"...le autorita' italiane non debbono tutelare solo gli interessi delle vittime del terrorismo, ma anche quelli di chi opera -in tutti i sensi- col Paese sudamericano".
Franceso Giappichini
http://www.musibrasil.net/
Il sottosegretario agli Affari esteri, Alfredo Mantica, si é recentemente scagliato contro la comunitá italiana in Brasile, additandola come corresponsabile – col proprio assordante silenzio, dice lui – del riconoscimento dello status di rifugiato politico a Cesare Battisti. (A questo link si puó accedere al Comitato di solidarietá nei confronti dell’ex militante, ndr).
E quindi del probabile diniego all’estradizione. Ecco, a nostro parere l’onorevole Mantica ha colto perfettamente il punto: agli italiani presenti in Brasile, si tratti di turisti dal lungo soggiorno, o di bisnipoti di antichi emigranti, della vicenda non interessa prorio nulla.
O meglio, sono semmai indignati dalla determinazione italica nel voler incrinare i rapporti diplomatici con la decima potenza mondiale, oltretutto in un periodo di grave crisi economica.
Del resto, come il suddetto onorevole dimostra di sapere, la vicenda non puó certo interessare i cosiddetti oriundi, che si sentono in primo luogo brasiliani, e se proprio debbono fare il tifo, lo fanno a difesa della propria sovranitá nazionale.
Passando ai migranti di prima generazione, dal pizzaiolo che sforna pizze a Fortaleza, all’imprenditore dell’interland paolista, va anche peggio, dato che da anni si sentono abbandonati dalle autoritá – specie quelle diplomatico-consolari – della madrepatria.
Aggiungiamo poi, prima di rimandarvi al servizio pubblicato sul portale della “Fondazione italiani” dedicato all’argomento, che i brasiliani – ma non solo loro – sono estremamente gelosi della propria sovranitá territoriale. Ma per la Francia, gli Stati Uniti, o la stessa Italia all’epoca del caso Sigonella, non valeva la stessa cosa?
E concludiamo con un’ulteriore osservazione, che a nostro parere spiega questo supposto sgarbo diplomatico piú di ogni altra pleonastica elucubrazione politologica. Il Brasile, e Mantica senz’altro lo sa, é una Nazione giovane, anziché una gerontocrazia come il Belpaese, ancora alle prese con vecchi rancori e con i fantasmi del passato.
Il decennio dei Settanta é quindi percepito come qualcosa di maledettamente remoto, in cui gran parte dell’Europa (quella dell’est, e non solo) era governata da governi dittatoriali, in cui in Argentina sono scomparse diciottomila persone, in cui Pol Pot poteva permettersi il lusso di massacrare due milioni di persone.
Quello che peró il sottoscritto non accetta é che le meschinitá, la conflittualitá, e il linguaggio da trivio ormai tipici della politica italiana, siano giunti a contaminare i rapporti – diplomatici e quindi anche economici – col Brasile. Perché le autoritá italiane non debbono tutelare solo gli interessi delle vittime del terrorismo, ma anche quelli di chi opera – in tutti i sensi – col Paese sudamericano.
http://blog.musibrasil.net/2009/01/22/caso-battisti-che-la-facciano-finita/
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