martes, 17 de diciembre de 2013

Italia: Le analogie e l'inerzia

L'allergia repulsiva alla protesta reale
Coriolanis La ribellione è finalmente arrivata e quelli che ne lamentavano l'assenza come una tara genetica d'un paese senza speranza, oggi sono improvvisamente cauti e sospettosi, o ripetono “che strano, proprio adesso”? 
Criticavano Grillo per limitare o sviare la protesta sul binario di un ennesimo partito, e ora che fa capolino anche la protesta rabbiosa di strada, stanno a
guardare e puntano il dito perchè è apolitica o impolitica.


I “non più” negozianti, camionisti, coltivatori, precari, taxisti, cassintegrati ecc assomigliano tremendamente ai “senza”(tetto, terra, casa, lavoro) sudamericani che furono protagonisti d'un ciclo di lotte che mandò a casa cinque governi neoliberisti. I dubbiosi son maestri del tapparsi il naso per votare cartelli elettorali o coabitare in governi subordinati da un ventennio ai Depredatori di Bruxelles. Però soffrono di allergia repulsiva verso la protesta reale, al punto che devono starne alla larga: nè partecipare nè dialogare. Aspettano il ritorno a galoppo delle “tute blu”? 

Dai palazzi romani, le due correnti del neoliberismo, oggi riunificate nel miraggio degli Stati Uniti d'Europa, reagiscono con il fondamentalismo apocalittico di sempre: senza di noi, senza l'euro, senza l'UE, si torna al medioevo. E' il bis del vecchio ricatto “bisogna entrare nell'euro e nell'UE, altrimenti sprofonderemo negli abissi”. Profezia avverata. O noi o il caos, è l'unica opzione che lasciano questi singolari post-democratici, che dispongono a piacimento anche dei relativi agnostici di complemento. Utili idioti, ora più che mai, quando sta calando la ghigliottina del trattato di libero commercio con gli USA. 

Nella landa sociale desertificata generata dalla dittatura economica, le forme di lotta  del rigetto necessariamente differiscono dal passato, da cui recuperano dimenticati simboli storici identitari. I blocchi stradali, i picchetti ai caselli ecc di quelli che sono stati espulsi o marginalizzati dall'economia produttiva, ricordano i blocchi dei piqueteros argentini, l'occupazione della rete stradale degli indios in Ecuador e Bolivia. Metodi da cui scaturì aggregazione e compattamento, e furono vincenti. 

I tiepidi, scettici, fini dicitori della critica pratica come astrazione, nelle Ande, Argentina e Venezuela alla fine si schierarono contro i governi post-liberisti di Chàvez, Kirchner, Correa ed Evo Morales. Colpevoli di irredimibile e bieco populismo. Essi, sempre identici nell'ignavia, terminarono nelle schiere dei micropartiti del golpe mediatico, dei "diritti umani", mai di quelli sociali, sempre al lato del FMI e banche. Hanno nasi delicati, tappabili solo quando serve per spalleggiare il neoliberismo.
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