lunes, 30 de agosto de 2010

Italia: Amazzoni, cavalli arabi e petrolio


Tito Pulsinelli
Amazzoni, show, cavalli arabi, hostess, folklore sono le uniche parole che fuoriescono dalla bocca dei politici e dai titoli dei giornali. Parlare di petrolio, gas, è tabù! "Disneyland" rincara il post-fascista Fini, alludendo al suo Paese di nascita, a suo avviso succube della "..logica commerciale". I post-comunisti, invece, criticano persino lo storico ed esemplare risarcimento danni con cui l'Italia pone riparo ai crimini inflitti dal colonialismo.

Il resto del cabaret-Montecitorio intona un coro monocorde sui "diritti umani" calpestati dalla Libia, quegli stessi -però- di cui dimenticano di chieder conto ai loro sponsor di Washington per il business petrolifero con la feudale monarchia assoluta dell'Arabia saudita. Si, quella che lapida e mozza le mani. O con gli altri regimi di feudalismo relativo degli emirati.

I Di Pietro, Fini, Casini, Buttiglioni e troppi ecc, accettano che pecunia no olet solo quando Londra libera un prigioniero libico condannato per terrorismo, pur di assicurare contratti e giacimenti alla malconcia BP. Sono inflessibili moralisti e feroci oppositori quando l'Italia compie dei passi nella medesima direzione. L'Italia, non Berlusconi, nè governicchi dell'una o altra fattura. Giustificano, difendono sempre quel che fanno i loro sponsor, mai quel che intenta fare l'Italia per assicurare la diversificazione delle fonti di approvigionamento energetico.

I post-tutto la buttano sempre in politichetta perchè sono orfani di una visione geopolitica che assicuri maggiore autonomia all'Italia, per lo meno nell'aerea mediterranea. Orfani volontari, perchè sempre ne adottano una di importazione: Mosca, Washington o Bruxelles/EuroNATO. In nome dei diritti umani che Washington e Londra non rispettano -nè in casa nè altrove- vorrebbero che l'Italia dicesse no alla Libia, no alla Russia, no al Venezuela e no all'Iran. Che Fini,D'Alema,Bocchino&Casini di pietra dicano apertamente dov'è lecito comprare gas e il petrolio.

La soluzione offerta dall'oleodotto Nabucco è truffaldina. Che ci mettono gli Stati Uniti in questo affare? Solo il tubo. Gli europei ci mettono i soldi, gli idrocarburi li forniscono i centro-asiatici, gli altri incassano e controllano. Con la tuberia si garantirebbero a buon mercato il controllo strategico sull'Europa del sud e l'egemonia totale sull'Italia, già oberata da oltre 100 basi militari. Meglio, molto meglio, intavolare accordi direttamente con i Paesi esportatori di idrocarburi, prendendo esempio dai governi che si susseguono a Londra, Washington e Berlino.

Quattro dati sono immutabili: l'Italia ha una dipendenza totale; USA importa petrolio e non può venderci nulla; gli energetici ce li hanno quelli che ci li hanno (non quelli che si desiderebbe che li avessero); c'è il multipolarismo e i rapporti di forza globali sono mutati, non a favore degli "occidentali".

L'asse strategico si è spostato verso l'oriente, Roma deve tenerne conto e recuperare una minima iniziativa geopolitica. L'economia è diventata una variabile subordinata alle relazioni internazionali e alla sovranità reale dei grandi blocchi macroregionali. E' necessaro scegliere se appartenere all'Europa o agli Stati Uniti d'Occidente. Raffozare l'autonomia del blocco europeo o suicidarsi nel grande mercato transatlantico. Fini, D'Alema, post-fascisti, post-comunisti, post-tutto, ancora uno sforzo per essere uomini (di Stato)!

8 comentarios:

Anónimo dijo...

In realta', i finiani non contestano i rapporti commerciali con la Libia o la Russia: sono solo contro le pagliacciate di cattivo gusto...

"Vi immaginate Gheddafi che va a Parigi o a Berlino e organizza un incontro con 500 hostess per dir loro “diventate musulmane”? Noi no. E non a caso Gheddafi certe pagliacciate – è il termine giusto – le viene a fare a Roma, non a Parigi o a Berlino. Evviva la Realpolitik, ma sui libri di Kissinger non c’è scritto che bisogna concedere ai dittatori la passerella sul suolo patrio, in regime di liceità assoluta: Roma in questi giorni sembra un possedimento extraterritoriale libico. Viva gli affari, viva il trattato Italia-Libia che ci ha aiutato a risolvere il problema degli sbarchi clandestini, viva le materie prime libiche, viva l’autostrada libica che verrà realizzata dai nostri imprenditori, viva tutto ma la dignità di un Paese viene prima di tutto. Non riusciamo a immaginare un solo leader europeo che vada a La Mecca a dire “diventate cristiani”: sarebbe irrispettoso. E invece siamo costretti a sentire Gheddafi che nella Città della Cristianità invita alla conversione 500 ragazze scollate e scosciate, attentamente selezionate da un’apposita agenzia. Una concezione della donna offensiva e ripugnante. E di più: quanto rende onore all’Islam la ragazza bombastica che si fa fotografare con il Corano appoggiato sulla scollatura?"

Fonte: Generazione Italia

Anónimo dijo...

Comparto Tito. Excelente
Gennaro Carotenuto

Anónimo dijo...

Gheddafi é in visita in Italia, non nello Stato del Vaticano, pertanto puó esprimere le sue opinioni. Se queste violentano la prassi diplomatica, allora la Farnesina proceda con le modalitá del caso a rettificare.

Nei Paesi arabi sono aperte ed attive molte chiese cristiane, pertanto e' curioso che ci si scandalizzi se un ospite straniero "osi parlare di cristianesimo".

Tutti i cori di indignata ipocrisia concorrono a ingigantire il ruolo geopolitico di Berlusconi. La prima pietra del Trattato di amicizia con la Libia la pose Prodi, e persino il cinico D'Alema dovette andare con la coda tra le gambe a Tripoli. Business is business.

Berlusconi chiude questo capitolo e sfrutta l'opportunitá per fare affari. Lui, la sua familia, il suo gruppo, gli alleati e i suoi veri amici. L'autostrada, una nuova rete internazionale TV in arabo con base in Libia, tutto l'indotto del gas,dal fornitore al consumatore.

Altro che circo, amazzoni e cha-cha-cha-

Anónimo dijo...

rettifico: ....se un ospite straniero "OSI PARLARE di RELIGIONE ISLAMICA".

Anónimo dijo...

Alte grida scanfalizzate si sono levate contro il Reprobo del Deserto che dalla Roma imperiale, perdon repubblicana, ha osato parlare della sua religione. Fulmini e imprecazioni biliose contro il beduino -fiero di esserlo- che ha espresso delle opinioni sulla condizione della donna nei due Paesi firmatari del Trattato di amcizia.

Sapranno tutti questi "novelli cristiani" spuntati a manca e destra, come fugaci funghi hertziani del giardino edonista, che i nostri avi OSARONO UTILIZZARONO le ARMI CHIMICHE contro i beduini? Sapranno che il GAS era proibito dalla legge internazionale?

Un bel tacere non è mai stato scritto.

Debora dijo...

Grazie Tito per la stima. Sono discorsi difficili...

Debora

Anónimo dijo...

L'Italia ha gia' chiesto scusa alla Libia per le atrocita' commesse durante il periodo del colonialismo italiano (relativo al periodo fascista e pre-fascita). E' stato anche versato un indennizzo economico. Speriamo che la Gallia e la Britannia non ci chiedano indennizzi relativi all'invasione degli antichi romani...

titus dijo...

L'Italia ha riconosciuto il lato oscuro del suo recente passato, e si è impegnata a risarcire in 10 anni la Libia. L'autostrada è parte di questo risarcimento: le imprese italiane riceveranno i finanziamenti elergiti dallo Stato per la sua costruzione.

No, i Galli non chiederanno nulla, piuttosto deve preoccuparsi la Grancia,l'Inghilterra e la Spagna che se ne andò da Cuba quasi nel 1900. E la Francia, che obbligò Haiti a pagare un risarcimento per aver posto fine alla colonizzazione. Quel "debito" ha generato interessi che sono stati inserabilmente incassati -e ricalcolati- nel corso di due secoli.

E' deplorevole la disinformazione, o meglio la non-informazione da parte del governo italiano su questa questione esemplare. Che fa onore all'Italia e alla giustizia.

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