miércoles, 2 de enero de 2008

Colombia- NO ad accordi umanitari

Il presidente colombiano Uribe, alla presenza dei suoi capi militari vestiti con uniforme di guerra, si è presentato a Villavicencio ed ha seppellito l'operazione per il riscatto di tre prigionieri in mano alla FARC.
La favola natalizia della imminente liberazione di tre persone è svanita di fronte a questo dato: lo Stato colombiano non può concedere neppure 3 ore di "cessate il fuoco". Uribe ha notificato alla commissione internazionale guidata dall'ex presidente argentino Kirchner che non concede il "cessate il fuoco", nè la sospensione delle operazioni militari, offre solo un...."corridoio" in cui far transitare i liberandi.
Uribe, in sostanza, non garantisce la sicurezza della commissione internazionale.

Le autorità di Bogotà, hanno così notificato al Brasile, Francia, Argentina, Cuba, Bolivia ed Ecuador che esiste uno stato di guerra interna e che non si possono sospendere le operazioni militari, nemmeno per poche ore.
Nella zona di Villavicencio sono presenti distaccamenti militari degli Stati Uniti che fanno riferimento ad una delle tre basi di cui dispongono a ridosso della frontiera con il Venezuela.

Con questa decisione, Uribe volta le spalle al blocco regionale sudmaricano e scopre in maniera definitiva che la Colombia guarda solo a Washington.
Il partito della prosecuzione della guerra continua imperterrito ad accelerare verso le soluzioni estreme, sacrificando il 6% del bilancio nazionale alla guerra interna, e punta a mantenere invariato il flusso di dollari in arrivo da Washington.
La Colombia è il secondo beneficiario di investimenti militari degli USA, subito dopo l'Iraq.

Il NO di Uribe alla distensione ed alla ricerca di sentieri per la pace interna, polarizza ancor più la società colombiana. Attorno ad Uribe si coalizza la narcoeconomia, il settore legato all'economia nord-americana, la forza armata e -quella gregaria- dei paramilitares.

Sull'altro versante comincia a coagularsi un gran fronte sociale che attraversa quasi l'intero spettro politico, che punta ad un Paese in cui esista uno Stato con sovranità su TUTTO il territorio nazionale, dove esista una SOLA economia, e il ritorno dei 3 milioni di profughi interni nei loro territori, e una istituzionalità che rappresenti la maggioranza dei colombiani.

Dopo lo sterminio dei dirigenti e dei quadri della Unión Patriottica, il ritorno alla vita legale e alla politica da parte delle forze guerrigliere, è evidente che non può assolutamente essere ridotto ad una "amnistia".

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