lunes, 14 de septiembre de 2009

Sudamerica come potenza energetica mondiale

Venezuela scopre giacimenti di gas: quinta potenza mondiale - Brasile nuovo protagonista petrolifero- Caracas e Brasilia stringono alleanze strategiche con Russia e Francia. - Bye bye Dottrina Monroe

Tito Pusinelli
Il governo venezuelano ha annunciato che nella zona marittima ocidentale, di fronte alla regione di Falcón, sono stati riscontrati giacimenti di gas di grande importanza, che la collocano al posto numero 5 tra i produttori mondiali. In questo modo, il Venezuela passa ad essere un gigante mondiale degli idrocarburi.

Nella riserva certificata dell'Orinoco, a scarsa profondità e di facile accesso, c'è la più grande area di giacimenti petroliferi del pianeta, e sono state già assegnate e firmate le concessioni per l'estrazione e lo sfruttamento. Di preferenza con grandi compagnie statali (Cina, Russia, India, Argentina, Brasile, Vietnam), ENI, Repsol, Giappone, Francia ecc. C'e' una sola multinazionale anglosassone. I contratti stabiliscono la partecipazione paritaria della compagnia statale venezuelana PDVSA.

In vari casi, sono già cominciati i lavori nelle aree assegnate e la Russia -per esempio- è già all'opera nell'area marittima di fronte al lago di Maracaibo, in un'area marittima attigua ad una delle frontiera con la Colombia.

Il passaggio del Presidente Chávez a Madrid, dove ha scarrozzato il numero uno della Repsol per la città, ha ratificato il coinvolgimento della multinazionale iberica nei giacimenti che catapultano il Venezuela tra i protagonisti anche nel settore gasifero.

L'annuncio dell'istallazione di 7 basi militari degli Stati Uniti in territorio colombiano deve essere visto e soppesato alla luce di questo nuovo contesto energetico. Preceduto di poco dall'annuncio fatto da Lula sui considerevoli giacimenti petroliferi localizzati al largo del litorale che -sebbene in acque profonde- consolida l'autonomia complessiva del Brasile e lo trasforma in protagonista del mercato mondiale degli idrocarburi.

Con il petrolio dell'Ecuador e il gas che vede la Bolivia come potenza continentale in questo mercato, il blocco sudamericano conta con materie energetiche che vanno ben oltre il proprio fabbisogno per le prossime quattro generazioni. E consolidano la base materiale di una grande area geo-economica che dispone anche di numerosi minerali strategici, acqua, biodiversità e una demografia favorevole.

Il Brasile difenderà il suo status con 4 sottomarini ed 1 nucleare, ed ha stretto una alleanza strategica con la Francia che prevede il trasferimento di teconologie militari, comprese quella nucleare. Il Venezuela rafforza l'alleanza strategica con la Russia con il varo di una banca bi-nazionale (fondo sovrano di 4 miliardi di dollari); cessione di tecnologia per l'aviazione, e uno scudo difensivo anti-aereo con missili aventi 300 kilometri di gittata.

La risposta alla riattivazione della IV Flotta, la briglia sciolta del Comando sud, lo squilibrio introdotto dalle 7 basi militari e la mira famelica delle elites degli Stati Uniti sul blocco sudamericano e le sue ricchezze, ha trovato una sua prima risposta sul piano delle tecnologie belliche. Nel subcontinente è da tempo morta la dottrina Monroe e ci sono alternative agli USA per quel che riguarda i mercati, flussi finanziari, tecnologie e saperi.

La progettata depredazione piratesca dell'Amazzonia o l'arrembaggio ai giacimenti sudamericani implicherà un tipo di conflitto che sicuramente non sarà bi-nazionale, dove potrebbe non servire la NATO come cartello marziale "occidentale".
L'assalto agli idrocarburi con i vassalli colombiani peruviani o inglesi (dalle Malvine), coinvolgerà inevitabilmente un fronte di nazioni che -nel quadro della carestia energetica- contribuiranno a difendere in vari scenari le proprie fonti di approvigionamento e i sostanziosi investimenti pluriennali che effettueranno d'ora in avanti.
L'uso preventivo dell'arma dello scontro etnico, religioso o del separatismo come fase preparatoria delle condizioni favorevoli ad una aggressione militare extra-regionale, è di problematica applicazione. L'elemento connettivo dell'identità sudamericana ha radici nella cultura e nella storia, e sono stati rinsaldati nell'ultimo decennio ad opera dei governi intergrazionisti ispirati al nazionalismo della Patria Grande.
La campagna di pre-fabbricazione posticcia del demone "narcoterrorista" potrà avere qualche credibilità solo quando la Colombia potrà dimostrare di aver ridotto la produzione di cocaina e gli Stati Uniti di aver adottato finalmente una politica terapeutica di recupero sociale dei crescenti consumatori interni.
Fino ad allora l'accusa di "nacoterrorismo" contro le nazioni andine degli idrocarburi sarà risibile perchè fa a pugni con un dato incontrovertibile: se i narcotici "transitano" nei Paesi lungo la rotta che divide la Colombia dagli Stati Uniti è perchè produzione e consumo continuano ad aumentare e che la "soluzione militare" del Plan Colombia ha fatto fiasco.


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