lunes, 21 de noviembre de 2016

L'Unione Europea in rotta di collisione con la realtà


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Tito Pulsinelli L'unica elezione sacrosanta è quella che i candidati globalisti riescono a vincere. In tutti gli altri casi ne impugnano la validità con pretesti vari, e puntano all'ingovernabilità attraverso un processo che dalla polarizzazione politica sfocia nella destabilizzazione sociale. Guai ai Paesi che si schierano con candidati e programmi che osano evocare o attribuire un ruolo più attivo al popolo. Il gioco dei gruppi di potere atlantisti è ormai
ignudo, evidente e reiterato, e svela l'essenziale concretezza di questa fase: scontro frontale tra elite globalista e popolo.

Negli Stati Uniti dove forze non più oscure, che da sempre lo tengono in pugno, riducendelo a una mera piattaforma territoriale della Gran Tribù Finanziaria, non esitano a reagire come hanno sempre fatto in America latina o nella periferia dell'impero. Come una fronda sobillatrice, destabilizzante fino al ribaltamento o neutralizzazione di una votazione e un indigesto vincitore. E' un passaggio cruciale finalizzato a debellare sul nascere il ritorno del neoisolazionismo, dell'odiato protezionismo e l'azzeramento della NATO. Per scongiurare il pericolo di una sorgente istituzionalità che legiferi  anche per altri settori sociali, non solo per i grossisti del denaro e per l'oligarchia storica.

Insomma, c'è l'azzardo di somministrare al popolo degli Stati Uniti la stessa medicina che fanno regolarmente trangugiare in altre latitudini in circostanze  analoghe. Non indugiano e non arretrano neppure di fronte a lacerazioni e traumi che danneggiano il benessere dell'intero corpo sociale. Wall street è una cosa e il Paese è altra cosa: le elites non hanno nazione, solo passaporti.

I "vedovi inconsolabili" dell'Unione europea (UE) sono accorsi con solerzia al richiamo dell'uscente Obama, hanno giurato fedeltà imperitura al globalismo. Hanno salmodiato formule rassicuranti: nulla è cambiato, avanti tutta,  la NATO scoppia di salute, l'economia è in ripresa. Hanno simulato un grottesco balletto con una pantomima del "fare quadrato", ad uso e consumo mediatico. La Merkell di Germagna-USA si è precipitata ad annunciare che si ri-candiderà ancora una volta..ohibò..alla stregua di qualsiasi leader "populista" dell'ex Terzo mondo, da lei tanto esecrati...
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La UE era rappresentata da soli 6 Paesi -cioè la parte più occidentale della penisola- non dalle 28 nazioni che formano la boccheggiante agglomerazione  conosciuta come territorio  della "moneta-mercato", avvitato all'atlantismo giurassico. Quella "riunita a coorte" attorno al peggior presidente nordamericano non era l'Europa, bensì un manipolo di 6 recidivi governanti ultraliberisti. Dal formato a 28 si sono già autoridotti a 6.

Contemporaneamente, la Moldovia ha votato a favore della sospensione della richiesta di adessione alla UE. La Bulgaria ha scelto dirigenti che si riavvicinano alla Russia ed esigono di ritirare le sanzioni e tornare al dialogo. La Repubblica Ceca ha smentito la disponibilità ad aprire il suo territorio a truppe e armamenti della NATO. La Turchia ha ribadito che l'adesione alla UE non è più una priorità e che si orienta verso l'Unione Eurasiatica. Erdogan ha pure ammonito i Paesi dell'area della NATO a non concedere asilo ai generali che condussero il golpe -di fattura "occidentale"- della scorsa estate.

Per i "vedovi inconsolabili" si avvicina la ripetizione delle elezioni in Austria, dopo i brogli sulla cruciale questione dei profughi delle guerre "antiterroriste", dirottati in Europa e spacciati come normale emigrazione economica. Braccia a costi stracciati per "l'umanitarismo" occidentale.
C'è il passaggio assai critico del referendum in Italia e poi le elezioni presidenziali in Francia, vero e proprio giro di boa per tutto il cocuzzaio globalista. La vittoria di F. Fillon su Sarkozy e Alain Juppè nelle primarie della destra francese, indica che si è affermato il candidato chiaramente anti-atlantista, schierato a favore della fine delle ostilità contro la Russia.

Il ciclo della lunga notte globalista si sta chiudendo. La classe dirigente europea è paralizzata, "fa quadrato" attorno alle strutture del potere globale  responsabile dei fallimenti. In campo economico non intravedono affatto che hanno dissolto la classe operaia, minimizzato quella media, finendo per creare dal nulla la classe media asiatica, L'insensata ingerenza della UE in Ucraina, fino alla condivisione dell'esecuzione di un golpe, è poi diventata aperta complicità in una guerra civile. Una insania geopolitica contro l'Europa reale, della stessa gravità dei bombardamenti su Belgrado, pianificati dalla NATO per disintegrare la Yugoslavia. Il fantoccio Porochenko, però, non è stato invitato da Trump all'assunzione della presidenza.
 
Gli europei non vogliono un'altra guerra antirussa combattuta sul loro territorio, e trovano intollerabile che l'atlantismo lasci in eredità un continente con meno sovranità e autonomia di quella esistente dopo Yalta, vigente fino agli anni 80. Meno autonomia di quando esisteva il Patto di Varsavia. Aumenta il rifiuto di una classe dirigente ostile all'insorgere di un proprio polo autonomo, equidistante, complementare anzichè concorrenziale, e inserito nella prospettiva multipolare. Imperversa, invece, un racket composto da vassalli selezionati, più americanisti dei neocon, con mentalità più imperialista di un imperatore. Anche adesso che è abortito il Trattato libero-scambista dell'Atlantico, e quello del Pacifico viene impugnato dal socio di maggioranza.

I tempi presenti non sono più quelli epici dell'alternativa tra capitalismo e socialismo. L'agonia del "liberalismo", ultima ideologia del secolo XIX, ha generato il mostro del globalismo totalitario, matrice di grandi oligopoli planetari. Dov'è la libertà economica? Tutto il potere alle Borse, gridano gli omologati e interscambiabili orfani dell'ex destra ed ex sinistra. E' in corso uno scontro definitorio tra la tirannia dell'economia e i difensori di una socialità in cui la natura e gli umani abbiano priorità sull'avidità, usura e deperebilità della merce.

La scelta strategica è la confluenza contro chi -attraverso distruzioni e guerre di varia indole- riconosce  alle maggioranze unicamente lo status di merci generatrici di altre merci: salute, pensionie, dignità e istruzione relegate a rimembranze della futura antropologia culturale.

Si espande la percezione della pericolosità rappresentata da forze convinte di una loro presunta superiorità innata, o di occupare il livello più elevato nella scala dell'evoluzione della specie. Incarnazione del male assoluto del tempo presente. Elites onnivore, decise a far proprio ed espropiare il popolo anche del potere politico. Ad ogni costo. Questa, pertanto, è la filigrana ravvisabile nei molteplici e contraddittori scossoni elettorali che stanno  sottraendo il potere politico al globalismo.

Tutto il resto è frutto della nascente sensibilità dirompente di coniugare le forze e le ragioni della sovranità con quelle dell'equità, concepite come armi politiche e concettuali in grado di dissolvere il dogma e la menzogna economicista ancora dominante. Senza sovranità nazionale non è possibile alcuna sovranità popolare. A Bruxelles non ci sono altre rotte: la barca degli incubi sta per infrangersi contro gli scogli della realtà.


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