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lunes, 8 de octubre de 2018

VENEZUELA+8 NON HANNO BANCA CENTRALE PRIVATIZZATA


Resultado de imagen para banca d'italia
Riproponiamo un articolo giá pubblicato il 31 marzo 2014

Attilio Folliero - 
Sono solamente 9 i Paesi che hanno la Banca Centrale che non appartiene ai Rothschild. Sono: Cina, Russia, Iran, Venezuela, Ungheria, Siria, Cuba, Islanda e Corea del Nord. Tre di questi Paesi, nell'ordine Russia, Iran e Venezuela, sono anche le tre più grandi riserve energetiche del mondo, considerando le riserve di petrolio, gas e carbone.

jueves, 17 de octubre de 2013

Dappertutto cominciano a confiscare i depositi bancari ('alla Cipro')

Vogliono i nostri soldi  per i futuri fallimenti delle grandi banche: Polonia, Canada, Italia, Nuova Zelanda
 
Michael Snyder Come potrete leggere di seguito, in Polonia i fondi pensione privati sono stati appena alleggeriti da parte del governo ed è stato organizzato un "bail-in" per una delle più grandi banche italiane. Purtroppo, questo è solo l'inizio. Il precedente che è stato fissato a Cipro viene utilizzato come modello per la creazione di procedure di bail-in in Nuova Zelanda, in Canada e in tutta Europa. E' solo una questione di tempo prima di vedere accadere questa cosa negli Stati Uniti. D'ora in poi, chiunque mantenga una grande quantità di denaro in un

 Cyprus-Style Wealth Confiscation Is Now Starting To Happen All Over The Globe (QUI)

martes, 29 de enero de 2013

L'Islanda vince sull’UE: non dovrà risarcire le banche straniere

La piccola isola tra i ghiacci ha vinto oggi una importante battaglia legale nei confronti dell’Unione Europea in materia di compensazioni per le perdite causate agli investitori stranieri a causa de fallimento di alcune banche islandesi avvenuto cinque anni fa. 
Il Tribunale dell’EFTA (Associazione Europea del Libero Commercio, alla quale aderiscono oltre ai paesi dell’UE anche Islanda, Liechtenstein e Norvegia), con sede a Lussemburgo, ha stabilito oggi che il governo dell’Islanda non ha violato la legislazione

martes, 6 de diciembre de 2011

Islanda, dove i banchieri della crisi vengono arrestati.

un "debito detestabile" è quello contratto dallo Stato con le banche e che non porta benefici alla popolazione
REYKJAVIK – La scorsa settimana in Islanda sono state arrestate nove persone considerate responsabili del crack finanziario che ha coinvolto lo stato islandese nel 2008, portandolo sull’orlo della bancarotta. La rivoluzione pacifica che sta avvenendo in Islanda, e di cui nessuno parla, nasce proprio nel 2008, quando il governo allora in carica decide di nazionalizzare le tre maggiori banche del paese, i cui creditori erano per la maggior parte britannici e nord americani
Come è uscita dalla crisi l'Islanda? Facendo il contrario (vedi)

martes, 28 de junio de 2011

Islanda:"Los ciudadanos debemos tomar las riendas" (entrevista)



“Ha sido una revolución contra el poder político-financiero neoliberal que nos ha conducido a la crisis”, dice Gunnar Sigurdsson.   Su documental Maybe I should have cuenta los hechos.
La vanguardia

 




 

Un día estaba sentado delante de la tele escuchando como los políticos negaban la crisis... Me entraron ganas de tirar dardos contra la pantalla, pero en lugar de eso creé el Foro Abierto Cívico.
Pues tiene que estar orgulloso de lo que han logrado.
Hemos hecho dimitir al Gobierno al completo y se han nacionalizado los principales bancos. Por votación popular, nos negamos a pagar la deuda que estos contrajeron con Gran Bretaña y Holanda a causa de su execrable política financiera. Y estamos juzgando al primer ministro que permitió el desastre.

jueves, 23 de junio de 2011

Islanda: Dove si puniscono i banchieri responsabili della crisi

Hanno fatto una rivoluzione pacifica che è riuscita a rovesciare un governo, abbozzare una nuova costituzione, nazionalizzare tre banche e manda in galera i delinquenti finanziari responsabili del crack del paese. 
La scorsa settimana a Londra e Reykjavik sono state arrestate 9 persone per la loro presunta responsabilità nel crollo finanziario dell’Islanda del 2008, una crisi profonda che si è sviluppata in una reazione pubblica senza precedenti che sta cambiando la direzione del paese. È stata una rivoluzione senz’armi in Islanda, paese che ospita la più antica democrazia al mondo (dal 930), e i cui cittadini sono riusciti a effettuare il cambiamento solo facendo dimostrazioni e sbattendo pentole e tegami. Perché gli altri paesi d’Occidente non ne hanno neppur sentito parlare? 

sábado, 31 de julio de 2010

Islanda: Paradiso informatico

Marcello Urbani www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Paradisi_informatici#body
Nel famigerato "decreto intercettazioni" sono incluse norme che estendono la disciplina dell'obbligo di rettifica a siti internet e blog, senza distinguere tra siti "istituzionali" e personali. Non importa se un sito sia gestito da un privato nei ritagli di tempo o abbia una vera redazione: è comunque tenuto a pubblicare una rettifica entro 48 ore dalla richiesta, con pene fino a 12.500€.
Evidentemente questa storia, che un qualunque cittadino possa parlare a più persone di quante ne trovi al bar sottocasa, non va proprio giù ai politici italiani, vista l'insistenza con cui si ripropongono queste limitazioni alla libertà di espressione in rete.

In Islanda invece han deciso di fare il contrario, adottando una legislazione innovativa che consente la più ampia libertà di espressione e candidandosi apertamente a diventare un "paradiso" per il giornalismo investigativo e la trasparenza.
L'hanno chiamata Icelandic Modern Media Initiative (IMMI) e consiste in modifiche a ben 14 leggi: si stima che ci vorrà un anno perchè sia del tutto operativa, ed ovviamente non mira a creare una situazione stile "far west" in cui chiunque può pubblicare qualunque cosa senza renderne conto a nessuno, ma piuttosto a limitare l'uso strumentale ed intimidatorio delle leggi contro la diffamazione.

Dal sommario, verrà garantita:
protezione degli informatori; protezione dell'anonimato delle fonti (tradire una promessa di anonimato sarà un reato); protezione delle comunicazioni tra giornalista e fonti prima della pubblicazione; limiti alle restrizioni preventive; immunità degli intermediari, come gli ISP e le società di telecomunicazion; protezione dalle legislazioni straniere: si considerano irrilevanti le sentenze provenienti da altri paesi che restringano la libertà di espressione oltre quanto previsto dalle leggi islandesi, e si introduce la possibilità di controquerelare in Islanda le controparti straniere; limitazione della responsabilità degli editori (1); protezione dagli abusi processuali (cause pretestuose, ecc. ) contro la libertà di espressione; società a responsabilità limitata virtuali (2) (???).

Vengono citati anche un premio internazionale per la libertà di espressione ed una "legge ultramoderna sulla libertà di informazione", espressione che in se non significa nulla e credo sia una scatola per il resto.
Come detto, il tutto sarà operativo solo tra un anno o più e per dare un giudizio definitivo bisognerà vedere l'implementazione pratica dei principi, ma resta un'iniziativa encomiabile. Anche perchè è probabile che finisca per attirare in Islanda le iniziative più controverse e con esse varie grane internazionali. Ed in un momento in cui il paese è già sotto attacco per motivi pretestuosi.

A maggior gloria degli islandesi va ricordato che un po' ovunque ci sono iniziative per limitare la libertà di parola in rete. Per esempio, una legge sulla censura di internet è da tempo in discussione in Australia; in Svezia una legge che consente allo stato di spiare telefoni ed internet ha spinto un grande numero di persone a votare in massa per il PiratPartiet, giunto al 7%; perfino certi regolamenti internazionali si occupano della faccenda, soprattutto per la protezione dei copyright.
Anche in Islanda la legge corrente aveva consentito ad una banca di vietare la pubblicazione di informazioni sul suo stato di salute. Quando Wikileaks lo ha reso noto la pressione dell'opinione pubblica ha obbligato il tribunale a ripensarci ed ha ispirato al parlamento l'iniziativa IMMI.

(1) Pare che recenti norme europee considerino ogni visione di una pagina web una nuova pubblicazione (non ho trovato riferimenti); per questo, sembra, molti giornali vanno rimuovendo gli articoli vecchi di anni per limitare i potenziali contenziosi.
(2) In inglese: "Virtual limited liability companies", non ho ben capito di che si tratti in pratica, e se siano le società o la responsabilità ad essere virtuale. Suppongo la prima, ma la descrizione non chiarisce. Si dice ispirata alla legislazione LLC del Vermont: qualcuno la conosce?

miércoles, 30 de junio de 2010

Islanda: Proposta di Wikileaks approvata all'unanimità dal parlamento

WikiLeaks, sito internet che pubblica documenti governativi e aziendali riservati, ha l'obiettivo di creare un'area dove vi sia piena libertà d'informazione

www.peacereporter.net
Il parlamento islandese ha approvato la proposta di WikiLeaks, nota come Modern media initiative, per trasfromare il paese nordico in un porto franco per il giornalismo investigativo. L'iniziativa di WikiLeaks, sito internet che pubblica documenti governativi e aziendali riservati, ha l'obiettivo di creare un'area dove vi sia piena libertà d'informazione e dove sia garantita la protezione agli informatori dei giornalisti. I parlamentari islandesi hanno aderito al progetto con 50 voti favorevoli, zero voti contrari e un'astensione.

La Modern media initiative "potrebbe rappresentare un catalizzatore per una riforma legislativa sulla libertà d'informazione che è necessaria a livello globale", recita il sito Index on Censorship. Secondo la parlamentare europea ed ex magistrato Eva Joly, "la mozione stimola l'integrità e la trasparenza da parte dei governi." L'Islanda potrebbe presto diventare, quindi, il fulcro delle attività dei media internazionali digitali, editori, banche dati, e organizzazioni per i diritti umani.

L'accoglimento della proposta di Wikleaks giunge proprio mentre il suo fondatore, l'australiano Julian Assange, è ricercato dal governo Usa, che lo vuole arrestare con l'accusa di divulgazione di materiali militari classificati. Il sito di controinformazione avrebbe infatti ricevuto da un ex soldato di stanza a Baghdad, Bradley Manning, documenti e video molto imbarazzanti per il Pentagono: le drammatiche immagini (già pubblicate) dell'elicottero Usa che spara sui civili a Baghdad, un dossier di 260 mila pagine che rivelano maltrattamenti sui civili, e sopratutto un video che testimonierebbe la strage di 147 civili afgani uccisi lo scorso maggio in un bombardamento Usa.

La decisione islandese va letta anche in reazione allo scandalo scoppiato nel 2009, quando è emerso che il principale canale televisivo nazionale, Ruv, era stato censurato dalla banca Kaupthring. Dal 2007 al 2009, l'Islanda è passata dal primo al nono posto nella lista dei paesi dove vi è libera informazione. La società civile islandese, le aziende, il mondo dell'informazione hanno accolto favorevolmente la proposta di creare un "paradiso mediatico" nel Paese,

miércoles, 10 de marzo de 2010

Islandia: Referendo impone el NO al pago de la déuda externa

Con el Referendo de la semana pasada, el 93% de los ciudadanos de Islandia decide que el gobierno debe interrumpir el pago de la déuda externa - Decisión trascendental que reafirma la prioridad de los derechos del pueblo sobre la especulación financiera - Inglaterra y Holanda seriamente afectadas

J. Jacks
¿Deben ser os ciudadanos quienes paguen las deudas derivadas de los desmanes cometidos por sus entitades finacieras?

Durante décadas, la economía islandesa estuvo controlada por los partidos políticos a través de un sistema financiero compuesto básicamente por tres entidades (Landsbanki, Kaupthing y Glitnir) y por un Banco Central cuyos miembros eran elegidos políticamente según el resultado electoral. (1)

Su entrada en el Área Económica Europea en 1994 (AEE) trajo la desregulación y la privatización de esas entidades, pero sus dirigentes continuaron siendo nombrados más por razones políticas que por méritos profesionales. Con un regulador (FME) bajo el control político e incapaz de supervisar adecuadamente a las entidades, la posibilidad de un final problemático para todo el sistema era cuestión de tiempo.

Desde 2002 hasta 2008, el país tuvo un rápido crecimiento gracias a la liquidez internacional que permitió el endeudamiento de empresas y familias. Poco ahorro (del 15% del PIB al 10%), elevada inversión (Formación Bruta de Capital del 18% al 33%) y un sector financiero que creció hasta ser varias mayor que el PIB.

Como parte del proceso de crecimiento, Kaupthing y Landsbanki necesitaban fondos y se expandieron internacionalmente ofreciendo intereses sobre depósitos superiores a sus competidores a través de Icesave (Landsbanki) y Kaupthing Edge (Kaupthing). En total, unos 9.000 millones de euros entre particulares y planes de pensiones holandeses e ingleses.

Icesave se crea en Islandia, con lo que la obligación de supervisión recae en el regulador islandés, no en el del país de origen de los depósitos, lo cual tendrá importancia en los acontecimientos futuros (el caso de Kaupthing Edge es ligeramente diferente). (2)

Para 2006, ya había indicios que la situación del sistema financiero no era buena. Así lo expuso el Danske Bank, pero saltaron los patriotas criticando el informe y defendiendo la solvencia del sistema financiero.

En abril de 2008 los problemas ya eran serios. No obstante, Landsbanki reafirma que es solvente y que los problemas son por el acoso de especuladores internacionales, lo cual corroboraría el gobernador del Banco Central. En Junio, nuevo informe alertando de la situación. Como el que oye llover. (3)

A finales de 2008 aparece la crisis. La corona se deprecia, lo que afecta a las entidades que están endeudadas en moneda extranjera. El PIB islandés se desploma, el desempleo crece y el déficit se descontrola. Landsbanki decide prohibir la retirada de fondos. El gobierno interviene la entidad y la divide en dos: los depósitos de los islandeses se colocan en la nueva entidad y se garantizan por el Estado y el resto se dejan en la “vieja” entidad sin garantizar, lo cual afecta a los depósitos de los clientes extranjeros.

Como respuesta, el premier Brown (ndr Inglaterra) ordena congelar los activos de entidades islandesas en el Reino Unido, lo que propicia la quiebra de Kaupthing, y por contagio, el colapso de todo el sistema financiero islandés, que a su vez provoca el del comercio exterior, la racionalización del efectivo en Islandia y la petición de ayuda al FMI.

Para evitar la pérdida de credibilidad del sistema británico, Brown había anunciado que ningún depositante perdería su dinero en el caso de quiebra de una institución financiera, lo cual le lleva a asegurar los depósitos de los ciudadanos británicos en Icesave al mismo tiempo que exige al gobierno islandés la devolución de esos depósitos.

Finalmente, se llega a un acuerdo. El equivalente al Fondo de Garantía Depósitos ingles y el holandés cubrirían una parte de los depósitos de sus ciudadanos y el resto lo cubrirá el FGD islandés (Tryggingarsjóður) vía impuestos. Islandia dedicará el 1,4% de su PIB hasta 2026 para pagar las deudas de sus entidades con los depositantes extranjeros.

Asunto terminado. No. Algo insólito (para un español) ocurre. Los ciudadanos islandeses ordenan a su presidente que revoque el acuerdo del Parlamento por el que se aceptan las condiciones inglesas y le ordenan que organice un referéndum para que sean ellos, los ciudadanos, los que decidan si se paga la deuda. Según ellos, su país no puede dedicar el 50% del PIB a pagar la deuda contraída por entidades financieras semi-públicas y critican la aquiescencia y pasividad del Banco de Islandia para atajar el problema. (4)

Según las encuestas, el 74% de los islandeses votarán en contra en el referéndum. Si ello ocurriera, probablemente el país no recibirá la próxima ayuda de 1.800 millones de euros ya acordada. Probablemente se limitará la opción de entrar en la Unión y la refinanciación de la deuda que vence en 2011 será más difícil.

¿Quién tiene razón? Como miembro del AEE, un gobierno estaría obligado al pago de cierta deuda de sus entidades y el otro gobierno puede reclamar la devolución de los fondos de sus ciudadanos, pero la legislación no es clara. ¿Se refiere a la obligatoriedad de que exista un fondo que cubra cierto nivel de deuda o a su pago total?

En la Unión, existe el nuevo concepto de “compartir la carga” (Burden Sharing) que obliga a los accionistas de entidades intervenidas por el Estado a asumir la deuda, pero Islandia no es aún país miembro de la UE. Por otra parte, los acuerdos deben cumplirse.

Pero, ¿no existe responsabilidad del regulador nacional por dejar que un banco extranjero ofrezca a sus ciudadanos remuneraciones tan altas sin verificar su situación financiera?

¿Puede un gobierno congelar los activos de una entidad financiera extranjera en su país sin resolución del Parlamento Europeo, ni del BCE ni del Ecofin al respecto?

¿Qué obligación tienen los ciudadanos de pagar las deudas contraídas por una entidad financiera privada? ¿Y si la entidad es pública?

El ciudadano islandés que haya contraído deudas con su entidad tendrá que pagarlas y asumir su parte en su crisis, de igual forma que aquel que no se haya endeudado no tendrá que hacerlo. Lo que los ciudadanos no desean es tener que pagar las deudas privadas de entidades privadas por la falta de control público sobre ellas, y sobre todo, que otros decidan por ellos.

El caso islandés es ejemplo para otros países por lo que supone de cómo se origina una crisis, cómo se niega cuando unos informes alertan de su gravedad, cómo un regulador permite que ello ocurra y cómo los manejos público-privados en instituciones financieras terminan provocando consecuencias negativas para los ciudadanos del país.

Por lo que por desgracia el caso islandés no es ejemplo para otros países es por la valentía democrática de un pueblo al decir no a sus gobernantes y por querer decidir su futuro sin que nadie se lo imponga.

¿Y nosotros? ¿Cuándo vamos a decidir nuestro futuro nosotros?

Notas:

(1) Landsbanki, la mayor entidad, aunque privado durante buena parte del periodo de crecimiento islandés, fue originalmente un banco para operaciones retail. Posteriormente pasaría a actuar Banco Central hasta 1961, para ser finalmente privatizado en el 2004.

(2) Como resultado, Icesave no era vigilado por la Autoridad Servicios Financiera inglesa, sino que operaba a través del “Passport Scheme” como miembro del AEE.

(3) Entre las medidas aprobadas por el nuevo gobierno formado tras el colapso del partido en el poder, esta la petición efectuada al gobernador del Banco Central a la renuncia de su cargo por su incompetencia en la crisis. Roma no paga traidores.

(4) Por lo que supone de inusual para la práctica democrática de algunos países, se ha adjuntado en el artículo una traducción casi literal del texto del presidente Islandés por el cual convocaba el referéndum. Extraído de Cotizalia.

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