«Andarsene dall’Europa... non dall’Italia... devi andare via dall’Europa... non si può stare... non si può lavorare liberamente... moralmente...qua futuro non ce n’è... mi dispiace è una bella terra ma futuro non ce n’è. «Appena ti metti in contatto con una telefonata pure con tua madre o con tua sorella, o con un tuo fratello, tuo nipote... già sei sempre sotto controllo. Te ne devi proprio andare, ma da tutta l’Europa.. perché ormai è tutta una catena e catenella... te ne devi andare i Sud America.. come lo vuoi chiamare Centro America...»
Chi ha proferito questa frase non è un ricercatore universitario che ha capito che non entrerà mai come ordinario, né un “cervello” da 500€ mensili, né un privato cittadino intercettato dalla Telecom. Si tratta del boss mafioso Francesco Inzerillo (detto “u’ tratturi”), che in carcere parla coi nipoti.
Recentemente, gli arresti di Provenzano e Lo Piccolo (e da ultima, l’operazione “Gotha”, che ha sgominato un ramo mafioso tra Italia e Usa) hanno fatto dell’Italia un paese dove è difficile “lavorare”. Anche per i mafiosi. Quindi l’alternativa è emigrare in cerca di maggiori spazi di manovra.
La “seconda scelta” non è neppure l’America del Nord, come ai tempi della gloriosa “Pizza Connection” e “C’era una volta in America”. Anche negli Usa, la pressione delle forze di polizia non lascia scampo. La succitata operazione “Gotha” è la prova che anche lì non è possibile “maneggiare”. Non resta che il “puerto escondido” latino-americano. Continente già utilizzato da altri criminali come rifugio.
Basti pensare ai nazisti rifugiatisi in Brasile o Argentina. Forse il caso più famoso fu quello di Adolf Eichmann, gerarca hitleriano, che fuggì in Argentina dopo la caduta del Reich. Lì, per una serie di strane coincidenze (che passarono anche per la “fiamma” ebrea del figlio), non riuscì a nascondersi dai servizi segreti del Mossad, che lo prelevarono nel 1960. Poi fu condannato a morte per impiccagione.
Oggi, l’America Latina sembra attirare maggiormente le cosche mafiose. Forse si tratta di “accorciare la filiera” del traffico di droga. Quest’ultimo rappresenta la principale fonte di “sostentamento” per le organizzazioni mafiose: 8.005 milioni di euro annui (Fonte: Eurispes). Non a caso, il Sudamerica è uno dei principali fornitori della “materia prima”, che si rivaluta una volta toccato terra italiana.
Non solo coca, comunque. Anche armi, la seconda fonte di profitto di Cosa Nostra. Il paese latinoamericano dove si trovano tutte e due le fonti di reddito insieme è sicuramente la Colombia. Forse in questi ultimi anni come non mai. Ma anche perché, in Colombia, l’esempio forse più eclatante è quello di Salvatore Mancuso Gómez, italo-colombiano capo dei paramilitari che “pacificano la Colombia” (a detta del presidente Uribe).
Oltre ad essersi autoaccusatosi di aver compiuto 87 atti criminali (che causarono più di 300 morti), Mancuso (cognome “made in Italy” dal nonno italiano) è anche accusato di aver intrattenuto buoni affari con le cosche mafiose e con la ‘ndrangheta calabrese. Diciamo che viene indicato come il contatto in loco della malavita italiana, visto che Mancuso era sicuramente a conoscenza delle rotte e dei luoghi di coltivazione della coca.
Nella mitologia mafiosa e criminale, Mancuso ha fatto il suo ingresso facendo giungere dalla Colombia 8 tonnellate di cocaina purissima direttamente (in pronta consegna!) nel porto di Gioia Tauro.
Non a caso, il suo nome comparve in operazioni condotte dalle forze dell’ordine italiane, come l’operazione “Decollo” (159 arresti), ma anche in “Galloway Tiburon”, condotta dalle polizie di Italia, Spagna, Colombia con il supporto della DEA americana (Fonti: Peacelink).
Mancuso è agli arresti in un carcere di massima sicurezza colombiano per violazioni di ogni tipo e quindi i contatti colombiani della ‘ndrangheta sono “mozzati”, anche perché l’ex paramilitare sta vuotando il sacco (e adesso gli danno del “malintenzionato”!!) sulle commistioni tra narcotraffico e politica. Sembrerebbe essersi liberato un posto come contatto colombiano per la malavita italiana del traffico di stupefacenti.
E Cosa Nostra lo guarda con avidità.
www.latinamericaandcaribbeanwatch.blogspot.com
No hay comentarios:
Publicar un comentario