martes, 25 de diciembre de 2007

Brasile- Deviazione di fiume, duro colpo per afro-indios

La Corte Suprema del Brasile revoca il blocco dei lavori di deviazione del fiume São Francisco

L'Associazione per i popoli minacciati (APM) ha definito la sentenza della Corte Suprema brasiliana un duro colpo per le comunità indigene e afro-brasiliane: la sentenza consente la ripresa dei lavori per la deviazione del fiume São Francisco, nel Nordest brasiliano.
Le motivazioni della Corte, che consentono la ripresa dei lavori della cosiddetta Transposição che erano stati bloccati il 10 dicembre, sarebbero giustificate dal fatto che la zona interessata dal progetto non toccherebbe le zone indigene: ma questo è assolutamente incomprensibile.

Questo progetto ha infatti un impatto diretto su almeno 34 zone indigene e 153 insediamenti di Quilombolas (Afro-brasiliani).Molti appartenenti a queste comunità sono pescatori e piccoli coltivatori di riso.
In questo modo si mette a rischio la loro esistenza in quanto la deviazione del fiume São Francisco, che soffre già lapresenza a monte delle dighe di Sobradinho e Itaparica, ridurrà ulteriormente la portata delle sue acque.
Inoltre il canalesettentrionale irromperà proprio nella zona di Cabrobrò dove da anni ilpopolo dei circa 1.800 Kirirí lotta per il possesso del proprioterritorio. Anche i circa 9.000 indiani Tumbalalá e Truka hannoprotestato con occupazioni di terra contro il progetto di deviazione delfiume.

La cosiddetta Transposição rappresenta un progetto prestigioso per ilGoverno del Presidente brasiliano Lula da Silva. Due canali per unalunghezza complessiva di 700 Km. attraverso enormi stazioni di pompaggiodovrebbero portare l'acqua del São Francisco verso Nord, dove sarebbeutilizzata soprattutto per le piantagioni di canna da zucchero, per legrandi piantagioni di frutta e gli allevamenti di gamberetti come ancheper l'industria metallurgica nel polo industriale di Fortaleza. Un misero 4% dell'acqua andrebbe infine a beneficio delle abitazioni civili.Gli indigeni che vivono lungo le rive del fiume, le Quilombolas, i senzaterra e gli ecologisti stanno organizzando una vasta opposizione al progetto, insieme alle più grosse organizzazioni brasiliane per idiritti umani come il Consiglio missionario indigeno (CIMI) e laCommissione per la pastorale della terra (CPT-PB).

Anche il gesto del vescovo della diocesi di Barra nello stato brasiliano di Bahia, Dom Luiz Flávio Cappio, è significativo. Dal 27 novembre ha iniziato uno sciopero della fame chiedendo al Governo di impegnarsi nel dialogo con lapopolazione interessata dal progetto, affinché l'acqua del São Franciscovenga utilizzata in maniera ostenibile per l'ambiente e a favore dellapopolazione che la usa per viverci, non per l'industria pesante.
Dopo la sentenza don Cappio è stato ricoverato in ospedale per un collasso.

www.emigrazione-notizie.org

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