domingo, 28 de febrero de 2010

Speciale Haiti (4): video centro Port au Prince

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=YYNiTvn8FPU]

Come dicevamo nei diari e negli articoli pubblicati sul mio blog, su Selvas, su Carmilla, su LatinoamericaExpress e altri siti che ci aiutano nella diffusione delle notizie e i contributi da Port au prince, lo Stato haitiano è stato fisicamente distrutto e il presidente Renè Preval governa da una tendopoli con i ministri sopravvissuti e la protezione dell’Onu e degli americani arrivati in massa sull’isola (circa 20mila soldati). In questo video Paul e Evel, due amici che ci stanno ospitando ed aiutando qui ad Haiti, mostrano a me e Diego la distruzione che ha messo in ginocchia la capitale del paese, Port au prince e il suo centro.

Il palazzo nazionale e la cattedrale sono crollati così come i palazzi minesteriali e tantissimi uffici, abitazioni private e monumenti. L’80% delle costruzioni è stato danneggiato o distrutto, quindi la popolazione ha dovuto abbandonare le proprie case e andare a dormire per la strada e negli accampamenti. Anche in centro ne è stato allestito uno enorme che accoglie migliaia di persone. Sembra la fine di una guerra ma forse è solo l’inizio, l’inizio degli sforzi per costruire un paese nuovo o per ricostruire la stessa cosa, sia a livello sociale che a livello architettonico. La città di Leogane, a una trentina di chilometri da Porto Principe, è stata invece rasa al suolo.

Visto che spesso i media italiani seguono un caso che fa scalpore per prolungare la presenza di una notizia e in qualche modo cercano di trovare il “caso”, l’aspetto morboso o divertente, e così generano un interesse indotto in un pubblico ammaliato e stanco di parlare di terremoti e morti, ecco che anch’io voglio citare la soluzione di un caso che “ha fatto sclapore” ma che è stato abbandonato. Si tratta di quello degli americani membri di un gruppo religioso che avevano cercato di portarsi via 33 bambini haitiani che secondo loro avrebbero avuto un destino migliore mentre invece molti avevano i loro genitori qua a Porto Principe, li stavano quindi rapendo. Sono stati fermati alla frontiera e arrestati ma l’altro giorno un giudice haitiano li ha stranamente liberati. Non capisco la decisione ma credo che 20mila soldati USA e 537 milioni di dollari di aiuti lanciati su Haiti possano essere una pista per capire le influenze della Corte. Spesso non serve nemmeno tanto, bastano pochi dollari per cambiare il destino di un prigioniero ad Haiti. Oggi ancor di più visto che lo Stato è più assente che mai.

Appello per poter aiutare l’associazione in cui stiamo lavorando e che non ha altre risorse al momento (non iceve nulla nonostante i lodevoli sforzi della comunità internazionale…): http://prohaiti2010.blogspot.com/

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