lunes, 13 de diciembre de 2010

Luci ed ombre di Cancùn

Angelo D'addesio
Tutto come prima, tutto meglio di prima, soprattutto se il prima si chiama Cop-16, summit che lo scorso anno a Copenhagen fece registrare un accordo raccogliticcio fra Usa, Cina, India, Sudafrica e Brasile e senza il consenso dei piccoli paesi e dell’UE, tra liti, bozze segrete e tentativi di affossare Kyoto. Il meglio di Cancùn è stato rappresentato dalla prima volta di una donna alla gestione del summit, la cancelliera messicana Patricia Espinosa, giudicata da tutti trasparente e multilaterale, dalla confluenza di ben 194 paesi in un unico accordo con la sola defezione della Bolivia e dall’ottimismo di molte organizzazioni ambientali. Il meglio che deve ancora arrivare è scritto nelle carte e nelle volontà future di Durban 2011.


Nell’attraente località messicana è  stato raggiunto un compromesso sulla stabilizzazione dell’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C (e la previsione di una quota di 1,5°C tra il 2013 ed il 2015) con la contestuale riduzione delle emissioni tra il 25% ed il 40% rispetto al 1990 entro il 2020.
Nessuna indicazione sulle linee direttive che restano quelle molto flessibili ed autonome proposte a Copenhagen e che sono un implicito superamento del Protocollo di Kyoto. In questo si è vista la forza di paesi forti come Usa, Russia, Canada da sempre contrari all’accordo. Ed è stato questo il motivo del grande rifiuto della Bolivia. 


L’ambasciatore del paese andino presso l’ONU Pablo Solón ha parlato di “ecocidio”, sottolineando che “la Bolivia è un paese che non vende la propria sovranità e conserva i propri principi. Il trionfo della multilateralità non significa altro che la supremazia dei ricchi che dettano le loro posizioni a quelli piccoli che subiranno le conseguenze di questo accordo ovvero un rialzo termico di 4 gradi, nuove calamità naturali, alluvioni e siccità estive, la prosecuzione del commercio intensivo del carbone ed ulteriori sacrifici economici per le riduzioni da dividere con paesi che hanno maggiori risorse”. E ciò che è stato smentito dalla solitareal politik (perfino i paesi “amici” come Venezuela, Ecuador, Cuba ed altri non allineati hanno isolato lo stato di Morales) è stato affermato da numerosi scienziati e dal direttore di Greenpeace Kumi Naidoo per i quali la Bolivia non ha affatto torto, sebbene questo accordo sia il migliore possibile. 


Le buone notizie dovrebbero essere l’impegno per il REDD (Il programma di riduzione del disboscamento), caldeggiato da Brasile, Colombia, Ecuador e Perù e gli investimenti del Fondo Verde per l’ambiente e per il trasferimento delle tecnologie, che prevede 30mila milioni di dollari da investire nel prossimo biennio e 100mila milioni di dollari dal 2012 al 2020 gestito da 25 rappresentati di paesi in via di sviluppo e 15 delle potenze mondiali. Basterà? L’ago della bilancia sarà sempre il comportamento di Cina ed Usa. 


Ad essi è stato rivolto un appello importante anche dall’Italia, rappresentata dal ministro Prestigiacomo, tra le poche a farsi onore, nel vuoto di interesse ambientale in Italia. Ora più che mai, però, anche paesi come il Brasile, leader delle energie rinnovabili e Messico ed Argentina, paesi importanti sul piano dell’agricoltura sostenibile e della produzione petrolifera saranno decisivi per le sorti ambientali mondiali, sempre più sottovalutate ma sempre più importanti per tutti noi che annaspiamo fra frane, tempeste tropicali e sbalzi termici insostenibilihttp://angelodaddesio.nova100.ilsole24ore.com
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