Il 6 marzo, in Colombia, sarà una giornata di protesta nazionale in cui si mobiliteranno le vittime della Autodifesa Unite della Colombia (AUC), cioè i "paramilitares".
E' la risposta dei famigliari delle 18mila vittime lasciate sul terreno dai "paramilitares" nel corso dell'ultimo decennio.
Il governo di Uribe ha immediatamente reso noto che NON appoggia in nessun modo questa protesta, qualificandola come frutto della longa manus della guerriglia.
Una ennesima dimostrazione dei "2 pesi e 2 misure" che ha sempre contraddistinto Uribe che -solo un paio di settimane addietro- partecipò direttamente all'organizzazione della iniziativa "Per una Colombia senza FARC".
Il governo di Bogotà, evidentemente, la Colombia possibile e realizzabile la vede solo "senza FARC", e non senza narcotrafficanti, senza paramilitares, con sindacati liberi. Cioè rispettando la vita dei sindacalisti di base e dei lavoratori dell'informazione e della stampa.
Le 18mile vite segate dai "paramilitares" e i 2 milioni di sfollati che hanno dovuto abbandonare le loro comunità, torneranno a materializzarsi nella vita sociale e nelle piazze della Colombia, con un grido incancellabile: sia fatta giustizia, siano castigati i colpevoli, risarcite le famiglie delle vittime.
Per Uribe tutto questo non esiste, e tutto è stato risolto con la amnistia aampia e incondizionale che lui concesse ai "paramilitares".
Eppure, lo sterminio dei "paramilitares" è parente stretto delle eliminazioni fisiche di massa che attuarono le dittature del Cono Sur, atrraverso il Plan Condor.
E' qualcosa che non si può occultare con un colpo di spugna, perchè oltrepassa i limiti ANCHE della istituzionalità colombiana, basata su di una guerra civile senza fine.
Uribe non sembra favorire l'avvento di una realtà in cui essere di destra, non voglia dire essere criminali di guerra. E' possibile l'avvento di una destra civilizzata? E' possibile scindere ideologia e crimine, politica ed economia illegale?
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