lunes, 23 de julio de 2012

Italia: Agire contro il globalismo golpista

La democrazia reale dei banchieri - Il potere finanziario dirige tutto - Schierare la forza per arginarli e batterli - Italia consegna 12,5 miliardi al FMI - 
Tito Pulsinelli 
Non ha più importanza chi governa a Roma, Madrid, Atene o Lisbona perchè quel che fanno o no, si decide altrove. E’ morta l’alternanza, la “democrazia” è una variabile secondaria del gioco dell’oca elettorale. Siamo alla democrazia reale, come fase degenarativa suprema della democrazia representativa. Nelle capitali di quel che fu l’Europa –ed è un etereo surrogato denominato Unione Europea (UE) - allignano gli esecutori testamentari dell’oligarchia finanziaria. Gracili protesi della sua volontà di dominio assoluto. Hanno trasformato in burocratici automatismi amministrativi i diktat che sacrificano il bene comune. I golpisti di Bruxelles e Francoforte hanno espugnato la sovranità economica, monetaria e fiscale. Nazioni e popoli sono solo "espressioni geografiche" ed esoterici “mercati”.
II panorama dell'Entità Europea è una desertica landa che legalizza la volontà del più forte, però priva di legittimazione. E' il mondo capovolto di chi ieri predicava lo Stato-zero, e oggi ne fa lo strumento di auto-finanziamento della fazione dei grossisti del denaro. Questi Zorro alla rovescia che rubano ai poveri per dare ai ricchi, son privi d'ogni coerenza, rigore logico ed etico. E’ vano confutare la loro narrativa: a muoverli sono solo gli interessi materiali. Darwinismo sociale, onnivora bulimia ed un inconfessabile oscurantismo d'epoche assai remote. "Irreversibile" (sic!) secondo l'egocentrico Draghi, assai ignorante in tema di storia.

Dov’è finita la congenita superiorità del globalismo, ovunque e comunque? Fregnacce “moderniste” senza capo nè coda, tant’è che ora si attaccano come vampiri alla mammella redentrice dello Stato. Spudorati, ne rivendicano l’uso esclusivo, totale e unidirezionale. Il potere finanziario sequestra anche il potere politico, dopo quello mediatico.Tutto ai biscazzieri del Casino globale. Fuori gli straccioni, terzo Stato e ceti laboriosi.Tutto il potere alla finanza, l’economia deve dirigere tutto e deve stare sopra a tutto e tutti. Amen.

Il fosco fine del secolo passato ha segnato il tramonto della sfera d’influenza sovietica e del predominio del suo modello economico, basato sul monopolismo statale, nella parte orientale dell’Europa. Sulla sua area occidentale -dalla Scandinavia alle acque calde mediterranee, fino alla sponda atlantica portoghese- si è conservato l’egemonismo degli USA, del liberismo e del monopolismo privato concentrato. Sancito nel 1945, con un'invasione cronometrata ad avversari già dissanguati ed economie e città in rovina. Dal '90, ha persino rafforzato il vassallaggio, grazie alla camicia di forza della NATO, ed ora il KO finale con i letali ordigni economici del FMI. 

Con la fanfaluca della “globalizzazione” sferrò il contrattacco,  disinnescando i pericoli della rinascita autonoma rappresentata dall’integrazione progresiva del blocco europeo. Lo schizofrenico salto da 10 a 27 soci decretato dal connivente e mediocre gruppo dirigente europeo, prigioniero del dogma "mercato&moneta", creò le premesse per trasmutarlo nel gemello siamese liberista degli Stati Uniti. Calcio in culo al modello socialdemocratico, allo Stato sociale, persino all’idea stessa di Stato-nazione e d'un polo geopolitico autonomo. Macchè Europa o UE, oggi l'Entità Europea esiste solo come fotocopia peggiorata del declinante ultra-liberismo nordamericano. Peggiorata perchè Washington dispone d'una Banca centrale, una moneta, una forza armata ed una geopolitica propria e definita. 

L’UE non è "l’Europa", come pretendono i saltimbanchi di Bruxelles, non è neppure irreversibile, nè un apodittico valore sganciato da tutto. Se non soddisfa le necessità vitali dei suoi abitanti, è del tutto precindibile. Un blocco continentale edificato alle spalle -e contro la volontà e gli interessi dei più- o si trasforma o scompare. Il nostro unico taglio sarà la ghigliottina!, scandivano nelle piazze di Madrid e Barcellona. Nessuno si sacrifica o  identifica con coloro che li trasformano in paria. Gli europei, quelli di carne ed ossa, avranno miglior sorte solo –e quando- sapranno spodestare lelite golpista, accecata da un terrorizzante fondamentalismo, che ha già sacrificato il contratto sociale ed il futuro di due generazioni. 

Si tratta di vincere una sfida storica contro una minoranza estremista  che ha firmato un patto di sangue con le elites venali degli Stati Uniti. La Compagnia della buona morte si è votata al bellicismo permanente per l’arrembaggio contro il resto del mondo, per la caccia grossa alle materie prime, energie, alimenti e biodiversità. Il blocco europeo potrà avere libere relazioni di cooperazione e complementarietà –in primo luogo con la sua parte orientale e la Russia- solo sconfiggendo l’attuale cupola autoeletta. Decisa a spingere fino alle estreme conseguenze la guerra sociale interna e il militarismo della NATO. 

Fuori dall’euro? Fuori dall’UE? Non c'è il rapporto di forza per imporlo qui ed ora:potrá essere solo una conseguenza. L'urgenza sta nell’iniziativa per opporsi materialmente e concretamente, dal basso, alla depredazione ed estorsione. Scaduto il tempo di confutare o ribattere ai globalisti ed ai sicari locali che deambulano- in ordine sparso- nei Palazzi in cui non si decide più nulla.

Confutare e controbattere con gli argomenti e il linguaggio universale dei minatori delle Asturie e delle genti di Spagna, stretti come un pugno. Fino a dispiegare una forza viva, presente in tutti i luoghi pubblici, sufficiente ad erigere uno primo sbarramento contro i tagli cingolati seriali. Chi non ha più un luogo di lavoro deve trasformare le strade nelle nuove fabbriche in cui lottare. E’ la lezione che viene dai piqueteros argentini, dagli indigeni boliviani ed ecuadoriani, che difesero con unghie e denti l’acqua potabile, il tetto, il gas domestico, i servizi pubblici, il fabbisogno alimentare e la difesa della salute. Continuare ad aspettare il Godot sindacale? 

Nell’attuale de-globalizzazione, quelli che se la passano meglio sono coloro che si divincolarono dalle grinfie del FMI e del pensiero unico. Gli arroganti "commissari europei" si sono mai chiesti com'è stato possibile per gli ex campioni mondiali del debito? Mosca, Pechino, i BRICS, da tempo ignorano la dogmatica liberista e le filippiche mediatiche, perciò hanno conservato economie miste, banca centrale e moneta nazionale sovrana, governi che conservano un ruolo sul terreno economico. 
Il Venezuela non ha sovvenzionato a fondo perduto le banche zoppicanti, le nazionalizzò quattro anni fa. Oltre le banche private, ora esitono Paesi che dispongono di eccedenze finanziari e sono un’alternativa per chi sollecita investimenti o prestiti. A differenza del FMI e BCE, stabiliscono solo tassi d’interesse e scadenze, non vincoli per pianificare dall’esterno l'altrui politica economica, finanziaria, monetaria e fiscale.  

Nel 2011, l’Italia ha depositato nelle casse del FMI ben 12,5 miliardi e mezzo di dollari. A che pro? Per contribuire alla santa causa della privatizzazione universale con soldi provenienti dagli erari pubblici. L'architettura finanziaria che risale al 1945, è ormai insostenibile. Il mondo multipolare prende distanza e si mette al riparo da un'istituzione che agisce come un ministero neocoloniale. Concretamente, pianifica l'espropriazione dei beni statali e dei settori produttivi che soddisfano la domanada locale, e li affida sottocosto alle banche e multinazionali occidentali, di preferenza anglosassone. 
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