viernes, 1 de junio de 2012

Due pesi e due misure sui massacri di civili

I governi dell'Italia, Regno Unito, Inghilterra, Francia e Turchia hanno espulso gli ambasciatori degli Stati Uniti per l'intollerabile ed ininterrotta catena di vittime civili causate dalle incursioni dei velivoli militari a stelle e strisce sui villaggi dell'Afganistan. La frequenza malvagia con cui si ripetono le incursioni ha superato ogni limite dell'umana convivenza civile tra le genti. Ormai la tolleranza acquiescente è diventata criminosa complicità. Indignazione incontenibile suscitano le reiterate formule retoriche utilizzate per giustificare l'ingiustificabile, ora che è di fatto avvenuta l'istituzionalizzazione dei cosidetti "danni collaterali". La Danimarca ha dato 72 ore di tempo a tutti diplomatici USA per preparare i bagagli. La misura è colma, a tutto c'è un limite.

Quando sarà che tutto questo passerà dall'immaginazione alla realtà? Lo shock emotivo attorno alle vittime siriane di Houla era stato pianificat o la scorsa settimana nei vertici del G8 e della NATO, convocati da Obama nel suo collegio elettorale, per accelerare l'intervento militare esterno e chiudere la pratica siriana. Puntualmente, solo tre giorni dopo, scatta all'unisono lo scandalo diplomatico fomentato dal monopolio mediatico multinazionale, che avalla l'alleanza tra USA-UE con l'Arabia saudita e del Qatar, delegati a manovrare sul terreno il terrorismo qaedista. Prove? Nell'aprile scorso, Abdul Aziz Atiyyé, fratello del presidente del Consiglio dei principi del Qatar -Jalifa Abu Atiyyé- venne catturato dall'esercito libanese in compagnia di Chadi Malawi, responsabile militare delle bande qaediste che agiscono in Siria (1).


Ci sono vittime civili che contano, e morti ammazzati civili insignificanti, la cui sparizione non commuove le fibre "umanitariste" dei cuori occidentalisti. Nè costringe agli straordinari i diplomatici o i militari per tener pronti gli aerei a decollare. Morti che pesano ed altri che no, diceva Mao. Basta cambiare la narrazione, gli aggettivi e la semantica. NukeWatch ci informa sugli artifici di questi professionisti del "double standard", e ricorda i casi di massacri in terra afgana -già dimenticati- che non meritarono chiusure di ambasciate.

 « ... quattro anni fa, il Dipartimento di Stato taceva sulle uccisioni degli Stati Uniti ai danni di civili afghani, tra cui 60 bambini, in Azizabad....in un comunicato del 22 agosto 2008, il Consiglio di sicurezza dell'ONU affermava che... "fortemente deplorano il fatto che questo non è il primo incidente di questo tipo" e che "l'uccisione e la mutilazione di civili è una flagrante violazione dei diritto internazionale umanitario. 
Pero "Il crimine non è stato denunciato come un " massacro " dal Dipartimento di Stato, che trova più facile denunciare gli attacchi indiscriminati, quando l'accusato è il nemico del giorno". Il 5 Maggio 2009, in un raid Usa contro Bala, gli abitanti del villaggio afghano hanno denunciato che dai i 70 a 100 civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi. A Baluk, i diplomatici degli Stati Uniti non sono stati espulsi dalle capitali, e gli  ufficiali USA sono rimasti ai loro posti quando i jet hanno ucciso 99 afghani.
Il 4 novembre del 2008, Parigi o Roma, non hanno chiuso le ambasiate USA quando i loro jet hanno attaccato una festa di nozze  nella provincia di Kandahar, uccidendo  90 persone e ferendone 28. Nel luglio dello stesso anno, gli Stati Uniti bombardarono una festa di nozze in Nangarhar lasciando sul terreno 47 civili morti, tra cui la sposa. Il 4 luglio di quell'anno 22 civili sono stati fatti saltare quando gli elicotteri statunitensi attaccarono due veicoli in Nuristan..". 
Ecc. ecc.


(1) Al-Yumhuriya (La República), quotidiano libanese.

1 comentario:

maria .giusi giannattasio dijo...

Peccato che non sia reale, per un secondo ci ho creduto alla chiusura delle ambasciate.......
saremmo potuti tornare in paradiso!

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