lunes, 27 de agosto de 2012

L'impossibilità di abbattere Assad e di isolare l'Iran

Coperazione finanziaria della Russia con Damasco - 120 nazioni Non Allineate a Teheran -Turchia in affanno - Egitto si avvicina all'Iran
Tito Pulsinelli 
L'esercito siriano ha rotto l'assedio di Rabla, a una trentina di chilometri da Qusayra , al sudest della città di Homs. I dodicimila abitanti di fede cristiana sono in salvo. Al riparo delle bande armate antigovernative che al grido di "i cristiani se ne vadano in Libano. e gli sciiti in Iran!", avevano trasformato in un inferno la loro esistenza e le loro dimore  in trincee. Ai prediletti da Hillary Clinton però -addestrati dai turchi,
finanziati ed armati con generosità dalle petromonarchie arabe- non è riuscito di provocare l'esodo massiccio come ad Homs, dove 50mila abitanti dovettero abbandonare i loro quartieri. La censura mediatica (1) dei paesi fautori del cambio forzato di regime, non riesce più ad occultare che la residuale presenza "ribelle" a Damasco ed Aleppo si limita a sacche di resistenza periferica, e che l'iniziativa militare nei centri urbani è scaduta al rango di terrorismo con autobomba e cecchinaggio indiscrimato. 

Quel che resta dell'annunciato "assalto finale" al tiranno designato, è un crescendo di scoop bidone su stragi inesistenti, o diserzioni a catena di funzionari civili o militari di alto livello. Uno di questi "fuggiaschi", Kadri Jamil, viceprimo ministro comunista dell'Economia, è reduce da una visita al Cremlino, in cui la Russia ha ribadito la difesa della Siria, Lavrov ha definito come  "democrazia delle bombe" il deliberato raggiro e i sotterfugi degli ocidentali per  ovviare le risoluzioni dell'ONU. La coperazione bilaterale russo-siriana viene elevata anche al rango "finanziario e degli investimenti, e prevede la concessione di linee di credito". 

Sul terreno della guerra mediatica ha destato un certo scalpore la fatwa lanciata dallo scomposto ministro francese Fabius che ha letteralmente detto "Assad non merita di vivere" (sic). E' un fatto, però, che la Siria regge l'onda d'urto, e comincia a rispondere colpo su colpo. Si è impantanato l'assalto d'un fronte raccogliticcio e troppo eterogeneo, cui sono state tagliate le ali della NATO. Per di più, concettualmente oscillante tra la "guerra umanitaria", l'interventismo "dirottoumanista", guerra di "bassa intensità" condotta da terzi, e ora comincia a far capolino anche la vecchia cara giustificazione delle armi di distruzioni di massa.


L'impossibilità di isolare la Siria è rafforzata dalle crescenti difficoltà che sta incontrando la Turchia, sia interne che regionali, con i kurdi di tutte le denominazioni riarmati, con i ciprioti e armeni. I neo-ottomani rimangono in mezzo al guado, cioè fuori dall'Europa, e pagano con il surriscaldamento di tutte le loro frontiere il coinvolgimento operativo contro Assad. Il sogno di occupare lo spazio creato dalla potenziale frammentazione della Siria in un mosaico di contrade etniche ed emirati (tipo Libia post-Gheddafi), si è rivelato una pericolosa fuga in avanti. La zona d'influenza di Ankara si rattrappisce, e il clamoroso riavvicinamento dell'Egitto di Morsi all'Iran, la ricolloca nel tradizionale ruolo tradizionale di bulldog della NATO, e ora reggicoda dei regimi autocratici del Golfo.

Senza l'Iran è impossibile trovare soluzione al sommovimento iniziato un anno e mezzo fa, dall'alleanza tra i soci di maggioranza della NATO con il radicalismo oscurantista wahabita, finalizzato ad eliminare i pochi Stati musulmani laici, multireligiosi e multietnici. Sono nella mira le economie a forte  presenza statale, in grado di garantire il diritto alla salute e allo studio di massa. Di fronte alla grave siccità che flagella le popolazioni del Magreb e delle rive del Nilo ed Eufrate, che ha raddoppiato il prezzo dei cereali, il neoliberismo atlantista e le bande qaesdiste convergono per la distruzione del welfare reale arabo. Alle porte della penuria, offrono disoccupazione a macchia d'olio e guerra civile permanente. La democrazia quaglierebbe microreami retti da sciami di milizie contrapposte, pronte a svendere idrocarburi, materie prime e riserve idriche. Qualcuno ricorda che gli inviati del Tribunale internazione dell'Aja sono rimasti prigionieri della "nuova Libia" per quattromesi?

Lasciano attoniti le intimidanti vociferazioni e le pressioni pubbliche di Nethaniau e dell'ex signora Clinton per impedire che Ban Ki-moon partecipasse al vertice dei Paesi Non Allineati in corso a Teheran. Chi isola chi? L'effetto collaterale più sorprendente dell'unilateralismo occidentale è la rivitalizzazione di un organismo sorto nel 1961, in piena epoca post-coloniale e  bipolarista che -sebbene molto prestigioso- sopravviveva stancamente.

Nella capitale iraniana, centoventi nazioni -su 193- si sono riunite, tra queste spiccano  i nuovi giganti dell'economia, che hanno sconvolto gerarchie e rapporti di forza, non più rispecchiati in strutture obsolete come il vecchio G7. I rappresentanti dei due terzi delle nazioni presenti all'ONU, con metà della popolazione mondiale, si occuperanno della Siria come uno dei temi principali. Anche di oleodotti e forniture stabili dall'Iran verso India, Cina, Pakistan ecc. La presenza del nuovo presidente egiziano Morsi assume una particolare valore: è il primo leader egiziano a viaggiare a Teheran dal 1979, anno della sconfitta dello sha di Persia. E' in corso una ridefinizione delle relazioni multilaterali nel vicino e medio oriente, che accelera il consolidamento del multipolarismo e la ricerca di soluzioni alternative e pacifiche in Siria.

C'è un rimescolamento delle carte, e grande è lo sconcerto -misto ad impotenza- di quanti si  compiacciono autodefinendosi come "comunità internazionale". Anche quando l'ONU non rilascia la licenza di bombardare con l'aviazione, e li costringe ad agire come infrattori della legalità internazionale. Il vertice dei Non Allineati contribuisce a metterne in risalto la vera statura -non solo morale- e fissa il peso netto geopolitico di chi ha ridotto le relazioni internazionali a bluff, scoop mediatici e menzogne seriali. Tra i convenuti a Teheran vi sono forze globali emergenti attive nel BRICS e nell'Organizzazione di Shangai per la Cooperazione (SCO), il contraltare della NATO. 

E' inegabile che è in corso un riavvicinamento non gradito a Washington+Tel Aviv+vassalli euroarabi. Prende corpo la proposta egiziana di un "gruppo di contatto" per la risoluzione della crisi siriana, formato dall'Iran, Egitto, Arabia Saudita e Turchia. 

(1) E' stata ignorata persino un'intervista di Shimon Perez, in cui si schiera contro Nethaniau e la sua ossessione di coinvolgere Israele all'avventura di una guerra solitaria contro l'Iran. Senza gli USA è puro avventurismo parolaio.






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