Il mondo guarda alla Colombia non perchè è il paese dove muoiono ammazzati più sindacalisti che in qualsiasi altra parte del mondo, non perchè è il paese dove fare il giornalista rappresenta il mestiere più rischioso o dove la presenza militare degli Stati Uniti (addestramento, armi e presenza umana) è pari a dieci volte quella di ogni altro paese latinoamericano. Il mondo guarda alla Colombia per la sorte di Ingrid Betancourt.
Perchè c’è una sua lettera, manipolata ad arte come solo la propaganda governativa colombiana sa fare in questi casi, che ha scosso giustamente gli animi, ma che per mostrare “la gratuità della sofferenza inflitta a una donna” da “guerriglieri marxisti con le bombe esplosive nelle tasche e le bombe ideologiche nella testa” come ricorda Merlo nel suo lungo quanto insulso articolo, è stata data alla stampa contro la volontà della famiglia che ha protestato definendo l’arbitrarietà del gesto una “violazione dell’intimità”. In questo caso riusciamo a comprendere appieno la gratuità della sofferenza inflitta a una madre.
“Per un lungo periodo, siamo stati come i lebbrosi che rovinano la festa. Noi, i sequestrati non siamo un tema politicamente corretto suona meglio dire che bisogna affrontare con fermezza la guerriglia ,anche se dovesse costare il sacrificio di vite umane”.
Un’accusa pesante al presidente Uribe, che si evince ancor di più nella versione originale della lettera, perchè questa dopo aver subito la manipolazione della propaganda uribista, incorre in Italia anche in quella de la Repubblica (dove sebbene in incipit si legga “questa è la lettera scritta come prova... etc etc da nessuna parte specifica che non è la versione integrale).
Ebbene Ingrid in spagnolo scrive: “suena mejor decir que hay un ser fuerte frente a la guerrilla, aún si se sacrifican algunas vidas humanas. Ante eso el silencio” che suona molto diversamente da quel “bisogna affrontare con fermezza la guerriglia” come da traduzione di Antonella Cesarini per la Repubblica.
Ingrid vuole proprio dire: c’è un uomo forte, un potere forte di fronte alla guerriglia, anche se si sacrificano alcune vite umane e di fronte a questo solo il silenzio. E’ una condanna esplicita alle soluzioni militaristiche di Uribe, forse un riferimento alla morte degli 11 deputati di qualche mese fa. Non nomina il nome di Uribe invano la Repubblica, preferisce tergiversare, anche con una traduzione.
Link: http://www.annalisamelandri.it/dblog/articolo.asp?articolo=390
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