sábado, 16 de enero de 2016

Sergio Romano: «Putin ha ragione, la Nato non ha più senso»


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Così, nel giro di meno di una settimana, la Nato, l’alleanza militare occidentale nata in funzione antisovietica nel 1949, è stata messa nel mirino. Direttamente, da uno dei suoi più strenui oppositori. Indirettamente, ma nemmeno troppo, da un ministro di uno dei più importanti stati membri.

La domanda, in fondo, è una sola, ma si può declinare in modi diversi: a che cosa serve oggi la Nato? Che senso ha? Contro chi combatte?
«Putin ha ragione, sulla Nato. E anche Schäuble». A dirlo non è uno qualunque, ma Sergio Romano, oggi apprezzato editorialista e scrittore, ma, negli anni ottanta, rappresentante italiano alla Nato e ambasciatore italiano in Unione Sovietica.

In che senso hanno ragione?
Occorre fare un passio indietro. Una volta caduto il muro di Berlino, gli americani, per un certo periodo, non seppero che cosa fare della Nato. Per qualche anno hanno temporeggiato e si sono tenuti il dossier sul tavolo. A un certo punto, tuttavia, alcuni consiglieri del presidente Clinton gli hanno prospettato una soluzione: conservare la Nato e allargarla ai paesi ex satelliti dell’Unione Sovietica che avessero fatto domanda di adesione; quelli del Patto di Varsavia, per intenderci. Fu una scelta che la Russia considerò subito con molto sospetto.

Come mai?
La Nato è nata in funzione di un nemico. Ora che il nemico non c’era più, che senso aveva conservarla senza che ciò lasciasse trapelare diffidenza verso Russia? Credo che le reazioni russe avessero qualche giustificazione.

Gli Stati Uniti come si giustificarono?
In un prima fase sembrarono tenere conto delle preoccupazioni russe Vi fu un cordiale incontro fra George W. Bush e Putin nel Texas, seguito da un vertice, nel maggio del 2002, a Pratica di Mare, dove nacque una specie di comitato di collegamento fra Nato e Russia, senza specifiche funzioni. Eppure un senso avrebbe potuto averlo.

Quale?
Poteva essere l’embrione di una organizzazione per la sicurezza collettiva.

E non lo è diventato ?
No. Una organizzazione per la sicurezza collettiva difende la pace all’interno dei propri confini. La Nato è un alleanza concepita per combattere. Si prepara alla guerra contro chi ne è fuori.

Che cosa accade dopo?
Accade, com’era facilmente intuibile, che i paesi dell’est hanno cominciato a mettersi in fila per aderire a questa nuova Nato “allargata”.

Come mai?
Perché i paesi est europei ritenevano di avere bisogno di sicurezza e pensavano che l’avrebbero trovata in una organizzazione diretta dagli Stati Uniti. Così la Nato rimase in vita e si allargò, ma le sue caratteristiche rimasero immutate: un comandante supremo americano, basi americane, piani strategici americani.

Se Nato e Russia sedevano insieme in uno stesso comitato di contatto, perché i rapporti sono tornati tesi?
Le frizioni iniziano quando Bush denuncia il Trattato Abm, quello sui missili anti-missili, con cui Usa e Urss si erano accordati negli anni Settanta per non costruire più di una base anti-missilistica nel loro territorio. Un trattato meraviglioso: accettando di avere una sola base antimissilistica, entrambe lasciavano il resto del loro territorio indifeso, esposto alle eventuali rappresaglie dell’altro, se uno dei due avesse sferrato un primo colpo. Niente poteva garantire la pace meglio di questa reciproca vulnerabilità.

Come mai Bush denuncia questo trattato?
Per creare una grande rete di difese anti-missilistiche, composta da sommergibili nucleari nel nord, un grande radar nella Repubblica Ceca e una base in Polonia. I russi, comprensibilmente, si chiesero in funzione di quale nemico una tale difesa venisse organizzata.

E gli americani?
Risposero che dovevano premunirsi contro paesi canaglia come l’Iran. Una cosa che, in effetti, aveva poco senso. Subito dopo , altri paesi dell’Europa orientale si dissero disposti a ospitare basi simili.

Perché tutta questa voglia di ospitare armi e basi Nato?
È permesso sospettare che le lobby militari , in questa vicenda abbiano avuto una parte. Se un Paese entra nella Nato deve adeguarsi agli standard dell’Alleanza. Chi gli fornirà armi e infrastrutture?

Domanda retorica?
L’industria militare americana ha un primato industriale, ma anche un forte potere politico. Il primo che se ne accorse fu Eisenhower, che nel suo discorso d’addio del 16 gennaio 1961, alla fine del secondo mandato presidenziale, denunciò l’esistenza di un complesso militare-industriale che cercava di orientare le politiche americane.

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