miércoles, 19 de octubre de 2016

Stato del Vaticano aumenta ostilità contro il Venezuela


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Promossi nelle alte sfere due venezuelani: un sanguigno golpista e un raffinato globalista estremista 

Tito Pulsinelli  Lo Stato del Vaticano scopre le carte e mostra una accentuata ostilità nei confronti della Repubblica bolivariana del Venezuela. Al di là del messaggio mediatico ponteficale, diventato vuota esortazione o retorica passepartout, Francesco Bergoglio dà il suo assenso all'incorporazione agli alti livelli della gerarchia di due
venezuelani emblematici.

Un reazionario, schierato politicamente come un facinoroso e un figlio di papà. neoliberista di provata fede e globalista d'avanguardia. Entrano nell'establishment del Vaticano che conta. Da una parte stanno i sermoni e dall'altra i selezionati funzionari del potere e dell'amministrazione degli averi. Il Baltazar Porras è promosso a cardinale, nonostante la partecipazione attiva nel fallito golpe del 2002, forse grazie ai televisivi abbracci urbi et orbi con i golpisti che sequestrarono Chàvez, abolirono la costituzione e disciolsero ogni potere elettivo.

L'altro, Arturo Sosa Abascal, è il nuovo capo della Compagnia di Gesù. E' figlio di un banchiere, ministro delle finanze consustanziato con il FMI e Washington. Rigoglioso germoglio di una casata nutrita da sempre con i privilegi della grande proprietà. abituata al potere economico e a sottomettere quello politico. Per chiarezza, pura razza oligarchica.

Costui, combatte con il fioretto, non certo con la clava come il ruspante confratello Baltazar, però condividono la medesima faziosità antisovranista e un certo disprezzo mal dissimulato contro il blocco sociale popolare. Soprattutto quando sottrae il potere politico ai potentati di sempre.

Il pensiero mellifluo del gesuita sa plasmarsi secondo la platea che ha dinnanzi:  club a entrata selettiva, aula universitaria o quotidiano reazionario. E' uno e trino, però sempre univocamente globalista. Dice il Sosa Abascal "...mi riferisco a questo regime come un sistema di dominio, non come un sistema legittimo ”(1). Ah si...e le numerose elezioni vinte nel corso di 17 anni?

Contano poco, secondo il contorsionista gesuitico, perchè conferiscono solo legalità, non certo la legittimità. Infatti, ultimamente esistono governi o governanti -come in Brasile- che non sono nemmeno passati per un'elezione formale, sono illegali, però godono di una florida legittimità. Per chi? Per l'oligarchia brasiliana, per la "comunità internazionale" e per il  novello "papa nero". Visto che poggia su una inquestionabile legalità, chi dovrebbe fornire la legittimità al governo di Caracas? Forse il potere de facto della auto-legittimata struttura giuridico-finanziaria internazionale? O la minoranza sociale da cui proviene il Sosa Abascal?

Il sofisma "legalità-legittimità" è un vecchio trucco dei suggeritori concettuali per politici e classi dirigenti male in arnese. Dietro la cortina fumogena c'è solo questo: è legittimo il governo che asseconda gli interessi della mia tribù, tutti gli altri non lo sono. Per essere un pò credibili, però, sarebbe necessario anche esaminare -e qualche volta criticare- la fazione politica con cui appassionatamente si identifica. Il "viale della governabilità" ha due marciapiedi, però non sempre porta a Città del Vaticano.

Nell'intervista al quotidiano El Nacional il Sosa Abascal, esperto di cose terrene e ultraterrene,  diventa corrosivo come un pamphlet, e confessa che le autorità scelte dai suoi connazionali non son altro che un "regime militar-civico e che da lì alla dittatura c'è solo un passo...". Punto e waw! Nessuna critica all'estremismo neoliberista dei giovani dirigenti che sta formando nell'Università Cattolica. Silenzio sui discepoli che incendiano strutture sanitarie pubbliche, e omertà con i neofiti dell'accaparramento e dell'usura come strumento di lotta "contro la dittatura". Eppure agiscono fuori della legalità e senza alcuna legittimità.
 
Nello Stato del Vaticano tira una brutta aria e il Sudamerica integrazionista che guarda all'equità dovrebbe alzare la guardia. Questa monarchia teocratica -che si compiace di elargire brevetti di democraticità- accetta ai suoi più alti livelli solo gente di questa fatta, ma questo è affar suo. Il Venezuela, invece, sa distinguere tra la fede dei singoli e gli interessi terreni di opachi gerarchi in carriera. Quando si comportano come dirigenti politici adusi alla destabilizzazione, continueranno a essere trattati come tali. Il Concordato stabilisce che una nomina cardinalizia deve essere convalidata dalla presidenza della repubblica. Forse il golpista Porras deve armarsi di pazienza.

(1) Centro de Fe y Culturas de Medellín, Colombia,
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