martes, 1 de junio de 2010

PERCHE’ ISRAELE HA ATTACCATO DEI CIVILI NEL MEDITERRANEO ?

Israele sfida la Turchia -bastione della NATO- e provoca apertamente gli Stati Uniti

Thierry Meissan
...Tel Aviv doveva rompere la credibilità della Turchia nel momento in cui si avvicina a Siria e Iran, ambendo esercitare, insieme con suoi nuovi partner un'autorità regionale [3]. Nell'immediato, Israele doveva sancire il ruolo di Ankara nel negoziato del Protocollo di Tehran sull'industria nucleare iraniana.

Da parte turca
, ci si aspettava un intervento israeliano energico ma non letale, ed il momento di porsi come protettore delle popolazioni palestinesi è venuto, perseguendo la dottrina neo ottomana teorizzata dal ministro degli Affari stranieri, il prof. Ahmet Davutoglu. Senza aspettare il ritorno del Primo ministro Recep Erdogan, in viaggio in America latina, l'ambasciatore turco a Tel Aviv è stato richiamato ad Ankara ed una cellula di crisi è stata messa in opera, intorno al vice primo ministro, Bülent Arinç, ed è entrata immediatamente in contatto coi 32 governi degli Stati di cui i passeggeri sono provenienti.

Tutto il personale diplomatico turco è stato mobilitato per coinvolgere nel problema il massimo di stati e di organizzazioni internazionali. In una conferenza stampa, Bülent Arinç ha voluto la restituzione immediata delle tre barche turche rubate e del loro carico, come anche e soprattutto la liberazione delle centinaia di cittadini turchi portati via e sequestrati.
Ha scelto di qualificare l'attacco un atto di "pirateria", e non di guerra, in modo da offrire al governo Netanyahu la possibilità di presentare l'affare come una "sbavatura" e non come una scelta politica. In questa logica, il presidente Abdullah Gül, da parte sua, ha richiesto che i tribunali israeliani giudichino i responsabili di questa carneficina.
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Nel pomeriggio, Ankara ha interpellato il Consiglio atlantico. La Turchia è membro della NATO. Se non vi trova la risposta che si aspetta dal governo israeliano, potrebbe qualificare l'attacco un atto di guerra e richiedere l'aiuto militare degli Stati membri dell'alleanza, in virtù dell'articolo 5 del Trattato dell'atlantico Nord.
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Dal lato degli Stati Uniti, questo affare ricorda quella dell'USS Liberty, 8 giugno 1967. Durante la guerra dei Sei giorni, gli israeliani attaccarono un edificio di sorveglianza elettronica dell'US Navy, facendo 34 morti e 171 feriti. Tel Aviv presentò le sue scuse per questo sgarbo sul campo di battaglia mentre, pur accettandole ufficialmente, Washington ci vide un oltraggio deliberato. Gli israeliani, all'epoca, avrebbero voluto sanzionare le stesse critiche statunitensi.

Questa volta, l'attacco alla Freedom Flotilla potrebbe essere una sanzione dopo il voto per Washington di una risoluzione degli Stati firmatari del Trattato di non proliferazione che costringa Israele a dichiarare le proprie armi nucleari ed ad accettare i controlli dell'agenzia internazionale dell'energia atomica.

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