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jueves, 19 de julio de 2018

MIGRAZIONI: VOLETE AIUTARE l'AFRICA? ALLORA SMETTETELA CON LE SPEDIZIONI MILITARI della NATO-USA-FRANCIA


Immigrazione: il cinismo del buonismo - STOP alle INVASIONI MILITARI della NATO, STATI UNITI e FRANCIA  in LIBIA, MALI, NIGER - BASTA CON l'ELIMINAZIONE dei LUMUMBA, i THOMAS SANKARA e gli ESPONENTI della NUOVA CLASSE DIRIGENTE AFRICANA...

ALESSIO TROVATO Patrice Lumumba e Thomas Sankara lo avevano detto – non c’è bisogno di aiutare l’Africa, c’è bisogno di lasciarla in pace. ‘Facciamoli entrare tutti’ o ‘aiutiamoli a casa loro’ sono entrambi slogan da cocktail di chi in

lunes, 11 de junio de 2018

L'Italia ha dato all'UE piú di quanto ha ricevuto


GAS LIQUIDO USA COSTA il TRIPLO di QUELLO RUSSO

Coriolanis Il golpe costituzionale che doveva scolpire sulla lapide del tempo che l'Italia é una repubblica "fondata sull'euro e sulla NATO" si é sbriciolato contro lo scoglio di una rinascente sensibilitá sociale, diffusa e sorgiva. Si espande la nitida percezione della differenza,

martes, 1 de noviembre de 2016

5 reasons Hillary Clinton should be in prison

Hillary Clinton’s crime sheet reads like that of an old mafia boss only with the

domingo, 3 de abril de 2016

ENI: Enrico Mattei e il cartello del petrolio (video)


C'è un abisso storico con l'Italia del dopoguerra che riesce a dotarsi di uno strumento autonomo per approvvigionarsi delle materie prime energetiche, grazie a uomini come Enrico Mattei. Oggi, la classe dirigente italiana di passaporto -ma globalista de facto- ha compiuto il capolavoro di tirarsi la zappa sui piedi: tributaria della NATO per aggredire la Libia, e omertà assoluta con i killers di Gheddafi. Il tutto per

viernes, 1 de abril de 2016

USA: Bernie Sanders as Commander-in-Chief


Tulsi Gabbard, a Hawaii congresswoman and Iraq War veteran, stars in a stunning ad endorsing Bernie Sanders as “Commander-in-Chief,” a potential turning point in the Democratic race, writes Robert Parry. 

Robert Parry ConsortiumNews
Sen. Bernie Sanders’s landslide victories in Washington State, Alaska and Hawaii on Saturday coincided with a long-awaited signal that he may finally be ready to challenge former Secretary of State Hillary Clinton on the “Commander-in-Chief” question, which has been regarded as one of her key strengths.

viernes, 12 de febrero de 2016

USA-Libia: Le e-mails di Hillary Clinton

Usa, Dipartimento di Stato riclassifica alcune e-mail Clinton
Contrainjerencia A capodanno furono svelati 3000 messaggi di posta elettronica di Hillary Clinton quando era segretaria di Stato. Sono stati ripresi da diversi media statunitensi, tra cui la CNN. Gli storici saranno sorpresi da alcune rivelazioni esplosive contenute nei messaggi di posta elettronica sulla Libia: la legittimazione dei crimini dei ribelli, le operazioni

miércoles, 10 de febrero de 2016

Discurso de Veterano de la guerra en Irak Mike Prysner: “El enemigo está aquí frente a nosotros..."

< br /> english-español “Nuestro verdadero enemigo no son los que viven en una tierra lejana, cuyos nombres o políticas no entendemos; el verdadero enemigo es un sistema que hace la guerra cuando es rentable, los directores generales que nos despiden de

jueves, 10 de septiembre de 2015

DOPO ASSAD, IL DILUVIO? L’IMPERO AMERICANO DA CESARE A ROMOLO AUGUSTOLO IN DIECI ANNI

http://www.indymedia.ie/attachments/dec2004/george_bush_muslim.jpg
Antonio de Martini blog 
Tra i tanti commentatori, strateghi, maghi e chiromanti che si occupano della guerra in Siria e della crisi nel vicino e Medio Oriente, mai nessuno che si chieda cosa succederebbe se Bashar el  Assad ed il suo governo dovessero soccombere agli attacchi armati interni ed esterni di cui sono oggetto da oltre quattro anni. Quando nel 1991 il governo USA non era ancora  completamente istupidito dalla ereditarietà del potere, decise – pur vittorioso sul campo di battaglia-  di non sostituire il governo di Saddam 


sábado, 16 de junio de 2012

L'ipocrisia della guerra (video)


Discutono il Gen. Fabio Mini, Manlio Dinucci giornalista de "Il Manifesto", Gianandrea Gaiani Direttore di "Analisi Difesa" e Alessandro Politi Direttore della "Nato Defence College Foundation".

martes, 14 de junio de 2011

NATO: Gates tira le orecchie a tutti

Esige più soldi per gli armamenti "made in USA", obbligatori nella NATO - Da agosto, Norvegia si ritira dalla guerra in Libia
TP - Robert Gates, ministro della difesa uscente degli USA, ha espresso "rammarico" e insoddisfazione all'adunanza generale della NATO. Gates ha tirato le orecchie a tutti, quasi si trattassero degli scolaretti convocati per il discorso di fine anno. I lamenti convergevano sulla scarsa partecipazione degli europei alle operazioni belliche per il "trapianto della democrazia" in Libia. Ha sottolineato che meno della metà dei soci NATO ha un qualche ruolo attivo, e solo cinque si sono infrascati a livello militare. Paradossalmente, salvo la Francia, brillano solo monarchie: inglese, danese, olandese, affiancate dai feudali petromonarchi d'Arabia.

martes, 22 de marzo de 2011

Putin: Risoluzione dell'ONU contro la Libia sembra un appello ad una crociata

Ban Ki-moon contestato nella Piazza Tarhir del Cairo
La Libia è un osso appetibile, ad alto valore proteico, però duro da rodere: sanguinano le gengive occidentali
Putin in visita ad una fabbrica di Voltinsk ha detto che la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell'ONU "mi ricorda un appelo medioevale ad una crociata, quando qualcuno chiamava ad andare in qualche luogo a liberare qualcosa". Il primo ministro russo sottolinea che se si legge attentamente il testo della risoluzione "è chiaro che consente a tutti di compiere qualsiasi azione contro uno Stato sovrano".
Putin ha evidenziato che la risoluzione su cui la Russia si astenne -anzichè esercitare il suo diritto di veto- è "dannosa e imprecisa". Putin ha poi ricordato che ormai è una costante degli Stati Uniti attaccare altri Paesi, lo fece Clinton in Yugoslavia,

jueves, 10 de marzo de 2011

La atención está en Libia, la importancia geoestratégica en Bahrein

La bolsa de valores saudita cae con una media del 6% diario - Arabia S. en jaque - Aumenta influencia de Irán - El verdadero talón de Aquiles de Obama - Oposición ya hablaba en 1994 de una privatización completa de la economía libia -
Alberto Cruz - CEPRID
Una vez más jugando el juego de la burguesía: que si Gadafi es bueno, que si es malo, que si ya no controla el país, que si hay que ocupar el país, que si se le apoya desde América Latina, que si hay que criticarle… Con una habilidad pasmosa, la burguesía ha desenfocado las revueltas que se están produciendo en el mundo árabe: en Egipto y Túnez la clase media que impulsó las revueltas, con el apoyo del Ejército, no duda en atacar a quienes quieren ir más allá de meras reformas cosméticas para que todo siga igual y ellos tengan su parcelita de poder para evitar su progresivo empobrecimiento; en Marruecos y Jordania siguen las movilizaciones, ya con críticas a las respectivas monarquías (algo novedoso) pero se han vuelto inexistentes. Apenas algún suelto entre la maraña de crónicas desde las “zonas liberadas” de los “enviados especiales” a Libia. Pero no es aquí donde se está jugando el futuro del mundo árabe tal y como hoy le conocemos, sino en 
Bahrein, la mecha que puede prender las revueltas en todo el Golfo Pérsico.
La importancia geoestratégica de lo que sucede en este pequeño país es de tal calado que si triunfa la revuelta en marcha afectará a Kuwait y a Arabia Saudita.
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