lunes, 9 de julio de 2012

Germania:scontro in famiglia tra economisti pro e contro euro


Appello di 160 professori contro decisioni del vertice di Bruxelles

Massimo Demontis 
A dare il via allo scontro è stato un gruppo di economisti riuniti attorno a Hans Werner Sinn, presidente dell’Ifo, l’Istituto di ricerca economica di Monaco di Baviera, i quali hanno reso pubblico un appello contro le decisioni dell’ultimo vertice EU di Bruxelles attaccando la cancelliera Merkel. Hans Sinn è un economista anti salva-euro di lungo corso ed è uno che lancia spesso appelli-ammonimenti sui pericoli che l’euro rappresenta per l’economia tedesca, non ultimo quello sui crediti di 500 miliardi di euro della
Banca centrale tedesca nei confronti di altre banche centrali nel sistema di pagamento Target2. Una trappola per Sinn, soldi persi, nel caso in cui dovesse crollare l’Eurozona.
Ora il presidente dell’Ifo di Monaco di Baviera alza però il tiro e insieme a 160 economisti ha pubblicato una lettera „ai cittadini tedeschi“ chiedendogli di „far giungere le preoccupazioni (degli economisti, ndr.) ai deputati della loro circoscrizione“ perché i „nostri deputati dovrebbero sapere quali pericoli corre la nostra economia“. Così si chiude l’appello.
I pericoli denunciati da Sinn e dai suoi colleghi si possono riassumere in tre punti:
*  il progetto di unione bancaria europea è il nemico numero uno
*  le banche devono poter fallire
+  nessuna socializzazione dei debiti dei paesi sovrani.
Per Sinn, Bernd Raffelhüschen, Klaus Zimmermann, Walter Krämer e gli altri firmatari la goccia che ha fatto traboccare il vaso e portato all’appello congiunto è il progetto di unione bancaria europea, l’eventuale ricapitalizzazione delle banche tramite il fondo permanente Esm, la creazione di una struttura di vigilanza bancaria comune e un sistema europeo di garanzie dei depositi, piani che non sarebbero in grado di porre la crisi sotto controllo e di risolverla.
L’hùmus fondante è dunque il terrore dell’economia tedesca di una socializzazione dei debiti dei paesi mediterranei, dover pagare per chi non è capace di gestire i propri soldi, perché i „Schuldenländer“ (i paesi indebitati) possiedono una „maggioranza strutturale nell’Eurozona.  Il rischio per i paesi solidi, secondo gli estensori dell’appello, „è di essere sottoposti continuamente a nuove pressioni e maggiori richieste di denaro“. In questo quadro, „litigi e zizzania con i vicini sono già programmati“ tanto che, scrivono i professori, „ ne soffriranno i nostri figli e nipoti“.
Un quadro a tinte fosche quello dipinto da Sinn e dagli altri 160 economisti anche se quest’ultima parte dell’appello è stata poi rimossa dalla versione finale. Una chiamata agli scudi rivolta a cittadini e parlamentari che sembra fare più appello al ventre profondo delle paure della prima economia europea piuttosto che ad una analisi seria della crisi in corso. E infatti i professori non indicano alcuna ricetta per uscrire dalla crisi.
Le reazioni all’appello di Sinn e degli altri firmatari non si sono fatte attendere. Secondo ambienti governativi Angela Merkel avrebbe reagito in modo stizzito alle quasi accuse di „alto tradimento“ che si leggono tra le righe dell’appello, facendo sapere a stretto giro di posta che „per la Germania dopo Bruxelles non è cambiato nulla“ invitando a „leggere meglio le risoluzioni in quanto per il progetto di unione bancaria si tratta di una migliore vigilanza e non di un’ulteriore assunzione di responsabilità“ (finanziaria, per le banche in cirsi, ndr).
A fianco della Merkel e contro i firmatari dell’appello si schierano gli economisti pro-euro, i quali secondo Spiegel online starebbero a loro volta preparando un contro appello.
Non ha dubbi Peter Bofinger, membro del comitato dei saggi (Wirtschaftsweise) che si occupano di osservare e valutare l’andamento dello sviluppo economico della Germania, „l’appello danneggia il prestigio pubblico delle scienze economiche tedesche“. E non contribuisce alla risoluzione del problema, perché – spiega Bofinger – „in un dibattito già di per sé contaminato da paure e emozioni, compito della scienza è di contribuire alla concretizzazione tramite un’obiettiva analisi dei problemi e dei pro e contro di terapie alternative“.
Bofinger accusa i firmatari dell’appello di tacere il fatto che il fallimento di una banca in un paese in crisi avrebbe conseguenze per le banche di altri paesi, incluse „quelle tedesche e francesi e dunque anche per i risparmiatori e i contribuenti tedeschi“.
„Tutto ciò non ha niente a che fare con argomentazioni economiche ed è irresponsabile“ dice Michael Hüther, direttore dell’IDW, l’Istituto dell’economia tedesca vicino agli industriali. La sua opinione è condivisa anche da Dennis Snower, presidente dell’Institut für Weltwirtschaft die Kiel.
Entrambi sono convinti che l’appello dei 160 economisti punti al ventre molle dei tedeschi. Intanto si registrano le prime reazioni anche in campo politico.
Sahra Wagenknecht della Linke da’ ragione ai professori anti-euro almeno in un punto: „è giusto che esista la possibilità che le banche possano fallire“. Con le risoluzioni del summit di Bruxelles si profila una Unione dei debiti a favore dei banchieri, in cui i contribueni europei vengono durevolmente dissanguati per gli errori speculativi della mafia finanziaria“.
Il portavoce economico dei Grünen Gerhard Schick è sulla stessa linea degli economisti critici dell’appello di Hans Sinn. „Lo status quo significa che il salvataggio delle banche potrebbe essere molto più caro di quanto necessario e condurre a un continuo finanziamento dei grandi istituti bancari“. Meno caro per i contribuenti, prosegue Schick, „sarebbe invece un coordinamento del sistema bancario eruropeo e una unione bancaria“.
Critico con le risoluzioni del vertice di Bruxelles è il portavoce economico dell’SPD Carsten Schneider. Per Schneider le risoluzioni „rischiano di modificare completamente il carattere del fondo Esm, da fondo pensato per salvare gli stati a fondo salva banche“.
Chiaro il segnale che l’SPD manda alla cancelliera Merkel: senza regole ben definite non siamo disposti ad accettare la socializzazione dei problemi delle banche, „per di più in un quadro in cui la Banca centrale europea non può essere arbitro, e quindi assumere il ruolo di organo di vigilanza, in quanto giocatore essa stessa“.
L’appello degli economisti è legittimo, dice Schneider, ma „il professor Sinn non ha sinora indicato alternative convincenti per assicurare il mantenimento dell’unione monetaria europea, cosa che è nell’interesse tedesco“.
L’intervento di Alexander Dobrindt, segretario generale dei cristiano democratici della CDU, ha invece un altro fine: stoppare l’immagine diffusasi all’estero di una sconfitta della linea dura della Merkel e di una vittoria del trio Monti-Rajoy-Hollande. Per Dobrindt l’appello dei 160 è un „ monito affinché la realizzazione delle risoluzioni del vertice non sia interpretata in modo troppo estensivo e nella falsa direzione“ come è dato pensare in Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Grecia è il sottointeso del governo tedesco, su questo punto unanime nelle sue dichiarazioni pubbliche. Detto in altre parole, la Merkel a Bruxelles non ha perso e non si è rimangiata la linea del rigore come viene fatto credere alle opinioni pubbliche europee.

cambiailmondo.org
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