viernes, 12 de marzo de 2010

Scaroni contro gli interessi dell'ENI

Piroetta del numero 1 dell'ENI: OK al "Nabucco" - Improvviso cedimento al "partito anglo-sassone"

Gianni Petrosillo
La notizia è di quelle che lasciano increduli. Ieri l’Amministratore Delegato dell’Eni Paolo Scaroni, spiazzando un po’ tutti, soprattutto i partners di Gazprom, ha dichiarato che South Stream, il progetto di pipeline in coabitazione tra Russia, Italia e Francia che aggira i paesi extracomunitari dell’est, dovrebbe fondersi con Nabucco, gasdotto concorrente voluto dai vertici europei e statunitensi per depotenziare l’arma energetica russa, la quale, secondo le alte sfere di Bruxelles e quelle di Washington, rischia di divenire un ricatto di lungo periodo per l’indipendenza energetica del Vecchio Continente.

Riporto interamente la notizia alla fine di queste breve riflessioni, tratta da un dispaccio dell’Agi news. Inutile negare che queste uscite apparentemente po’ bizzarre e fuori dal reale contesto geopolitico sono il prodotto di quella svolta strategica, per nulla vantaggiosa, che Berlusconi ha attuato con il suo discorso davanti alla Knesset, il parlamento Israeliano.

Da quel momento in poi si sono moltiplicate le scelte e le dichiarazioni ostili nei confronti dell’Iran e ora anche della Russia. Eppure solo qualche mese fa era stato lo stesso manager dell’Eni a criticare il progetto euro-americano, a suo dire troppo fumoso e scoordinato per produrre risultati effettivi, in un settore come quello dell’energia dove gli equilibri politici sono basilari.

Inoltre, trattandosi di progetti a lunga scadenza la programmazione puntuale e le sinergie tra aziende e governi richiedono una unità d’intenti sugli obiettivi da conseguire che non possono essere definiti strada facendo. Scaroni, cito testualmente, in altro frangente si era dimostrato proprio di questo avviso: “Nabucco ha il fiato troppo corto perché tagli il traguardo questo perché manca un Paese fornitore di gas come principale attore di questo progetto…Faccio fatica a immaginare qualcuno che mette denaro sul tavolo senza avere nessuna sicurezza che alla fine il tubo che costruisce sia pieno di gas”. Ovvero, una gestazione destinata a concludersi con un aborto spontaneo e prematuro.

Naturalmente da Mosca sono arrivate dure reazioni contro le parole a ruota libera pronunciate da Scaroni: “Un compromesso tra i due progetti non può esserci di principio perché tutto al momento si gioca a livello politico” hanno ribattuto con tono stentorio i vertici del colosso russo. E a livello politico, il South Stream e il Nabucco sono progetti che si escludono inevitabilmente perchè veicolano interessi strategici dirimenti tra competitors geopolitici (Russia e Usa); altro che complementarietà e reciprocità!

Se da Roma speravano di aggirare l’ostacolo politico di una convivenza con Mosca sempre più invisa agli alleati USA, riportando in auge la favola della cooperazione economica per la “massima profittabilità degli investimenti e l’integrazione delle iniziative”, hanno sbagliato del tutto i loro conti. I russi sono in piena riconfigurazione dei propri assetti nazionali, anche in campo militare, per dar maggiore concretezza ad una proiezione di potenza sullo scacchiere internazionale finalizzata al recupero di quelle sfere d’influenza perdute dopo il crollo dell’URSS.

Questo scherzetto italiano, equivalente ad un tradimento, è stato immediatamente rispedito al mittente da Mosca che, a questo punto, farebbe bene a chiedere un chiarimento al governo Berlusconi. Ma c’è da dire che pure sotto il solo profilo economico le affermazioni degli alti ranghi di San Donato sono del tutto autolesionistiche. Operando nei termini palesati dall’Ad del cane a Sei Zampe si rinuncia preventivamente alla possibilità di creare un monopolio insieme ai russi per aderire a slogan ideologici sulla cooperazione allargata – per nulla innocenti e atti a celare la crescente sudditanza italiana verso gli statunitensi – che servono esclusivamente ad annacquare le posizioni di preminenza già conquistate.

Questi benefici iniziali sono difendibili entro una cornice ristretta di iniziative bilaterali o al massimo trilaterali, come accade adesso per il South Stream. Oltre questo perimetro si perdono i vantaggi economici; quando poi, inseguendo valutazioni contrastanti col movimento della storia attuale indirizzato al policentrismo, si pensa di imbarcare nelle iniziative in corso paesi con una visione geopolitica opposta ai nostri interessi, si finirà certamente per neutralizzare anche le futuribili utilità geostrategiche. Se le nuove politiche elaborate dal nucleo dirigente dell’Eni si riducono a queste barzellette auspichiamo che il Governo, almeno nella sua parte non compiacente con detti disegni che vanno in contrasto con gli interessi nazionali, si muova repentinamente per ridare coerenza ai suoi programmi. Persino defenestrando le attuali figure apicali dell’ENI.

(AGI-News) Houston, 10 mar.

I gasdotti South Stream e Nabucco dovrebbero fondersi diventando un unico progetto. Lo ha detto l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, dal palco della Cera Week, uno dei principali summit sull’energia a livello globale. “Questi due gasdotti non sono alternativi ma complementari e dovrebbero condividere il tratto che va dalla Bulgaria all’Austria”, ha precisato Scaroni, ricordando che South Stream e’ il progetto sviluppato da Eni e Gazprom per trasportare in Europa fino a 63 bcm di gas dalla Russia e dall’Asia centrale, passando sotto il Mar Nero. Il Nabucco punta invece a trasportare 31 bcm di gas dall’Asia Centrale verso l’Europa entro il 2020. L’obiettivo comune e’ quello di arginare l’Ucraina, attraverso la quale passa attualmente l’80% del gas che arriva in Europa dalla Russia. “Entrami questi progetti – ha evidenziato il manager di Eni – richiedono ingenti investimenti. South Stream contempla tra i suoi fondatori Gazprom, che e’ il piu’ importante produttore di gas del mondo e quello che manca al Nabucco e’ proprio un grosso produttore tra i suoi partners. Cio’ spiega perche’ il progetto non sia ancora partito pur essendo stato concepito nel 2002″.

Secondo Scaroni, i due gasdotti hanno quello che i banchieri definirebbero un “fit strategico” e quindi “se tutti i partners decidessero di fondere le due pipeline per un tratto – ha esortato il numero uno del Cane a sei zampe – si ridurrebbero gli investimenti, i costi operativi e si massimizzerebbero i profitti”. Sotto uno stesso tetto si troverebbero cosi’ riuniti i principali produttori e i principali consumatori: il gas e il mercato del gas.

I due progetti “riuscirebbero comunque a centrare i loro obiettivi strategici – ha insistito Scaroni – diversificando le forme di approvvigionamento e le rotte di transito”. Per Scaroni, “la definizione di interconnessioni, lo sviluppo di fonti alternative e il rafforzamento dei corridoi di approvvigionamento, rappresentano tutte misure fondamentali per assicurare all’Europa forniture di gas abbondanti, convenienti e sicure”.


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