RICOMINCIA
TP
Dopo Israele, l'Egitto e' il Paese più finanziato dagli Stati Uniti e Mubarak è stato sempre un loro uomo, diligente esecutore, sposato agli interessi dell' "occidente". Ora che la corda s'e' rotta, Washington e Bruxelles salgono sulla cattedra della loro presunta "superiorita' etica e democratica" e spandono ipocrite direttive. Cercano di minimizzare i danni, sbarazzarsi della loro ormai inservibile creatura, prima che faccia danni maggiori. Insomma, salvare capre e cavoli, con un'improbabile operazione di cosmetica miracolistica, che possa far dimenticare passato e presente. E che consenta di continuare imperterriti lo stesso andazzo. E' una tardiva illusione, ma che si può sperare da chi non aveva usmato che i Ben Alí e i Mubarak erano degli odiati cadaveri ambulanti?
Dopo Israele, l'Egitto e' il Paese più finanziato dagli Stati Uniti e Mubarak è stato sempre un loro uomo, diligente esecutore, sposato agli interessi dell' "occidente". Ora che la corda s'e' rotta, Washington e Bruxelles salgono sulla cattedra della loro presunta "superiorita' etica e democratica" e spandono ipocrite direttive. Cercano di minimizzare i danni, sbarazzarsi della loro ormai inservibile creatura, prima che faccia danni maggiori. Insomma, salvare capre e cavoli, con un'improbabile operazione di cosmetica miracolistica, che possa far dimenticare passato e presente. E che consenta di continuare imperterriti lo stesso andazzo. E' una tardiva illusione, ma che si può sperare da chi non aveva usmato che i Ben Alí e i Mubarak erano degli odiati cadaveri ambulanti?
Dopo la nazionalizzazione del Canale di Suez decretata da Nasser e l'invasione franco-britannica, "l'occidente" non ha mai cessato di interferire pesantemente nelle questioni interne dell'Egitto. Con Mubarak stanno perdendo il più fedele ed incondizionale dei vassalli. A cui era facile imporre dall'esterno qualsiasi cosa decidesse Washington. Non solo scelte geopolitiche, alleanze internazionali, ma pure le politiche economiche coniate dal Fondo Monetario o dalle mafie finanziarie internazionali, che hanno portato la fame nelle campagne egiziane.
La ribellione non attiene solo alla "rappresentanza politica", ma anche all'occupazione, al reddito diffuso ed alle calorie consumate. Crolla un regime e la sua politica sociale. Su questo, Washington e Bruxelles non hanno niente di nuovo da dire, nè da fare. Il vento che sta soffiando con forza sull'intero spazio sociale nord-africano e del Medioriente marca la fine del ciclo di aggressioni dall'esterno e del dispotismo antipopolare di "presidenti vitalizi" a libro paga di Washington e Bruxelles. Crollano i satrapi devoti all'importazione intensiva dI dognatica liberista, incapaci di fornire soluzioni alla crisi alimentaria. Il vento che prende forza riporta all'ordine del giorno il panorama e le soluzioni endogene che presero corpo dopo il ciclo anticoloniale con le rivoluzioni democratico-nazionali ed il "socialismo" pan-arabo. Di questo si tratta, e l'evocazione dei fantasmi fondamentalisti o la reiterazione del miraggio "occidentalista" non riescono a deformare i tratti emergenti di una ribellione sociale trans-nazionale. La storia non era finita. Ricomincia,
Mi verrebbe da riprendere la parola che da anni gira per le strade del Cairo. Kifaya. Basta. Ne ho abbastanza. Sono giorni che leggo la stampa italiana sull’Egitto, e giorni che m’imbatto in articoli catastrofisti. Di quelli: se cade Mubarak sono guai per noi. O meglio, per l’Occidente. O meglio, per quell’ambiente artificiale che avevamo creato: una specie di resort, di albergo a cinque stelle politico, in cui gli altri sono solo i camerieri che ci devono servire cocktail a bordo piscina. Senza nome, senza faccia. Invisibili. Ops, ma i camerieri si sono ribellati! Quel dommage. Ma come… Ops, sono esseri pensanti, e magari hanno anche pensieri politici. Parlano di libertà, democrazia, dignità. Ops, ma allora non hanno solo fame perché lì, in quegli alberghi a cinque stelle gli danno uno stipendio da fame. E allora, ora, che succede? Ho letto che Hosni Mubarak è un moderato. Anzi, è il campione dei moderati. Ho letto che














