domingo, 29 de mayo de 2011

BRASILE: ROUSSEFF MINACCIA VETO SU RIFORMA CODICE FORESTALE

Il codice in vigore impone che l’80% delle foreste siano preservate in Amazzonia dall’avanzare dell’agricoltura e dell’allevamento
 Misna
“Io ho la prerogativa del veto. Se ritengo che qualcosa pregiudichi il paese, apporrò il veto”. Dopo un lungo silenzio, la presidente Dilma Rousseff ha fatto sentire la sua voce sulla controversa riforma del codice forestale del 1965 che, denunciano da tempo ambientalisti e società civile, mira ad abbattere i limiti della cosiddetta ‘frontiera agricola’ a detrimento delle foreste di ecosistemi sensibili come l’Amazzonia.


Approvata in settimana dalla Camera dei Deputati – su forte impulso dei grandi proprietari terrieri e produttori agricoli rappresentati in parlamento dai ‘ruralistas’, ma anche con l’appoggio di una parte della maggioranza di governo – la riforma prevede, fra l’altro, un’amnistia per coloro che hanno disboscato illegalmente in aree protette fino al 2008.
Il passaggio al Senato, ha detto Rousseff, sarà decisivo per correggere il testo:
“Non sono favorevole a un rafforzamento della deforestazione, né a un’amnistia perché dobbiamo capire che l’ambiente è qualcosa di molto prezioso che dobbiamo preservare ed è possibile farlo anche essendo uno dei principali produttori mondiali di alimenti” ha dichiarato la presidente incontrando i giornalisti al palazzo del Planalto, la sua residenza, a Brasilia.


Il codice in vigore impone che l’80% delle foreste siano preservate in Amazzonia dall’avanzare dell’agricoltura e dell’allevamento; per la savana tropicale stabilisce di conservare il 35%, il 20% per i restanti ecosistemi del paese. Un divieto largamente disatteso, come confermano dati forniti dallo stesso estensore del testo della riforma, il deputato Aldo

Rebelo, secondo il quale il 90% delle proprietà rurali non rispettano oggi il codice e sarebbero oltre 600.000 i chilometri quadrati di terra che dovrebbero obbligatoriamente essere rimboschiti con un costo stimato di 300 miliardi di dollari; secondo uno studio dell’Università di San Paolo la superficie che si dovrebbe riforestare in base alla normativa sarebbe di 800.000 chilometri quadrati. Regolarizzando i disboscatori illegali, denunciano gli ambientalisti, si offrirà l’ennesimo incentivo a chi viola la legislazione ambientale, una pratica largamente diffusa in larga parte del paese.


Negli ultimi mesi la deforestazione è tornata a livelli allarmanti in Brasile, dopo una riduzione significativa registrata tra il 2004 (27.000 km quadrati di foreste abbattuti) e il 2010 (6500 km quadrati). Il disboscamento, dovuto principalmente ad allevamento, agricoltura, produzione di legname e miniere illegali, ha portato il gigante sudamericano al quinto posto tra i paesi emissori di gas nocivi al mondo.

2 comentarios:

Alba kan. dijo...

Nemmeno io sono favorevole ai "condoni".
E' una discriminazione verso i cittadini che invece rispettano le leggi...
Io poi vivo in Italia...ne so qualcosina...
;(

titus dijo...

è augurabile una protezione effettiva, reale e lungimirante dell'Amazzonia. Da respingere, a pari titolo, la latente pretesa USA di sottrarne il controllo al Brasile, ossia di giustificare la sua penetrazione in quest'isola della bio-diversità.
Dopo le invasioni "umanitarie", l'esportazione della "democrazia", potremmo assistere anche a un colonialismo....ecologico (sic)!!

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