Cinema di Migrazione, tra finzione e realtà documentaria
Al cinema “Il labirinto” di Roma
E' in corso di svolgimento a Roma la rassegna di film e documentari "Cinema di migrazione”, che dal 5 al 10 novembre al cinema Il labirinto (via Pompeo Magno 27, Roma), si rivolge in particolare agli studenti e ai docenti delle scuole medie superiori per favorire i processi di integrazione attraverso occasioni di incontro e di conoscenza interculturale.
La rassegna è organizzata dallassociazione “Il Labirinto”, con il sostegno della Provincia di Roma, l’assessorato ai servizi sociali e con il patrocinio dell’Aiccre (associazione italiana del consiglio dei comuni e delle regioni d’Europa).“La rassegna è strutturata a più velocità - commenta la curatrice Alessandra Guarino (responsabile della sezione didattica e formazione preuniversitaria della Scuola nazionale di cinema) -. Diverse fasi migratorie sono messe a confronto in itinerari che si intersecano tra finzione e realtà documentaria”.
Il percorso della rassegna si articola dal passato remoto della storia italiana, che vede le prime migrazioni dal sud al nord della penisola e le migrazioni degli italiani all’estero; al passato prossimo, fine anni '80, inizio ‘90 ( “Pummarò” di Michele Placido, “Articolo 2” di Maurizio Zaccaro) con l’Italia a confronto con la prima grande migrazione dall’Albania.
Il presente si fa spazio con alcuni degli ultimi film usciti in sala come “It’s a free world di Ken Loach” e recenti documentari italiani come “Il mondo addosso” di Costanzo Quatriglio (2006), “Welcome Bucarest” di Claudio Giovannesi (2207) e molti altri. L’attenzione è focalizzata soprattutto sulla compresenza delle fonti: i cinegiornali e i materiali d’archivio dal ‘39 al ‘67 dell’Istituto Luce si alternano alle opere di grandi autori del cinema italiano e a documentari di giovani autori indipendenti.“La scommessa è la messa in gioco dell’immaginario. Il vero problema - sottolinea Alessandra Guarino – è la costruzione dell’immaginario. Per questo la rassegna, rivolta soprattutto agli studenti e ai docenti, cerca di entrare nel vivo del meccanismo di costruzione del racconto perché il vero problema è come raccontare la migrazione”.
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