros poderes institucionales, como la Corte Suprema de Justicia, la Corte Constitucional y el Banco Central hacen temblar esta forma de la democracia colombiana.


Uribe y los paramilitares eran, entonces, parte del mismo proyecto oligarca y el uno servía para legalizar a los otros escondiendo la verdad. Ambos ya no son tan útiles. Además, el primero cree ser tan popular para perpetuarse en el poder solo y los otros han empezado a revelar sus relaciones turbias. Esto ha llevado a medidas que si no fuesen trágicas serían cómicas.

El congreso más corrupto de la historia del país, además de apoyar al paramilitarismo (como prueba la parapolítica), apoya al presidente Uribe, que sin el voto de los paras se quedaría sin mayoría. Este mismo congreso rechaza autoreformarse, para evitar ulteriores infiltraciones de los grupos ilegales, pero propone una reforma política y legislativa con el único objetivo de poder quitar de las manos de la Corte Suprema las investigaciones sobre los representantes, siendo esta la única instancia de la justicia que funciona.
Al mismo tiempo, el presidente extradita algunos de los criminales más sanguinarios de la historia de América Latina a EE.UU., donde serán juzgados por tráfico de unos kilos de cocaína.

Es tiempo de cambiar las fichas para seguir en el mismo juego, el juego de una oligarquía necrófila que vive agazapada sobre los sepulcros de los campesinos y que se alimenta de sus cadáveres, dolor y masacre. ¿Grupos emergentes y Juan Manuel Santos a la presidencia?

* Simone Bruno es periodista italiano.

















Accordo nucleare tra Argentina e Brasile

Il Presidente brasiliano Lula e quello argentino Cristina, il prossimo 6 di settembre firmeranno ufficialmente l'ato con cui inizierà l'industria binazionale dell'energia nucleare. La nuova industria statale si dedicherà alla produzione di energia elettrica, ma non solo solo, perchè si occuperà pure
del trattamento del'uranio per scopi medici e per aplicazioni nell'area agricola.
Inoltre non limiterà il suo raggio d'azione al Brasile e all'Argentina ma a tutto il Sudamerica, dove si starebbero costruendo -secondo fonti governative brasiliane- una quindicina di centrali nucleari,
in funzione prima del 2030.

Honduras,el ALBA y los tentáculos de Chávez

HONDURAS, EL ALBA Y LOS TENTÁCULOS DE CHAVEZ [1].

Miguel Ángel Sandoval.


El 25 de agosto Honduras de manera oficial se integró a la Alternativa Bolivariana de las América –ALBA-. Con este país son ahora 6 los integrantes de esta nueva alianza; y son, Venezuela, Cuba, Nicaragua, Bolivia, Antigua y Barbuda en las antillas menores y ahora Honduras. Sin duda es un avance en el proyecto de alcance continental que entraña el ALBA. A este proceso habría que agregar la existencia de Petrocaribe que tiene una buena vinculación con el ALBA y del cual forman parte en la actualidad unos 18 países, aunque uno o dos solo de manera declarativa.


Esta incorporación es sin duda buena noticia, aun cuando a la derecha neoliberal hondureña y centroamericana les haya caído como patada en el trasero. No hay que olvidar que Honduras fue durante muchos años visto como un peón de los gringos y sólo con recordar el rol jugado por los militares de ese país en la década de los ochenta es suficiente para subrayar lo que señalo.


Pero lo peor del asunto es que en Centroamérica ya hay presencia del ALBA por partida doble. Nicaragua es miembro desde el inicio del gobierno de Daniel Ortega y ahora Honduras con el presidente Manual Zelaya, que dio el paso que desafía muchos esquemas en la región. Habría que subrayar que se encuentran en Petrocaribe, todos los países centroamericanos, menos El Salvador de manera oficial, pues no es menos cierto que un conjunto de alcaldías salvadoreñas estarían por concretar un acuerdo con Venezuela y Petrocaribe para el abastecimiento de combustible para los gobiernos municipales.


En pocas palabras, la región está dando un giro hacia una mayor autonomía y poco a poco se aleja del control que los EEUU pretenden tener sobre esas naciones. De manera gradual se aleja la idea de que con la firma del DR-CAFTA la región completa se iba a convertir en un simple apéndice de los EEUU.

Es obvio que la única nación que ha dado un giro a la “izquierda” es la Nicaragua del FSLN, que no es el mismo de la insurrección pero que conserva elementos de sus orígenes. El resto no tiene de momento grandes procesos en curso, salvo uno o dos con algunas pequeñas reformas sin mayor trascendencia, como sería el caso de Guatemala o Panamá.


Sin embargo lo mejor esta por venir. No es un secreto que en El Salvador hay fuertes posibilidades de victoria electoral para el FMLN, que con la candidatura de Mauricio Funes tiene un buen margen de ventaja para unas elecciones que tendrán lugar en 2009. Si se produce esta victoria, la presencia de un actor más en el ALBA como sería el pulgarcito de América, en un nuevo contexto político, sin duda que potenciaría los procesos que hay en la región y más allá.


Es obvio que estos movimientos de sentido progresista no son del agrado del sector conservador que históricamente se ha beneficiado del atraso generalizado de estos países. No representan el comunismo ni la guerra fría. Ni el golpismo ni nada parecido, sino movimientos entre naciones que buscan nada más parecerse a democracias en serio. No hay que equivocarse, y por ello el titulo de esta nota seguro generó unas cuantas y sonoras carcajadas.



[1] El titulo de la nota lo tome prestado de las expresiones de políticos, empresarios, o periodistas, que se consideran objetivos, serios y democráticos.

martes, 26 de agosto de 2008

Colombia:Corte Suprema pide auxilio a Corte Penal Internacional

Fernando Dorado

¿Qué hay detrás de la "rueda de prensa" de Uribe?

LO QUE REALMENTE SE QUIERE OCULTAR EN COLOMBIA


Todos los indicios de lo que acaba de ocurrir en Colombia llevan a concluir que Uribe y su combo mafioso pretenden ocultar lo que en verdad les preocupa que se conozca: que la extradición de los paramilitares fue negociada con ellos, y lo más seguro, es que el gobierno gringo no sólo está comprometido con esos delitos sino que es el gran orquestador del asunto.
La dinámica delincuencial cada vez los enreda y arrincona más. Las presiones de la mafia debieron ser tan fuertes que tuvieron que llegar a un acuerdo, lo que explica el comportamiento de este gobierno en los últimos 10 meses.

¿Cuales son esos indicios? Primero, el interés del gobierno por hacer creer que la temática de las reuniones con alias "Job" y el abogado del más importante capo de la mafia "Don Berna", versó sobre informaciones de testigos manipulados. Ellos sabían de antemano que esa materia, era de por sí, muy grave.


Sin embargo, calcularon que si no utilizaban un tema de gran importancia, impactante y de actualidad, nadie les iba a creer, no se iba a conseguir el elemento de distracción y el verdadero contenido de las reuniones tendría que salir a flote. La presencia del Fiscal de la Corte Internacional y del juez español Baltazar Garzón los presionó mucho más y se vieron obligados a presentar esa versión.


Segundo,
al reconocer que los funcionarios se reunieron con esos mafiosos para hablar sobre esos temas, el presidente sabía que los estaba poniendo en riesgo. Acumular pruebas de delitos no es la función de un asesor jurídico ni de un periodista, y en la práctica, están asumiendo arbitrariamente funciones judiciales que no les corresponde. Por ello, entonces, es que remata su intervención en esa extrañísima "rueda de prensa", comprometiéndose él en persona, cuando llama a que todo aquel que tenga información sobre testigos manipulados acuda al Palacio de Nariño a informar, que él esta dispuesto a recibirlos.
Con su investidura pretende cubrir el delito inventado de sus funcionarios cómplices, pero la fechoría que se está escondiendo compromete a todo su gobierno y al de sus asesores (acuerdo ilegal y extrajudicial de extraditar a los jefes paramilitares).


Tercero,
las mentiras salen a flote inmediatamente. Un asunto tan importante como el que tenían entre manos, con la diligencia que se le conoce a este gobierno… ¿cómo es que no ha sido transcrito por el DAS a lo largo de 4 meses? Eso es inverosímil.
Es más, es posible que el tema de los testigos falsos haya salido en la negociación, pero está visto que era un tema menor, no tenían todos los elementos para enlodar a la Corte Suprema, y lo más seguro, es que el supuesto acercamiento de la mafia y la Corte, hubiera sido parte de las presiones de los narcoparamilitares sobre el gobierno. Por la necesidad política del momento, el gobierno convierte parte del chantaje mafioso en elemento distractor de la opinión pública.


Cuarto,
¿por qué se centraron sólo en la última reunión (abril) si como ya se sabe los contactos los venían haciendo desde noviembre del año pasado (2007)? ¿No es coincidente que a los pocos días de la última reunión se haya producido la extradición de los 14 mafiosos, y que todo este período coincida con las peores tensiones que tuvo el proceso de "justicia y paz"?
Tampoco es una casualidad que hoy ya esté muerto uno de los actores del negocio (Job) y que el abogado esté en los EE.UU. y sea el mismo defensor de Don Berna, y de alias "Chupeta", recientemente extraditado desde Brasil.


Es tan grave el momento para el gobierno colombiano que está dispuesto a sacrificar otros pesos pesados. ¿Por qué ahora empiezan a inmolar al Fiscal General de la Nación? Uribe le lanza dos ataques fuertes a este funcionario de altísimo nivel y salido de sus entrañas.


Uno, el de ser indulgente frente a los delincuentes infiltrados en la dirección de fiscalías de Medellín (hermano del Ministro del Interior), y dos, el de haber conciliado intereses en el caso de "Tasmania" y no haber sido drástico con el magistrado auxiliar Velásquez.


Uno de los motivos evidentes, a la vista, es que necesitaban un chivo expiatorio para cubrir al Ministro del Interior. Que pretenden ocultar en este caso: las presiones que muy seguramente realizó el ministro para impedir la destitución de su hermano.
Uribe sabe que permitir que Fabio Valencia Cossio salga en este momento del gobierno, o que pierda más credibilidad, le significa enterrar las iniciativas de reforma de la justicia y de la política.
Esas reformas son vitales para el sostenimiento del régimen uribista para cubrir sus fechorías. Muchas cosas deben saberle al fiscal Iguarán para que éste se deje tratar de esa forma. Todo se explica porque la única lealtad que existe entre mafiosos es la que se construye con base en el chantaje, la amenaza y el miedo.


Ello nos lleva a concluir que definitivamente este gobierno no tiene otra salida que profundizar su dependencia de los gringos y reducir lo poco de democracia que queda a su mínima expresión. Están tan comprometidos con la delincuencia que tienen que buscar todas las formas de frenar la acción de la justicia.
No tienen otra solución que atacar de frente a la Corte Suprema de Justicia, deslegitimarla, debilitar su acción, o por lo menos tratan de golpear al principal investigador Iván Velásquez, para poder neutralizar y atemorizar al resto de magistrados. Ello, mientras orquestan el golpe de gracia con la reforma que ya está armada y en camino de ser aprobada.


Uribe, como lo hizo el año pasado con Gustavo Petro, trata de utilizar aspectos del pasado para contrarrestar las críticas del partido liberal e impedir que la "opinión pública" (que en últimas es lo que más le interesa) empiece por lo menos a dudar de su "patriotismo". Revive el episodio de los "pepes", precisamente porque quiere posicionar el mensaje de que no ha negociado con la mafia. Su inconsciente lo traiciona.


Los integrantes de la Corte Suprema se encuentran frente a un poder tan omnipotente como el de Uribe y el gobierno de los EE.UU., que se vieron obligados a recurrir a la Corte Penal Internacional. Es un verdadero acto de desespero que muestra la gravedad del momento.


El principal órgano de la justicia en Colombia pidiendo auxilio. Estamos presenciando un verdadero pulso entre poderes que nos obliga a los demócratas a unirnos mucho más en defensa del poder judicial.
Con toda decisión se requiere un frente en ese sentido. Ya se deberían estar convocando reuniones multipartidistas para tratar este tema. No que cada cual diga algo, denuncie por aparte, sino con toda decisión y agallas, se requiere con urgencia ese frente que convoque a la gente decente y valiente que todavía queda en este país. Para actuar en el ámbito nacional e internacional.

Settimana Mondiale dell'Acqua

Al termine della Settimana mondiale dell'acqua (18-23 agosto 2008) l'Associazione per i popoli minacciati fa ancora una volta un bilancio critico sulle gravissime violazioni dei diritti umani che derivano dall'uso irrazionale e spesso criminale di questa risorsa: invece di servire prima di tutto al suo scopo naturale, cioè quello di dissetare le persone, sempre più spesso la si utilizza per la produzione di energia o per lo sviluppo di monoculture, ormai anche queste per scopi energetici (biocarburanti) o per la produzione di mangimi destinati agli allevamenti su scala industriale e non per la nutrizione diretta delle persone.
Vittime ancora una volta sono la parte più debole delle società coinvolte e sempre più spesso le popolazioni indigene che nulla possono contro la realizzazione di questi mega progetti.


Nel nord del Brasile ad esempio il cosiddetto progetto di Transposição, la deviazione del fiume São Francisco, mette a rischio l'esistenza di numerose comunità indigene e di insediamenti afro-brasiliani che vivono di pesca e agricoltura.
Il fiume São Francisco, che soffre già la presenza a monte delle dighe di Sobradinho e Itaparica, ridurrà ulteriormente la portata delle sue acque. Inoltre il canale settentrionale irromperà proprio nella zona di Cabrobrò dove da anni il popolo dei circa 1.800 Kirirí lotta per il possesso del proprio territorio.
Anche i circa 9.000 indiani Tumbalalá e Truka hanno protestato con occupazioni di terra contro il progetto di deviazione del
fiume.

La costruzione di dighe minaccia anche i dodici milioni di indigeni del Vietnam: è infatti prevista la costruzione di 40 nuove dighe nella regione centrale del paese. Diverse decine di migliaia di persone sono già state costrette ad abbandonare la propria casa e terra per fare posto ai futuri bacini delle dighe.
Lo stesso problema colpisce i Mapuche nel Cile meridionale dove il governo intende costruire otto nuove dighe oltre ad ampliare la diga Bío-Bío sull'omonimo fiume. La stessa situazione riguarda i progetti in fase di realizzazione della diga delle Tre gole in Cina, di Merowe in Sudan, del fiume Salween in Birmania, del Narmada in India.

Un esempio che coinvolge direttamente l'Europa è la diga di Ilisu sul fiume Tigri in Turchia che rappresenta anche una fonte di tensioni internazionali per quanto riguarda l'approvvigionamento di acqua da parte della Siria e dell'Iraq.
Al progetto partecipano infatti la ditta svizzera "Sulzer Hydro", che s'impegna a livello mondiale nella costruzione di dighe, e che a sua volta è affiliata all'austriaca "Voest Alpine Tecnologie AG", e la società Ed. Züblin di Stoccarda: ma tra i finanziatori figura anche la banca italiana Unicredit tramite l'acquisizione di Bank of Austria.

La diga di Ilisu sarà realizzata nell'ambito del progetto per l'Anatolia del Sudest (Güney Anadolu Projesi, GAP) e sarà terminata prevedibilmente entro il 2011: un murolungo 1.820 metri ed alto 135 metri permetterà di mettere sotto acqua un territorio di 313 km2, nel quale si trovano tra l'altro importanti parti del patrimonio archeologico e storico-culturale della città kurda di Hasankeyf.

101 città e villaggi saranno parzialmente sommersi dall'acqua, altri 82 spariranno definitivamente. 88 villaggi e città, nelle quali vivevano 15.581 persone sono già stati sgomberati: i piccoli contadini kurdi, cui è stata espropriata la terra, stanno ancora aspettando un risarcimento adeguato.
Nei 95 insediamenti che ancora non sono stati distrutti vivono 43.733 persone. Complessivamente sono 60.000 i Kurdi direttamente colpiti da questo mega-progetto.

Considerato infine che nel mondo ogni anno 8 milioni di persone muoiono per la mancanza di acqua e che intere regioni per vari motivi non accedono all'acqua potabile, possiamo pretendere che prima di soddisfare la sete di energia dei paesi industrializzati ed emergenti tutti gli sforzi devono essere diretti a garantire l'acqua potabile come diritto umano fondamentale a chi oggi non ce l'ha o a chi rischia di perderla per sempre.

Vedi anche:
* www.gfbv.it

Colombia Caravana Internacional de Juristas

CARAVANA INTERNACIONAL DE JURISTAS visita a Colombia entre el 25 y el 29 de agosto
"Por el Libre ejercicio del Derecho y el acceso a la justicia en Colombia"
La Caravana Internacional de Juristas, busca reunir en Colombia durante una semana a un importante número de abogadas y abogados procedentes de diversas partes del planeta con el tema defensa a los abogados defensores.


La presencia de colegas nos permitirá desde el terreno, denunciar y analizar la situación que viven los abogados y abogadas defensores de derechos humanos. Buscar el compromiso de las autoridades nacionales y departamentales de protección y respeto a los abogados defensores, así como llevar un mensaje de apoyo y solidaridad a los y las colegas que se encuentran en situación de riesgo.

Igualmente, el encuentro con diversas organizaciones sociales y de derechos humanos permitirá a las personas participantes en la caravana conocer más sobre la realidad colombiana más allá de la difusión que hacen los medios de comunicación.
PROPUESTA DE AGENDA

Aspectos generales:

La Caravana, tendrá una duración de una semana en la que:

a. Con anterioridad a las fechas de la Caravana se harán llegar unos documentos básicos de información sobre Colombia, datos básicos de ubicación geográfica, económica, política y social. Situación de derechos humanos y de defensores. Igualmente sobre sistema judicial, impunidad y aspectos de relevancia e interés. El dossier de documentos se entregará también en papel cuando lleguen al país.

b. Los participantes llegarán entre el sábado y domingo. Y se regresarán el fin de semana siguiente (entre sábado y domingo).

c. Los costos de transporte, alimentación y alojamiento correrán por cuenta de cada participante.

d. Los organizadores en Colombia atenderán la logística, agenda, citas con autoridades, espacios de coordinación, producción de documentos e informes, memorias de la Caravana, traducción.

e. La siguiente programación abordará básicamente los días hábiles (entre lunes y viernes) ya que el fin de semana previo y el posterior a la agenda se centrará en la llegada y regreso de los participantes.

f. Tres días de la semana se dedicará a las visitas a regiones en grupos de acuerdo al número de participantes que lleguen al país.

g. Todas las noches de los primeros cuatro días (lunes a jueves) habrá pequeñas reuniones de evaluación del día y proyección del día siguiente.

h. ACADEUM buscará que el final de la Caravana coincida con la asemblea nacional de la asociación.

El día domingo en la noche (desde las 6 p.m) tendremos reunión de recibimiento de los colegas y concretaremos los objetivos y agenda de la caravana. En esta reunión estarán las organizaciones convocantes y los participantes.


ORGANIZACIONES CONVOCANTES

Asociación Colombiana de Juristas Demócratas
Asociación de Abogados Lboralistas de TRabajadores
Movimiento Nacional de Víctimas de Crímenes de Estado
Comité Permanente por la Defensa de los Derechos Humanos
Comité de Solidaridad con los Presos Políticos
Opción Legal
Corporación Jurídica Yira Castro
Coorporación REINICIAR
Corporación MINGA
ILSA
Asociación Colombiana de Abogados Eduardo Uñama Mendoza
Facultad de Derecho Universidad Autónoma de Colombia
Colectivo de Abogados "José Alvear

Este video soporta la actividad de la caravana en Bogotá

http://www.youtube.com/watch?v=Pzu00cHjvGA

Rapporti tra Sem Terra e CL? Nessuno

Comitatomst

Da alcuni mesi e in particolare nell'ultima settimana, alcuni organi di stampa e canali TV (Nazione, Corriere della Sera, Vita, Tg2 ecc.) hanno ripetutamente fatto cenno a Marco Zerbini e Cleusa Ramos, brasiliani, come dirigenti del Movimento dos trabalhadores Sem Terra.
Questi dirigenti, che hanno partecipato ieri al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, avrebbero qualche mese fa, a Sao Paulo, ricondotto il suddetto Movimento a Comunione e Liberazione.


Questa notizia ha suscitato sconcerto in alcuni lettori e ascoltatori che conoscono la realtà brasiliana, anche perché alcuni dei media citati hanno parlato di "miracolo", di una icona della sinistra mondiale che "si convertiva".

Il Comitato Amig@s Mst-Italia vuole allora specificare - a nome del Movimento dos trabalhadores Rurais Sem Terra (Movimento dei lavoratori rurali senza terra, MST) -, e chiedendo ai mezzi di comunicazione interessati di darne notizia, che non c'è alcun legame tra i suddetti Zerbini e Ramos e il MST conosciuto a livello internazionale, di cui si possono trovare notizie ai seguenti indirizzi internet:
http://www.mst.org.br/mst/home.php (sito brasiliano)
http://www.comitatomst.it/ (sito italiano)

Il vero MST, conosciuto a livello internazionale, è un movimento laico, vicino alla Teologia della Liberazione e non a Comunione e Liberazione, e non ha dirigenti che possano ricondurlo ad una organizzazione religiosa.
Ha una direzione collegiale di 60 persone, ha sede in 23 stati del Brasile, coinvolge un milione e mezzo di persone, occupa terre richiedendone l'espropriazione, lotta per la riforma agraria e non è un movimento locale, che si occupa di senza tetto, come sembra essere il Movimento diretto da Zerbini e Ramos

Claudia Fanti, presidente di Amig@s MST-Italia
Movimento dos trabalhadores rurais Sem Terra - Brasil

Venezuela: La lucha de los Yukpa


DENUNCIAMOS ANTE EL PAÍS Y LA OPINIÓN PÚBLICA NACIONAL E INTERNACIONAL

DESDE EL PASADO MARTES 12 DE AGOSTO DE 2008, EL EJÉRCITO POR ORDEN DEL GENERAL IZQUIERDO TORRES MANTIENE AISLADAS A TRAVÉS DE UN CERCO MILITAR LAS COMUNIDADES YUKPA CHAKTAPA Y GUAMO. Y APOYADO POR EL GENERAL JESÚS GREGORIO GONZÁLES GONZÁLEZ COMANDANTE ESTRATÉGICO OPERACIONAL (CEO)

ORIGINANDO POR LA VÍA DE LOS HECHOS LA SUSPENSIÓN DE VARIAS GARANTÍAS CONSTITUCIONALES COMO EL LIBRE TRANSITO:
NADIE PUEDE VISITAR LA COMUNIDAD, EL DERECHO A LA INFORMACIÓN A LOS PERIODISTAS.
EL DERECHO A LA SALUD A NIÑOS ENFERMOS Y MUJERES RECIÉN PARIDAS PRINCIPALMENTE Y A LA ALIMENTACIÓN: NO PERMITEN LLEVARLES COMIDAS A MÁS DE 150 INDÍGENAS QUE PERDIERON SUS COSECHAS.

MANTIENEN UN ESTADO DE PROVOCACIÓN PERMANENTE, ACOSO Y TERROR: TODOS LOS DÍAS ENTRAN EFECTIVOS DEL EJÉRCITOS A LA COMUNIDAD A INTERROGARLOS, GRABARLOS CON UNA CÁMARA DE VIDEOS Y A SACARLES FOTOS.

TODO ESTO SE HACE CON EL SILENCIO CÓMPLICE DEL MINISTERIO PÚBLICO, DEFENSORÍA DEL PUEBLO, MINISTERIO INDÍGENA, ASAMBLEA NACIONAL Y LOS MEDIO DE COMUNICACIÓN ESPECIALMENTE LOS PERIÓDICOS REGIONALES PANORAMA Y LA VERDAD, QUIENES SOLO INFORMAN A LA COMUNIDAD LAS OPINIONES POLITIZADAS DE LA ASOCIACIÓN DE GANADEROS DE MACHIQUES (GADEMA) Y DEL EJÉRCITO.

Cualquier colaboracion humana es bienvenida, tambien se llevara el viernes comida y medicinas a la comunidad.

Defensa de los Derechos Humanos:

ONG Sociedad Homo et Natura

Colectivos Ecologistas y Medios de Comunicacion Alternativos:

Mafias Verdes

La Voz del monte

Organizacion Jeyuu

Organizacion Maikiraalasalii

Mujer Qilombo

Ojos Rojos

ANMCLA

lunes, 25 de agosto de 2008

Honduras: Proclama por el ALBA

PROCLAMA POR LA UNIDAD E LA INTEGRACIÓN de los PUEBLOS LATINOAMERICANOS y del CARIBE

Nosotros, miembros y miembras de diferentes organizaciones sociales de Honduras reunidos y reunidas en el marco de la firma de adhesión de nuestro país a la Alternativa Bolivariana de las Américas ALBA, proclamamos:


1. Proclamamos que en este día histórico para el pueblo hondureño, en que caminamos desde y con el ALBA hacia nuevas formas de vida, soberanía y unidad expresamos nuestros jubilo y disposición por defender este paso importante. Es con este espíritu que saludamos y rendimos homenaje, desde tempranas horas a nuestros héroes de la Patria Grande como Lempira, Morazán, Bolívar y José Martí.


2. Proclamamos nuestra satisfacción más profunda por la valiente decisión del Presidente de la Republica Manuel Zelaya Rosales de firmar la adhesión de Honduras a la Alternativa Bolivariana de las Américas, un proyecto de integración y unidad de los pueblos para la lucha contra la pobreza y la exclusión.


3. Proclamamos que el proyecto ALBA, es uno de muchos proyectos que vienen construyendo gobiernos y estados del pueblo junto a los mismos pueblos, movimientos y organizaciones de América Latina y el Caribe que se resisten a la dependencia, saqueo y humillación y que hoy mas que nunca tiene su vigencia y legitimidad plena ante la desnuda realidad, de que el capitalismo y demás formas de dominación no son la única vía en este planeta y mucho menos son la posibilidad de desarrollo, respeto a la vida y la justicia.


4. Proclamamos que el proyecto ALBA en Honduras, debe ser encarnado por el pueblo con un sentido de apropiamiento y de defensa de sus derechos y proyectos que han sido demanda de interés nacional y de los demás pueblos que luchamos por una vida mas digna y humana, con equilibrio, respeto a nuestros hábitats, culturas y biodiversidad, esta es la lógica que debe de prevalecer. El proyecto ALBA, esta concebido para terminar con la transnacionalización y privatización neoliberal destructiva, antiecológica, antiética, antihumana y a esto es que le temen los capitalistas y explotadores.


5. Proclamamos nuestra demanda al congreso nacional, la inmediata aprobación del ALBA, sin que se manosee su esencia, ni objetivos, ni el hacer de esta alternativa viable y beneficiosa para la gran mayoría del pueblo hondureño, como ha sido demostrado ya en Honduras a través de proyectos de alfabetización, educación superior, salud, cultura y otros que llegan sectores desposeídos.


6. Proclamamos que rechazamos y condenamos la campaña de miedo y mentiras contra el proyecto ALBA por parte de los sectores oscurantistas, mediocres, oligárquicos, vende patrias y serviles de los intereses mas infames de los imperios del norte y sobre todo de los Estados Unidos, que siguen en su afán de seguir desarrollando en Honduras las instrucciones de la indigna carta Rolston. Rechazamos categóricamente la campaña chantajista con el tema de la migración y remesas; nunca los gringos nos han dado de comer, al contrario nos han quitado junto a otros imperios, no solo la alimentación, sino las demás riquezas de Honduras por más de 500 años.


7. Proclamamos nuestra animación al pueblo hondureño a sumarse a las acciones por el proyecto ALBA y a mantenerse alertas, pues los heraldos de la muerte que nos pretenden engañar con sus conceptos de “desarrollo” e “integración” de los organismos financieros y de los dominadores, no descansaran pues se sienten que el pueblo despierta y esto no les conviene para sus enormes ganancias a costa del saqueo y la deshumanización.


COPINH, OFRANEH, MÁRTIRES DE GUAYMAS, RED COMAL, URP, EQUIPOS DOCENTES, ASOCIACIÓN DE AMISTAD HONDURAS CUBA,

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...