miércoles, 28 de abril de 2010

Europa, due passi indietro

L'Europa "mercato&moneta" azzerò tutti gli erari nazionali e si aggiudicò l'asta truccata dei sistemi produttivi dell'est - Indebitò i Paesi frettolosamente annessi e poi li consegnò al FMI

Tito Pulsinelli

Tutti i nodi vengono al pettine dell’Europa che si era aperta come una fisarmonica impazzita, dove i banchieri liberisti dettavano il ritmo delle “annessioni” con lo spartito dei cinque famosi “macroindicatori economici”. La sbornia post-Muro aveva inebriato le élites che –con pochi denari- facevano man bassa delle proprietà statali della metà orientale del continente. La liquidazione del patrimonio pubblico dell’Europa dell'est innescò un trionfalismo senza limiti tra i tecnocrati di Bruxelles e i banchieri centrali. Paga uno e prendi tre, così i bulimici gruppi tedeschi, francesi e inglesi diventarono obesi in un batter d’occhio.

L’allargamento ad alta velocita dell’Europa, venne dettato da criteri squisitamente macro-economici, senza nessuna valutazione geopolitica, o temperato da un realismo gradualista e pogressivo. Gli sciamani neoliberisti di Bruxelles e della BCE, ebbero l’idea geniale di annettersi economie che erano pianificate centralmente, totalmente imperniate su monopoli statali. Imposero a marce forzate l’esatto opposto: privatizzazione generalizzata e indicriminata, full apertura, azzeramento di ogni tipo di protezione sociale. Elettroshoc con un format democratico.

Questi “bolscevichi del mercato” in doppio petto, in pochi anni instaurarono un sistema in cui tutto il potere finiva nelle mani dei monopoli privati, soprattutto trans-nazionali. Privarono così tutti gli Stati orientali di ogni protagonismo –sia pure microscopico- nell’economia, e persino di ogni entrata fiscale: polverizzarono gli erari nazionali. Producete per l’esportazione, siate competitivi, ripeteva cinicamente la nomenklatura di Bruxelles ai lillipuziani del Baltico, ai rumeni, ai polacchi e ai greci ecc.

Li consegnarono nelle mani rapaci del Fondo Monetario Internazionale che applicò a man salva la ricetta universale e unidirezionale che aveva già portato al fallimento del Messico e dell’Argentina, e al super-indebitamento del Brasile.

Buenos Aires, però, si ribelló al FMI ed ottenne la riduzione drastica del suo debito. I brasiliani rifiutarono la dogmatica fondomonetarista e da debitori si transformano in creditori finanziari: oggi prestano allo stesso FMI! Nel vecchio continente, invece, il FMI ritrova inaspettatamente una nuova Terra Promessa.

Le élites che hanno pilotato irresponsabilmente fino alla “unificazione” numero 27, erano mosse da un unico e maniacale miraggio neoliberista: mercato&moneta. Non esistono Paesi, popoli, società: solo mercati e PIL. Nelle loro mani l’Unione Europea è una creatura economicista senza anima. Con un Parlamento dai poteri relativi, da cui non scaturisce nessun governo rappresentativo: la Commissione di Bruxelles è solo un manipolo di boiardi designati dai governi. Non dai cittadini europei. Sul soglio più alto, c’e’ la cupola della Banca Centrale Europea, il vero governo di un agglomerato indefinito.

L’Europa è una cosa troppo seria per essere plasmata solo dai banchieri e da politici di seconda fila, completamente subalterni a Washington, di cui non hanno ancora avvertito la crisi sistemica in cui è immerso. Così come non sono consapevoli delle potenzialità dell’Europa come blocco autonomo di primo piano, e della necessità storica di contribuire concretamente ai nuovi equilibri internazionali ed al multipolarismo.

La subalternità è lampante nell’assenza di una progettualità geopolitica per l’impossibilità di sostenerla militarmente in modo autonomo. L’Europa del “mercato&moneta” è intruppata nella NATO, cioè in uno strumento storicamente approntato per la difesa precipua degli Stati Uniti. La velleità strategica che induce ad ignorare il multipolarismo che si sta consolidando, porta al sogno passatista e ritardatario del fronte comune armato con gli Stati Uniti contro il Resto del Mondo.

E’ il ricorrente sogno piratesco degli idrocarburi mesopotamici, delle minacce crescenti contro un patner economico di riguardo quale l’Iran, ed il fiancheggiamento in future avventure nel mondo. Particolarmente verso la latitudine amazzonica e dei mega-giacimenti del Venezuela. La negazione del multipolarismo intrappola nell'orizzonte fittizio e delimitato della cosidetta "comunità internazionale", un eufemismo sostitutivo di USA+EuroNATO.

Il mondo sta andando in altra direzione e devono prenderne atto. Bruxelles, Strasburgo e la BCE ben presto dovranno fare vari passi indietro, e metter mano al ritorno alla casella di partenza: Europa a due velocità (J. Delors dixit). E’ ora di interrogarsi seriamente sul ruolo della Gran Bretagna e della Borsa di Londra come succursali d’oltre Atlantico e di Wall Street, e di restituire ai banchieri un ruolo più confacente con il loro mestiere. Fare banca e non -dietro lo scudo dogmatico d'una insindacabile "autonomia"- decidere dell'unificazione geopolitica di un polo di potere. A ciascuno il suo.

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