domingo, 4 de octubre de 2015

America Latina e Wikileaks: l’assalto sovversivo degli Usa


uribe-lopez 
Il Pd con la destra fascista in Venezuela (?) aqui 
All’inizio dell’estate scorsa, il mondo ha guardato con intrepida attesa la Grecia cercare di resistere all’ennesimo diktat neoliberale. Atene ha fallito e si è piegata. Dopo il referendum indetto dal governo di Tsipras sul programma di austerità, la Banca centrale europea ha ristretto la liquidità per le banche greche, aggravando la recessione, e, nonostante il voto popolare, la Germania e i creditori europei hanno sovvertito
la democrazia e imposto la sottomissione totale alla loro agenda neo-liberale.
Negli ultimi 15 anni, tuttavia, un combattimento similare contro il neo-liberalismo è stato portato avanti da un intero continente, perlopiù al di fuori dell’opinione pubblica.

Nonostante Washington ha cercato all’inizio di distruggere il dissenso, utilizzando le stesse tecniche subdole usate contro la Grecia, la resistenza dell’America Latina all’agenda neo-liberale ha avuto successo. Questa battaglia epica trova ora una ricostruzione completa attraverso il cablaggio dei documenti del Dipartimento americano grazie a WikiLeaks.

Alexander Main & Dan Beeton, nel presentare il loro libro The WikiLeaks Files: The World According to US Empire, offrono un’interessante ricostruzione su JacobinMag.

Il neo-liberismo, sostengono i due autori, è stato imposto in America Latina prima che il regime di Berlino, Bruxelles e Francoforte umiliassero la democrazia in Grecia. Attraverso la coercizione (le rigorose condizionalità dei “Chicago Boys”), gli Stati Uniti sono riusciti a diffondere l’austerità fiscale, la deregolamentazione, “il libero commercio”, la privatizzazione e la distruzione del settore pubblico nella regione a partire dalla metà degli anni ’80.

 L’esito fu simile a quello della Grecia: crescita stagnante, crescita della povertà, declino delle condizioni di vita per milioni e una serie di nuove opportunità per gli investitori internazionali e le multinazionali. La storia si ripete.

All’inizio la ribellione contro questo sistema fu occasionale, spontaneo e non organizzato. Ma poi i candidati contro il regime neo-coloniale e neo-liberale iniziarono a vincere le elezioni e determinare uno shock per la politica estera americana. E, incredibile per come viviamo la politica in Europa, ad attuare le promesse elettorali di redistribuzione sociale e riduzione della povertà.

Dal 1999 al 2008, questi candidati hanno vinto le elezioni in Venezuela, Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Honduras, Ecuador, Nicaragua e Paraguay. Molta della storia degli sforzi del governo americano di sovvertire l’ordine democratico di questi paesi e imporre nuovamente il regime neo-liberale sono ora di dominio pubblico grazie al cablaggio di Wikileaks dell’ultima fase di George W. Bush e l’inizio della presidenza Obama.

Supporto materiale e strategico, proseguono i due autori, è offerto ai gruppi di opposizione, alcuni violenti ed anti-democratici. I cablaggi dipingono anche un quadro vivido della Guerra fredda ideologica degli emissari americani e mostrano il chiaro tentativo di utilizzare le misure coercitive utilizzate recentemente contro la Grecia.

Leopoldo Lopez è uno dei tanti burattini di questo meccanismo sovversivo finanziato dagli Stati Uniti e di cui il Pd dimostra per l’ennesima volta di fare da stampella.

 vedi cambiailmondo qui 
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