miércoles, 23 de febrero de 2011

Libia: L'irresistibile propaganda degli "atlantisti" italiani

...nega all'ENI (qui), quel che inglesi e francesi garantiscono alla BP e Total - Sergio Romano ricorda l'invariabilità della politica italiana verso la Libia - I secessionisti sventolano la bandiera di re Idriss - Cimitero " Sidi Hamed"  tramutato in  "gigantesca fossa comune" (qui)
Tito Pulsinelli
Sulla Libia, aumenta d'intensità il fuoco incrociato di notizie simultanee ma incontrollabili, cresce lo sforzo di trasformare lo stupore in orrore, e a tal fine è obbligatorio giocare alla lotteria del macabro, sempre al rialzo. E trasformare il cimitero Sidi Hamed in "fossa comune" (qui la verifica col satellite Google Maps). Sin da domenica scorsa scrissero d'un Gheddafi già in Venezuela. E poi aerei che bombarderebbero la pacifica folla, stragi. Parole, nessuna immagine, a parte piccoli rassembramenti e pareti affumicate, ma non sventrate o edifici rasi al suolo.Non si usano bombe di aereo per sgombrare una piazza, ma per radere al suolo interi quartieri. Gli effetti sarebbero stati simili alle distruzioni subite dalle città libanesi bombardate dall’aviazione israeliana, ma se fosse stato così,  non avrebbero esitato a mostrarle per istigare la platea.

Scrivono di attacchi a caserme, ministeri e basi militari date alle fiamme, di elicotteri che mitragliano. Sui manifestanti o sugli armati che assaltano? Dove esistono militari che non difendono con le armi le caserme? E' possibile assaltare pacificamente strutture militari? L’aviazione libica è intervenuta non per bombardare donne e bambini nella piazza centrale di Tripoli, ma per distruggere i depositi di armi caduti in mano ai rivoltosi e la pista dell’aeroporto di Bengasi, onde evitare che rinforzi e veri mercenari possano sbarcare via aerea in Cirenaica, per sostenere la sollevazione armata.

Nulla in comune con piazza egiziana e le proteste di massa, disarmate e pacifiche. Le immagini ci mostravano persino cittadini che collaboravano con i soldati per il mantenimento dell'ordine.
In Libia si tratta di tutt'altra cosa; sono gesta di uomini in armi che impugnano ormai bandiere di diverso colore. A Bengasi quella della monarchia di Idris, e  si scontrano con opposte fazioni, in una dinamica micidiale che è propria dei moti separatisti o delle secessioni pilotate. In entrambi i casi sono vitali gli apporti esterni per andare a buon fine.

In questi giorni, il modus operandi del monopolio mediatico atlantista -soprattutto italiano- è identico a quello collaudato quando riuscirono a gonfiare il numero delle vittime e la gravità degli scontri in Kosovo, fino a trasformarlo in "esodo biblico", orrendo olocausto, malvagità d'un nuovo Erode Spiananavano la strada ai bombardamenti della NATO sulla Yugoslavia, e svolgevando il ruolo assegnato nell'ambito della guerra psicologica.

Nel cieco furore propaganndistico atto a ledere l'odiato nemico designato, si sacrifica volentieri la verità ma si sconfina anche nell'autolesionismo. L'ex ambasciatore Sergio Romano è intervenuto per ricordare alla servile sponda atlantista -temporaneamente all'opposizione- la natura degli interessi nazionali dimenticati, e la necessità di difendere la sovranità di tessere libere relazioni con i nostri vicini.
Sergio Romano scrive: "...buona o cattiva, questa fu la linea politica di tutti i ministri degli Esteri italiani da Giulio Andreotti a Gianni De Michelis, da Lamberto Dini a Massimo D'Alema. Come in altre questioni l'Italia ha dimostrato che nella storia della politica estera soprattutto degli ultimi quarant'anni la continuità è molto più frequente della rottura".


I diritti umani non riducono certo la libertà d'azione degli Stati Uniti quando compra petrolio alla bieca monarchia Saudita o negli altri illuminati emirati; non hanno impedito alla Francia di vendere Mirage alla Libia, nè ai tedeschi di istallarvi fabbriche chimiche. S.Romano menziona che "la Gran Bretagna, nell'agosto del 2009, ha liberato e restituito alla Libia, per «ragioni umanitarie», il responsabile del sanguinoso attentato del dicembre 1988 nel cielo di Lockerbie".

In nome della BP o delle multinazionali d'oltreatlantico, loro fanno quel che i miopi e bipartisan atlantisti nostrani non sono disposti a riconoscere all'ENI. Proni alla dogmatica  in voga dei "diritti umani" masticabili, ad estensione variabile, comunque mai applicabili agli Stati Uniti, alle imprese della NATO in Afganistan o dovunque gli interessi occidentali lo impongano. 
Chi brandisce con più foga lo scudo dei "diritti umani" sono quelli che aboliscono o plaudono all'abolizione dei diritti sociali dei lavoratori, dei consumatori, dei popoli e delle nazioni. Diritti individuali versus diritti collettivi.
Solo i libici possono trovare una soluzione ai loro problemi, per tutti gli altri -particolarmente per l'Italia- è opportuno appartare il manicheismo e l'interessato moralismo strillato, precluso ai vecchi e nuovi colonialisti, perchè non sono poche le cose di cui sono responsabili.

4 comentarios:

Alba kan. dijo...

http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=402

Anónimo dijo...

La maglietta con il logo dell'Eni è quella di una squadra di calcio libica. Però l'accusa di mercenari appartenenti all'Eni è subito scattata.
A volte basterebbe un po' di buon senso e di logica, o pensiamo che ora i mercenari sponsorizzino chi li paga? In questo caso non sarebbe neanche una buona mossa di marketing....

Ma sarebbe dare la zappa sui piedi proprio all'Eni e a quella parte di questa che è ancora italiana.....cattivoni come sempre questi italiani, meglio svenderla del tutto questa Eni, no?

Alba kan. dijo...

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=32843

Alba kan. dijo...

http://etleboro.blogspot.com/

Le rivoluzioni franco-britanniche

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