jueves, 17 de enero de 2008

Libero Stato in libero Vaticano

Dalla sponda caraibica, il rumore mediatico ad alta intensità che si è prodotto in Italia a proposito della partecipazione del Papa all'inagurazione dell'anno accademico nell'università di Roma, appare come una forzatura pre-fabbricata.
Risulta incomprensibile ed inappropriata l'accusa di censura e libertà calpestata ad opera di un manipolo di facinorosi. Le cronache hanno raccontato che il capo dello Stato Vaticano ha rinunciato a quella inaugurazione accademica. Più precisamente, avrebbe preferito evitare contestazioni aperte o manifestazioni di ripudio al suo radicalismo ideologico.

Questo radicalismo recentemente suscitò sdegno e proteste anche in America latina. Durante la visita in Brasile osò dire che l'evangelizzazione del continente fu un processo indolore in cui i nativi erano consenzienti.
Il negazionismo del colonialismo e della storia provocò una alzata di scudi da parte dei rinascenti movimenti indigeni, che pure si proclamano cristiani. Nessuno si sognò di accusarli di negare la libertà di parola allo statista del Vaticano.

Il punto è che quella sessantina di accademici romani -a cui se ne aggiunsero 700- ha proprio esercitato il dirito alla critica, così pure quei studenti che hanno promosso l'agitazione all'interno della Sapienza. Ma la macchina della comunicazione sta raccontando un'altra storia.
Neppure Bush riesce a impedire manifestazioni di ripudio quando visita altre capitali. E' impossibile avere la garanzia di ricevere solo applausi ed osanna, proprio perchè c'è la libertà di espressione, per gli accademici, gli studenti e i capi di Stato.

Questo episodio mette a nudo i problemi che affliggono lo Stato italiano: il processo decisionale è lento e contradditorio perchè Roma è una capitale con due governi, due diplomazie: uno nazionale e repubblicano, l'altro monarchico e internazionale. Il governo republicano è in affanno crescente e l'altro straripa.

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