lunes, 27 de enero de 2014

UE: DEMONIZZARE, ESORCIZZARE e COMANDARE

Il buon candidato? Chi devolve ai legittimi depositari il potere usurpato dalla “commissione” di Bruxelles e dalla Banca Centrale Europea (BCE)
Tito Pulsinelli Alla fine l'essenziale è sapere chi è il nemico principale. Quali sono i mezzi più efficaci per impedire che il potere economico deglutisca anche il residuale potere politico. Come strappare spazi di manovra alle onnivore elites universaliste? Il 14 maggio, l'oggetto del contendere è una istituzione devitalizzata, evirata di ogni potere reale sull'economia, moneta e difesa. Strasburgo è un teatro in cui le due ali del
neoliberismo -costrette dall'emergenza a dismettere la vetusta baruffa sceneggiata- si coalizzano per non precipitare nel vuoto.

Demonizzano il movimento reale in cui è sottesa un'idea-forza: chi ha il potere economico non può avere anche il potere politico. Oligarchie e lobbies segrete contro ceti medi e produttivi; funzionari in incognito di Goldman Sachs contro dirigenti scaturiti e legittimati dalla sovranità popolare. “Commissari” di Bruxelles e plenipotenziari di Francoforte versus dirigenza leale ai Paesi che compongono l'Europa storica e millenaria. Non quella fuoriuscita dalla provetta di Maastricht con la formula esoterica che riduce il governare a 5 macro-indicatori economici. 

Esorcizzano rispolverando vetusti fantasmi populisti, con il ricatto filisteo della reductio ad hitlerorum di chiunque resista rimanendo al di fuori dei recinti politici. Beceri artifici propagandistici che chiamano alla resa o alla passività verso la dittatura finanziaria. Inutile e dozzinale interfenza, poichè il neoliberismo è già identificato come il -prendiamo in prestito un manicheismo a loro caro- “male assoluto” del tempo presente.  

Per il 14 maggio, la posta gioco ha un valore simbolico di importanza strategica: chiudere un ciclo di arrogante onnipotenza, iniziare il recupero parziale dell'iniziativa nazionale e popolare. Semplicemente, l'Europa non sarà una SpA delle elites. Urgenza di un cuneo per la discontinuità che allarghi la crepa nella muraglia del neoassolutismo. 

Per riaprire la prospettiva in cui le maggioranze non saranno più le vittime sacrificate all'economia, prefabbricata alla misura del 2% dei viventi. Ritorno alla sovranità popolare per accumulare forza sufficiente per esercitare un potere di veto de facto. Contro parlamenti ridotti alla ratificazione automatica di ogni editto emanato dalla troika

I buoni candidati? Quelli favorevoli a devolvere ai naturali ed originari depositari i diritti e il potere usurpato e concentrato dalla “commissione” di Bruxelles e dalla Banca Centrale Europea (BCE), complici del FMI. 

Nessun progetto di cambio sociale, radicale o no, è realizzabile se è svincolato dalla dimensione geografica e temporale, Il neoliberismo insiste nella predicazione di un messianismo che -come la religione o la filosofia- sarebbe valido in ogni tempo e luogo. E' diagnosi, farmaco e terapia delle patologie che autoproduce.

L'euro e UE sono stati sviliti al rango di un labirinto che si pretende -come l'inferno-privo di via d'uscita. Il punto di partenza è il recupero del potere politico e controllo dell'avamposto parlamentare. Senza questa trincea e la sintonia con la forza centrifuga dei movimenti esterni, non si consolida alcuna capacità difensiva contro le elites. Non quelle interne, ancor meno contro struttura reale del potere globale. 

La lezione che proviene da chi ha ottenuto vari risultati positivi contro il neoliberismo, è che le depredazioni furono frenate da grandi movimenti popolari, trasversali che -dal basso di ogni nazione, concepita come principale terreno dello scontro- raggiunsero un primo e prezioso potere di veto. Materializzato nella caduta in serie di governi-FMI, fino alla successiva conquista del potere politico, attraverso ampie alleanze politiche e sociali anti-liberiste.  
Con la cofluenza degli indios, senza-casa, senza-terra, senza-lavoro, del settore commerciale vittima dell'apertura indiscriminata dei mercati e frontiere, e dei piccoli e medi produttori distrutti dalle multinazionali. Tutti questi, non disconobbero e accolsero i nuovi attori e le figure prodotte dalla decomposizione liberista. 

Voti e piazza. In Venezuela, Brasile, Argentina, Ecuador, Uruguay, Bolivia, Nicaragua, in Ungheria, l'immediata e inmancabile destabilizzazione fomentata da tutti gli altri poteri (banca interna e internazionale, latifondi mediatici, multinazionali, militari, conferenze episcopali e ONG) cozza contro la piazza mobilitata. Il ribaltamento illecito dei processi antiliberisti fallisce perchè i difensori della sovranità e i beneficiari dell'equità difendono interessi concreti.

 Consapevoli che l'inversione di tendenza e i benefici ricevuti scaturiscono dal blocco del finanziamento ai banchieri, dal sostegno ai consumi e produzione interna e dalla riattivazione delle politiche sociali azzerate dai regimi post-democratici.

L'implicazione immediata è la maturazione di superiori livelli di unione e di armi concettuali quali sovranità, equità, etica, solidarietà, redistribuzione. Da contrapporre al darwinismo e atomizzazione sociale imposte dall'oligarchia sovranazionale. La nazione non è mercato, il cittadino è ben altro che un consumatore. Progresso e “crescita” del Pil sono inconciliabili, il lavoro ha priorità assoluta sul capitale. La memoria storica e l'identità sono un baluardo contro l'iper-individualismo e gli antivalori propagati come un Alzheimer culturale dai nuovi mercanti del tempio.


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