jueves, 6 de diciembre de 2007

Trattato di Libero Commercio (TLC) tra Perù e USA

mercoledì 5 dicembre 2007

di Antonio Pagliula (http://www.verosudamerica.com)
Il Trattato di libero commercio (TLC) tra Stati Uniti e Perù è stato definitivamente approvato dal Senato nordamericano con 77 voti a favore e 18 contrari. Bush chiede una pronta approvazione anche del TLC con la Colombia per limitare l’influenza di Chávez in America Latina. Intanto in Messico si affrontano i problemi legati alla produzione agricola locale, causati proprio da un TLC.

Con la votazione del Senato statunitense viene approvato il TLC tra Stati Uniti e Perù. Il presidente Bush, entusiasta, ha ricordato l’importanza di questi accordi bilaterali per il controllo Usa sulla regione latinoamericana ed ha invitato a ratificare il più presto possibile i TLC già negoziati con Colombia e Panama. In particolare ha fatto riferimento agli accordi con la Colombia, fondamentali a suo parere, per contrastare l’influenza bolivariana di Hugo Chávez nella regione.

Il trattato di libero commercio con il Perù è stato elogiato dal presidente statunitense come “un accordo che equilibra il terreno di gioco per gli esportatori e gli investitori nordamericani, decisivo per l’espansione verso l’importante mercato nella regione andina dei prodotti e servizi made in Usa”.

Nonostante la maggioranza dei voti ottenuti al Senato, il parere di Bush, non è poi così condiviso come sembrerebbe. Harry Reid, leader della maggioranza democrata al Senato, ha criticato i TLC considerati come “l’unica politica dell’amministrazione Bush verso l’America Latina”. Il presidente peruviano, Alan Garcia, al contrario, si è dichiarato entusiasta del risultato ottenuto con la ratificazione del TLC ed ha ringraziato il suo predecessore, Alejandro Toledo, che aveva iniziato questo processo.

Questo con il Perù comunque è il primo TLC ad essere stato approvato, gli accordi previsti con Colombia e Panama trovano ancora serie reticenze. Per quanto riguarda la Colombia la componente democrata al Senato ha infatti seri dubbi riguardo il reale sforzo profuso dal governo colombiano per la protezione dei propri sindacalisti e dei loro diritti. Nel caso di Panama invece il processo è ancora paralizzato perché il presidente dell’Assemblea panamense, Pedro Miguel González, è ricercato dalla giustizia statunitense per un omicidio.

Non sono poche però le critiche ed i dubbi riguardo i reali benefici che comporterebbero questi Trattati di Libero Commercio tra la prima economia mondiale, quella statunitense, e le economie latinoamericane. Secondo Vicky Pelaez, scrittrice e giornalista peruviana, il TLC serve solo alle imprese multinazionali. “Tra le cento economie più grandi, ci sono 51 corporazioni multinazionali, come Wal Mart per esempio, le cui entrate raggiungono i 200milioni di dollari, ossia tre volte l’intero prodotto interno lordo (PIL) del Perù”. Secondo la Pelaez sono proprio queste imprese multinazionali ad elaborare i contenuti dei TLC con lo scopo non solo di appropriarsi delle risorse naturali ma anche dell’intera infrastruttura dei paesi, prendendo il controllo di salute, educazione, acqua, energia, banche, turismo, trasporti, mezzi di comunicazione ecc.

Ma la Pelaez non è l’unica ad opporsi al TLC con il Perù, solo ad inizio novembre infatti diversi gruppi di lavoratori avevano manifestato riempiendo le strade di Lima in protesta a questi accordi bilaterali. Un forte No viene anche dai leader del settore agricolo, quello che si teme sarà più danneggiato. Si pensa infatti che il Perù ripercorra l’esperienza del TLC in Messico, dove il settore agricolo, più povero, non è riuscito a competere con le esportazioni, libere da dazi doganali, del vicino nordamericano. Le opportunità per l’agricoltura peruviana generate dal TLC sembrano infatti molto scarse perché effettivamente non sono molti i prodotti peruviani che si possano esportare competitivamente verso gli Stati Uniti, dove per di più il settore agricolo gode di forti sussidi da parte dello stato.

E proprio in Messico i produttori agricoli cominciano a sentire gli effetti anticipati dell’entrata in vigore della liberalizzazione dei dazi doganali inclusa nel NAFTA (trattato di libero commercio con Usa e Canada). Dal 1 gennaio 2008, infatti, si apriranno le frontiere messicane all’importazione e all’esportazione di grano, cereali, farina, fagioli, zucchero e latte.

Si teme una invasione dei prodotti statunitensi favoriti appunto da maggiori possibilità tecniche e dalle sovvenzioni ricevute dal governo Usa. Questa apertura si stima potrebbe affettare circa 400'000 persone legate all’agricoltura messicana, ed in particolare l’economia dei piccoli produttori.

La situazione attuale, ad un mese dall’apertura, è la seguente: le grandi imprese che commercializzano grano e farinacei si stanno negando di acquistare l’attuale raccolto, cercando di ottenere prezzi più bassi dai produttori, proprio perché fanno riferimento alla possibilità di acquistare mais dagli Usa a basso costo e senza pagare dogana e a breve termine.

I gravi problemi che affronterà l’agricoltura messicana in seguito all’entrata in vigore di questo sviluppo del Nafta sono stati ripetutamente denunciato dalla Confederación Nacional Campesina (Confederazione Nazionale Contadina) che ha chiamato diverse organizzazioni e cittadini alla mobilitazione e alla protesta a partire dal mese di dicembre. Uno dei dirigenti della CNC, Cruz López, ha proposto per limitare i danni che si avrebbero dal 1 gennaio la costituzione di un meccanismo di autorizzazione previa di importazioni ed esportazioni dei prodotti citati considerati fondamentali per l’economia messicana.


1 comentario:

Camminare domandando dijo...

Il Perù purtroppo è sempre all'avanguardia nel peggio. E come se non bastasse Alan Garcia ora vuole stipulare analoghi trattati di libero commercio con Cile, Singapre e Canada.

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