martes, 8 de diciembre de 2009

Italia: No-B-day, molto viola e poco rosso

Prova generale di "rivoluzione viola" per avere più neoliberismo

T.P.
La protesta di piazza contro Berlusconi, dal numero di adesioni oscillante dai 90mila (questura) ai 3 milioni ( organizzatori), si è stabilizzata attorno ad una stima di 900mila. Ma non è questo il punto focale. C’è stato soprattutto il viola, poco rosso.

Decidere del destino di un governo è un atto sovrano che compete unicamente ai cittadini, in questo caso italiani. Lasciano molti dubbi le aperte interferenze di giornali stranieri, arivati nell’ultima settimana a intitolare “Gli italiani meritano un altro governo”. Questi “aiutini” interessati sono stati accettati ed esibiti come trofei sia dalla componente viola che rossa.

Berlusconi è uomo di destra, entusiasta neoliberista, conservatore tutto d’un pezzo, fiero “globalizzatore”, ha privatizzato la compagnia aerea ed ha messo all’asta una gran quantità di beni immobili pubblici. A lui interessa fare affari, sempre e comunque. Ha sempre detto yes alla NATO, ha inviato truppe in Iraq, Afganistan, a destra e a manca.

Che cos’è, quindi, a renderlo tanto inviso al Financial Times e alle gazzette e consolati nordamericani? Non certo le Noemi e le concubine. Mafia e mafiosi... suvvia, Washington ha sempre convissuto e foraggiato tutti i governi collusi o ciechi, dal 1945 ad oggi. Anzi, esportò nella penisola un buon quantitativo di mafiosi, prima del mitico sbarco in Sicilia. In ogni caso, è un problema interno degli italiani, non di Londra.

Washington e Londra puntano il dito contro le cattive compagnie di Berlusconi, sono indigeste le sue frequentazioni con Gheddafi e Putin: c’è puzza di gas. La firma congiunta dell’accordo con la Russia e la Turchia per l’arrivo in Italia del gasdotto South Streem è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La soluzione gradita dagli USA è un’altra, c’è il diktat Nabucco. Anche la Germania ha concluso un accordo con la Russia per un gasdotto diretto che fa fuori tutti i mediatori e sensali (in primis Polonia): è il North Streem.

Però c’è una differenza: l’Italia continua ad essere un Paese a sovranità nazionale limitata, pertanto ha presenziato alla prova generale per una primaverile “rivoluzione colorata”. La piazza non-viola, non sembra interessata a questo, nè ai gasdotti o autonomia energetica. Preferisce le scorciatoie.

Non è interessata ad evitare che Washington controlli il rubinetto nostrano delle forniture gasifere, o che la BP e Texaco mettano le mani sull’ENI. Rinuncia anche a rivendicare soluzioni proprie alla crisi, vantaggiose al mondo del lavoro o perlomeno al suo elettorato, e si diluisce gioiosamente nel grande fronte viola. Un arco omnicomprensivo che spazia dal Financial Times a Fini, dal jolly Di Pietro a Rupert Murdoch, e fa l’occhiolino a Draghi e Montezemolo. Occhio alla cassa integrazione e pensioni.
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