viernes, 13 de mayo de 2011

Libia: RUSSIA e CINA SFIDANO la NATO

In Libia, UE+USA&NATO "cercano di sostituire il Consiglio di Sicurezza dell'ONU" - Alto costo della guerra per gli Occidentali che non sono usciti dalla crisi economica- "Ogni nazione deve decidere il proprio futuro senza interferenze esterne"

M K Bhadrakumar 
Asia Times Online
Si sperava che le consultazioni del ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi a Mosca nel fine settimana preparassero il terreno per la visita del presidente Hu Jintao in Russia il mese prossimo. Infine si è scoperto, però, che hanno preso un carattere di immensa importanza per la sicurezza internazionale. I continui sforzi russo-cinesi per "coordinare" la loro posizione su questioni internazionali e regionali, hanno portato ad un livello qualitativamente nuovo rispetto alla situazione che si sviluppa in Medio Oriente.
  L'agenzia di stampa ufficiale russa ha utilizzato un'espressione insolita - "stretta cooperazione" - per caratterizzare il nuovo modello che ha portato al coordinamento delle politiche regionali. 
tambièn en español: Rusia y China desafían a la OTAN
Questo tende a rappresentare una forte sfida per l'agenda unilaterale dell'Occidente in Medio Oriente. La visita di Hu in Russia è, in linea di principio, per aiutare il il lancio del summit  di San Pietroburgo del 16-18 giugno, che il Cremlino sta coreografando attentamente come un evento annuale nello stile di una "Davos russa", dal titolo International Economic Forum. Entrambi i paesi sono molto eccitati per la possibilità che la visita di Hu possa essere un punto di svolta nella cooperazione energetica tra la Cina e la Russia.
 

Il gigante energetico russo, Gazprom, si aspetta di pompare 30.000 metri cubi di gas ogni anno alla Cina fino al 2015 e la contrattazionei dei prezzi è in fase avanzata. I funzionari cinesi sostengono che i negoziati in stallo, finalmente si concluderanno con un accordo quando Hu arriverà in Russia. 
Certamente, quando la maggiore economia a più rapida crescita nel mondo e il più grande esportatore mondiale di energia sono d'accordo, la questione va al di là di un accordo di cooperazione bilaterale. 

Ci sarà inquietudine in Europa, che è stata storicamente il principale mercato della Russia in quanto a esportazioni energetiche, per il fatto che appare un "concorrente" in Oriente e che il business energetico dell'Occidente con la Russia possa avere la Cina come un "socio camuffato" . Questo cambiamento di paradigma fornisce uno sfondo alle tensioni Est-Ovest in tutto il Medio Oriente. 
 
Posizione identica
  
Il Medio Oriente e il Nord Africa sono risultati essere il motivo centrale dei colloqui di Yang a Mosca con il suo anfitrione Sergei Lavrov. La Russia e la Cina hanno deciso di lavorare insieme per affrontare i problemi derivanti dalle turbolenze in Medio Oriente e nel Nord Africa. Lavrov ha detto: "Abbiamo deciso di coordinare le nostre azioni utilizzando le capacità di entrambi gli Stati per aiutare la stabilizzazione più rapidamente possibile ed evitare conseguenze negative imprevedibili nella zona".
  
Lavrov ha detto che Russia e Cina hanno una "posizione identica" e che "ogni nazione deve decidere il proprio futuro in modo indipendente, senza interferenze esterne". Presumibilmente, i due paesi hanno concordato una posizione comune per opporsi a qualsiasi azione da parte della NATO di effettuare una operazione di terra in Libia. 
Finora, la posizione russa è stata che Mosca non accetta nessun mandato del Consiglio di Sicurezza dell'ONU alla NATO per un'operazione di terra senza una "chiara posizione" di approvazione da parte della Lega Araba e l'Unione Africana (della quale fa parte la Libia).
  
Evidentemente, vi è un "deficit di fiducia" in questo caso, che sta diventando sempre più insormontabile a meno che la NATO decida un immediato cessate il fuoco in Libia. In poche parole, la Russia non si fida degli Stati Uniti o dei suoi alleati della NATO in quanto a trasparenza circa le loro intenzioni rispetto alla Libia e al Medio Oriente. Pochi giorni fa, Lavrov ha parlato a lungo della Libia in un'intervista a un canale televisivo russo, Tsentr.Ha espresso grande frustrazione per l'ambiguità e i sotterfugi dell'Occidente nell'interpretare unilateralmente la risoluzione Onu 1973 per fare praticamente tutto ciò che vuole. 

"Riceviamo segnalazioni sulla preparazione di un'operazione terrestre [in Libia] e suggeriscono che i piani del caso sono sviluppati nella NATO e nell'Unione Europea." E ha lasciato intravedere il sospetto di Mosca che il piano statunitense consentirebbe di evitare la necessità di un contatto con il Consiglio di Sicurezza per ottenere un mandato per operazioni terrestri della Nato in Libia. Si orientano a far pressione al Segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon, per ottenere una "richiesta" per l'alleanza occidentale a fornire le scorte per la missione umanitaria delle Nazioni Unite, e usarla come copertura per lanciare operazioni terrestri.

La posizione pubblica della Russia e della Cina impedirà che Ban Ki-moon faccia passare furtivamente
dalla porta posteriore un'operazione di terra della NATO. Ban ha visitato di recente Mosca e alcuni rapporti russi hanno suggerito che ha "ricevuto una lavata di testa" per il suo modo di dirigere l'organismo mondiale. 
Un commentatore esperto di Mosca, Dmirty Kosyrev, ha scritto con pungente sarcasmo: 
·  Ci sono molti modi di dire politicamente ad un ospite per conto proprio e per conto dei propri partners internazionali:"Siamo molto soddisfatti della sua prestazione, stimato signor Ban" Spesso le parole non sono neppure necessarie in questi casi. Ovviamente, al segretario generale piace il romanticismo rivoluzionario delle guerre civili e sostenere i combattenti per la libertà in generale. Di conseguenza, spesso è dalla parte degli arciliberali dell' Europa o Stati Uniti. 
·  Tuttavia, il segretario generale delle Nazioni Unite, non dovrebbe assumere posizioni politiche estreme, né tantomeno schierarsi con la minoranza di Stati membri delle Nazioni Unite su una questione, come ha fatto nel caso della Libia e della Costa Avorio. Non è stato eletto per questo. Il punto non è costringere il signor Ban a cambiare le proprie convinzioni o posizioni, ma piuttosto modificare leggermente la sua visione in favore di una maggiore neutralità.

Mosca e Pechino sembrano contemplare il cosiddetto Gruppo di Contatto Libia (formato da 22 Paesi e sei organizzazioni internazionali), con molto sospetto. Riferendosi alla decisione del gruppo nella riunione di Roma di giovedi scorso, di mettere immediatamente a disposizione un fondo temporaneo di 250 milioni di dollari in aiuti ai ribelli libici, Lavrov ha detto causticamente che il gruppo "incrementa i suoi sforzi per adottare il ruolo leader nella determinazione della politica della comunità internazionale verso la Libia" e ha avvertito che non dovrebbero "cercare di sostituire il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e non si dovrebbero prendere le parti".
  
E' diventato motivo d'inquietudine per Mosca e Pechino che il Gruppo di Contatto sia gradualmente evoluto in un vero e proprio processo regionale scavalcando le Nazioni Unite al fine di modulare la rivolta araba per soddisfare le strategie occidentali. Il gruppo di Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (e della Lega Araba) che sono presenti nel gruppo di contatto permette all'Occidente di dichiarare che il processo è una voce collettiva del parere regionale. (Ironia della sorte, la Francia ha invitato la Russia ad unirsi al gruppo di contatto.)
  
Punta dell'iceberg
Nella conferenza stampa congiunta con Yang a Mosca di venerdì, Lavrov è andato dritto al punto: "Il gruppo di contatto si è stabilito da solo. E ora cerca di arrogarsi la responsabilità della politica della comunità internazionale verso la Libia. E non solo la Libia, abbiamo sentito voci che chiedono a questo gruppo di decidere cosa fare in altri Stati della regione".  Ciò che preoccupa la Russia nell'immediato sarebbe che il gruppo di contatto starebbe intrufolandosi a carponi anche Siria per dirigere anche in quel paese un cambiamento di regime.
  
La Cina è stata finora molto diplomatica rispetto al tema della Libia e ha lasciato che la Russia mettesse il campanello al gatto occidentale, ma ormai è sempre più eloquente. Yang è stato piuttosto diretto nella conferenza stampa a Mosca nella sua critica all'intervento occidentale in Libia. Appena tre settimane fa, il People's Daily ha dichiarato che la guerra in Libia era ad un punto morto; il regime di Muammar Gheddafi aveva mostrato la sua reistenza, e l'opposizione libica è stata sopravvalutata dall'Occidente. Il giornale ha commentato: 
·  "La guerra di Libia è diventato un problema delicato per l'Occidente. In primo luogo, l'Occidente non può permettersi la guerra economica e strategica ... La guerra costa troppo ai paesi europei e agli Stati Uniti che non sono usciti completamente dalla crisi economica. Più lunga è la guerra, più paesi in Occidente si troveranno in condizioni di svantaggio.  
·  "In secondo luogo, l'Occidente si ritroverà molti problemi militari e giuridici ... Se l'Occidente è ancora coinvolto, sarà considerato parziale a favore di una parte ... Per quanto riguarda le azioni militari, i paesi occidentali dovranno inviare forze di terra per cacciare Gheddafi ... Questo va ben oltre l'ambito dell'autorità delle Nazioni Unite, e rischia di ripetere gli errori della guerra in Iraq ... In breve, la soluzione militare al problema in Libia è giunta al termine e deve essere messa all'ordine del giorno la soluzione politica ".

I colloqui di Yang a Mosca significano che Pechino si rende conto che l'Occidente è deciso a reggere la "patata bollente", a tutti i costi, farla "raffreddare" a qualunque costo e poi consumarla senza condividerla con nessuno. Pertanto, sembra esserci una revisione della posizione della Cina e un'avvicinamento a quella della Russia (che è stata più apertamente critica all'intervento occidentale in Libia). 
Mosca può aver incoraggiato Pechino a vedere quello che sta arrivando. Tuttavia il fattore decisivo sembra essere il crescente senso di disagio di cui l'intervento occidentale in Libia è solo la punta di un iceberg e che quello che si sta sviluppando potrebbe essere una geostrategia volta a perpetuare il predominio storico dell'Occidente sul nuovo Medio Oriente, nell'era post Guerra Fredda. Tessuto con questo è il precedente estremamente preoccupante di un azione militare della NATO, senza uno specifico mandato delle Nazioni Unite.
  
Da allora, Lavrov e Yang sono andati ad Astana per una conferenza dei ministri degli Esteri della Shanghai Cooperation Organization (SCO) che negozierà l'agenda per una riunione nel summit dell'organismo regionale, che si terrà nella capitale kazaka, il 15 giugno. La grande domanda è se l'accordo russo-cinese sulla "stretta cooperazione" sulle questioni del Medio Oriente e del Nord Africa diventerà la posizione comune del SCO. Sembra che la probabilità è alta. 

Traduzione per Selvas di Alba Canelli
L'ambasciatore MK Bhadrakumar è stato diplomatico di carriera del Servizio Estero in India. Ha esercitato le sue funzioni nell'ex Unione Sovietica, Corea del Sud, Sri Lanka, Germania, Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Kuwait e Turchia
 Fonte: http://www.atimes.com/atimes/Central_Asia/ME10Ag01.html



Rusia y China desafían a la OTAN

Asia Times Online

Traducido por Germán Leyens
Se esperaba que las consultas del ministro de Exteriores chino Yang Jiechi en Moscú durante el fin de semana preparasen el terreno para la visita del presidente Hu Jintao a Rusia el próximo mes. Finalmente resultó, sin embargo, que tomaron un carácter de inmensa importancia para la seguridad internacional.
Los continuos esfuerzos ruso-chinos por “coordinar” su posición sobre temas regionales e internacionales han conducido a un nivel cualitativamente nuevo respecto a la situación que se desarrolla en Medio Oriente.

La agencia oficial de noticias rusa utilizó una expresión poco usual –“estrecha cooperación”– para caracterizar el nuevo modelo al que ha llevado su coordinación de las políticas regionales. Esto tenderá a plantear un fuerte desafío a la agenda unilateralista de Occidente en Medio Oriente.
La visita de Hu a Rusia tiene lugar, en principio, para asistir al despliegue en San Petersburgo del 16 al 18 de junio, que el Kremlin está coreografiando cuidadosamente como un evento anual al estilo de un “Davos de Rusia” –intitulado Foro Económico Internacional-. Ambos países están muy excitados ante la posibilidad de que la visita de Hu sea un momento crucial en la cooperación energética entre China y Rusia.

El gigante ruso de la energía, Gazprom, espera bombear 30.000 millones de metros cúbicos de gas natural al año a China hasta 2015 y las negociaciones sobre los precios están en una etapa avanzada. Los funcionarios chinos sostienen que las negociaciones paralizadas por fin se ultimarán con un acuerdo cuando Hu llegue a Rusia.
Por cierto, cuando la economía importante de más rápido crecimiento del mundo y el mayor exportador de energía del mundo llegan a un acuerdo, el asunto va más allá de un acuerdo de cooperación bilateral. Habrá desasosiego en Europa, que ha sido históricamente el principal mercado de Rusia de las exportaciones de energía, por el hecho de que un “competidor” aparezca en Oriente y que el negocio energético de Occidente con Rusia pueda tener a China como “socio comanditario”. Este cambio de paradigma provee un trasfondo a las tensiones Este-Oeste por el Medio Oriente.

Posición idéntica
Medio Oriente y el Norte de África resultaron ser el motivo central de las conversaciones de Yang en Moscú con su anfitrión Sergei Lavrov. Rusia y China decidieron trabajar juntas para encarar los problemas que provienen de la agitación en Medio Oriente y el Norte de África. Lavrov dijo: “Hemos acordado coordinar nuestras acciones utilizando las capacidades de ambos Estados a fin de ayudar a la estabilización más rápida posible y la prevención de más consecuencias negativas imprevisibles en la zona”.

Lavrov dijo que Rusia y China tienen una “posición idéntica” y que “toda nación debería determinar su futuro independientemente, sin interferencia extranjera”. Presumiblemente, los dos países han acordado ahora una posición común para oponerse a cualquier acción de la OTAN para realizar una operación terrestre en Libia.
Hasta ahora, la posición rusa ha sido que Moscú no aceptará que se dé algún mandato del Consejo de Seguridad de la ONU a la OTAN para una operación terrestre sin una “posición claramente expresada” que la apruebe por parte de la Liga Árabe y de la Unión Africana (de la cual forma parte Libia).

Evidentemente, existe un “déficit de confianza” en este caso, que se hace cada día más insuperable a menos que la OTAN decida un inmediato alto el fuego en Libia. Dicho en pocas palabras, Rusia ya no confía en que EE.UU. o sus aliados de la OTAN sean transparentes sobre sus intenciones respecto a Libia y Medio Oriente. Hace unos días, Lavrov habló largamente sobre Libia en una entrevista con el canal de televisión ruso Tsentr. Expresó gran frustración por la ambigüedad y los subterfugios de Occidente al interpretar unilateralmente la Resolución 1973 de la ONU para hacer prácticamente todo lo que le da la gana.

Lavrov reveló en esa entrevista: “Nos llegan informes sobre la preparación de una operación terrestre [en Libia] y sugieren que los planes adecuados se desarrollan en la OTAN y en la Unión Europea”. Y dejó entrever públicamente la sospecha de Moscú de que el plan estadounidense sería evitar la necesidad de un contacto con el Consejo de Seguridad para obtener un debido mandato para operaciones terrestres de la OTAN en Libia y en vez de eso presionar al secretario general de la ONU Ban Ki-Moon para sacar una “solicitud” a la alianza occidental para que suministre escoltas para la misión humanitaria de la ONU y utilizarla como una tapadera para iniciar operaciones terrestres.

La posición pública de Rusia y China impediría que los funcionarios del secretariado de Ban faciliten subrepticiamente por la puerta trasera una operación terrestre de la OTAN. Ban visitó recientemente Moscú y algunos informes rusos sugirieron que “recibió una bronca” por su forma de dirigir el organismo mundial. Un experto comentarista moscovita, Dmirty Kosyrev, escribió con hiriente sarcasmo:
Hay muchas maneras de decir políticamente a un invitado por cuenta propia y por cuenta de los propios socios internacionales: “No estamos muy contentos con su desempeño, estimado señor Ban”. A menudo las palabras ni siquiera son necesarias en estos casos. Es obvio que al secretario general le gusta el romanticismo revolucionario de las guerras civiles y que apoya a los combatientes por la libertad en general. Como resultado, a menudo se pone de parte de los archiliberales de Europa o EE.UU.
Sin embargo, el secretario general de la ONU no debería adoptar posiciones políticas extremas, y mucho menos aún ponerse de parte de la minoría de los Estados miembros de la ONU respecto a un tema, como lo ha hecho en el caso de Libia y de Costa de Marfil. No fue elegido para eso. El punto no es obligar al señor Ban a cambiar sus convicciones o posición, sino más bien a que ajuste ligeramente su visión a favor de más neutralidad.
Moscú y Pekín parecen contemplar al denominado Grupo de Contacto Libia (formado por 22 países y seis organizaciones internacionales) con mucha sospecha. Refiriéndose a la decisión del grupo en su reunión de Roma el jueves pasado, de poner a disposición de inmediato un fondo temporario de 250 millones de dólares como ayuda a los rebeldes libios, Lavrov dijo cáusticamente que el grupo “incrementa sus esfuerzos para adoptar el papel dirigente en la determinación de la política de la comunidad internacional hacia Libia” y advirtió de que no debería “tratar de reemplazar al Consejo de Seguridad de las Naciones Unidas, y que no debería tomar partido por una de las partes”.
Se ha convertido en motivo de inquietud para Moscú y Pekín que el grupo de contacto se convierta gradualmente en un verdadero proceso regional soslayando a la ONU a fin de modular el levantamiento árabe que se ajuste a las estrategias occidentales. El grupo de Estados del Consejo de Cooperación del Golfo (y de la Liga Árabe) que están presentes en el grupo de contacto permite que Occidente proclame que el proceso es una voz colectiva de opinión regional. (Irónicamente, Francia ha invitado a Rusia a unirse al grupo de contacto.)
Punta del iceberg
En la conferencia conjunta de prensa con Yang en Moscú el viernes, Lavrov fue directo al grano: “El grupo de contacto se ha establecido solo. Y ahora trata de arrogarse la responsabilidad por la política de la comunidad internacional hacia Libia. Y no solo Libia, estamos escuchando voces que llaman a que este grupo decida qué hacer en otros Estados de la región”. Lo que preocupa a Rusia en términos inmediatos sería que el grupo de contacto podría estar gateando hacia Siria para realizar también en ese país un cambio de régimen.
China ha sido hasta ahora muy diplomática respecto al tema de Libia y ha dejado que Rusia ponga el cascabel al gato occidental, pero ahora se hace más y más elocuente. Yang fue bastante directo en la conferencia de prensa en Moscú en su crítica de la intervención occidental en Libia. Hace apenas tres semanas, el People's Daily comentó que la guerra en Libia estaba en un punto muerto; el régimen de Muamar Gadafi había mostrado su resistencia; y la oposición libia fue sobrestimada por Occidente. El periódico comentó:
“La guerra libia se ha convertido en una situación delicada para Occidente. Primero, Occidente no se puede permitir la guerra económica y estratégicamente… La guerra cuesta demasiado a los países europeos y a EE.UU. que no han salido completamente de la crisis económica. Cuanto más dure la guerra, más países en Occidente se verán ante una desventaja.
“Segundo, Occidente encontrará muchos problemas militares y legales… Si Occidente se sigue involucrando, será considerado como parcial a favor de una parte… Respecto a alas cciones militares, los países occidentales tendrán que enviar fuerzas terrestres a fin de deponer a Gadafi… Eso va mucho más allá del alcance de la autoridad de las Naciones Unidas, y es probable que repita los errores de la Guerra de Iraq… En una palabra, la solución militar al problema en Libia ha llegado a su fin y hay que poner en la agenda la solución política.”
Las conversaciones de Yang en Moscú significan que Pekín ya se da cuenta de que Occidente está determinado a aguantar la delicada situación cueste lo que cueste, hacer que se “tranquilice” a cualquier precio y luego consumirla sin compartirla con nadie. Por lo tanto, parece que hay una revisión de la posición china y una aproximación a la de Rusia (que ha sido mucho más abiertamente crítica de la intervención occidental en Libia).
Moscú podría haber alentado a Pekín a ver lo que se avecina. Pero el argumento decisivo parece que es el creciente sentido de intranquilidad de que la intervención occidental en Libia sólo es la punta del iceberg y que lo que se está desarrollando podría ser una geoestrategia orientada a perpetuar la dominación histórica de Occidente sobre el nuevo Medio Oriente en la era posterior a la Guerra Fría. 
Entretejido con ello está el precedente extremadamente preocupante de una acción militar de la OTAN sin un mandato específico de la ONU.
Desde entonces, Lavrov y Yang han ido a Astana a una conferencia de ministros de exteriores de la Organización de Cooperación de Shanghái (SCO) que negociará la agenda para una reunión en la cumbre del organismo regional, que tendrá lugar en la capital kazaja el 15 de junio. La gran pregunta es si el acuerdo ruso-chino sobre “estrecha cooperación” en los temas de Medio Oriente y el Norte de África se convertirá en la posición común de la SCO. Parece que la probabilidad es elevada.
El embajador M. K. Bhadrakumar fue diplomático de carrera del Servicio Exterior de la India. Ejerció sus funciones en la extinta Unión Soviética, Corea del Sur, Sri Lanka, Alemania, Afganistán, Pakistán, Uzbekistán, Kuwait y Turquía
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