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viernes, 21 de septiembre de 2018

ONG, CAVALLI di TROIA del GLOBALISMO


https://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2018/09/51zdww0ykcl.jpg  
“Con questo notevole e documentato libro Sonia Savioli ci rende edotti del ruolo effettivo che queste organizzazioni svolgono aprendoci gli occhi sulle infinite menzogne che, quotidianamente, ci sono riversate dall’informazione a senso unico in cui siamo immersi e da cui siamo soffocati.
E’ un libro di piacevole lettura, l’autrice possiede una forte carica ironica che rende la lettura oltre che istruttiva anche molto gradevole.

Lo scritto della Savioli, oltre ad informarci sulle varie ONG, traccia una mappa in cui sono evidenziati e dimostrati i rapporti e le interconnessioni esistenti tra di loro e tra i finanziatori sia privati che statali, con i relativi obiettivi, sia quelli dichiarati sia quelli non dichiarati, ma reali.

lunes, 19 de septiembre de 2016

Declaración de la XVII Cumbre del Movimiento No Alineado


Declaración de la XVII Cumbre del Movimiento No Alineado.
Países No Alineados,Isla de Margarita, República Bolivariana de Venezuela
17 - 18 de Septiembre 2016 
 DECLARACIÓN DE LA XVII CUMBRE DE LOS JEFES DE ESTADO Y DE GOBIERNO DEL MOVIMIENTO DE PAÍSES NO ALINEADOS (MNOAL)
Conscientes del hecho de que la historia y la realidad del mundo en que vivimos hoy demuestra que son los países en desarrollo los que sufren más intensamente 

Dichiarazione Finale del 17° Vertice dei Capi di Stato e di Governo del Movimento dei Paesi Non Allineati (MNOAL)  qui

viernes, 9 de septiembre de 2016

VERTICE dei PAESI NON-ALLINEATI in VENEZUELA

Unidos por el Camino de la Paz: Movimiento No Alineado
UNITI NEL CAMMINO DELLA PACE - Vertice dal 13 al 18 di settembre 2016 a Margarita-

Nell'isola caraibica di Margarita si terrà il vertice del Movimento dei Paesi Non-Allineati (MNOAL), vale a dire 120 nazioni dell'Asia, Africa e America. Rappresentano i due terzi dei membri dell'ONU e sommano il 55% della popolazione

sábado, 1 de agosto de 2015

TPP: Sconfitta degli USA in Asia

Il Trattato commercialedel Pacifico (Partnership Trans-Pacifico, Tpp) e' in fase di stallo permanente, non decolla e rimane paralizzato. I negoziati per  firmare il Tpp -cioè l'area di libero scambio tra 12 paesi sostenuta dagli Stati uniti-  non hanno portato a un risultato. Dopo diversi giorni di trattativa nelle Hawai, il rappresentante del commercio Usa Michael Froman, in un comunicato a nome dei 12 paesi partecipanti, ha ripetuto la solita formula vuota dei ''progressi significativi'' raggiunti, pero' l'accordo rimane

martes, 16 de junio de 2015

El Cambio CLIMÁTICO de la Tierra y sus consecuencias globales (+ mapas)


Este trabajo ha sido realizado para dar a conocer los probables cambios que se presentarán en nuestro mundo en los próximos años.
No para generar miedo ni pánico, solo para alertar y estar atentos al por qué de la cosas.
Para saber también, por qué pasa y donde sucederá.
Entender el motivo por el cual los Estados Unidos y Gran Bretaña han comenzado guerras innecesarias, y que el petróleo no es lo único que los lleva a invadir

viernes, 10 de julio de 2009

Fallisce in Iran la "rivoluzione colorata" (parte 3)


Basta !
Il meccanismo principale delle « rivoluzioni colorate » consiste nel focalizzare il malcontento popolare sul bersaglio che si vuole abbattere. Si tratta di un fenomeno di psicologia delle masse che spazza via tutto al suo passaggio ed al quale nessun ostacolo ragionevole può essere opposto. Il capro espiatorio è accusato di tutti i mali che affliggono il paese da almeno una generazione. Più egli resiste, più cresce la collera della folla. Quando egli cede oppure scappa, la popolazione ritorna in sé, ricompare un divario ragionevole tra i suoi sostenitori ed i suoi oppositori.

Nel 2005, nelle ore successive all’assassinio dell’ex Primo ministro Rafik Hariri, in Libano si diffonde la voce che sia stato ucciso dai « Siriani ». L’esercito siriano, che — in virtù dell’Accordo di Taëf — mantiene l’ordine dopo la fine della guerra civile, viene dileggiato. Il presidente siriano Bashar el-Assad è personalmente messo in causa dalle autorità statunitensi, cosa che per l’opinione pubblica vale come una prova. A chi fa osservare che — malgrado momenti tempestosi — Rafik Hariri è sempre stato utile alla Siria e che la sua morte priva Damasco di un collaboratore essenziale, si ribatte che il « regime siriano » è di per sé così malvagio da non potersi impedire di uccidere anche i suoi amici.
I Libanesi reclamano a gran voce uno sbarco dei GI’s per cacciare i Siriani. Ma, tra la sorpresa generale, Bashar el-Assad, considerando che il suo esercito non è più il benvenuto in Libano mentre il suo spiegamento gli costa caro, ritira i suoi uomini. Vengono organizzate delle elezioni legislative che vedono il trionfo della coalizione « anti-siriana ». E’ la « rivoluzione del cedro ».

Quando la situazione si stabilizza, ognuno si rende conto che, se dei generali siriani per il passato hanno depredato il paese, la partenza dell’esercito siriano non cambia niente economicamente. Soprattutto, il paese è in pericolo, non ha più i mezzi per difendersi contro l’espansionismo del vicino israeliano. Il principale leader « anti-siriano », il generale Michel Aun, si ravvede e passa all’opposizione. Furibonda, Washington moltiplica i progetti per assassinarlo. Michel Aun si allea a Hezbollah attorno ad una piattaforma patriottica. È tempo : Israele attacca.

In tutti i casi, Washington prepara in anticipo il governo « democratico », il che conferma che si tratta di un colpo di Stato mascherato. La composizione della nuova squadra è mantenuta il più possibile segreta. Ecco perché la designazione del capro espiatorio si fa senza mai ventilare alternative politiche.

In Serbia, i giovani « rivoluzionari » filo-USA scelgono un logo appartenente all’immaginario comunista (il pugno alzato) per mascherare la loro subordinazione agli Stati Uniti. Prendono come slogan « E’ finito ! », federando così il malcontento contro la persona di Slobodan Milosevic che rendono responsabile dei bombardamenti del paese eppure effettuati dalla NATO.

Questo modello viene riproposto più volte, ad esempio dal gruppo Pora ! in Ucraina, o Zubr in Bielorussia
Una non violenza di facciata
Le comunicazioni del dipartimento di Stato sono attente all’immagine non-violenta delle «rivoluzioni colorate». Tutte mettono in primo piano le teorie di Gene Sharp, fondatore dell’Albert Einstein Institution.

Ora, la non-violenza è un metodo di lotta destinato a convincere il potere a cambiare politica. Affinché una minoranza si impadronisca del potere e lo eserciti, c’è sempre bisogno, in un momento o in un altro, che essa utilizzi la violenza. E tutte le « rivoluzioni colorate » l’hanno fatto.

Nel 2000, mentre manca ancora un anno allo scadere del mandato del presidente Slobodan Milosevic, egli convoca delle elezioni anticipate. Egli stesso ed il suo principale oppositore, Vojislav Koštunica, si ritrovano in ballottaggio. Senza attendere il secondo turno dello scrutinio, l’opposizione grida alla frode e scende in piazza. Migliaia di manifestanti, tra cui i minatori di Kolubara, affluiscono verso la capitale.

Le loro giornate di lavoro sono pagate indirettamente dalla NED, senza che essi siano consapevoli di essere remunerati dagli Stati Uniti. Essendo insufficiente la pressione della manifestazione, i minatori attaccano degli edifici pubblici con dei bulldozers che hanno portato con sé: da qui il nome « rivoluzione dei bulldozer »..

Nel caso in cui la tensione si prolunghi all’infinito e si organizzino delle contro-manifestazioni, l’unica soluzione per Washington è precipitare il paese nel caos. Vengono allora appostati in entrambe i campi degli agenti provocatori che sparano sulla folla. Ciascuna delle parti può constatare che quelli di fronte hanno sparato mentre avanzava pacificamente. Lo scontro diventa generale.

Nel 2002, la borghesia di Caracas scende in piazza per schernire la politica sociale del presidente Hugo Chavez [11]. Con abili montaggi, le televisioni private danno l’impressione di una marea umana. Sono 50,000 secondo gli osservatori, 1 milione secondo la stampa e il dipartimento di Stato. Avviene allora l’incidente del ponte Llaguno. Le televisioni mostrano chiaramente dei filo-chavisti armati che sparano sulla folla.

In una conferenza stampa, il generale della Guardia nazionale e viceministro della sicurezza interna conferma che le « milizie chaviste » hanno sparato sul popolo facendo 19 morti. Dà le dimissioni e fa appello per il rovesciamento della dittatura. Il presidente non tarda ad essere arrestato da militari insorti.

Ma il Popolo scende a milioni nella capitale e ristabilisce l’ordine costituzionale. Una successiva inchiesta giornalistica ricostruisce nei dettagli la strage del ponte Llaguno. Essa metterà in evidenza un montaggio delle immagini fasullo, il cui ordine cronologico è stato falsificato come attestano i quadranti degli orologi dei protagonisti. In realtà, sono i chavisti ad essere aggrediti e, dopo essere ripiegati, hanno tentato di sganciarsi usando armi da fuoco. Gli agenti provocatori erano dei poliziotti locali formati da un’agenzia USA [12].

Nel 2006, la NED riorganizza l’opposizione al presidente kenyano Mwai Kibaki. Finanzia la creazione del Partito arancione di Raila Odinga. Questi riceve il sostegno del senatore Barack Obama, accompagnato da specialisti della destabilizzazione (Mark Lippert, attuale capo di gabinetto del consigliere di sicurezza nazionale, e il generale Jonathan S. Gration, attuale inviato speciale del presidente USA per il Sudan).

Partecipando ad un meeting di Odinga, il senatore dell’Illinois s’inventa un vago legame di parentela con il candidato pro-USA. Tuttavia, Odinga perde le elezioni legislative del 2007. Sostenuto dal senatore John McCain nella sua qualità di presidente dell’IRI (lo pseudopodio repubblicano della NED), egli contesta la validità dello scrutinio e chiama i suoi sostenitori a scendere in piazza. .

È allora che messaggi anonimi SMS sono diffusi in massa agli elettori dell’etnia Luo. «Cari Kenyani, i Kikuyu hanno rubato il futuro dei nostri bambini…dobbiamo trattarli nel solo modo che essi comprendono… la violenza ». Il paese, sia pure uno dei più stabili dell’Africa, improvvisamente s’infiamma.

Dopo giorni di sommosse, il presidente Kibaki è costretto ad accettare la mediazione di Madeleine Albright nella sua qualità di presidente del NDI (lo pseudopodio democratico della NED). Viene creato un posto di Primo ministro che va ad Odinga. Dal momento che gli SMS d’odio non sono stati inviati da installazioni kenyane, ci domandiamo quale potenza straniera abbia potuto spedirli.






miércoles, 8 de julio de 2009

Fallisce in Iran la «rivoluzione colorata» (parte 2)

Chiho Aoshima
La « rivoluzione verde » di Teheran è l’ultimo avatar delle « rivoluzioni colorate » che hanno permesso agli Stati Uniti d’imporre in parecchi paesi dei governi al loro soldo senza dover ricorrere alla forza. Thierry Meyssan, che ha consigliato due governi di fronte a queste crisi, analizza questo metodo e le ragioni del suo fallimento in Iran.

Thierry Meyssan*

Primi tentativi
Il primo tentativo di « rivoluzione colorata » fallisce nel 1989. Si tratta di rovesciare Deng Xiaoping appoggiandosi su uno dei suoi vicini collaboratori, il segretario generale del Partito comunista cinese Zhao Ziyang, in modo da aprire il mercato cinese agli investitori statunitensi e da far entrare la Cina nell’orbita USA. I giovani sostenitori di Zhao invadono piazza Tienanmen [5].

Dai media occidentali sono presentati come degli studenti apolitici che si battono per la libertà contro l’ala tradizionale del Partito, mentre si tratta di una dissidenza tra nazionalisti e pro-USA all’interno della corrente di Deng. Dopo aver a lungo resistito alle provocazioni, Deng décide di concludere con la forza. Secondo le fonti, la repressione fa tra i 300 e i 1.000 morti. Vent’anni dopo, la versione occidentale di questo mancato colpo di Stato non è cambiata.

La « democrazia » : vendere il proprio paese ad interessi stranieri all’insaputa della sua popolazione Da allora, Washington non cessa di organizzare, un po’ ovunque nel mondo, cambi di regime attraverso l’agitazione di piazza anziché per mezzo di giunte militari. Quello che importa è mettere in luce le implicazioni. Al di là del discorso lenitivo sulla « promozione della democrazia », l’azione di Washington mira all’imposizione di regimi che le aprano senza condizioni i mercati interni e che si allineino sulla sua politica estera.

Ora, se questi obiettivi sono conosciuti dai dirigenti delle « rivoluzioni colorate », essi non sono mai discussi ed accettati dai manifestanti che essi mobilitano. E, nel caso in cui questi colpi di Stato riescano, i cittadini non tardano a rivoltarsi contro le nuove politiche che vengono loro imposte, anche se è troppo tardi per tornare indietro.
Del resto, come si può considerare « democratiche » delle opposizioni che, per prendere il potere, vendono il loro paese ad interessi stranieri all’insaputa della loro popolazione ?

Nel 2005, l’opposizione kirghisa contesta il risultato delle elezioni legislative e conduce a Bishkek dei manifestanti dal Sud del paese. Essi depongono il presidente Askar Akaïev. E’ la « rivoluzione dei tulipani ». L’Assemblea nazionale elegge come presidente il filo-USA Kurmanbek Bakiev. Non riuscendo a controllare i suoi sostenitori che saccheggiano la capitale, egli dichiara di aver cacciato il dittatore e finge di voler creare un governo di unione nazionale.

Fa uscire di prigione il generale Felix Kulov, ex sindaco di Bishkek, e lo nomina ministro dell’Interno, poi Primo ministro. Quando la situazione è stabilizzata, Bakaiev si sbarazza di Kulov e vende, senza possibilità di una contro-offerta e con successivi accordi sottobanco, le poche risorse del paese a delle società USA ed installa una base militare USA a Manas. Il livello di vita della popolazione non è mai stato così basso. Felix Kulov propone di risollevare il paese federandolo, come nel passato, alla Russia. Non ci mette molto a tornare in prigione.

Un male per un bene?
Nel caso di Stati sottoposti a regimi repressivi, talvolta si obietta che se tali « rivoluzioni colorate » apportano solo una democrazia di facciata, in ogni caso esse procurano un miglioramento alle popolazioni. Ora, l’esperienza mostra che niente è meno sicuro. I nuovi regimi possono rivelarsi più repressivi dei vecchi.

Nel 2003, Washington, Londra e Parigi [7] organizzano la « rivoluzione delle rose » in Georgia [8]. Secondo uno schema classico, l’opposizione denuncia dei brogli elettorali alle elezioni legislative e scende in piazza. I manifestanti costringono alla fuga il presidente Eduard Shevardnadze e prendono il potere. Il suo successore Mikhail Saakashvili apre il paese agli interessi economici USA e rompe con il vicino russo.

L’aiuto economico promesso da Washington per sostituirsi all’aiuto russo non arriva. La già compromessa economia crolla. Per continuare ad accontentare i suoi mandanti, Saakashvili deve imporre una dittatura [9]. Chiude dei media e riempie le prigioni, il che non impedisce per niente alla stampa occidentale di continuare a presentarlo come « democratico ».

Condannato alla fuga in avanti, Saakashvili decide di rifarsi una popolarità gettandosi in un’avventura militare. Con al’aiuto dell’amministrazione Bush e di Israele, al quale ha affittato delle basi aeree, bombarda la popolazione dell’Ossezia del Sud facendo 1.600 morti, la maggior parte dei quali ha anche la nazionalità russa. Mosca risponde. I consiglieri statunitensi ed israeliani se la svignano [10]. La Georgia viene devastata.
http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkuyVkpZuVcdmAFjPT.shtml

[5] « Tienanmen, 20 ans après », del professor Domenico Losurdo, Réseau Voltaire, 9 giugno 2009.

[6] All’epoca, la NED si appoggia in Europa orientale sulla Free Congress Foundation (FCF), animata da repubblicani. In seguito, questa organizzazione scompare e cede il posto alla Soros Foundation, animata da democratici, con la quale la NED fomenta nuovi «cambi di regime»

.[7] Preoccupato di distendere le relazioni franco-statunitensi dopo la crisi irachena, il presidente Jacques Chirac tenta di riavvicinarsi all’amministrazione Bush sulle spalle dei Georgiani, tanto più che la Francia ha interessi economici in Georgia. Salomé Zourabichvili, n°2 dei servizi segreti francesi, è nominato ambasciatore a Tbilissi, poi cambia nazionalità e diventa ministro degli Esteri della « rivoluzione delle rose ».

[8] « Les dessous du coup d’État en Géorgie », di Paul Labarique, Réseau Voltaire, 7 gennaio 2004

.[9] « Géorgie : Saakachvili jette son opposition en prison » e « Manifestations à Tbilissi contre la dictature des roses
», Réseau Voltaire, 12 settembre 2006 e 30 settembre 2007.
[
10] L’amministrazione Bush spera che quel conflitto faccia da diversione. Simultaneamente, i bombardieri israeliani devono decollare dalla Georgia per colpire il vicino Iran. Ma ancor prima di attaccare le installazioni militari georgiane, la Russia bombarda gli aeroporti affittati ad Israele e inchioda al suolo i suoi aerei.

martes, 23 de junio de 2009

Russia: Le elezioni sono un problema interno degli iraniani

Gli evvenimenti in corso in Iran, dopo le elezioni presidenziali, sono un problema interno di questa nazione e Mosca rispetta il voto degli iraniani.
Il Ministero degli Esteri della Russia, in un comunicato diffuso oggi, chiarisce che "...la situazione venutasi a creare a seguito delle votazioni é un problema degli iraniani, e la Russia rispetta il voto del popolo dell'Iran; le discrepanze debbono essere risolte in conformitá con la Costituzione e le leggi del Paese".
Mosca é disponibile a continuare a sviluppare la coperazione mutuamente vantaggiosa e le relazioni di buon vicinato con Teheran.

lunes, 22 de junio de 2009

Cina: Pace per l'Iran. Obama ricordi discorso del Cairo

Liberati 4 parenti di Rafsanjani

Sono stati scarcerati quattro parenti dell'ex presidente dell'Iran Rafsanjani, però rimane ancora in carcere la figlia, dice il canale televisivo uficiale Press TV.
La figlia e gli altri quattro parenti, erano stati arrestati sabato scorso, dopo aver partecipato alle manifestazioni di piazza che degenerarono in assalti a commissariati e all'università.

Il giornale governativo China Daily ha pubblicato nell'editoriale di venerdì scorso -intitolato Per la pace in Iran- una presa di posizione in cui consiglia agli Stati Uniti a non cambiare politica e rispettare le promesse fatte da Obama nel suo discorso del Cairo.
E' una esortazione a non ripetere gli errori commessi nel passato dal governo di Washington nel Medio Oriente, quando nel 1953 organizzarono la caduta del governo legittimo di Mossadegh.

I tumulti nelle strade di Teheran hanno ridato ossigeno al settore neocon che è rimasto dentro il Pentagono e il dipartimento di Stato, che spinge verso soluzioni eterodosse. Le soluzioni immediatiste sono tentazioni che sacrificano obiettivi più duraturi, che sono sempre di lungo termine. Un Iran destabilizzato o frammentato diventerebbe una polveriera per l'area medio-orientale e -tra altre cose- farebbe schizzare il prezzo del petrolio verso vette inimmaginabili.

viernes, 19 de junio de 2009

I fuochi fatui e il bagliore - Teheran e Yecaterinemburgo

Fuochi fatui a Teheran, mentre Cina, Russia, India, Brasile, Iran, Pakistan, Kazakistan ecc. analizzano come sostituire il dollaro - Vertice dell'OCS e BRIC: pilastro della nuova struttura economica internazionale...

Tito Pulsinelli
Mentre il monopolio mediatico "occidentale" si compiace del suo ruolo di claque sguaiata dei manifestanti di Teheran, nella centrale città russa di Yecaterinburgo -dove nel 1918 venne sentenziato a morte lo zar Nicola II- si riunivano i vertici della Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (OCS), e quello delle nuove potenze economiche emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina).

Nelle capitali della vecchia Europa, forti della legittimità che può offrire una votazione disertata dai due terzi degli elettori, si levava alto il doppio mantra indignato di "democrazia" e "diritti umani". Abbinato ad un sentimento di smarrito stupore verso un mondo che va in direzione opposta ai loro desideri. Verso una realtà che si ostina ad accentuare le differenze, e che si discosta sempre più dal modello ritenuto -ormai solo inconsciamente- superiore. Anche nel momento di una eclissi destinata ad essere permanente. La razionalità smarrita induce alla semplificazione manichea. Devono essere sicuramente forze demoniache quelle che inspiegabilmente pugnalano l'eden "occidentale".

Che autorità morale possano avere i Barroso, i Solana e il resto della combriccola della Commisione che -oltre a non essere mai stati eletti da nessuno- hanno ridotto la politica estera dell'Unione Europea alla sponsorizzazione di tumulti e vandalismi di piazza? A Kiev, Tblisi, Moldovia, ora a Teheran. Non c'è più da stupirsi delle loro bizzarrie, quando si vota in casa d'altri. Con un colpo di spugna, ignorarono la vittoria di Hamas in Palestina, e poi passarono al boicottaggio de facto, con la sospensione dei programmi di collaborazione economica. Salvo poi sborsare per la "ricostruzione" dopo il via libera dato ai bombardamenti di Israele.

E' notorio che il relativismo elettorale, sacrificando l'ultimo feticcio della democrazia rappresentativa, si riduce a "è OK solo quando vince l'amico mio". Però i cortei nella capitale iraniana vorrebbero servire anche come cortina fumogena per occultare eventi di grande rilevanza geopolitica. Solo gli struzzi possono illudersi che Teheran possa oscurare Yecaterinburgo, dove è stato fatto un altro passo decisivo nella strutturazione del panorama post-globalizzazione.

Gli Stati Uniti e l'Unione Europea non ne fanno parte, anzi sono la controparte. Dopo otto anni, la Organizzazione della Cooperazione di Shangai (OCS) si è consolidata, raggiungendo una peculiare omogeneità di grande iniziativa economica, commerciale e militare. E' un contrappeso strategico eurasiatico che va molto oltre il ruolo di "anti-NATO" come erroneamente viene percepita ad ovest. E' un pilastro che dà grande slancio e potenza alla nuova realtà multipolare, ormai in fase di avanzata gestazione.

Il cuore della OCS è formato dalla Cina e dalla Russia, poi c'è la periferia centro-asiatica del Kazakistan, Kirghizistan, e Tagikistan, e gli ospiti regolari (India, Pakistan, Afganistan, Turchia e Iran). Gli USA non riuscendo più ad irriderla, hanno richiesto un posto di osservatore che è stato gentilmente rifiutato. Che ha deciso l'OCS?

"I leaders dei Paesi dell'OCS hanno incaricato i loro esperti di studiare la questione di una nuova moneta internazionale" ha annunciato il cosigliere presidenziale russo Arkadi Dvorkovitch. "Il vertice ha riconosciuto che l'attuale configurazione del sistema finanziario internazionale fondato sul dollaro non è più ideale, e che è inevitabile l'apparizione di nuove monete di riserva".
E' in discussione una moneta simile a quello che fu l'ECU europeo, cioè una unità di conto per i commerci all'interno del grande bacino economico eurasiatico dell'OCS.

Parallelamente, anche il vertice del BRIC dibatteva lo stesso ordine del giorno: come sostituire il dollaro, che è ormai una divisa che genera crescente inflazione, sia per gli esportatori di materie prime ed energetiche, che per chi esporta alimenti e manufatti.
A Yecaterinemburgo si sono affrontati concretamente i problemi pratici della de-globalizzazione, quella che a ovest si suole denominare "nuova architettura del futuro ordine finanziario internazionale".

E si impone l'evidenza assoluta che l'arco di forze presenti nel vertice svoltosi in Russia è tricontinentale, include i grandi poli emergenti, e quattro potenze nucleari.
Sono assenti gli Stati Uniti e l'Unione Europea, cioè la parte "occidentale" che è -a tutti gli effetti- la controparte. Le elites che ora sono alla guida dell'Europa puntano tutto sul rimanente primato tecnologico e sulla discutibile superiorità militare della NATO, che impone il prezzo della prosecuzione del vassallaggio atlantista.

La tecnocrazia finanziaria del liberismo europeo persiste nel piccolo cabotaggio, e non percepisce il valore strategico di un blocco più autonomo, e con una visione geopolitica più lungimirante. Che cosa vogliono farne dell'euro? L'UE sarà solo e sempre mercato&moneta?

Non sarà la NATO a poter sopperire alla vulnerabilità strutturale della mancanza di materie prime e di idrocaburi. L'esito e i costi dell'avventura in Afganistan potranno aiutare ad assimilare che non è saggio perseverare nell'orizzonte neocons che tuttora alberga nel Pentagono e nel Dipartimento di Stato. Per di più, Obama -che fa fatica a sintonizzare il dire con il fare- ha crescenti probabilità di trasformarsi in un Gorbaciov a stelle strisciate.

miércoles, 27 de mayo de 2009

Corea del Nord: Ecco perchè facciamo test nucleari

Pyongyang

Il governo della Corea del Nord, spiega i motivi per i suoi test nucleari

La RPDC ha il diritto sovrano di sviluppare la sua difesa. I due pesi e due misure degli Stati Uniti è evidente in tutta la sua politica internazionale. Mentre accumula migliaia di testate nucleari, provate all'interno e al di fuori del suo territorio, ed è l'unica nazione che le ha usate contro altri popoli, accusa la Corea del Nord di atti 'provocatori' e 'pericolosi'.

Altre potenze nucleari come la Francia, Israele hanno effettuano prove di maggiore grandezza e a scadenze ravvicinate, senza ricevere nessun tipo di condanna.

Il problema è che 'l'opinione pubblica' è una metafora che in realtà si riferisce alla unilaterale
propaganda imperialista della Casa Bianca, che crede di avere il potere di rappresentare la voce di tutti i popoli, e il diritto di imporre la sua la cultura ed economia alle altre nazioni.

Le risoluzioni del Consiglio di sicurezza non importamo affatto alla Corea del Nord, che vede questa istituzione come un pretesto delle super-potenze per giustificare le loro politiche e strategie (come l'invasione dell'Iraq e la Guerra di Corea) .

Dopo la deliberazione del Consiglio di Sicurezza, del 13 aprile 2009, che ha condannato il lancio del satellite civile Kwanmyongsong-2, il nostro Ministero degli Affari Esteri ha dichiarato nulli i colloqui a 6, perchè è assurdo proseguire colloqui pace e di riavvicinamento con gli Stati Uniti mentre continuano ad imporre sanzioni e a violare la legge fondamentale della nostra Repubblica.

Gli Stati Uniti devono ricordare che la Corea del Nord non è mai stata possibile sottometterla. Gli Stati Uniti devono imparare a rispettare e trattare in un piano di parità con il nostro governo. La RPD di Corea vuole la pace, ma non si inginocchierà davanti agli Stati Uniti per ottenerla.

L'esercito e il popolo del nostro paese sono pronti per la pace, come per la guerra. Le sanzioni americane sono vecchie come la creazione della Corea del Nord. Il nostro Paese ha vissuto sotto sanzioni continue e può continuare a convivere con esse.

La Guerra di Corea tra gli Stati Uniti e Corea del Nord è stata fermata dopo la firma dell'armistizio del 27 luglio 1953. Ciò significa che le due nazioni sono ancora tecnicamente in guerra. Il governo della Corea del Nord ha per molti anni cercato di sostituire l'armistizio con un accordo di pace definitivo, ma il governo degli Stati Uniti ha sempre rifiutato.

Ciò può essere dovuto solo al fatto che Washington si riserva il diritto di riprendere l'invasione della Corea del Nord, perciò ogni campagna di propaganda di Obama sarà completamente ignorata, se non sarà basata su fatti concreti.

Come abbiamo segnalato regolarmente attraverso le agenzie ufficiali di stampa, lo sviluppo delle centrali nucleari della Corea del Nord è puramente difensivo / deterrente, e ha dimostrato di essere l'unica salvaguardia contro l'aggressione imperialista (ricordare che l'ex presidente George Bush è passato da un approccio miitare ad uno politico nel suo ultimo anno in carica, dopo che la RDP di Corea si è dichiarata Stato nucleare).

Gli Stati Uniti sono i primi interessati a che la Corea del Nord non disponga di tecnologia nucleare, perché temono che questo materiale potrebbe essere venduto ad altri paesi o organizzazioni. La Corea del Nord è una nazione unita e più stabile rispetto agli Stati Uniti, in modo che non vi è nessun pericolo terrorista, nè potenziali filtrazioni scientifiche. E' invariabile la nostra politica del rifiuto del terrorismo e di non fornire tecnologia nucleare ad altri.

La Corea del Nord ricorda che gli Stati Uniti sono i principali produttori ed esportatori di armi nel mondo, hanno finanziato decine di guerriglie e invasioni illegali, e hanno letteralmente occupato la Corea del Sud dal 1953, con le loro basi militari, e il dislocamento di oltre 30.000 soldati, sottomarini, navi, bombardieri e missili nucleari.

Gli Stati Uniti sono l'unica minaccia per la pace nella penisola coreana, e tentano ancora di criminalizzare la RPD di Corea al fine di nascondere le loro responsabilità. Mentre gli Stati Uniti continua la sua politica estera, di arroganza e di pressione, la Corea del Nord seguirà la propria strada, realizzando tanti test nucleari e lancio di missili di difesa come riterrà opportuno.

A. Cao Benós di Les y Pérez
Delegato speciale
Comitato per le relazioni culturali con l'Estero

Governo della Corea del Nord

sábado, 23 de mayo de 2009

Cina aumenta le riserve auree del 75%

Attilio Folliero Dalla Cina, ulteriori segnali che sta andando verso l’abbandono del dollaro. Nel mese di aprile le riserve auree cinesi sono aumentate del 75%, passando da 600 tonnellate della fine di marzo, a 1.054 tonnellate, con un aumento del 75% [i].

Al di la del dato del forte aumento delle riserve auree va segnalato un altro elemento: negli ultimi dieci anni le riserve cinesi erano cresciute soprattutto in dollari, mentre l’accumulo di oro era rimasto praticamente fermo; alla fine del 1999 aveva riserve auree per 394 tonnellate; nel dicembre del 2001 passano a 500 ed arrivano a 600 nel dicembre del 2002. Da allora, ha smesso di accrescere le riserve auree, dedicandosi ad accumulare dollari.

Oggi, l’inversione di tendenza, con questa forte crescita del 75%. E’ evidente che la scelta di accumulare oro significa considerarlo un bene rifugio, di fronte alla possibile caduta della quotazione del dollaro. Alla data attuale non sono ancora disponibili i dati delle riserve internazionali in dollari per il mese di aprile, ma è presumibile che siano calate, a seguito di questo forte investimento in oro, così come è presumibile che siano continuati a crecere gli investimenti all’estero[ii].

Un’ultima annotazione: la Cina, con le sue 1.054 tonnellate di riserve auree ha superato il Giappone, che ne possiede solamente 765 tonnellate. Nel grafico: l’andamento delle riserve auree in Cina e in Giappone dal 1999.
[i] Fonte: Banco Popolare Cinese, Url: http://www.pbc.gov.cn/diaochatongji/tongjishuju/gofile.asp?file=2009S09.htm

[ii] Vedasi “Fino a quando la Cina continuerà a finanziare gli USA?”, intervista di Tito Pulsinelli ad Attilio Folliero sulle riserve internazionali cinesi, Url: http://selvasorg.blogspot.com/2009/05/fino-quando-la-cina-finanziera-gli-usa.html

martes, 19 de mayo de 2009

Cina investe 10 miliardi di dollari in Brasile

...riceverà 200 mila barili al giorno nei prossimi 10 anni

La Cina investirà 10 miliardi di dollari nel settore petrolifero brasiliano nel corso dei prossimi dieci anni. Il Brasile ripagherà il Banco dello Sviluppo Cinese con forniture di idrocarburi alla statale Sinopec.
L'annuncio è stato dato dal presidente di Petrobras J.S. Gabrielli, ed è uno dei risultati della visita di Lula a Pechino. I brasiliani dovranno privilegiare l'acquisto di macchinari e tecnologia cinese per la perforazione e le condutture petrolifere, e si impegnano ad inviare 200mila barili al giorno.

Si tratta di una accordo di grande rilevanza, in un'epoca di forte crisi e di scarsità di finanziamenti, concluso direttamente tra due grandi multinazionali petrolifere, nel quadro di una alleanza strategica tra due Paesi emergenti e protagonisti del nuovo quadro multipolare.
La firma del contratto costituisce una smentita alle iniziali ragioni di Brasilia quando sosteneva che i nuovi giacimenti scoperti erano destinati solo al consumo interno.
Oggi è evidente che si trattava di una giustificazione diplomatica al rifiuto di aderire all'OPEC; in realtà il Brasile sarà anche un esportatore di gregio.

miércoles, 6 de mayo de 2009

Fino a quando la Cina finanzierà gli USA?

dolar-mao-Martin Iglesias.-www.selvas.org

Tito Pulsinelli
In principio fu che lo Stato non si doveva impicciare delle cose dell'economia, e che il centro di tutto era l'impresa, a favore delle quali doveva essere svenduta ogni proprietà pubblica. Più tardi, sotto l'egida del libero mercato, fu chiaro che il vero centro del tutto erano le Borse e il capitale finanziario.
Dopo il patatrac, si usano con disinvoltura le riserve e le finanze pubbliche per "intervenire", e lo Stato è legittimato a farlo, tirato per la giacca, però solo a favore.. delle banche e del settore finanziario, non per sostenere i consumi o il reddito lavorativi. Non per alimentare la domanda.
Gli Stati Uniti continuano, intanto, ad aumentare il loro colossale debito estero e moltiplica la quantità di dollari circolanti. Fino a quando la Cina potrà rifornire il mercato nordamericano vendendo a credito? Continuerà ad assorbire ed accumulare i "titoli" sempre più svalutati di Washington? Ne parliamo con Attilio Folliero.

A Londra, il G20 ha deciso di ri/capitalizzare il malandato FMI con dollari freschi. Significa che gli Stati Uniti ne produrrà un surplus di nuovo conio. La Cina continuerà ad accumulare "titoli" svalutati? Per poter continuare ad esportare a tutto vapore, Pechino continuerà a far credito a Washington. Negli ultimi mesi, che ci dicono le riserve monetarie cinesi?
La Cina attualmente (alla data del 30/03/2009) ha riserve internazionali in dollari pari a circa 2.000 miliardi di dollari; per l’esattezza 1.953,74. Per avere un’idea della grandezza di tale cifra è sufficiente far notare che è praticamente equivalente all’intero PIL italiano. La Cina è di gran lunga il paese con la riserva più alta al mondo e la crescita nell’ultimo decennio è stata poderosa: infatti, meno di dieci anni fa, alla fine del 1999 disponeva solamente di 154 miliardi di dollari.

A parte la quantità, è però interessante notare un altro aspetto circa le riserve internazionali cinesi: negli ultimi 4 trimestri la Cina ha accumulato dollari in maniera decrescente, fin quasi ad azzerarsi nell’ultimo trimestre (il primo del 2009). Ossia, se fino al I trimestre del 2008 le riserve cinesi aumentavano al ritmo di 100/150 miliardi di dollari ed oltre a trimestre, negli ultimi 4 trimestri la cifra si è progressivamente e drasticamente ridotta: nel I trimestre del 2008 aveva accresciuto le riserve di oltre 153 miliardi, nei 4 trimestri successivi la crescita è stata di 126 miliardi nel II trimestre, 96 nel III, 40 nel IV e solamente 7 miliardi di dollari nel I trimestre del 2009.

Contemporanemanete, però sono aumentati gli investimenti cinesi diretti all’estero: nel 2008 ha investito all’estero capitali per oltre 50 miliadi di dollari, raddoppiando la cifra investita nel 2007. Quest’anno, i cinesi stanno investindo fortemente all’estero, se è vero che nel solo mese di febbraio hanno investito 65 miliardi, più di quanto avevano investito in tutto il 2008.

Se alle cifre sopra descritte aggiungiamo la dichiarazione del Governatore del Banco Popolare Cinese (la banca centrale), Zhou Xiaochuan, che parla della necessità di sostituire il dollaro e di utilizzare una nuova valuta di riferimento per gli scambi internazionali, si comprende che la Cina non è più intenzionata a finanziare la disastrata economia statunitense; ha quindi ha progressivamente smesso di accumulare riserve al ritmo precedente. Ha accresciuto gli investimenti all’estero in dollari.
E’ possibile che nei prossimi mesi la Cina non solo azzeri totalmente la crescita delle riserve in dollari, ma cominci a liberarsi di quelle di cui è in possesso, aumentando ulteriormente gli investimenti all’estero.

Perchè tale scelta?

La Cina nell’ultimo decennio è stato il principale finanziatore delle politiche statunitensi, attraverso l’acquisto di titoli di stato e titoli di credito in genere. Se il dollaro viene sostituito come moneta per gli scambi internazionali e quindi come moneta di riserva di tutti gli Stati, significa che tutti gli stati saranno costretti a cambiare i dollari in loro possesso per la nuova o le nuove moneta che si utilizzeranno negli sambi internazionali; ciò determinerebbe una forte svalutazione della moneta statunitense e per conseguenza, continuare ad avere enormi quantità di dollari significherebbe ritrovarsi con una quota di riserva fortemente svalutata.

Se oggi, i circa 2.000 miliardi di dollari in riserve cinesi ammontano a circa 1500 miliardi di Euro, un domani con un dollaro svalutato ad esempio di un 50%, rispetto all’euro, le attuali riserve cinesi passerebbero a valere circa 1.000 miliardi di Euro. Tra l’altro la svalutazione del dollaro è praticamente l’unica strada percorribile e sicuramente auspicabile dal governo USA per ridurre drasticamente l’ingente debito pubblico accumulato e che continua a crescere incessantemente: nel 2009 potrebbe raggiungere e superare il 100% del Pil nazionale USA.
Si comprende dunque, la necessità per i cinesi di liberarsi dei dollari accumulati o ridurre drasticamente questa cifra; maggiore sarà la riduzione, minori saranno le perdite.

C'è chi dice che ci sarebbe una intesa di fondo e una complicità tra la Cina e gli Stati Uniti. Più che ingenuità è un auspicio che fa a pugni con la tendenza al declino -o al sorgere- dell'egemonia. La fine dell'egemonia del dollaro apre le porte a cinque grandi aree geo-economiche ed altrettante monete. Nel frattempo, come si riprogrammerà l'apparato produttivo cinese?
Indubbiamente fino ad oggi c’è stata una certa complicità tra Cina ed USA e non poteva essere altrimenti. La Cina essendo diventato il maggior creditore degli USA ha dovuto sostenere il dollaro. Da qualche anno sta chiedendo – invano - agli USA di cambiare politica; di fronte alla mancata adozione di cambiamenti, da parte di Washington e di fronte alla forte crescita economica che sta sperimentando, la Cina sta chiedendo la fine dell’egemonia del dollaro.

Oggi la Cina è la terza economia del mondo e nel 2010, secondo stime del FMI, sarà la seconda, con un sensibile avvicinamento a quella USA; nel 2008 il PIL cinese era pari al 29% di quello USA, nel 2014, sarà pari ad oltre la metà. Fino ad ora, la crescita è stata assicurata soprattutto grazie alle esportazioni e paradossalmente il punto di forza dell’economia cinese sta nel fatto che non ha ancora un mercato interno; riprogrammare la produzione verso il mercato interno significa contnuare la corsa alla crescita.

In sostanza, la Cina se in questi ultimi 20/30 anni ha fondato lo sviluppo sulle esportazioni, nei prossimi anni dovrà riprogrammare l’apparato produttivo verso il mercato interno, per stimolare il quale dovrà concederà maggiori benefici ai propri lavoratori. Non sarà ovviamente una operazione automatica ed indolore, ma questa è la strada, che ha già cominiato a percorrere da qualche mese. La Cina ha sicuramente davanti un grande futuro e rappresenta il futuro dell’attuale sistema economico.

Al momento, all’orizzonte si profila un mondo multipolare che sostituirà progressivamente l’attuale mondo dominato dallo strapotere USA. Uno dei poli è precisamente incentrato sulla Cina e l’Asia. Gli altri poli saranno costituiti dal blocco Latinoamericano, dal blocco che fa capo alla Russia, dal mondo Arabo ed ovviamente dall’attuale occidente (USA, Canada, Europa occidentale ed Australia/Nuova Zelanda), che ovviamente sia pure in declino continuerà a svolgere un ruolo importante a livello mondiale. E’ probabile che in ognuno di questi poli si affermi una moneta di riferimento e quindi può succedere che il dollaro sia sostituito, almeno in una fase di transizione, non da una sola moneta, ma da un paniere di monete regionali.

L'appuntamento di fine anno del G20 potrebbe registrare almeno l'arresto dell'emoraggia che ha colpito -soprattutto e in modo più grave- l'economia della "famiglia occidentale"? L'euro si distanzierà dal dollaro per entrare nel paniere delle divise-forti che porteranno alla nuova moneta internazionale?
Per rispondere a questa domanda è necessaria una premessa. Nella storia economica recente (dal 1971 in poi) è successo un fatto di cui si parla poco. Fino al 1971 il dollaro, che dalla fine della seconda guerra mondiale è l’unica moneta di riferimento internazionale, era ancorato all’oro. Questo significava che i dollari immessi in circolazione dagli USA, dovevano trovare un controvalore proporzionale alle quantità di oro di cui erano in possesso; ossia gli USA potevano stampare un numero di dollari, proporaziale alle riserve auree.

Nel 1971 il governo USA dichiarò l’inconveritibilità del dollaro in oro; in tal modo si è potuto espandere la quantità di dollari in circolazione senza alcun limite. Perchè è stata adottata questa decisione? Si dice che venne adottata per impedire il prosciugamento delle riserve auree dello stato. Secondo me, invece tale decisione venne adottata per creare una crescita economica artificiale, ovvero rompere con i limiti naturali che ha il sistema.

Il sistema economico, infatti ha dei limiti oggettivi, oltre i quali non può andare, ossia la crescita, l’accumulazione capitalistica trova un limite nel numero definito di coloro che possono accedere al mercato, nell’ipotesi massima l’intera popolazione mondiale (che rappresenta la domanda massima di beni e servizi) e nel numero anch’esso definito e limitato dei lavoratori, utilizzando i quali è possibile il profitto e quindi l’accumulazione.

Rompendo con la convertibilità in oro del dollaro, ha significato poter mettere in circolazione una enorme quantità di dollari in più; questa quantità, redistribuita anche fra coloro che fino a quel momento non potevano accedere al mercato, ha prodotto la crescita artificiale. Con la fine della convertibilità e l’aumento del denaro circolante, gli Stati possono aumentare le loro spese e quindi i loro debiti e la storia ci dice proprio che da quel momento in poi si disparano. Tutto quello che è stato speso dagli stati ha permesso una espansione dell’economia, con una crescita mai vista prima.
In sostanza con la decisione di inconvertibilità del dollaro in oro si è creata l’illusione che il sistema potesse andare oltre i limiti naturali e crescere all’infinito, con l’espansione del credito.

Il sistema, prima o poi si sarebbe inceppato. Ed è quello che è successo. Il nostro sistema economico, il capitalismo, si fonda su un unico assunto: il profitto! Con l’espansione del credito le imprese si sono sopravvalutate così tanto che al momento non è sempre più difficile continuare a fare profitto. Per poter tornare a farlo debbono svalutarsi, liberarsi di tutto il capitale accumulato artificialmente. E’ quello che sta succedendo.

Nel 1971 hanno cercato di accellerare la crescita economica, ma l’effetto provocato è la crisi attuale. I governi ed il G20 possono solo rimettere il sistema sul vecchio binario, ancorando l’economia alla realtà, che potrà tornare ad essere l’oro, o un altro bene come il petrolio. Ovviamente non è il bene in se il punto importante, quanto il fatto che una moneta, che in fondo è solo un pezzo di carta, sia ancorato ad un bene reale, appunto l’oro, le riserve petrolifere, le riserve acquifere, o qualsiasi altro bene importante o un paniere di beni.

Il dollaro deve essere necessariamente soppiantato e sostituito probabilmente non da una sola moneta di valenza internazionale, ma da un paniere di monete locali, regionali.
La risoluzione del problema, della crisi delle economie occidentali, non è negli "aiuti", che hanno come effetto, solamente di ritardare la caduta, ma tornare ad una economia reale, non fondata sui debiti e le cartacce di Wall Street; sulle imprese quotate gonfiate a dismisura, ma sulle imprese che producono profitti, profitti veri.

Ovviamente non sappiamo cosa apporterà di nuovo la prossima riunione del G20, ma sappiamo che la precedente riunione di qualche settimana fa, non ha apportato niente di buono, se non tentare di rifinanziare il FMI, che in fondo è una delle cause dei mali. Come dice Chavez, rifinanziare il G20 è come sperare che l’incediario spenga il fuoco, che lui stesso ha appiccato!

Comunque credo che non potrà apportare niente di nuovo, per il semplice fatto che coloro che fino ad oggi si sentono i padroni indiscussi del mondo non vogliono e probabilemente non possono accettare che il mondo sta cambiando. L’occidente è in fase discendente; l’egemonia economica dei paesi occidentali, incentrata sugli USA e la sua moneta, lascerà progressivamente il campo ai nuovi paesi emergenti: i paesi asiatici, latinoamericani, arabi ed il blocco che fa capo alla Russia.

L’euro? L’Euro potrebbe continuare ad avere un peso ed essere la moneta di riferimento del blocco occidentale; l’occidente - come detto - è in declino, ma ovviamente continuerà ad avere la sua importanza a livello mondiale, non più come unico blocco egemonico. L’occidente continuerà ad avere un peso, ma solo se il suo baricentro si sposta dagli USA all’Europa, la cui economia non si basa esclusivamente sul credito, qual’è quella USA, che sta cadendo a pezzi.
Per gli USA, la soluzione è probabilmente nella svalutazione del dollaro. L’Euro sicuramente si rivaluterà sul dollaro, ma per poter continuare ad essere una delle monete di riferimento mondiale, i governi dei paesi europei debbono sganciarsi dalle attuali politiche statunitensi fondate sul credito e le bolle d’aria.

Vedi Attilio Folliero

lunes, 6 de abril de 2009

Brasil propone a China de comerciar sin dólares

El presidente brasileño Lula, dijo que en el encuentro que sostuvo en Gran Bretaña con su homólogo de China, Hu Jintao, propuso un intercambio comercial bilateral en monedas locales.
Lula y Hu Jintao se reunieron el jueves al margen de la Cumbre del G-20 en Londres, para conversar sobre las relaciones bilaterales y la próxima visita del mandatario brasileño a China el 19 de mayo.

"Precisamos crear nuevos mecanismos para que no estemos tan dependientes del dólar", dijo el mandatario brasileño este viernes en declaraciones a periodistas desde la capital británica.
El presidente brasileño admitió la dificultad que representa implantar esta propuesta, sin embargo afirmó que es necesario buscar una solución y recordó que tanto China como Rusia propusieron la creación de una nueva moneda de reserva internacional.
La propuesta tiene el objetivo de facilitar el comercio externo, ya que los empresarios brasileños no necesitarían dólares para hacer las transacciones con China, el segundo socio comercial de Brasil después de Estados Unidos.

jueves, 26 de marzo de 2009

Rusia: Convocar conferencia internacional para crear nueva moneda mundial


Rusia propuso convocar una conferencia internacional sobre la creación de una moneda mundial única

El vicecanciller Andrei Denisov afirmó que la iniciativa busca convertir en hechos la idea de crear una nueva unidad de pago. Denisov consideró necesario conseguir que todos los agentes de los mercados económicos y financieros mundiales lleguen a un consenso en este punto para que el proyecto prospere. La introducción de la moneda mundial única es un objetivo a largo plazo.

Empero, insistió, no se debe dar largas al asunto. Podría ser un paso después de la cumbre del Grupo de los 20 en Londres y la conferencia al más alto nivel de la ONU. China ya respaldó esta semana la iniciativa rusa de crear una alternativa internacional frente al dólar.

El presidente del Banco Popular de China, Chou Xiaochuan, señaló que la introducción de una divisa supranacional, estable y no vinculada a un país concreto, beneficiaría al sistema financiero mundial. Aclaró, al mismo tiempo, que este objetivo es un proyecto a largo plazo.

La Casa Blanca reiteró que no hay necesidad de introducir una nueva moneda global.El dólar se fortaleció y los expertos consideran fuerte la economía estadounidense, enfatizó Obama. Optimista, el mandatario argumentó que la economía estadounidense ya entró en fase recuperativa, y dijo que una prueba de ello es el proyecto de presupuesto federal para el año financiero 2010, elaborado por su administración.

Una pregunta: ¿ese presupuesto se financia con efectivo o moneda inorganica? ¿Se trata de mas endeudamiento para ganar tiempo, aplazar los problemas y endosar la nueva deuda al resto del mundo?





jueves, 12 de febrero de 2009

Mosca e Teheran forzano la mano agli Stati Uniti

Mosca e Teheran forzano la mano agli Stati Uniti

M.K. Badrakumar
Puo' sembrare che non ci sia niente in comune tra un ponte fatto esplodere nel Khyber, l'uso di una base aerea ai piedi dei Pamir e il lancio nel cielo notturno di un satellite del peso di 37,2 chilogrammi che compirà 15 rivoluzioni della terra ogni 24 ore. Ma mettete insieme tutte queste notizie e produrranno l'equivalente politico e diplomatico di ciò che nel gioco degli scacchi è noto come zwischenzug, cioè una mossa intermedia che migliora la posizione di un giocatore. I persiani, che inventarono gli scacchi, devono essere maestri dello zwischenzug.


Il portavoce del Ministro degli Esteri iraniano Hassan Qashqavi ha detto mercoledì a Teheran che “l'Iran non intende arrestare la sua attività nucleare. Nel loro prossimo incontro i '5+1' dovranno elaborare un approccio logico e accettare il fatto che l'Iran è uno stato nucleare”. I taliban non giocano a scacchi.

È improbabile che i taliban abbiano messo in conto l'imminente zwischenzug iraniano quando lunedì scorso hanno fatto saltare il ponte di ferro lungo 30 metri sul Passo Khyber, 24 chilometri a ovest di Peshawar, nel Pakistan nord-occidentale, interrompendo i rifornimenti alla truppe della NATO in Afghanistan.

Ma il blocco dei transiti ha messo in luce ancora una volta la vulnerabilità della principale rotta di rifornimento della NATO e ha fatto sì che l'attenzione si concentrasse su Teheran.Tutto ciò sta costringendo la NATO a un cambiamento di strategia. Il comandante della NATO in Afghanistan, Generale John Craddock, ha ammesso che l'alleanza non avrebbe ostacolato gli accordi dei singoli paesi membri dell'Alleanza con l'Iran per garantire i rifornimenti alle loro truppe in Afghanistan.

Per citare Craddock, un generale a quattro stelle che è anche il supremo comandante alleato della NATO, “Si tratterebbe di decisioni nazionali. I paesi dovrebbero agire coerentemente con i loro interessi nazionali e con la loro capacità di rifornire le proprie truppe. Credo che spetti esclusivamente a loro”.

Craddock non faceva che trasferire rapidamente sul piano operativo quello che il segretario generale dell'Alleanza, Jaap de Hoop Scheffer, aveva affermato solo una settimana fa, e cioè che gli stati membri della NATO, Stati Uniti compresi, dovrebbero coinvolgere l'Iran per combattere i taliban in Afghanistan.

Scheffer non avrebbe parlato senza il beneplacito di Washington. Craddock l'ha sottolineato. La NATO vorrebbe usare la nuova strada costruita dal governo indiano e che va dall'Afghanistan centrale al confine iraniano a Zaranj e che consentirebbe l'accesso al porto sul Golfo Persico di Chabahar.
La strada è largamente inutilizzata. Gli indiani hanno completato i lavori neanche due settimane fa. La NATO si sta dando da fare. Deve in qualche modo ridurre la propria dipendenza dalle rotte di rifornimento pakistane, che vengono attualmente usate per trasportare circa l'80% dei rifornimenti.

Agli osservatori non sfuggirà l'ironia della situazione: la NATO vuole una rotta di transito iraniana mentre Teheran chiede un ritiro delle truppe statunitensi dall'Afghanistan.Lo scorso giovedì il Ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki ha osservato che l'Iran aveva prestato attenzione ai piani dell'amministrazione del Presidente statunitense Barack Obama per il ritiro delle truppe dall'Iraq e ha dichiarato: “riteniamo che ciò dovrebbe essere esteso anche all'Afghanistan”.

L'ironia si accentua se si pensa che due settimane fa il Segretario della Difesa Robert Gates, nella sua prima testimonianza davanti al Congresso della nuova amministrazione ha lanciato delle insinuazioni sull'aumento delle “interferenze” e dell'ambiguità dell'Iran a proposito dell'Afghanistan, facendo intendere che Teheran sta alimentando l'insurrezione.

Lo zwischenzug russoIl cuore del problema è che gli sforzi degli Stati Uniti per aprire rotte di rifornimento da nord attraverso l'Amu Darya sono rimasti coinvolti nel grande gioco in Asia Centrale. I portavoce americani hanno frettolosamente affermato che la Russia e gli stati centroasiatici stavano garantendo rotte di transito sul loro territorio. Ma la geopolitica non lo conferma.

Il Presidente del Kirghizistan Kurmanbek Bakiyev ha sganciato una bomba, martedì scorso, chiedendo la chiusura della base militare degli Stati Uniti a Manas, usata per il trasporto dei rifornimenti verso l'Afghanistan. L'ha comunicato dopo dei colloqui con il Presidente russo Dmitrij Medvedev, durante i quali Mosca ha promesso a Bishkek la cancellazione di un debito di 180 milioni di dollari e la concessione di un prestito a interessi minimi per circa 2 miliardi e aiuti per 150 milioni di dollari.

L'inviato della NATO in Asia Centrale, Robert Simmons, si è precipitato a Bishkek in un estremo tentativo di bloccare la mossa kirghiza, ma non ha potuto fare altro che rammaricarsi per l'accaduto e ammettere che le operazioni in Afghanistan ne avrebbero risentito negativamente. Washington spera ancora di salvare la situazione, ma ciò significa ricorrere all'aiuto di Mosca.

Mosca è pronta, come sempre – purché gli Stati Uniti siano disposti ad accantonare gli inopportuni piani geopolitici volti ad ampliare e approfondire la loro presenza strategica (e quella della NATO) nell'Asia Centrale con il pretesto di sviluppare nuove rotte di rifornimento verso l'Afghanistan.

In parole povere, Mosca è irritata dalla diplomazia abrasiva condotta nelle ultime settimane da Washington in Asia Centrale. Gli Stati Uniti hanno firmato un accordo con il Kazakistan, l'alleato-chiave della Russia, offrendosi di procurare una “parte significativa” dei propri rifornimenti per l'Afghanistan in quel paese e facendo pressioni perché il Kazakistan inviasse un proprio contingente in Afghanistan.

Si può presumere che Mosca (e Pechino) vedano con ansia l'iniziativa degli Stati Uniti di corteggiare il loro importante alleato all'interno della Shanghai Cooperation Organization (SCO) e della Collective Security Treaty Organization (CSTO) per attirarlo nell'orbita strategica occidentale.

Si può presumere anche che lo zwischenzug di Mosca per far sloggiare l'esercito statunitense dal Kirghizistan goda del tacito incoraggiamento della Cina.

Niet agli accordi selettivi
Washington preferisce gli “accordi selettivi” senza doversi occupare dei fattori che stanno alla base del raffreddamento nelle relazioni. Il Cremlino rimane cautamente ottimista riguardo alla possibilità che Obama guardi alle relazioni tra i due paesi con occhi nuovi. Gli umori si riflettono in un vigoroso commento dell'ex Presidente russo Michail Gorbačëv: “c 'è ragione di essere ottimisti, finora”.Ma è visibile uno strisciante senso di esasperazione.

Come ha scritto un editorialista russo, l'era di George W. Bush potrà essersi conclusa ma “le conseguenze si fanno ancora sentire”; Obama potrà avere idee nuove, ma i “vecchi burattinai” occupano ancora posizioni chiave nell'establishment; e dunque a Obama potrebbero volerci degli “anni, più che dei mesi, per plasmare una nuova politica estera”.
Così Mosca ha deciso di ricorrere allo zwischenzug. Sabato scorso l'influente giornale moscovita Nezavisimaja Gazeta ha riferito la proposta della Russia di riaprire l'importante base aerea sovietica di Bombora in Abchazia, sulla costa del Mar Nero. Martedì la Russia ha firmato un accordo con la Bielorussia per creare un sistema di difesa aerea integrato.

Mercoledì Medvedev ha approfittato del forum della CSTO per riaffermare la propria disponibilità a cooperare con gli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo in Afghanistan. Al proposito, mercoledì il vice Ministro degli Esteri russo Grigory Karasin ha detto: “Speriamo di poter presto avere con gli Stati Uniti colloqui speciali e professionali sulla questione [delle rotte di transito verso l'Afghanistan]. Vedremo quanto efficacemente possiamo cooperare... Gli Stati Uniti, l'Asia Centrale, la Cina – siamo tutti interessati nella riuscita dell'operazione anti-terrorismo in Afghanistan”.

Karasin ha assicurato che l'allontanamento degli Stati Uniti da Manas “non sarà un impedimento”. Dunque adesso la palla passa all'amministrazione Obama. La grande domanda è se sarà in grado di neutralizzare i fautori della linea dura e di disfarsi del pesante bagaglio geopolitico inutilmente portato dalla sua incerta guerra in Afghanistan.

Nel frattempo, l'ombra delle relazioni tra Stati Uniti e Russia cade sull'Hindu Kush. I media russi hanno riferito che una delegazione militare afghana di alto livello è attesa a Mosca “in tempi brevi”. Con la crescente possibilità che Obama possa ritirare l'appoggio al Presidente afghano Hamid Karzai, Mosca starà soppesando le proprie opzioni.Gli Stati Uniti si trovano in una posizione precaria in Afghanistan.

La rinascita dei taliban continua e la situazione della sicurezza sta peggiorando, ma la NATO non è in grado di aumentare il proprio livello di truppe né di elaborare una strategia efficace. Le linee di rifornimento della NATO sono gravemente minacciate, ma le rotte alternative devono ancora essere negoziate.
La frattura tra gli Stati Uniti e il regime di Karzai si aggrava, ma è difficile che a Kabul si giunga rapidamente a un rimpiazzo. Inoltre Washington dovrebbe fare pressioni su Islamabad, ma la situazione in Pakistan è troppo fragile per reggere a pressioni maggiori.

È su questo sfondo estremamente complesso che lunedì il satellite iraniano, chiamato Speranza, ha iniziato il proprio viaggio nella limpida notte stellata. Il suo lancio ha un effetto moltiplicatore sulla geopolitica. Nelle capitali europee stanno suonando campanelli d'allarme: ci si rende conto che non ci si può aspettare che Teheran abbassi la guardia.

Il lancio può essere visto come un'impresa tecnologica, come effettivamente è, ma lo Speranza manda anche un duro messaggio sulla capacità militare iraniana. Secondo gli esperti il razzo a due fasi usato per il lancio potrebbe anche facilmente portare una piccola testata contro un obiettivo situato a 2500 chilometri di distanza.
Non sarà un missile balistico intercontinentale, ma l'Europa meridionale si trova nel suo raggio, come del resto tutto Israele. Insomma, l'Iran dispone di un credibile deterrente contro un attacco militare di Stati Uniti e Israele.

Il segretario stampa della Casa Bianca Robert Gibbs ha definito il lancio “una grave preoccupazione per la nostra amministrazione”. Il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeir ha dichiarato dopo il suo primo incontro con il Segretario di Stato Hillary Clinton: “Vogliamo contribuire a far sì che la mano tesa del Presidente Obama sia una mano forte”.
Non ci sono dubbi, queste sono parole forti. Ma è un impareggiabile termine tedesco a cogliere meglio nel segno: zugzwang. Significa letteralmente “costretto a muovere”.
Sulla scacchiera si verifica cioè una situazione in cui qualsiasi mossa un giocatore possa fare indebolirà la sua posizione; eppure è costretto a muovere. Può essere azzardato ipotizzare che Mosca e Teheran abbiano coordinato i loro rispettivi zwischenzug, ma di certo entrambi attendono con interesse lo zugzwang di Washington.

Traduzione di Manuela Vittorelli, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica.

sábado, 27 de diciembre de 2008

Russia: Europa rischia un gelido inverno

http://www.moldova.md/img/ucraina_map.jpg

La recente nascita dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di Gas a Mosca, e' stata accompagnata dalla dichirazione sibillina di Putin "..e' finita l'epoca dell'energia a basso costo". Il prezzo del petrolio ha raggiunto i 40 dollari, vale a dire un terzo del costo di tre mesi addietro. Tuttavia per gli automobilisti il ribasso non ha seguito questo ritmo.


Questi prezzi -con gli svalutatissimi dollari attuali- non favoriscono gli investimenti a lungo termine necessari per la trivellazione, estrazione, raffinazione e condutture, sia del gas che del petrolio. Le tecnologie e gli impianti sono sempre piú costosi.


I Paesi dell'Unione Europea -salvo quelli che dispongono di energia nucleare- sono esposti ad un gennaio molto freddo, perché la Federazione Russa ha messo in guardia che l'Ucraina deve saldare una fattura di 2,4 miliardi di dollari per le forniture passate. A gennaio taglierá i rifornimenti all'Ucraina, e questa sicuramente sottrarrá gas attingendolo dal flusso delle forniture dirette all'Europa.


L'Ucraina spera che l'Unione Europea faccia pressione sulla Russia, e Mosca ribadisce con forza che continuerá a inviare le forniture all'Europa, ma questa si faccia valere con il governo dell'Ucraina se stornera' le forniture.

Dopo la caduta del prezzo del petrolio, Mosca non puo' permettersi di abbonare all'Ucraina 2,4 miliardi di dollari, e dice apertamente che "..il Vecchio Mondo potrebbe convertirsi nello scenario di una versione economica della guerra contro la Georgia (agosto 2008)"


Bruxelles deve scegliere tra la sicurezza e stabilitá energetica e l'imperativo categorico made in NATO di far entrare ad ogni costo l'Ucraina e la Georgia nella NATO. Non si puo' pretendere che Mosca regali risorse finanziarie di questa portata ad un governo che gli e' ostile, e che vuole piazzare le armate degli Stati Uniti lungo la frontiera comune.

L'Europa avalla, o subisce ambiguamente, il disegno strategico degli Stati Uniti di istallarsi definitivamente sugli altipiani afgani, da dove potrebbe mantenere sotto tiro Russia e Cina, e minacciare l'India.

Vista la precarietá delle vie di rifornimento alla NATO schierata in Afganistan attraverso il Pakistan, gli Stati Uniti hanno un bisogno vitale di imporre agli europei l'irregimentazione dell'Ucraina e della Georgia nella NATO. Sarebbero i primi due anelli della nuova e costosa via di comunicazione tracciata dagli strateghi del Pentagono.
La direttrice Georgia, Kazakistan, Uzbekistan diventa l'alternativa all'accesso dal Pakistan o dal territorio russo, di cui Putin aveva dato la disponibilita' per la "lotta antiterrorista".

Gli inamovibili funzionari di Bruxelles devono definire le priorita' strategiche: sicurezza energetica o full subordinazione al Pentagono che -attraverso la NATO- ingabbia con successo l'autonomia europea, e ritarda la sua ridefinizione sul nuovo scenario multipolare.
Sia come sia, per gennaio la morsa del freddo non sara' una conseguenza solo metereologica. Sara' anche una scelta politica.
Riusciranno a inquadrare il conflitto russo-ucraino in modo diverso da un litigio manicheo tra Ucraina "democratica" e Russia "autoritaria"? Improbabile.

domingo, 14 de diciembre de 2008

Petrolio: la Russia si unisce all'OPEC

T.P.

La Federazione Russa partecipera' alla riunione straordinaria dei Paesi produttori di Petrolio (OPEC), in programma mercoledí prosssimo, nella citta' algerina di Orano, con una delegazione di alto livello, guidata dal ministro dell'Energia Sergei Shmako.

La Russia fa un passo importante e -per la prima volta- si schiera ufficialmente con la OPEC. La caduta progressiva del prezzo degli idrocarburi ha portato alla conformazione di questo fronte maggioritario di produttori che -al 40% della quota di mercato rifornito dall'OPEC- ora si somma anche il gigante eurasiatico.
La Russia attualemnte contende all'Arabia Saudita il posto di primo esportatore mondiale.

Il crollo dei prezzi e' senza precedenti, e dello stesso tenore saranno le decisioni che verranno prese ad Orano. L'OPEC ha invitato i Paesi che non aderiscono -tra cui Azerbajan, Oman, Siria- ad inviare osservatori e contribuire a restaurare l'equilibrio di prezzi nel mercato internazionale.
Una situazione analoga alla presente, fu quella del 2001 dopo il crollo delle due Torri di New York.

Il presidente della impresa russa Lukoil -Leonid Fedun- si e' espresso a favore di "..un'integrazione piú stretta tra la Russia e l'OPEC", ed anche il Presidente Medvedev ha piu' volte manifestato la disponibilita' a collaborare piú attivamente.







martes, 2 de diciembre de 2008

Igor Panarin: El armazon de Estados Unidos es frágil


selvas.org

Hace diez años, Igor Panarin, decano de la facultad de Relaciones Internacionales de la Academia Diplomática de Rusia pronosticó que a más tardar en el otoño boreal de 2009, a consecuencia de una crisis económica en Estados Unidos estallará una guerra civil que conducirá a la división del país en estados independientes.

Para ese entonces, las declaraciones de Panarin, fueron interpretadas como el argumento de una novela de ciencia ficción, pero actualmente, algunos elementos de sus predicciones parece que pueden ocurrir.

En una reciente entrevista a Panarin expuesta a continuación, el diario Izvestia pone a juicio de los lectores la opinión del experto en torno a cómo puede evolucionar la situación actual, con pronósticos tan o más controvertidos que los pronunciados hace una década.

En su entrevista, Panarin, doctor en Ciencias Políticas, expone los motivos que obligarán a EEUU a imponer una hipotética reforma monetaria, que será fatal para el resto del mundo, opinará sobre la élite política a que pertenece el presidente electo estadounidense Barack Obama, y también explicará porqué a Rusia le conviene tener relaciones amistosas con China.

Pregunta: ¿De adonde sacó la tesis sobre el colapso de EEUU precisamente en 1998 cuando ese país gozaba de prosperidad y era líder mundial indiscutible?

Respuesta: En la Conferencia Internacional "Guerra de la Información" celebrada en Austria en septiembre de 1998, tuve la oportunidad de exponer ante 400 expertos, entre ellos 150 de EEUU, un informe analítico sobre la situación mundial.

Cuando en mi discurso hablé de que EEUU se desmembraría en pedazos, en la sala se escucharon gritos salvajes. Pero mi tesis tenía fundamento. Ya en ese entonces estaba claro que la fuerza destinada a destruir EEUU tendría una naturaleza financiera y económica a partir del dólar que no tiene ningún respaldo y en consecuencia es una moneda carente de valor.

La deuda externa de EEUU ha crecido y crece con la dinámica de un alud, desde una deuda casi cero a comienzos de 1980, hasta 2 billones de dólares en 1998 cuando expuse mi informe.

Ahora esa deuda supera los 11 billones de dólares, y esta situación no es otra cosa que una típica pirámide financiera que irremediablemente se derrumbará.

Me pronuncio en contra del IMPERIALISMO

Pregunta: ¿Y caída de esa pirámide puede desplomar a toda la economía estadounidense?

Respuesta: Ya la está derrumbando. A consecuencia de la crisis financiera de los cinco bancos más antiguos e importantes de Wall Street han dejado de existir tres, y los dos restantes, a duras penas sobreviven porque han tenido que soportar las pérdidas más grandes de la historia. Ahora, se habla de cambiar el sistema de regulación de las finanzas a dimensiones globales y EEUU ya no puede desempeñar la función de regulador mundial.

Pregunta: ¿Y quién lo puede reemplazar?

Respuesta: Hay dos pretendientes, China con sus enormes reservas y Rusia como país que puede desempeñar un papel de regulador en el entorno asiático y europeo.

Recientemente, se celebró la cumbre del G-20 en Washington que promovió la propuesta de crear una arquitectura nueva en las relaciones internacionales en la que el Fondo Monetario Internacional (FMI) tendrá un protagonismo especial, pero el FMI necesita recursos.

Los participantes del G-20 pidieron esos recursos a China y Japón. Las reservas de oro de China equivalen a más de 2 billones de dólares, es el principal acreedor de EEUU, y a partir de ahora, China inevitablemente influirá en la política del FMI.

En este sentido no fue ocasional que en la cumbre del G-20 el presidente chino, Hu Jintao, se entrevistara con el presidente ruso, Dmitri Medvédev y con el primer ministro británico Gordon Brown.

Inglaterra será sede de la próxima reunión del G-20 en la primavera boreal de 2009, y Rusia fue uno de los países que en la cumbre de Washington propuso los principios básicos del nuevo sistema financiero mundial, que por visto, coincide con la visión que tiene China con respecto a ese proceso reformador.

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"El armazón que une a EEUU es muy frágil"

Pregunta: Con los líderes mundiales el asunto está claro, volvamos de nuevo a EEUU, ¿Cuáles son los síntomas que apuntan hacia un posible desmoronamiento del país?

Respuesta: Varios factores evidentes. Primero que todo, a medida que avanza el tiempo, los problemas financieros y económicos de EEUU se agudizarán. Millones de estadounidenses perderán sus ahorros y a lo largo y ancho del país aumentarán los precios y el desempleo.

Gigantes industriales como General Motors y Ford están al borde de la quiebra y esto quiere decir que ciudades enteras quedarán sin fuentes de empleo, los gobernadores de los estados federados en términos cada vez más perentorios exigirán ayuda de la Reserva Federal, que no podrá atender todos los frentes, y aumentará peligrosamente el descontento nacional.

Por un tiempo, ese descontento lo contuvo las elecciones presidenciales y la esperanza de que Obama haría el milagro, pero ya en la próxima primavera boreal, todos los estadounidenses comprenderán que en EEUU no ocurrirá ningún milagro.

Otro segundo factor importante es la vulnerabilidad legal de EEUU. En EEUU no existe un marco jurídico único que impere en todo el territorio del país, incluso en asuntos relativamente triviales como las normas de tránsito son diferentes en cada estado.

El armazón legal que sostiene a EEUU es muy frágil, incluso en el ejército norteamericano en Irak prestan servicio extranjeros que aceptaron combatir a cambio de la ciudadanía estadounidense. De esta manera, las Fuerzas Armadas no pueden ser garante de las instituciones públicas y finalmente, la división entre las élites políticas que de forma palpable se manifiesta en condiciones de crisis.

Pregunta: ¿Cómo se fragmentará el país? Está claro que en el sur estadounidense aparecerá algo parecido a México, ¿Cómo será el resto?

Respuesta: EEUU se dividirá en al menos seis pedazos. El primero abarcará la costa del Pacífico y al respecto, se puede citar que, por ejemplo, en San Francisco, el 53% de la población son de origen chino, que un descendiente chino ya fue gobernador del estado de Washington, y que la ciudad de Seatlle es considerada la puerta de la emigración china a EEUU. Es evidente que el litoral pacífico tras el desmoronamiento de EEUU quedará bajo la influencia de China.

Un segundo pedazo en sur, será una formación muy afín a México, sobre todo porque en muchos estados sureños de EEUU el idioma español ya es lengua oficial. Una tercera zona corresponderá a Texas donde siempre han existido fuertes tendencias independentistas.

A pesar de que la costa Atlántica de EEUU supone un conglomerado étnico y de mentalidad muy heterogénea se podrá fraccionar en dos partes y el centro del país donde se encuentran los estados menos prósperos habitan las minorías indígenas que ya declararon su independencia del gobierno federal. Aunque esas declaraciones independentistas fueron interpretadas como simples gestos políticos, no obstante, ese precedente tiene su importancia.

En la zona norte de EEUU siempre ha sido muy fuerte la influencia de Canadá y en lo que respecta a Alaska, incluso Rusia puede albergar ciertos planes pues, si se recuerda la historia, la Rusia zarista cedió ese territorio en arriendo...



"Los billetes de cien dólares que circulan en el mundo, sencillamente quedarán congelados"

Pregunta: ¿Y qué va a pasar con el dólar?

Respuesta: En 2006 EEUU, Canadá y México firmaron un pacto secreto sobre los preparativos para la introducción del amero, una especie de unidad monetaria para los tres países, y esto quiere decir que Washington prepara una reforma monetaria. En el desarrollo de esta reforma los billetes de cien dólares que circulan en el mundo sencillamente pueden quedar congelados.

Por ejemplo, bajo el pretexto de una falsificación masiva perpetrada por terroristas, lo que obligará una comprobación de autenticidad de todos los billetes en circulación.

"Los clanes políticos de EEUU se enfrentan abiertamente "

Pregunta: Explique su tesis sobre la división de la élite política de EEUU, ¿se refiere a las diferencias entre demócratas y republicanos?

Respuesta: No del todo, en la dirección política de EEUU existen dos grupos o clanes. El primero se les puede llamar "globalistas" e incluso hasta "trotskistas" porque su plataforma ideológica tiene ciertas analogías tácticas a las de Trotsky, que no se conformó con la revolución en Rusia sino que aspiró a la revolución del proletariado mundial.

Los globalistas estadounidenses siempre consideraron que había que vencer a la Unión Soviética como punto de partida para controlar el resto del mundo y esa es su meta.

Al segundo grupo se pueden denominar como los "patriotas" que aspiran a la prosperidad de su país. Partidarios de ambos clanes militan tanto en el partido democrático como en el republicano, un ejemplo que explica esa situación fue la votación del plan anticrisis propuesto por la Administración republicana, que en un comienzo fue rechazada por los mismos republicanos en el Congreso.

Andy Warhol

Pregunta: ¿Y quiénes son los líderes de los dos clanes?

Respuesta: Entre los globalistas las figuras clave son el vicepresidente de EEUU Dick Cheney, la Secretaria de Estado Condoleezza Rice y entre los patriotas el Secretario de Defensa Robert Gates, el director de la CIA Michael Hayden y el Director de Inteligencia Nacional almirante Michael McConnell.

La mayoría de los globalistas pertenecen a la élite financiera y los patriotas predominan en entidades de las Fuerzas Armadas, el Servicios Secreto y la industria militar.

Los clanes políticos de EEUU se enfrentan abiertamente, por ejemplo, el año pasado un informe elaborado por el clan de patriotas negó categóricamente que el programa nuclear de Irán tiene componente militar en abierta contradicción con las posturas expuestas por Cheney y Rice.

Otra situación similar ocurrió hace poco en una audiencia del Congreso dedicado a la "guerra de los cinco días" en el Cáucaso.

Los globalistas bajo la batuta de Rice afirmaron que Rusia había comenzado el conflicto y que por ello debería ser castigada con sanciones, pero los patriotas representados por los servicios secretos intervinieron con una postura diametralmente opuesta al afirmar que Georgia había comenzado el conflicto con Rusia al agredir a Osetia del Sur.

Pregunta: ¿Y con cuál de los clanes simpatiza Obama?

Respuesta: Los patriotas encabezados por Gates desempeñaron un papel clave en la victoria obtenida por Obama en las elecciones y por ello, es de esperar que ese clan exigirá al nuevo presidente cambios en la política general.

En este sentido, es interesante el hecho de que el republicano Gates sea considerado como uno de los candidatos de más opción para ocupar la Secretaria de Defensa o incluso la Secretaria de Estado. La influencia de los patriotas en el presidente electo es notable, a propósito, una de las primeras reuniones convocadas por Obama fue con representantes de los servicios secretos.

"Debemos cortar la cuerda que nos tiene atados al Titanic"

Pregunta: ¿Qué significado tiene para Rusia la victoria de los patriotas en EEUU?

Respuesta: Para nosotros es una de las variantes menos perjudicial, porque precisamente los patriotas se pusieron de nuestro lado en el conflicto del Cáucaso. En la reciente visita de Medvédev a EEUU no fue objeto de tensiones a consecuencia del conflicto con Georgia, en cambio hubo una atmósfera muy tranquila y favorable.

Pregunta: ¿Qué tiene que hacer Rusia para evitar las convulsiones que pueden provocar el colapso de EEUU?

Respuesta: Desarrollar el rublo como moneda de circulación regional. No dilatar más la creación de la bolsa de hidrocarburos para vender crudo y gas en rublos. Hace unos días, Rusia y Bielorrusia firmaron un acuerdo sobre el pago por el crudo y el gas en rublos, esto es el comienzo del proceso para convertir al rublo en una divisa regional.

Kazajstán y Bielorrusia ya pagan por la electricidad generada en Rusia en rublos, ahora el objetivo debe ser firmar para finales de 2008 el mayor número posible de contratos para que el año próximo las exportaciones rusas sean pagables en rublos, en este caso, Rusia podrá evitar algunos impactos de la crisis global que todavía no repunta.

Debemos cortar la cuerda que nos tiene atados al "Titanic financiero", que a mi juicio, se hundirá definitivamente en poco tiempo.

Ria Novosti

www.sp.rian.ru




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