miércoles, 30 de septiembre de 2009

Honduras: Fisuras internas en el golpismo


El bloque oligárquico no logra aplastar la fuerza popular

T.P.
El general en Jefe del golpe, apareció ayer sin uniforme de campaña, declarando a algunos periodistas que ha llegado la hora del entendimiento. Evidentemente, la realidad se ha resistido a los cálculos de las elites. Estos se han revelado bien equivocados, y es mejor abandonar las posturas radicales y actuar de otra forma.

El general en su nuevo formato -ataviado en su uniforme de gala- dió a entender que estamos a la víspera de un viraje, o sea que la fuerza bruta no ha podido doblar la resistencia popular. Abandono de la intransigencia, del radicalismo y de la vocación dictadorial: tienen que sentarse a dialogar con el odiado Presidente Zelaya, y esto conlleva a un inevitable reconocimiento -no de facto, sino explícito- de la nueva gran alianza política y social que se ha cohesionado después del fracasado golpe. Ha llegado un nuevo protagonista en la vida de Honduras, y llegó para quedarse largo rato.
Es la primera vez que el bloque oligárquico no logra aplastar las fuerzas sociales de la democracia real. Tienen que negociar, o sea modernizarse, y actualizarse a la realidad histórica prevaleciente en todo el continente americano.

El gobierno golpista registró su primera fisura interna en la que fuerzas que apoyaron el golpe de Estado, las cuales exigen que se de marcha atrás con la suspensión de las libertades civiles decretadas el domingo.
Diputados de los partidos Liberal y Nacional -que habían respaldado el derrocamiento de Manuel Zelaya el 28 de junio- pidieron a Micheletti, que termine sus medidas radicales.

Micheletti suspendió el domingo por decreto la libertad de asociación, movimiento y también la libertad de prensa, lo que les permitió allanar y cerrar a dos medios de comunicación leales a Zelaya.
Líderes empresariales propusieron, para terminar con la crisis política, que se restituya al depuesto presidente y el envío de 3,000 soldados de las Naciones Unidas para garantizar la paz en Honduras.

"Propuesta" empresarial: restitución de Zelaya sin poderes, a Goriletti diputación vitalicia (sic)

hablahonduras.com/2009/09/30/dia-noventa-y-cinco-30-de-septiembre-de-2009/

....Adolfo Facussé ha presentado una propuesta para solventar la crisis que ignora plenamente las demandas populares de la resistencia. Habla de la restitución de Zelaya a la presidencia sin poderes y capacidades, con un gabinete nombrado por los grupos de poder y con un Congreso Nacional crecido en un rol de inspector permanente sobre el ejecutivo.

Al a vez que daría inicio del juicio político contra su persona y lo más seguro, dadas las características de la Corte Suprema: la cárcel. Micheletti habría de tener una diputación vitalicia, con lo cual se convertiría en el perro guardián de la Oligarquía pendiente de las acciones de los nuevos presidentes dispuesto siempre a sacrificarse como presidente y líder de nuevos golpes de estado.

Zelaya se fue a la izquierda, dijo el dictador en una entrevista a un diario argentino, puso toda gente comunista, nos preocupó y con eso encierra la verdadera razón que motivó el golpe de estado.
La propuesta de Facusse muestra el descontento de la empresa privada con la crisis, buscan una salida en la cual se presenten como víctimas a la vez que ganadores. Comenten el error nuevamente, y por lo tanto están condenados al fracaso, al ignorar las necesidades y demandas de los sectores populares. Su arrogancia burguesa no les permite ver que el COHEP y la ANDI no son el pueblo.
¡NO PASARÁN!

Città del Messico: Marcia delle donne




Clara Ferri
Città del Messico. Lunedì 28 settembre, ore 16:00. Sfidando Tláloc, il dio azteco della pioggia, un nutrito numero di persone, tra uomini, donne e transessuali di ogni età e classe sociale, si è concentrato nella emblematica Piazza del Monumento alla Madre per dar vita ad un agguerrito ma non meno gioioso corteo in difesa del diritto delle donne di decidere liberamente in materia di maternità.

Al grido di "Aborto legale, diritto fondamentale", sono sfilate le principali organizzazioni femministe che difendono i diritti e la salute sessuale e riproduttiva delle donne, accompagnate da un gran numero di liberi/e cittadini/e.
Preooccupati/e per la recente ondata retrograda e bigotta di iniziative legali sotto forma di riforme costituzionali dei singoli stati (per l’esattezza, 16 su 32), che mirano a limitare ulteriormente la ristretta casistica in cui è legalmente consentita l'interruzione volontaria della gravidanza in Messico (violenza carnale, grave malformazione del feto e pericolo di vita per la gestante), i/le manifestanti si sono snodati lungo la centralissima Avenida Paseo de la Reforma fino a giungere all'Emiciclo a Juárez, simbolo nazionale della difesa dello Stato laico.
Su un carro trascinato a mano da un gruppo di “pecoroni” con il volto e il nome dei governatori degli stati “inquisitori”, venivano portate verso la prigione delle donne colpevoli di “aver deciso liberamente”. Seguiva l'immancabile e contagiosa batucada aperta da quattro trampoliere che si sono anche cimentate in uno spettacolare hip hop liberatorio.

Non potevano mancare i principali attori politici (per lo meno, le loro silhouettes) che hanno permesso e propiziato le recenti riforme costituzionali statali: in primis, il presidente Felipe Calderón, ma anche Mario Fabio Beltrones e Beatriz Paredes del PRI, Elba Esther Gordillo (leader vitalizia del sindacato dell'educazione) e il vero impulsore di queste riforme, il cardinale Norberto Rivera. L'evento si è concluso con una libera interpretazione in chiave depenalizzante di I will survive di Gloria Gaynor da parte delle scenografiche e simpaticissime Reynas Chulas.

Secondo il “Manifesto per il Diritto di Decidere e la Difesa dello Stato Laico", in Messico tra il 2002 e il 2006, l'80% delle donne incinte non voleva esserlo. Attualmente il 36,2% delle gravidanze non desiderate si verifica in ragazze d’età inferiore ai 20 anni e le complicazioni per gli aborti clandestini rappresentano la quinta causa di morte materna. Pur avendo legislazioni

Brasile chiude la porta del Mercosur a Israele

Brasil: No al acuerdo comercial Israel-Mercosur

El grupo para las Relaciones Internacionales y la Defensa Nacional de la camara de representantes de Brasil pide que se suspenda el acuerdo preferencial del Mercosur con Israel. Es una decisión terrible para la economía de Israel y sus relaciones internacionales. La puertas del Mercosur deberan permanecer cerradas hasta que "Israel ratifique la creación de un Estado Palestino con las fronteras del 1967".
Esta es una medida de fuerte pressión política para que Israel acepte el derecho internacional y es una derrota después de muchos años de actividades para obtener la firma definitiva del Brasil a las relaciones privilegiadas con el Mercosur.

Es una seria campanada de alarma para Tel Aviv: Brasil es el tercer mercado para su exportación y el Mercosur representa una emergente economía: la quinta del mundo.

Duro colpo a Israele - Il Brasile è il terzo mercato delle sue esportazioni

Il Parlamento brasiliano chiede la sospensione di Israele quale aderente allo accordo di libero scambio sottoscritto con il Mercosur. Questa decisione è un colpo terribile per l'economia di Israele e per le sue relazioni con l'estero.

La Commissione per le Relazioni Estere e per la Difesa Nazionale del parlamento brasiliano ha raccomandato che il Parlamento non ratifichi l'Accordo di libero scambio (ALS) tra il Mercosur e lo Stato di Israele fino a quando "Israele accetti la creazione dello Stato palestinese secondo i confini del 1967".

Questa decisione è un esplicito atto di pressione su Israele, perche' esso si adegui al diritto internazionale, ed e' un rigetto di anni di incessante attività di richiesta di favori da parte di Israele, e delle sue pressioni intese ad ottenere il voto di ratifica dello accordo.
Questa decisione rappresenta un enorme disastro per l'economia di Israele e per le sue relazioni con l'estero. Essa costituisce un ostacolo molto grande alla entrata in vigore del contratto di adesione, che sin dalla sua sottoscrizione nel 2007, è stato bloccato a causa del rifiuto di ratifica da parte di alcune nazioni membre del Mercosur.

Il Mercosur è uno dei mercati a piu' rapida espansione del mondo, e costituisce la quinta maggiore economia al mondo. Le esportazioni israeliane verso il Mercosur nel 2006 hanno ammontato a circa 600 milioni di dollari. Israele ha investito massicciamente nello spingere per ottenere l'accordo, concentrandosi in modo particolare sul Brasile, la maggiore economia del Mercosur, ed il più potente attore politico di esso.
Il Brasile da solo, anche senza un accordo di libero scambio, è per Israele la terza maggiore destinazione di esportazioni.

articolo completo:www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6316

martes, 29 de septiembre de 2009

Gheddafi: Al Qaeda? Sta a New York

http://www.luogocomune.net/

Il leader libico Gheddafi ha concesso una intervista a Larry King durante del suo viaggio a New York, in occasione della sua prima apparizione alle Nazioni Unite. In questi brevi estratti abbiamo raccolto le sue dichiarazioni più divertenti, che riguardano Al-Queda, bin Laden e le guerre di invasione americane, ovvero il terrorismo “islamico”… visto da un islamico.

Ma Gheddafi il vero putiferio (mediatico) lo ha scatenato all’ONU, dove ha tenuto un discorso bollente, di quasi due ore, mezzo in arabo mezzo in dialetto libico, durante il quale ha anche strappato davanti all’assemblea la carta costituzionale dell’ONU.I media hanno subito cercato di far passare quel gesto come un segno di disprezzo verso la democrazia e la società civile, ma Gheddafi con calma platonica …ha poi spiegato a Larry King che si trattava dell’esatto contrario.

Lui rispetta e sostiene le Nazione Unite – ha detto - sono gli altri a calpestare continuamente il diritto internazionale, per cui quel documento ha perso tutto il suo valore. Per ben tre volte, messo in angolo dalle risposte di Gheddafi, Larry King ha dovuto rifugiarsi nella pausa pubblicitaria, come unica scappatoia per non ritrovarsi in imbarazzo davanti a milioni di spettatori in tutto il mondo.

Nel primo caso, dopo essere stato accusato di aver accolto come un eroe l’attentatore di Lockerbie (o presunto tale), Gheddafi ha ricordato a King che la stessa accoglienza era stata risevata degli europei al ritorno della famosa squadra di medici bulgari che erano stati condannati a morte, in Libia, per aver ucciso 200 bambini. (Gheddafi aveva poi concesso la grazia e li aveva liberati, ma restavano a tutti gli effetti, secondo i tribunali libici, degli assassini). Come mai allora nessuno si lamentò – ha chiesto Gheddafi - per quell’accoglienza trionfale, che li portò addirittura all’Eliseo?Pubblicità.

Nel secondo caso, King ha cercato di farlo “sentire in colpa” per l’attentato di Lockerbie, chiedendo a Gheddafi se volesse ricolgere un messaggio alle famiglie delle vittime. Gheddafi con la solita calma gli ha risposto di averle appena incontate il giorno prima, dicendo che era stato un incontro molto sereno e positivo. Pubblicità.

Il terzo caso, sicuramente il più divertente di tutti, lo avete già visto nel video. Massimo Mazzucco

Golpistas hondureños cierran radio Globo y el Canal 36

foto G. Trucchi
aqui puede escuchar Radio Globo Clandestina: puentesurve.blogspot.com
En la mañana de hoy, los militares golpistas han cerrado radio Globo y Canal 36. A pesar que el Congreso rechazó la aprobación del decreto de suspensión de 5 garantías constitucionales, los golpistas han silenciado los dos medios de comunicación. Con esto, asumen abiertamente y universalmente una identidad dictatorial.
Alberto Cardona, enviado especial de Noticieros Televisa (Mexico) a Honduras, y su camarógrafo Rony Sánchez fueron agredidos brutalmente por los polocías de Micheletti mientras cubrían el cierre de Canal 36.
El embajador de Estados Unidos ante la OEA ha declarado que la responsabilidad de la situación es de....Zelaya y de su "decisión irresponsable" de regreasar a su país (sic).
Lula da Silva, ha advertido de que no acepta ultimátum de un gobierno golpista, al referirse al plazo dado por Micheletti para que Brasil defina el estatus de Zelaya.
El ministro brasileño de Defensa, Nelson Jobim, descartó este lunes, el envío de tropas para proteger su embajada en Tegucigalpa
Francia denunció los "graves atentados" contra las garantías constitucionales y las libertades en Honduras, según un comunicado de la cancillería francesa.
Ultimatun
México emitió hoy una alerta al gobierno de facto en Honduras sobre el cumplimiento de la Convención de Viena en cuestiones diplomáticas, debido a sus pretensiones de que esta nación los reconozca como legítimos.
Tanto la embajada de México en Honduras como el consulado en San Pedro Sula continúan operando con normalidad y tienen instrucciones precisas de brindar atención y protección a los nacionales mexicanos residentes en ese país que así lo requieran, advirtieron.
También fue lanzado el ultimátum para Venezuela, Argentina y España, además de pretender retirar de sus embajadas en suelo hondureño toda bandera o distintivos nacionales.

Honduras: Chiusa radio Globo e il Canale 36

Colpa di Zelaya, dice ambasciatore USA

Questa mattina, drappelli di soldati fortemente armati si sono presentati nelle sedi di radio Globo e del Canal 36, e li hanno chiusi. I golpisti hanno così immediatamente applicato il decreto con cui si sospendono la libertà d'espressione, comunicazione, di riunione, manifestazione.
Non ci sono più dubbi: i golpisti danno il passo decisivo e assumono apertamente i connotati di una dittatura. Persino i deputati si sono rifiutati di approvare questo editto.

Contemporaneamente, l'ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Organizzazione degli Stati Americani -Lewis Amselem- ha avuto l'impudente cinismo di sostenere che la responsabilità di questo grave stato di cose ricade interamente su.....Zelaya (sic!). La diplomazia cacofonica dispiegata dalla Casa Bianca, bersaglia la vittima e assolve i carnefici.
Giustifica la sospensione delle garanzie costituzionali, perchè la colpa è della "decisione irresponsabile" del legittimo Presidente Zelaya di far ritorno al suo Paese.
Per Lewis Amselem, tutto sarebbe OK se Zelaya avesse avuto l'accortezza di rimanere in esilio! Bravo Lewis, bis!

Nel governo di Obama è in atto una guerra per bande, in cui la destra clintoniana e i neocons fanno quel che gli pare per difendere gli interessi del complesso militar industriale, e per dare continuità alle politiche dei Bush che il Pentagono e la CIA continuano ad applicare in America latina. Costoro mettono al primo posto l'espansionionismo delle basi militari e -nonostante la crisi severa- la difesa dei bulimici stanziamenti per le forze armate.
Stanno impedendo a Obama l'approvazione di un minimo di assistenza sanitaria per i 30 milioni di persone escluse, e difendono a spada tratta il trasferimento dello stanziamento pubblico ai militari. Non alle spese sociali.

Obama annaspa perchè dall'11 settembre i vertici istituzionali hanno subito una trasformazione genetica, sono stati sequestrati, e oggi i falchi agiscono in una sorta di dualismo di poteri nel settore della difesa e della politica internazionale. L'11-S appare sempre più come un sommovimento istituzionale che -nel gergo politico latinoamericano- si definisce abitualmente golpe.

¿El gobierno de Estados Unidos tiene dos discursos?

Bhillary Clinton

Miguel Ángel Sandoval
La crisis de Honduras y el golpe de estado no dejan santo parado. Hay declaraciones altisonantes acerca de las violaciones a los derechos diplomáticos por parte de los brasileños, y por supuesto, de Zelaya. La discusión sube de todo y ello depende de quien hace las declaraciones. En un caso son serias las violaciones cometidas por parte de Zelaya y quienes le apoyan, de manera particular, los diplomáticos brasileños. De otra parte esta Zelaya que acusa al gobierno de situarse al margen de la legislación internacional y de convertirse en un paria. Es la confusión extendida.

Los EE.UU parece que no cantan mal las rancheras. No hace mucho en la sede la las Naciones Unidas y desde el podio, Evo Morales dijo que en EE.UU no había golpes de estado porque no había embajada norteamericana, en un viejo chiste en medios políticos de la región. Pero ahora tenemos dos posturas claras sobre el caso de Honduras. Y creo que le dan la razón a Hugo Chávez cuando se preguntó, en la misma asamblea en donde Evo Morales dijo lo que dijo, ¿A cual Obama creer?

Hoy 28 de septiembre, leo que un funcionario del gobierno de los EE.UU de nombre Lewis Amselem, dice que la culpa de todo es de Zelaya y que no debía haber regresado a Honduras porque es una irresponsabilidad. Aclaro que este funcionario es el representante de EE.UU en la OEA. Por su lado, el vocero del departamento de Estado señala que el regreso de Zelaya es una oportunidad para una salida negociada. En dos platos, se trata de la administración norteamericana en contra de la administración norteamericana.

Y para ponerle la tapa al pomo, como se estila decir, ahora resulta que el expresidente de los EE.UU, Bill Clinton, consorte de la canciller de este gobierno, Hillary Clinton, dice que en lo que ocurre ve una conspiración en contra del presidente Obama. Y que ello ya es casi habitual en los usos y costumbres de esa gran nación, pues lo mismo le ocurrió al mismo, como ahora lo revela.

En pocas palabras, tenemos (es lo que parece) que Obama esta aislado que nadie le hace caso y que todo mundo hace lo que mejor le acomoda. De una parte el vocero de la administración dice una cosa, el delegado permanente ante la OEA dice otra, y el marido de la canciller afirma con conocimiento de causa, otra. ¿Que esta pasando?

De mi parte creo que es tiempo de que los diferentes gobiernos de la región llamen, de manera simultanea y en cada país, al embajador de EEUU y le pregunten por el tema, graven las declaraciones y luego cotejen. Más de alguna sorpresa puede encontrarse.

lunes, 28 de septiembre de 2009

Honduras: Las tres peleas simultáneas

Keith Harring

Gillermo Almeyra

La instalación del presidente Manuel Zelaya en la embajada de Brasil en Tegucigalpa agudizó de un solo golpe la lucha entre los usurpadores del poder en Honduras y la gran mayoría del pueblo hondureño y, al mismo tiempo, el conflicto entre la mayoría de los gobiernos latinoamericanos, encabezados por Brasil, y Estados Unidos, así como la disputa entre el presidente Barack Obama y el gobierno paralelo de la derecha unida (demócrata y republicana) que utiliza por su cuenta el Departamento de Estado y el Pentágono para forzarle la mano al ocupante de la Casa Blanca.

En lo que respecta a la situación interna en Honduras, la bestial represión que ejercen los golpistas tiene varios fines. En primer lugar, busca paralizar el movimiento masivo de la resistencia popular, que se ha galvanizado con la presencia de Zelaya en la capital hondureña y, además, crear las condiciones para la invasión de la embajada de Brasil y el asesinato de Zelaya, hechos que serían presentados como excesos de un grupo exasperado.
Por último, esa represión busca también unir las filas de las clases dominantes. Porque entre los paros, huelgas y manifestaciones, la caída de las exportaciones y de las remesas y los continuos toques de queda que paralizan la producción, hay sectores de la burguesía industrial, comercial y hasta de los terratenientes de las zonas más pobres, así como de las fuerzas armadas, que esperan una solución política a la crisis y están dispuestos a aceptar un gobierno presidido por Zelaya, en el que éste en realidad esté maniatado.

La represión no aplastará a los sectores populares en su lucha antioligárquica y democrática. Por el contrario, radicalizará sectores que van mucho más allá del objetivo de Zelaya de volver al gobierno como vencedor, incluso si lo hace en el contexto de los acuerdos de San José, es decir, integrando un gobierno con sus adversarios y sin poderes reales, porque el presidente sabe que, de todos modos, influenciaría desde ese puesto en la elección de su sucesor constitucional y prepararía incluso el camino para su eventual relección posterior.

Zelaya, en efecto, se presenta como pacificador ante sus pares en las clases dominantes y en las fuerzas armadas y sin duda tiene peso en ellas. Pero en los sectores populares que dirigen la resistencia están también quienes quieren resolver el problema de la tierra, expropiar a la oligarquía, conseguir derechos sociales y no están exponiendo su libertad y su vida simplemente para reponer a Zelaya en la presidencia y, menos aún, para que sea presidente junto con representantes de segundo rango de los golpistas, que son también sus explotadores.

La represión, además, no puede durar mucho tiempo porque el aislamiento internacional de los golpistas se une a la parálisis económica del país y a la creación de condiciones seminsurreccionales y no todos los sectores reaccionarios están de acuerdo con enfrentar en esas condiciones una guerra civil.
Por eso las cosas se resolverán sobre todo por la resistencia popular pero también en el seno de las fuerzas armadas, y Zelaya cuenta con la existencia de un sector conciliador que desplace al alto mando gorila, lo exilie o lo encarcele. Y se resolverán también si la política de Obama se impone sobre la del sector ultraconservador demócrata-republicano que apoya a los golpistas, como lo hacen varios senadores, The Wall Street Journal y The Washington Post.

Brasil consintió que Zelaya se hospedase en su embajada pese al riesgo de que ésta fuese invadida para superar con esa jugada la impotencia de la OEA y darle un golpe al Departamento de Estado. La advertencia brasileña de que si en su embajada no hubiese agua ni alimentos llevaría a sus 300 ocupantes, incluido Zelaya, a la embajada de Estados Unidos, así como el planteo brasileño de que el Consejo de Seguridad de la ONU tome posición sobre el caso hondureño, buscan obligar a Obama a superar las reticencias de los militares y de la derecha clintoniana.

El presidente estadounidense se pronunció en la asamblea de Naciones Unidas, el miércoles, en favor de Zelaya, pero sin proponer nada concreto al respecto, y el Departamento de Estado se mantuvo mudo desde que el presidente hondureño entró en Tegucigalpa. Este conflicto del establishment estadounidense, por tanto, aún no ha sido resuelto ni es fácil de resolver, porque Obama es el primer mandatario de una potencia imperialista que tiene políticas muy claras para América Latina y porque la ultraderecha en Estados Unidos está atacando a la Casa Blanca en el campo de la sanidad, en el de la omnipotencia de la CIA y en el internacional, y Obama tiende a privilegiar su plan de salud y a dejar en segundo plano a Honduras y sus relaciones con América Latina.

Pero el apoyo de Brasil a Zelaya es una respuesta al despliegue de la Cuarta Flota estadounidense, que amenaza también las reservas marinas brasileñas de petróleo y la Amazonia, y es una respuesta a la instalación de siete bases estadunidenses en Colombia para controlar todo el norte de América del Sur y en particular a Venezuela, Ecuador, Cuba y Brasil.
Por tanto, la política brasileña en Honduras debe ser vista, por su simultaneidad, junto con el rearme de Brasil en Francia y con su posición como país emergente, contraria a la del Grupo de los Ocho. Estamos, por consiguiente, ante una lucha local en uno de los países menores y más pobres de nuestro continente que, sin embargo, forma parte de un juego en todo el tablero mundial en el que Brasil desea jueguen también Rusia, China, Francia (en el Consejo de Seguridad) y todos los países dependientes.

Los golpistas suspenden garantías constitucionales

Zelaya fa appello al Congresso per respingere le restrizioni dei diritti

Il governo golpista ha emanato un decreto che sospende le garanzie costituzionali: diritto di riunione, di movimento, informazione, publicare notizie senza pasare per la censura. Le forze armate si fanno caico dell'ordine pubblico. Chiusura dei mezzi di comunicazione. Fine dell'inviolabilità del domicilio. La gente può essere incarcerata senza limiti. Il decreto resterà in vigoreper 45 giorni, rinnovabili.

Gli Stati Uniti hanno deportato in honduras la figlia del dittatore Micheletti e di altri due funzionari. I golpisti hanno impedito l'arrivo di una missione dell'Organizzazione degli Stati Americani, detenendoli per 6 ore nell'area aeroportuale.

Zelaya insta al Congreso a desconocer decreto de suspensión de garantías

El gobierno golpista emitió un decreto que suspende garantías constitucionales. El derecho a reunirse, transitar, informar, publicar noticias sin censura previa. Los militares toman el control de la seguridad. Cierre de medios. Allanamientos de viviendas. Personas detenidas sin derechos. Libertades públicas. El decreto establece que regirá por 45 días RENOVABLES.

Por otra parte, agencias de noticias internacionales informaron que fue deportada desde los Estados Unidos la hija de Micheletti junto a dos funcionarias del gobierno golpista.
El gobierno golpista impidió el ingreso al país de funcionarios de la OEA, los cuales fueron detenidos durante 6 horas en el aeropuerto Tocantins para luego ser expulsados.




Seattle: Così finirà la vita e comincerà la sopravvivenza

Lettera che il capo indiano Seattle della tribù Suwamish inviò al presidente nordamericano Franklin Pierce nel 1855, come risposta all’offerta di comprare tutte le terre di questa comunità indigena da parte del Governo di Washington.

" Il grande Capo di Washington manda a dire che desidera comprare le nostre terre. Ci invia anche parole d’amicizia e di buona volontà . Apprezziamo questa gentilezza perché sappiamo che la nostra amicizia non gli serve molto. Consideriamo la sua offerta perché sappiamo che , non facendolo, l’uomo bianco potrà venire con le sue armi da fuoco e prendere le nostre terre. Però il grande Capo di Washington potrà credere in ciò che dice il Capo Seattle con la stessa certezza con cui i nostri fratelli bianchi confidano nel ciclo delle stagioni. Le mie parole sono immutabili, come le stelle.”

“ Come possono comprare o vendere la terra ? come possono comprare il cielo o l’acqua? Questa idea ci sembra strana. Non siamo padroni della fresca aria né del contenuto dell’acqua che scorre. Dovreste sapere che ogni particella di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni foglia che splende sulla pianta, ogni spiaggia arenosa, ogni nebbia nella penombra del bosco, ogni chiarore delle foglie ed ogni insetto col suo suono e il suo volo sono sacri nella memoria e nell’esperienza del mio popolo.

La linfa che circola dentro gli alberi conserva la memoria dell’uomo pellerossa.” “ I morti dell’uomo bianco dimenticano la loro terra natale quando vanno camminando tra le stelle. I nostri morti, in cambio, non dimenticano mai questa bellissima terra perché essa è la madre dell’uomo pellerossa. Siamo parte inseparabile della terra ed essa è parte nostra.
I fiori profumati sono nostri fratelli; il cervo, il cavallo e l’aquila maestosa sono nostri fratelli. Le creste rocciose, il verde delle praterie, il calore del corpo del puledro e anche l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.”

LA VOCE DEL PADRE DI MIO PADRE
“Per questo quando il grande capo di Washington manda a dire che desidera comprare le nostre terre, è molto ciò che chiede. Manda a dire che ci riserverà un posto affinché possiamo vivere comodamente tra di noi: lui sarà il nostro padre e noi saremo come suoi figli.Per questo consideriamo la sua offerta di comprare le nostre terre, anche se ciò non sarà facile perché queste terre sono sacre per noi.

L’acqua che scorre nei fiumi non è soltanto acqua, ma sangue dei nostri antenati. Se gli vendiamo queste terre, dovranno ricordare che sono sacre e dovranno insegnare ai loro figli che ogni riflesso fantastico sulla superficie dei laghi parla di avvenimenti e ricordi della vita del mio popolo. Il mormorio della corrente dell’acqua è la voce del padre di mio padre.”

”I fiumi sono nostri fratelli e calmano la nostra sete. Portano le nostre canoe e alimentano la nostra gente. Se vendiamo queste terre, dovranno ricordare e insegnare ai loro figli che i fiumi non sono solamente nostri fratelli, ma che sono fratelli anche loro. In futuro dovranno trattare i fiumi con la stessa bontà con cui tratterebbero qualsiasi altro fratello..”

“Sappiamo che l’uomo bianco non comprende la nostra maniera d’essere. Per lui un pezzo di terra vale quanto un altro, perché lui è un estraneo che arriva nel mezzo della notte a prendere ciò di cui ha bisogno. La terra non è sua sorella ma sua nemica. Dopo averla conquistata, l’abbandona e continua il suo cammino. Lascia dietro di sé le sepolture dei suoi padri senza curarsene. Spoglia della terra i suoi figli senza curarsene. Dimentica la sepoltura dei suoi antenati e i diritti dei loro discendenti. Tratta la sua madre terra e suo fratello il cielo, come se fossero cose che si possono comprare, saccheggiare o vendere, come se fossero agnelli o sfere di vetro. La sua insaziabile voracità finirà per divorare la terra e lascerà dietro si sé solo un deserto.”

CIO’ CHE NON SI COMPRENDE
“Non lo capisco. La nostra forma d’essere è differente dalla vostra. La vista delle vostre città fa male agli occhi dell’uomo pellerossa. Ma chissà sia così perché l’uomo pellerossa è un selvaggio e non comprende le cose. Non c’è nessun posto tranquillo nelle città dell’uomo bianco. Nessun posto dove si possa ascoltare il crescere delle foglie di un albero in primavera o lo sbattere delle ali di un insetto durante il volo. Però, chissà, forse io penso così perché sono un selvaggio e non posso capire certe cose.”
”Il rumore della città sembra insultare le orecchie. Mi chiedo che tipo di vita si può condurre quando l’uomo non è capace di ascoltare il grido dell’airone o il dialogo notturno delle rane intorno ad una laguna. Io sono un pellerossa e non lo comprendo. Noi indiani preferiamo il soave suono del vento che accarezza il volto del lago e l’odore dello stesso vento purificato dalla pioggia di mezzogiorno o profumato dall’aroma dei pini. L’aria è qualcosa di prezioso per il pellerossa, perché tutte le cose condividono lo stesso respiro. Gli animali, gli alberi e l’uomo.
L’uomo bianco sembra non sentire l’aria che respira : come qualcuno che passasse vari giorni agonizzando, è divenuto insensibile al fetore. Però se gli vendiamo le nostre terre, dovrà lasciarle da parte e mantenerle come qualcosa di sacro, come un posto al quale potrà arrivare l’uomo bianco ad assaporare il vento addolcito dai fiori della prateria.”
“Considereremo l’offerta di comprare le nostre terre. Se decidiamo di accettarla, porrò una condizione: che l’uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come fratelli. Sono un selvaggio e non comprendo un altro modo di comportarsi con loro. Ho visto migliaia di bufali putrefarsi sulla prateria, abbandonati lì dall’uomo bianco che gli ha sparato da un treno in corsa. Sono un selvaggio e quindi non comprendo come il fumoso “cavallo a vapore” può essere più importante del bufalo che noi uccidiamo solo per poter vivere. Cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero presto succederebbe anche all’uomo. Tutte le cose sono in relazione tra di loro.”

LA TERRA E’ LA MADRE
“Voi dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo sotto i loro piedi è la cenere dei loro nonni. Affinché rispettino la terra, dovrete dire ai vostri figli che la terra è piena della vita dei nostri antenati. Dovrete insegnare ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la terra è la nostra madre. Tutto ciò che la danneggia, danneggia i figli della terra. Quando gli uomini sputano al suolo, sputano se stessi.”
”Questo lo sappiamo : la terra non appartiene all’uomo, bensì è l’uomo che appartiene alla terra. L’uomo non ha tessuto la rete della vita, è appena un filo di questa. Tutto ciò che fa per danneggiare questa rete, lo fa a se stesso. Ciò che succede alla terra, succederà anche ai figli della terra. Lo sappiamo: tutte le cose sono legate tra loro, come il sangue unisce i membri di una famiglia.”
“Anche l’uomo bianco, il cui Dio passeggia con lui e conversa con lui da amico ad amico, non può essere libero dal destino comune. Chissà siamo fratelli dopo tutto. Lo vedremo. Sappiamo qualcosa che l’uomo bianco un giorno saprà: che il nostro Dio è il suo stesso Dio.
Ora l’uomo bianco pensa di essere il padrone delle nostre terre, ma non potrà esserlo. Il Dio di tutti è il Dio dell’Umanità e la Sua compassione è uguale per il pellerossa e per il bianco. Questa terra è preziosa per Lui e causarle danno significa disprezzare il suo Creatore.
Gli uomini bianchi spariranno forse prima delle altre tribù. Si contaminano i loro letti, in qualche notte moriranno soffocati dai loro stessi rifiuti. Ma anche nella loro ora finale, si sentiranno illuminati dall’idea che Dio li ha portati sulla terra e gli ha dato il dominio su di essa e sull’uomo pellerossa con qualche proposito speciale.
Tale destino è un mistero per noi, perché non comprendiamo ciò che succederà quando i bufali saranno stati sterminati, quando i cavalli selvaggi saranno stati domati, quando gli angoli di tutti i boschi diffonderanno l’odore di molti uomini e quando la vista delle verdi colline sarà chiusa da una moltitudine di cavi parlanti. Dov’è il fitto bosco? E’ sparito. Dov’è l’aquila? E’ sparita. Così finirà la vita e comincerà la sopravvivenza.”

domingo, 27 de septiembre de 2009

Radio del Sur, red de 300 emisoras del continente

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RNV - Red de emisoras interconectadas para intercambiar contenidos informativos, de esta forma se facilita la incorporación de aquellos tradicionalmente excluidos, y sirve para destacar la voz de los pueblos con toda su riqueza cultural.

Cuenta para hacerlo con casi 300 emisoras aliadas en todo el continente. Son emisoras públicas, privadas, nacionales, universitarias, indígenas, juveniles, alternativas, rurales y comunitarias, cuyo número va a multiplicarse cuando inicien las transmisiones a través de 11 frecuencias ya asignadas al proyecto, y una página web destinada a servir a nuestras emisoras aliadas en el exterior.

¿Cómo funcionará La Radio del Sur? “Va a funcionar como una red, donde las emisoras de Venezuela se conectan con emisoras de Colombia, éstas a su vez con Ecuador, Nicaragua y otros continentes, sólo por poner un ejemplo, para llevar un mismo mensaje”. Para la Directora de Radio Nacional de Venezuela "..la idea de que debe ser por medio de un tejido comunicacional, de una red de emisoras que se vayan conectado, porque de esa manera hay la garantía de que llegue la información”, comentó.

Radio del Sur contará con un equipo de traductores y corresponsales en todas partes, quienes garantizarán que se divulgue en diferentes idiomas lo que ocurre en el mundo. El Nuevo Orden de la Información debe servir para alimentar la solidaridad, la unión, para educar, conocer y respetar al otro. La Radio del Sur contará con programas de cooperación entre los Estados para el intercambio de Tecnologías de Información y Comunicación (TIC), así como para la formación y capacitación de personas en el área de la comunicación.

Terror en la noche de Honduras

Angel Palacios
En las noches de Honduras impera el terror. La dictadura ha convertido a Honduras en una inmensa cárcel donde las noches son aprovechadas por jaurías de policias y militares que allanan, torturan y saquean.

De noche en Honduras lo que recorre las calles es el terror con botas, cascos y uniformes. Vehículos con militares y policías encapuchados patrullan las calles en las noches disparando contra los barrios y casas. Salen a toda velocidad de las comisarías para regresar al poco tiempo con las camionetas repletas de ciudadanos golpeados, humillados, sangrantes...
La noche con toque de queda es el escenario preferido por los sabuesos. El toque de queda, sin garantías constitucionales, sin cámaras de televisión, ni multitudes en las calles, es el momento que aprovechan los perros de la dictadura para sembrar el terror.

Anoche pudimos recorrer varios barrios (colonias) y esto fué lo que vimos:
Nos avisan que en una de las escaleras de un barrio un comando policial llegó de forma intempestiva y van a allanar una vivienda. Se trata de la casa de una pintora muy conocida en el vecindario. Al doblar de una escalera 8 policías como gatos en la oscuridad rodean la casa. La casa está pintada de rosado y tiene un grafitti contra el golpe en la fachada. Los policías golpeaban la puerta con palos. Rompen los vidrios de la ventana.

Uno de los policias con una bomba lacrimógena en mano calcula el ángulo para lanzarla adentro de la casa. El vehículo identificado como Policía Nacional los espera en la parte de abajo de las escalera. El policía que conduce, dá la voz de alerta de que un grupo de periodistas los estamos grabando.

El jefe de la operación (Sub-comisario García) nos tapa el lente de una de las cámara. Otros se tapan el nombre cosido en su chaleco. Hay vecinos que abren sus puertas y ventanas confiados en la presencia de la prensa internacional y les gritan, los denuncian. Los policías tratan de replegarse.

El policía identificado como García se justifica argumentando que él vive en ese vecindario y que no soportaba que su vecina hubiese pintado en la fachada: "GOLPISTAS: EL MUNDO LOS CONDENA", "VIVA MEL". Ese fue el argumento del funcionario para desatar el terror contra una humilde mujer .

Miembros de organizaciones de Derechos Humanos y del Frente de Abogados contra el Golpe se hacen presentes y los policías huyen acosados por la denuncia. La mujer, que temerosa al fin abrió la puerta, también salió del barrio. Fué a dormir a un lugar seguro, ante la amenaza de que volviesen a por ella más tarde.

Un joven como de 20 años camina por una calle oscura en plena noche. Tiene el rostro bañado en sangre y una herida en la frente de unos 5 centímetros. Vá descalzo. Nos explica: estaba en la puerta de su casa cuando una camioneta de la policía apareció en su calle y sin mediar palabra se bajaron y le golpearon entre varios. Lo tiraron encima de la camioneta y arrancaron con él.

Mientras daban vueltas y lo pateaban, le revisaron los bolsillos despojándolo de un celular y de su reloj. Seguía tirado en el piso de la camioneta mientras escuchaba a los policías discutiendo sobre quien se quedaba con el reloj y quien con el celular. Lo dejaron botado lejos de su casa. El jóven no quiso hacer la denuncia. No quería más "clavo" con la policía, estaba aterrorizado. Sólo pedía que lo lleváramos a su casa.

Otro joven, es detenido en la esquina de su barrio. Antes de montarlo en la camioneta, cuatro policías le dan una paliza. Luego le vacían un pote de pintura en spray en la cara. El joven respira con dificultad. Nos cuenta en el hospital mientras le limpian la pintura de los ojos inflamados por los golpes que uno de los policías le decía mientras lo golpeaba: "No sos de la resistencia? Pues resiste!"

En un puente hay una alcabala. Nos detienen y entablamos conversación con los policías sobre cualquier tema para poder seguir. Un vehículo que pasa por allí se dá cuenta de la alcabala y retrocede lentamente. Uno de los policías que nos dió el alto, mira al carro retrocediendo y nos invita divertido a ver lo que va a pasar, pero obligándonos a tener las cámaras apagadas. Bajo el puente, por la calle que tomó el carro que trató de evitar la alcabala, hay un grupo de policias cazándo a los que traten de evadirse.

Lo detienen. Desde arriba del puente no se vé bien pero se escucha... ...se escucha la puerta que se abre... se escucha la rabia y los insultos de los policías, los golpes contra el carro... se escuchan otros golpes y los gritos del conductor. No escuchamos más. El carro siguió al rato.

Se escuchan disparos en una avenida que va paralela a un barrio popular. Una camioneta llena de policías es la que dispara en la noche, a ciegas contra las casas del barrio. Van despacio. Nada los amenaza. Disparan una y otra vez. Ni siquiera apuntan. Sólo siembran el terror a su paso.
En una comisaría a medianoche, los miembros de los derechos humanos, abogados y prensa internacional preguntan por los detenidos, que acabamos de ver que bajaron de una patrulla pick-up (eran como 10). Sarcásticamente, el oficial nos dice que allí no tienen a nadie preso. Pero los presos gritan que son de la resistencia.

Gritan sus nombres. El oficial sigue negando lo que es evidente. La insistencia de los abogados, y de los defensores de los derechos humanos logra que suelten a la mitad de los detenidos y que un médico venga a esa hora a constatar el estado físico del resto. Todos golpeados, sangrando. En la mañana lo abogados de la resistencia lograron que los soltaran.

En otra comisaría, tras un porton negro, se escuchan las voces de al menos una veintena de personas recitando sus nombres. Afuera unas cuantas madres y esposas tratan de establecer contacto con su familiar, tratan de reconocerles la voz. Los uniformados rien ante la escena. Se acercan y golpean contra el portón... ...y contra los familiares.

En otro barrio, en las alturas de Tegucigalpa, alrededor de 40 uniformados, entre policías y militares avanzan apuntando fusiles de guerra hacia las casas. Cuando se pregunta quien es el comandante de esa operación todos los uniformados nos señalan a un militar. Este dice que es una operación de rutina, porque el "gobierno no va a seguir permitiendo desordenes" y que "lo que pase a esa hora no es su responsabilidad porque hay toque de queda".

Las credenciales de prensa internacional y de organizaciones humanitarias, logran difícilmente abrirnos paso y continuar. Los uniformados se alejan. Las luces de las casas en el barrio se van encendiendo a medida que el escuadrón del terror se aleja. Nadie sale, pero se escuchan gritos: "Asesinos", "Urge Mel", "Viva la Resistencia".

Estos son apenas algunos casos de los que pudimos ver en una noche. Todos los días ocurre lo mismo. No se sabe cuantos detenidos hay cada noche. No se sabe cuantos cuerpos son rotos, maltratados, humillados en las noches de honduras. No se sabe cuantas mujeres son violadas. No se sabe los nombres, las edades, no se conocen los testimonios... porque para eso son los toques de queda. Para que la jauría de asesinos que sostienen esta dictadura siembren el terror sin que trascienda a los medios y para que las víctimas se inmovilicen y no hagan la denuncia.

En las noches de Honduras, no brillan las estrellas. Sólo las luces de las patrullas y la sangre de los que caen en manos de la jauría uniformada. Botas y más botas en las calles, en las espaldas, en los rostros de los hondureños. Y a pesar del terror que siembra cada noche la dictadura, no hay miedo. La resistencia continúa.

Cuando sale el sol, hay marchas, tomas de calles, movilizaciones pacíficas pero desafiantes y contundentes. Los que se curan de las heridas quizás no los veamos durante algunos días en las protestas, pero la voz se corre y la indignación por lo que está pasando hoy en Honduras hace que muchos más se incorporen. 90 días de resistencia. Cuerpos contra balas.

Los organismos de derechos humanos dan cuenta de más de 600 detenidos de los que se tiene conocimiento. Pero muchos son detenidos y torturados en la noche y no denuncian por miedo. Honduras necesita que el mundo reaccione más rápidamente ante la terrible violación a los derechos humanos que está ocurriendo. La diplomacia no basta. Es urgente que el mundo actúe, aquí en Honduras y ahora.

PD: Las organizaciones de derechos humanos y abogados solidarios hacen una labor incansable por atender a las victimas, por acompañar las denuncias, por llevar registros. Pero no tienen recursos. No cuentan con lo mínimo. No tienen como llenar el tanque de gasolina para trasladarse a los lugares, no tienen saldo en los telefonos para hacer las llamadas necesarias.

Y aun así hacen magia para defender los derechos de sus compatriotas. Llevan 90 días haciendo magia y es mucho lo que logran. La sede de Cofadeh está llena a toda hora de gente que va a denunciar los atropellos vividos, y llena tambien de gente que va a apoyar su labor. Muchos y muchas dirigentes de estas organizaciones de derechos humanos han sido perseguidos, encarcelados para tratar de acallarlos.

A pesar de las dificultades siguen siendo el único lugar a donde acudir para buscar refugio ante la represión. Es Urgente la solidaridad pueblo a pueblo, que los organismos de derechos humanos de otros países, los comités de solidaridad se pongan en contacto con ellos y los apoyen, divulgen sus denuncias, envíen apoyo a esas organizaciones que en Honduras luchan contra el Terror de la Dictadura.

Gheddafi propone NATO del Sud Atlantico

Approvato il Banco del sud
Nel vertice dell'Africa con il Sudamerica, in corso nell'isola venezuelana di Margarita, il leader della Libia ha proposto la conformazione di una alleanza militare dell'Atlantico del sud, che costituisca il futuro braccio armato dei due continenti e delle nazioni che li compongono.
Nel corso dei lavori dell'ASA -Africa Sud America- il presidente venezuelano Chávez ha annunciato che il Banco del sud è stato finalmente accordato: comincerà inizialmente con 20 miliardi di dollari che saranno ritirati dal circuito finanziario e bancario degli Stati Uniti e dell'Europa.

"Sarà la banca del Venezuela, Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Bolivia, porteremo a casa le nostre riserve monetarie che ora stanno nel Nord, e che poi usano per concedere credito a noi stessi con i nostri capitali... Il trasferimento di risorse finanziarie dal sud al nord raggiunge cifre favolose, e poi ci prestano incassando interessi superiori a quelli che ci danno"."

Firmado conveño constitutivo del Banco del sur

El presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Hugo Chávez, anunció que este viernes se firmará el convenio del Banco del Sur, entidad que tendrá un capital inicial de 20 mil millones de dólares.Los mandatarios de Argentina, Cristina Fernández de Kirchner; Chile, Michelle Bachelet; Bolivia, Evo Morales; Brasil, Luiz Inácio Lula Da Silva; Uruguay, Tabaré Vásquez; y Venezuela, Hugo Chávez, firmarán este convenio definitivo.


El presidente Chávez comentó que luego vendrá “arrancar, y hay que poner la plata. Comenzaremos con un capital de 20 mil millones de dólares”.Agregó que los presidentes de Argelia y Libia, Abdelaziz Bouteflika y Muammar al Gaddafi cuentan con un banco en África, “más adelante nosotros tenemos que conformar en los dos bancos una estructura superior de financiamiento, un banco Sur - Sur, o el Banco del ASA (Bancasa)”.

“Será el banco de nosotros, para traer nuestras reservas que las tenemos allá en el Norte y las usan allá para darnos créditos a nosotros mismos”, dijo.Explicó que “la transferencia de recursos del Sur al Norte es una cifra fabulosa y con ese dinero nos prestan a nosotros a tasas superiores de lo que nos pagan, es una cosa como que de bobos, pero ya no somos bobos, hemos despertado y no nos pueden seguir manipulando con el cuento del libre mercado”.

Herejía!..¿Formas de lucha civilista y pacífica en A.L.? (parte 2)

Dalí
Alimentando el debate sobre las revoluciones en A. L

Fernando Dorado
No ilusionarnos con un “poder” que no es nuestro
Entender que ese “aparato gubernamental” no es el ideal para impulsar verdaderos procesos revolucionarios es algo fundamental. Si no entendemos este primer aspecto, podemos equivocar el rumbo, y vamos a querer utilizar una herramienta de carpintería para hacer finas labores de electrónica. Y claro, podemos pagar la novatada.

Pero, también es importante comprender que no podemos desechar ese “poder institucional”. La crisis de los partidos políticos oligárquicos, imperiales y neoliberales, nos ha puesto en las manos esa institucionalidad que en gran medida es colonial, clientelista, burocrática, asistencialista, etc., pero que determina a corto plazo muchas situaciones inmediatas y coyunturales.
Estamos frente a la situación del cirujano que debe operar al paciente utilizando de la mejor manera un cuchillo de cocina o correr el riesgo de que éste muera. Pueda que tenga que operar de nuevo, pero tiene que mantener con vida al paciente. Es su obligación.

Debemos recordar cómo en el proceso venezolano – gracias a la descomposición casi absoluta de la elite política de los partidos políticos oligárquicos (puntofujistas) -, se pudo aprobar con cierta rapidez una Constitución Bolivariana y una serie de “leyes habilitantes”. Sin embargo, así y todo, para implementar las “misiones” o programas de impacto necesarios para ampliar la base social, el gobierno de Chávez tuvo que inventarse un aparato gubernamental paralelo y provisional.
Pero el problema central, o sea, lo concerniente a qué hacer con el aparato estatal heredado, parece no estar solucionado.

Resolver este problema es vital para el futuro de nuestras revoluciones y tiene qué ver con el debate que debemos profundizar sobre la esencia del Poder.

El factor determinante del Poder
Para avanzar con este debate es importante analizar algunas afirmaciones que se han hecho con ocasión del golpe en Honduras y otras situaciones recientes, que tienen que ver con el “factor determinante” del Poder en un proceso de cambio.
Se afirma – por ejemplo - que el pueblo hondureño ha realizado todos los sacrificios y esfuerzos para derrotar al golpismo oligárquico-imperial, que lo que ha hecho falta es mayor presión internacional. ¿Es esto cierto? ¿Qué experiencias existen en donde la presión internacional haya tumbado gobiernos dictatoriales?

En el golpe de Venezuela (2002) el pueblo se movilizó y estimuló a los militares nacionalistas que reaccionaron a tiempo, y el golpe fue derrotado. En el intento subversivo contrarrevolucionario en Bolivia (2008), la UNASUR intervino, pero el factor determinante para neutralizar el separatismo reaccionario, fue la movilización popular y la posición de firmeza prudente – con visión de Estado –, mantenida por el gobierno de Evo.

Cualquier debilidad o precipitación de parte del gobierno boliviano habría podido desencadenar una confrontación mayor y una ruptura del endeble orden institucional existente. Ese “orden institucional” alcanzó a ser violentado en Venezuela, en donde el Ministro de Defensa se prestó para tratar de legitimar el golpe, sosteniendo – como hicieron recientemente con el presidente Zelaya – que el presidente Chávez había renunciado. El conocimiento de la verdad y, la fuerte y masiva movilización popular restablecieron el gobierno constitucional.

Ello nos permite reafirmar que el factor determinante en todo proceso de transformación social y político es el grado de conciencia y organización de los trabajadores y los pueblos. Allí no debe haber ninguna duda. Los gobiernos nacionalistas sólo son herramientas, pero no son “el poder”.
Hasta hace muy poco tiempo se confundía el Poder con el “aparato de poder”. Por eso se hablaba de “toma del poder”. Se lo veía como una “cosa” que se podía coger. Ahora, hemos ido clarificando: El poder es una relación de fuerzas.

Yo tengo poder si mi contrario es más débil que yo. No significa que tenga el “suficiente” poder. Es una cuestión relativa. Una cosa es la fuerza organizada para hacer oposición, protestas, movilizaciones, peticiones, etc., y otra muy diferente la que se requiere para gobernar, planificar la producción, administrar los recursos, ejercer justicia, y construir nuevas relaciones sociales que superen lo existente.

Por ello, los pueblos originarios, que han logrado mantener o reconstruir sus autoridades propias, que tienen una cosmovisión y cultura ancestral, que cuentan con formas de apropiación y distribución colectivas, pueden ser un importante referente para otros sectores populares.

No significa que debamos copiar sus formas organizativas o de gobierno, ya que incluso entre esos pueblos se necesita avanzar también, pero indudablemente esas experiencias se constituyen en ejemplos de gérmenes de poder popular, en demostraciones que los pueblos somos capaces de auto-gobernarnos y que podemos hacerlo mucho mejor que los gobiernos oligárquicos.
Sólo la acumulación de fuerza real, más allá de la electoral, nos permitirá resolver el problema del aparato estatal que represente o concentre la fuerza popular organizada. Pero ello implica ganar tiempo, neutralizar enemigos, ganar aliados, derrotar fuerzas enemigas.
Planteando el problema

Queda por ahora planteado el tema. ¿Como aprovechar la institucionalidad existente sin sucumbir a la esencia burocrática y reaccionaria de ese Estado que hemos heredado? ¿Cómo gobernar con ese aparato, y a la vez, construir fuerza popular, autónoma, propia, independiente del Estado, democrática y participativa, proyectada hacia cambios estructurales en lo político, económico y cultural?

En Bolivia, Venezuela, Ecuador, y el resto de países latinoamericanos se está avanzando en la respuesta. En el siguiente artículo aspiramos resaltar y evaluar algunos ejemplos.[1]

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Las “izquierdas tradicionales” de la región, en su gran mayoría, se encuentran a la cola del movimiento. Unos, quejándose de que el movimiento no encuadra con sus esquemas; otros, pidiéndole a los gobiernos más de lo que pueden dar; y otros más, esperando el momento de las derrotas o fracasos, para levantar la voz y decir: ¡Yo se los dije!

Incluso, algunos, en sus afanes e impaciencias, se han colocado en momentos coyunturales del lado del enemigo. Su actitud se explica, principalmente, porque la dirigencia de esos partidos no ha roto con esquemas “clasistas”, “estatistas” y “estrategistas”, que les impiden orientarse y reaccionar acertadamente frente al momento actual. He allí un problema.

[1] Ver documentos de Martha Harnecker sobre el proceso de las comunas en Venezuela. De los consejos comunales a las comunas. Construyendo el socialismo del Siglo XXI; Las comunas, sus problemas y cómo enfrentarlos. Rebelión

ONU: Leader golpista del Madagascar bloccato dai Paesi africani

www.eurasia.splinder.com
I rappresentanti delle nazioni africane hanno impedito ieri al presidente del Madagascar di svolgere il proprio discorso all'Assemblea nazionale delle Nazioni Unite, dicendo che la sua ascesa al potere attraverso un colpo di Stato delegittima il suo ruolo.


La Repubblica Democratica del Congo, parlando a nome del blocco dei 15 Paesi membri della Southern African Development Community, ha detto che il presidente del Madagascar Andry Rajoelina dovrebbe esser fermato, e una mozione successiva ha richiesto una votazione dell'Assemblea.


"Il Madagascar è rappresentato in questa sessione dell'Assemblea da persone salite al potere con un golpe", ha detto il ministro degli esteri del Congo Alexis Thambwe-Mwamba, mentre la delegazione dell'isola dell'Oceano Indiano che produce petrolio e minerali sedeva in silenzio al proprio banco. Il presidente dell'Assemblea, il libico Ali Triki, ha detto che il consiglio legale dell'Onu aveva deciso che Rajoelina, che aveva ricevuto un invito ufficiale a partecipare all'assemblea Onu, aveva il diritto d prendervi parte ed ha chiesto una votazione che però ha portato ad una situazione confusa. Alla fine la maggior parte dei Paesi si è astenuta gli africani hanno raccolto 23 voti contro Rajoelina rispetto ai 4 a suo favore, il che gli ha impedito di salire sul podio.

sábado, 26 de septiembre de 2009

Artefacto israelita contra embajada de Brasil

FIJENSE SOBRE LA MANO BLANCUDA DEL OPERADOR DE ABAJO,
EL UNICO CON PASAMONTAÑA, LA MIRADA INTERROGATIVA DEL SOLDADITO

viernes, 25 de septiembre de 2009

Honduras URGENTE: Armas químicas contra Embajada de Brasil y manifestantes


Armi chimiche contro l'ambasciata del Brasile e i manifestanti

"Fonti di intelligence militare leali a Zelaya ci hanno informato che le armi chimiche sono state fornite dalla compagnia ALFACOM e INTERCOM", appartenenti al cittadino israeliano Yehuda Leitner. Lo ha rivelato il ministro degli esteri Patricia Rodas

L'ambasciata del Brasile, dove si trova il Presidente Zelaya, la sua famiglia e rappresentanti delle comunità e della società civile, sono stati bersagliati con armi chimiche lanciate da elicotteri e aerei militar; usano sofisticati aparati di radiazione sonora ed elettromagnetica che hanno provocato quadri clinici di vomiti, diarrea, emorraggia nasale, gasto-interstinale, sia nelle persone all'interno della sede diplomatica che nel quartiere circostante.

Secondo il referto medico, questo è dovuto all'uso di sostanze tossiche, tra i quali: antiparasitari, componenti chimiche dei gas, sostanze radioattive come il cesio e fungo tossico.

E' urgente che intervenga una missione intrnazionale dell'ONU e dell'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS): siamo di fronte ad una guerra irregolare contro il popolo dell'Honduras. I militari non permettono l'accesso nell'ambasciata del Brasile ai medici, nè alla Coce Rossa Internazionale: stanno violando tutti i trattati e le convenzioni internazionali sulla salute.
Per favore, fate pervenire questo appello urgente in nome della vita e amore per l'umanità
Tegucigalpa, 25 settembre

Armas química contra la Embajada de Brasil y manifestantes

"Fuentes de la inteligencia militar leales" a Zelaya "nos han filtrado que los químicos y armas de asedio han sido proporcionadas por las empresas Alfacom e Intercom" , cuyo dueño es el ciudadano israelì Yehuda Leitner dijo la caniller Patricia Rodas.

Los ocupantes de la Embajada de Brasil que acompañan al Presidente Manuel Zelaya Rosales, esposa y familia, comunidades y marchistas están siendo objeto de lanzamiento de armas químicas desde helicópteros y aviones o bien utilizadas por las tropas, aparatos sofisticados de radiaciones sónicas y electromagnéticas que han producido cuadros severos de diarrea, vómitos, hemorragia nasal, gastro-intestinal tanto en las personas ocupantes como en las comunidades.

De acuerdo al cuadro clínico se deben a la utilización de sustancias toxicas entre las cuales están: plaguicidas, componentes químicos de los gases, sustancias radiactivas como cesio radioactivo, hongos tóxicos.

Urge misión internacional médica de la ONU, organización mundial de la salud (OMS) , estamos ante una guerra irregular contra el pueblo de Honduras. Las Fuerzas Armadas no dejan entrar a la Embajada de Brasil a médicos ni a la Cruz Roja internacional violan todos los tratados y convenciones internacionales de salud, respeto a los derechos humanos.Favor hacer llegar este llamado urgente en nombre de la vida y el amor a la humanidad planetaria
Tegucigalpa 24 de septiembre 2009

Incoerenza talebana

art Apicella
1975, contra Unión Soviética: "patriotas", "leones indomables", "combatientes de la libertad", "defensores de la democracia"
2003, contra la OTAN: "cobardes", "asquerosos", "terrorista", "enemigos de la libertad", "contra la civilización"

Tegucigalpa:Testimonio de la marcha del 23 S

Relato de la marcha del 23 de Septiembre en Tegucigalpa

"...yo no quise gritar cuando me estaban golpeando, no les voy a dar el gusto... yo sigo en la lucha por que si ahora no paramos a esos hijos de puta se van a quedar en el poder por 50 años...", esos son los jovenes de la resistencia hondureña.

testimonio de M.G.
Tegucigalpa. El dia de ayer, se realizo una enorme manifestación convocada por la resistencia de Honduras, esta fue enorme y expreso mucha combatividad, muchos de los presentes venian de haber estado en el enfrentamiento con la policia y el ejercito durante toda la noche en sus barrios, pues las noches son especialmente dificiles por el toque de queda y lä intervencion militar del ejercito en las colonias populares, habia algunas personas con moretones en la cara y brazos.

La poblacion ha recurrido a la quema de llantas y la colocacion de barricadas durante la noche para impedir que entre el ejercito, aunque estas medidas apenas y logran detenerlo.
Las acciones militares en los barrios, gasificando las casas con las familias dentro, ha indignado mucho a la poblacion y muchos que antes no eran parte activa de la resistencia, se han incorporado a la defensa de los barrios.

Asi, se veian incluso algunas personas con palos y tubos, por que se no se sabe en que momento comience la represion aun sin toque de queda.
Al mismo tiempo de la realizacion de la marcha, mucha gente salio a las calles a externar la solidaridad y comprar provisiones sin saber cuanto tiempo tendrian libre transito, pues en cualquier momento se vuelve a imponer el toque de queda.

El enorme contingente de unas 10 mil personas, recorría las principales avenidas moralizando a la poblacion y gritando seguir la lucha. Cuando al llegar al Centro de Tegucigalpa, comenzo la represion hacia los sectores de las orillas, y a pesar de las medidas de seguridad de los contingentes, fue imposible evitar que el ejercito comenzara a dispersar a la gente.

El grueso del contingente huía, mientras sectores de jovenes frenaban la avanzada de las tanquetas y militares, que ya disparan balas al cuerpo de la gente sin mayor problema.
En el Parque Central se comenzaron a concentrar muchas personas que salieron corriendo y hasta alli llegó la policia a detener a todo aquel que alli estaba, apaleando hasta al que iba pasando a comprar provisiones.

El Frente de Resistencia dió por terminada la manifestacion para organizar la retirada con seguridad de la gente y en este momento recrudeció la represion que se convirtio en una "caza de personas", principalmente de jovenes
El saldo exacto no se sabe, fueron muchos los detenidos y ya es comun tambien que la gente grite sus nombres al momento de la detencion, como en la epoca de la dictadura en America Latina, para que sus familias sepan que se los han llevado.

Los policías les roban todas las pertenencias y llegan a los centros de detencion brutalmente golpeados y sin nada encima mas que la ropa. Durante el traslado le dicen a la gente que seran desaparecidos, que los van a torturar y a matar.
Es comun ya escuchar durante toda la noche decenas de disparos y el pasar de los helicopteros que patrullan buscando gente a quien detener.

Ayer pude conversar con tres jovenes que afortunadamente fueron liberados, luego de ser subidos a una camioneta, fueron golpeados por grupos de 7 policias a patadas, con los toletes y escudos, los aventaron arriba de una camioneta, los amenazaron con matarlos, los robaron celulares, dinero, credenciales.

Cuando los soltaron se trasladaron al Hospital Escuela, donde había muchos mas heridos por arma de fuego que venian tambien de la manifestacion.
Todos tienen fuertes golpes, moretones y deben estar bajo observacion medica y uno de ellos tiene ahora 4 fracturas en una mano y una fractura en la otra y lo dejaron irse con las dos manos con yeso por la saturacion del hospital, pero debe volver por una cirujia que requiere, asi la policia ha dejado incapacitado -para defenderse y seguir luchando- a un estudiante de medicina de la UNAH.

Justo como estan haciendo con todos los detenidos. Pero podria haber sido peor, por que ayer mismo entraron los policias al hospital a buscar jovenes heridos y se los llevaron detenidos. Ellos estan contentos por haber salido con vida y uno de ellos dice, "...yo no quise gritar cuando me estaban golpeando, no les voy a dar el gusto... yo sigo en la lucha por que si ahora no paramos a esos hijos de puta se van a quedar en el poder por 50 años...", esos son los jovenes de la resistencia hondureña.

Chávez: Al Sur de la frontera existe una revolución

El jefe de Estado venezolano, en la Asamblea General de la ONU

Prensa Web RNV/teleSur
Durante la celebración de la 64º Asamblea General de la ONU, aseveró que "al Sur de la frontera hay una revolución, hay una revolución en Suramérica, en America Latina y el Caribe, por lo que es necesario que el mundo lo vea, lo asuma y lo acepte. Es una realidad que no va a cambiar".

Chávez manifestó que "es una revolución que trasciende lo ideológico, una revolución historia, que tiene raíces muy profundas, una revolución moral y espiritual, es la revolución necesaria".

Al calificar el proceso de transformación como un hecho transcendental, Chávez vaticinó que seguirá creciendo en la medida que transcurran el tiempo, y su grandeza radica en la carga histórica sembrada profundamente en las raíces de los pueblos. El presidente venezolano exigió al gobierno estadounidense que finalice el bloqueo contra Cuba y criticó la postura de Washington al no reconocer el golpe militar que hubo en Honduras.

"¿Qué espera usted para liberar el bloqueo salvaje a Cuba, presidente Obama?. ¿Alguien cree que es algo figurativo? No. Hay represión a cada empresa que suministra productos a Cuba. Hay empresas que no envían repuestos a los equipos que hemos adquirido para darle atención médica a los pueblos", expresó Chávez en la Asamblea General de la ONU.

"Obama, levanta el bloqueo a Cuba. ¿Qué vas a esperar?", dijo Chávez para luego recordar el discurso ofrecido el miércoles por el presidente estadounidense donde exigió que no se le puede imponer a ningún pueblo un sistema político y que se debe respetar la soberanía de los países. Dijo que parece haber dos presidentes Obama; uno que da discursos de esperanzas y otro que toma decisiones que atentan contra sus propias prédicas.

Chávez habló del golpe de Estado en Honduras: "Le hago un llamado a los hijos de Morazán que no sigan reprimiendo a su pueblo inocente", y destacó que la embajada de Brasil en Tegucigalpa se encuentra rodeada por más de 200 soldados que han desalojado "a plomo, de la manera más brutal" al pueblo que apoya a Zelaya.

"Esos golpistas no se impondrán ni en Honduras ni en ningún otro pueblo de América", apuntó. Dijo que según las palabras del presidente Zelaya, el gobierno de Estados Unidos no ha reconocido que hubo un golpe de Estado militar en Honduras.

"Hay, allí, una pugna entre el Departamento de Estado y el Pentágono ... Pentágono no quiere a Obama y está detrás del golpe de Honduras". Manifestó que los militares estadounidenses sabían del golpe de Estado en Honduras pues a Manuel Zelaya lo llevaron detenido hasta una base militar estadounidense.

"He ahí las contradicciones de Obama. ¿Será que hay dos Obama? ¿El que apoya al golpe o el que lo condena? Ojalá se imponga el que ayer oímos aquí, ojalá. El mundo lo necesita, el mundo clama por eso", expresó.

Chávez se pronunció sobre las siete bases que Estados Unidos va a instalar en Colombia y citó parte del discurso de Obama, donde éste habló de cuatro pilares fundamentales para la unión de los pueblos; uno de los cuales consiste en la promoción de la paz. "¿Será que el presidente Obama busca la paz con siete bases militares en Colombia?".

"Busquemos la paz. En Colombia hay una guerra civil, hay un conflicto interno que Naciones Unidas debe reconocer (...) Si se logró la paz en Centro américa, se logró la paz en Guatemala ¿Por qué no en Colombia?", se preguntó. "Razón tenemos los países del sur para haber expresado, cada uno en su estilo, el repudio a esas bases. Le pido a Obama que reflexione y que imponga sus pilares. Promovamos la paz", dijo el presidente del Venezuela.

Agregó que el cambio climático es el consecuencia del hiper consumismo, y manifestó que las reservas de gas y petróleo se están consumiendo en tan sólo un siglo y hay gente que cree que ésta es "una preocupación metafísica en el planeta".

Respecto a la crisis económica, manifestó que el mundo necesita una economía al servicio del ser humano. Eso se llama socialismo". Dijo que Estados Unidos y Europa no se han dado cuenta de los cambios que se viven en Sudamérica y dijo que "acepten porque es una realidad que no va a cambiar".

Chávez citó parte del discurso del presidente de Brasil, Lula, donde expresó "tenemos que ser los parteros de la historia" e indicó que a esas palabras agregaría que ese parto ya comenzó. "Pujemos para que nazca, en este planeta, ese mundo pluripolar nuevo, al servicio de las mayorias", puntualizó.

Honduras: L'ONU non parteciperà alle elezioni illegittime di novembre

L'ONU ha sospeso la sua assistenza tecnica al processo elettorale in Honduras, perchè considera che non ci sono le condizioni per relizzare votazioni credibili e cristalline. Il segretario generale Ban Ki-Moon, in un comunicato, valuta che attualemnte non eistono le condizioni per poter eggettuare le elezioni presidenziali di novembre, visto che persiste un regime scaturito dal colpo di Stato del 28 giugno.
L'ONU ha sospeso il suo programma di assistenza tecnica alle elezioni in Honduras.

ONU no asistirá a elecciones ilegitimas presidenciales en Honduras

La Organización de Naciones Unidas (ONU) suspendió este miércoles su asistencia técnica al proceso electoral en Honduras, por considerar que no existen condiciones para la realización de comicios transparentes y creíbles.

El Secretario General Ban Ki-Moon, en un comunicado, estima que en el presente no existen condiciones para la celebración de las elecciones, previstas para noviembre próximo, por la existencia de un régimen producto del Golpe de Estado del 28 de junio. La ONU suspendió este miércoles su asistencia técnica al proceso electoral en Honduras, por considerar que no existen condiciones para la realización de comicios transparentes y creíbles.

España: Rusia pide respeto para Bolivia, Nicaragua e Venezuela

El embajador de Rusia en España, Alexander Kuznetsov, pidió hoy respeto para presidentes latinoamericanos como los de Venezuela, Hugo Chávez, y de Bolivia, Evo Morales, y que no sean vistos en España como "demonios".
Kuznetsov defendió la legitimidad de esos gobiernos, todos ellos -recordó- avalados por las urnas, y criticó que haya sectores políticos y sociales en España que consideren a Chávez, Morales o al presidente nicaragüense, Daniel Ortega, como "demonios".
"No me explico cómo hay tanto odio hacia esas personas. Hay que reconocer la diversidad del mundo, no somos iguales", dijo Kuznetsov.

A su juicio, España debería ser el "primer país del mundo" en mostrar "más comprensión" hacia la realidad de América Latina por sus lazos con esta región.

H. Calvo Ospina censurado por la editora de la Universidad Federal de Santa Catarina, UFSC

Comunicado del Instituto de Estudios Latino-Americanos, IELA, de la Universidad Federal de Santa Catarina, Brasil

El periodista y escritor colombiano, Hernando Calvo Ospina, que estuvo en Florianópolis participando de las Jornadas Bolivarianas, promovidas por IELA, en abril de este año, ha visto uno de sus más importantes libros censurado por la editora de la UFSC. El trabajo de Hernando [“Colombia, Historia del Terrorismo de Estado”], que ha sido traducido al francés, y editado en España y Venezuela, es una excelente recuperación histórica del terrorismo de Estado que azota a Colombia, principalmente con el gobierno del presidente Álvaro Uribe.

La editora ha rechazado la edición del libro alegando que es muy “militante”. Hernando escribe para Le Monde Diplomatique, y hace pocos meses [abril] el avión donde viajaba [hacia Méjico] fue desviado por presión de Estados Unidos. (1) Hernando es uno de los más importantes escritores de la realidad contemporánea colombiana. El profesor Waldir Rampinelli, responsable en la editora de la colección que trata las obras sobre América Latina, habla sobre este caso en el siguiente video :
www.youtube.com/watch?v=bftlbXbM3WU
IELA www.iela.ufsc.br/?page=noticia&id=1059
1) El día en que a Air France se le prohibió sobrevolar Estados Unidos.
Rebelión www.rebelion.org/noticia.php?id=84210
H. Calvo Ospina: www.hernandocalvoospina.com/

jueves, 24 de septiembre de 2009

Uribe en la ONU

Intervención del narcotraficante No. 82 en la ONU

L'oligarchia assediata va verso il tracollo

foto P. Carbajal
Le elites assediate, stanno perdendo l’egemonia sociale

Tito Pulsinelli
I gorilla di Tegucigalpa hanno flessibilizzato il coprifuoco, concedendo cinque o sei ore di tregua affinchè la popolazione possa svolgere “normalmente” le attività quoridiane. Varie sono le ragioni di questo parziale dietro-front, ed attengono alle reazioni interne ed internazionali.

Di fronte alla richiesta brasiliana di una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell’ONU, è apparso come una feccia –perdon freccia- il “ministro degli esteri” golpista a rassicurare –in inglese!- del cambio di rotta. Con ogni evidenza temono le sanzioni, pertanto rinunciano ad entrare nell’ambasciata del Brasile per sequestrare il presidente Zelaya.

L’altro elemento di rilievo è che il coprifuoco non è stato affatto rispettato in tutte le periferie capitaline, dove la notte è stata illuminata da numerosi falò accesi nei quartieri popolari. Dappertutto la gente era nelle strade a presidiare e difendere le loro case dalle incursioni militari.
C’è dell’altro. Il coprifuoco integrale si è rivelato controproducente: la gente è rimasta senza viveri e acqua (privatizzata), visto che i negozi sono chiusi da due giorni. All’alba sono stati presi di mira molti negozi e botteghe per procacciarsi viveri e –soprattutto- acqua. I dirigenti della resistenza hanno giustificato queste azioni volte all’auto-rifornimento alimentario.
E’ una irresponsabilità condannare la gente a richiudersi nei loro domicili e privarla del diritto ad alimentarsi e curarsi.

In molte stazioni di benzina ci sono lunghe code di automobilisti in attesa di rifornirsi di carburante, ma le autocisterne non arrivano. Così come non arrivano i camion nei supermercati di lusso, perchè in Honduras si è bloccato tutto, con una paralisi crescente, frutto di tre mesi di disobbedienza civile, scioperi, blocchi stradali, occupazioni di edifici. La mobilitazione si è via via itensificata, ed è arrivata alla fase in cui la resistenza diventa insurrezione civile generalizzata.

Il Fronte Nazionale contro il Golpe di Stato, che unisce tutte le forze politiche sociali che esigono il ritorno al potere di Mel Zelaya, ora rivendica con forza l’obiettivo di un’assemblea costituente, una nuova Costituzione per un nuovo Paese, che rappresenti tutti gli honduregni.

Le elites storiche, l’oligarchia oscurantista, oppongono una arrogante e cieca negativa a tutto, schierandosi –come sempre- per l’immobilismo e con le uniche ragioni della forza bruta.
Si sentono sotto assedio e vivono come una loro peculiare sorta di Stalingrado. Non hanno margini di manovra, perdono alleati interni ed esterni, ed è escluso che possano armare una controffensiva che permetta di recuperare il terreno perduto.

La lotta che è in corso tra i due blocchi sociali contrapposti, registra che all’oligarchia è sfuggita di mano l’iniziativa, si è arroccata nell’intransigenza e repressione. Sta perdendo l’egemonia sociale, e l’iniziativa puramente militare non consente di recuperarla. La sconfitta storica è sempre più vicina, perchè non si piega e preferisce spezzarsi.

Un golpe socialmente derrotado

Manuel Torres Calderón
Para diversos analistas, la decisión de implantar el Estado de Sitio no exhibe fortaleza, sino debilidad. Lo que se aprobaron desde el gobierno de facto fueron facultades extraordinarias de represión política, no de concertación o diálogo. En el vocabulario popular se les califica como “manotadas de ahogado”, lo que ilustra de manera gráfica la peligrosidad del momento.

Paradójicamente, en lugar de miedo, lo que despiertan es desobediencia e indignación. Se invoca el artículo 3 de la Constitución: “Nadie debe obediencia a un gobierno usurpador ni a quienes asuman funciones o empleos públicos por la fuerza de las armas o usando medios o procedimientos que quebranten o desconozcan lo que esta Constitución y las leyes establecen”.

En diversos sitios se informa de marchas espontáneas de protesta, como en la populosa colonia Kennedy, con más de 50 mil habitantes. Primero fueron unas decenas de personas, y luego sumaron más de dos mil. Algo similar ocurre en otras colonias y barrios de la capital, donde previamente a la llegada del Presidente Zelaya, el Frente de Resistencia al Golpe de Estado (FRGE) convocó caminatas que tenían el aire festivo de ferias políticas pese a que eran perseguidas por destacamentos policiales y militares que no se perdían ninguna cita, tomando descaradamente fotografías y videos.

El cambio de táctica de la Resistencia, subir de las calles céntricas a las laderas marginales, tuvo tanto impacto que sus dirigentes recibían peticiones de muchos barrios y colonias para ser parte de su recorrido. Incluso ya existía un calendario de visitas.
Ese modelo urbano de conectividad también se estaba expandiendo en San Pedro Sula y en municipios y aldeas, donde se organizan comités locales.

No es extraño que una de las medidas de excepción autorizadas con el estado de sitio fue instalar retenes en las carreteras y principales rutas de acceso a la capital para impedir el acceso a miles de manifestantes que acudían al llamamiento del Presidente Zelaya. A más de 80 días es claro que el golpe ya fue socialmente derrotado.

Hay una afinidad popular y hasta cultural mayoritaria con el mandatario derrocado y una antipatía hacia Micheletti. Una prueba evidente ocurrió el pasado 15 de septiembre, Día de la Independencia, cuando las marchas convocadas por la Resistencia superaron abrumadoramente las organizadas por el gobierno. No hubo comparación entre unas y otras. Esa fue una señal que el golpismo no atendió, como tantas otras.

Herejía!..¿Forma de luchas civilista y pacífica? (parte 1)

¡HEREJÍA!.. ¿FORMAS DE LUCHA CIVILISTA Y PACÍFICA?[1]

Fernando Dorado
¡Que importante es debatir! Así conocemos el pensamiento de los demás y reafirmamos o mejoramos el nuestro (y si es necesario, lo cambiamos). Y… ¡qué mejor!, si ese debate está al servicio y en medio de la acción política.

Algunos/as compañeros/as se niegan a debatir. Dan por sentado que tienen la razón y desechan cualquier otro punto de vista. ¿Será que con esa actitud pretenden construir el “socialismo del siglo XXI”? Personalmente sólo aspiro a afirmar – en mí, y ojalá, en mis compañeros más cercanos – un verdadero y sincero espíritu democrático. De conseguirlo, sería un gran avance.
Quienes se han sentido más “tocados” con el hecho (que no es una tesis, ¡es un hecho!) que la revolución democrática en América Latina ha asumido una forma pacífica, civilista, e institucional, son aquellas personas que están enamoradas de supuestos “métodos y formas de lucha revolucionarios”.
Para ellos, si no hay “asaltos a los palacios de Invierno o entrada con armas empuñadas a la Habana”[2], no hay revolución. Sueñan con vivir una “película”. Han idealizado la revolución, creen todavía en la “toma del poder”, esperan dar la “batalla decisiva” y planean la “aniquilación del enemigo”. Después de ese “gran momento”, la construcción de la nueva sociedad es – según esa visión infantil – “pan comido”. A punta de órdenes, directivas, decretos “revolucionarios” o de fórmulas econométricas, se transforman – según ellos - las relaciones de producción.

Problema resuelto. Se niegan a entender que la hegemonía popular no se construye de un momento a otro. Que la revolución es un proceso de apropiación masiva de la acción política, de aprender a gobernar siendo gobierno, de inventar con los trabajadores y los pueblos formas de “autogobierno”, lo cual implica transformar nuestra actitud ante la vida, construir verdadera responsabilidad social, ser revolucionarios en el día a día. Claro, no es fácil y es menos espectacular. Es el “trabajo gris y cotidiano” en el que tanto insistió Lenin.
Precisando las ideas
Hemos planteado que la revolución democrática que se desarrolla en América Latina ha asumido una forma de lucha civilista, pacífica, electoral, institucional. De acuerdo a este planteamiento, la combinación de todas las formas de lucha, especialmente la armada, es inconveniente en la coyuntura actual. No es cuestión de principios, es cuestión de táctica, aunque la humanidad debería ir colocando el tema de los métodos de lucha política a nivel de principios.

Esta revolución no es un invento de nadie, ni tiene dueños. Es producto del acumulado de las resistencias de siempre. De siglos de resistencia de nuestros pueblos indios y afros, de movimientos campesinos y obreros, de gran variedad de luchas políticas y sociales. Es a la vez, resultado de un proceso de mestizaje racial y cultural que está sentando las bases de nuestra identidad “indo-afro-euro-americana”.

Identidad que no es “única”, sino que a su vez es una “suma cuántica” de identidades particulares en plena construcción y re-construcción. Esas fuerzas sociales y políticas resultantes, unas más organizadas que otras de acuerdo a la dinámica histórica de cada país, desencadenaron a partir de 1998 fenómenos electorales que desplazaron del poder político (gobiernos) a los partidos políticos oligárquicos. En eso consiste la “derrota política” de las oligarquías y el imperio. No es ni su derrota total ni nuestro triunfo absoluto, pero sí es un punto de continuidad a tener en cuenta.

Ser gobierno no significa “llegar al Poder”.[3] Lo que se oficializa es la existencia de una fuerza, una conciencia materializada en acción política, que es el producto de grandes y pequeñas luchas, movilizaciones, experiencias electorales, ejercicios de gobiernos locales y regionales, esfuerzos teóricos, muchos éxitos parciales, así como fracasos y derrotas. Todo suma.

Al acceder a los gobiernos, “ganamos” para las masas un aparato político. Es parte de un Estado heredado de regímenes oligárquicos corruptos, burocráticos y ladrones. Fue creado y adaptado para oprimir y estafar al pueblo. Es un aparato ineficiente, parsimonioso, nada transparente, que está soportado en falsos “valores democráticos”, “legitimados” en la mente de la mayoría de la población durante 200 años de “vida republicana”.

La aparente libertad política, la democracia representativa, las elecciones cada cierto tiempo, y toda la carga ideológica que hay detrás de ello, constituyen una institucionalidad vigente. A pesar de ser una falsa democracia, de erigirse en una herramienta para engañar a las masas, es una legalidad que existe, que no podemos borrar de un plumazo, que incluso ahora, tiene soportes internacionales que son aceptados por nosotros mismos.

Al asumir la vía pacífica y civilista, no podemos desconocer olímpicamente esa institucionalidad. Además, a pesar de todo lo anterior, es un poder concreto, con el que nos oprimen y dominan, que no podemos menospreciar. Si tenemos vocación de poder no podemos asustarnos con ser gobierno. Es parte de la “dualidad de Poderes” que estamos viviendo.
Dos poderes que conviven y se enfrentan
En América Latina existe una situación de “dualidad de Poder”. Se enfrentan dos poderes: Un poder “insurgente” que está naciendo, y una fuerza “reaccionaria” que se resiste.
Las clases subordinadas que insurgen a la vida política se apoyan en una institucionalidad existente (representativa), que no niegan, pero que pretenden transformar hacia lo participativo.
Las clases dominantes defienden sus intereses económicos, aferrándose a instituciones como la iglesia, los medios de comunicación, los gremios empresariales, y sus vínculos con organismos internacionales. Darían la vida por anular esa precaria democracia, pero no pueden.

El poder adquirido por las clases subalternas está concretado y concentrado en personas, líderes, gobernantes, parlamentarios, y algunas cabezas de los movimientos populares. Las organizaciones sociales existentes sirven de apoyo y cobertura.

Pero se debe reconocer que los movimientos nacionalistas, así tengan un acumulado socio-político histórico importante, no cuentan con estructuras políticas consolidadas. Ello explica la relevancia que adquiere, en el momento, la figura de los líderes, pero también, nos hace más conscientes de la importancia fundamental de contar con claridad política.

Las oligarquías y el imperio cuentan con el poder del capital, el “mercado globalizado”, la propiedad de la tierra, la fuerza de la costumbre y la existencia de una ideología dominante, individualista, utilitarista, divisionista, que pesa sobre todo entre las clases medias, que tienen un relativo peso en algunas sociedades urbanizadas a la fuerza. Es un gran poder, un inmenso poder, y por ello el reto y la dificultad es muy grande.

Esas fuerzas reaccionarias intentan recuperar su poder político de diversas formas. Acuden a la mentira, acomodan las leyes para entrabar nuestra gestión gubernamental, tratan de cerrar los espacios, crean terrorismo económico, chantajean al pueblo e intentan neutralizar, atemorizar y a veces comprar, a los líderes nacionalistas y revolucionarios. Cuando se ven perdidos, utilizan fuerzas retrógradas de los ejércitos para dar golpes de Estado.

Es lo que ha venido ocurriendo. En eso consiste la situación de “dualidad de poder”. El pueblo acumulando fuerza y sus enemigos queriendo desgastarlo. Las fuerzas populares gobernando, avanzando, ganando tiempo, apoyándose en una institucionalidad que – en forma paradójica - la vida terminó colocando como una especie de “protección”. Pero, mucho ojo, es como el caparazón de la crisálida, que la protege, pero si la mariposa se queda más del tiempo necesario, se le convierte en su tumba.
continuará
[1] Ver: Algunas particularidades de la revolución democrática en América Latina. http://colombia.indymedia.org/news/2009/09/106451.php
[2] Frase de mi amigo Tito Pulsinelli. Selvas blog.
[3] La vía insurreccional generaba una sensación de triunfo definitivo. Lo ocurrido con las revoluciones del siglo XX, dejan ver que era simple ilusión. Las clases sociales reaparecen, las relaciones sociales se reproducen, no sólo a partir de la economía, influyen aspectos políticos y culturales.
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