jueves, 1 de marzo de 2012

2012



Chiara di Notte
...pero’, a pensarci bene, questi neoliberisti a cui fanno da controcanto anche molti sedicenti intellettuali di sinistra - quasi tutti con stipendi fissi o pensioni dai 20.000 al mese e oltre -, non hanno tutti i torti. Credo che in fondo siano in buona fede. Come e’ risaputo, infatti, se vuoi fare del buon sesso anale e lo vuoi prendere proprio tutto dentro, fino in fondo, godendo a pieno della penetrazione e sentendo che l'altro ti possiede totalmente, devi essere flessibile, genufletterti e aprirti nel modo giusto. Lasciate che a dirlo sia chi su certe cose ha basato gran parte del suo successo professionale.


Del Neoliberismo, delle banche, dello spread, di Goldman Sachs, di Papademos, di Monti, di Draghi, di Sarkozy, di Orbán, della Merkel, della globalizzazione, e di come la gente (tutta) sia lasciata imbrogliare dai capitalisti, dai banchieri, dai politici, dai tecnici, dai professori e dai guru dell’economia e della finanza, senza aver capito una beneamata minchia di come funzionano le cose.

Tanto, dicono quelli convinti della loro superiorita’ etnica, la colpa e’ tutta degli zingari e degli extracomunitari che rubano il lavoro e le case alla brava gente, e non certo di coloro che si sono arricchiti sottraendo senza ritegno risorse pubbliche e private. Che' quelli stanno quasi tutti in Parlamento e godono d'immunita'.

Tuttalpiu’, se proprio si vuol essere meno banali, meno beceri e piu’ raffinati nelle opinioni, dimostrando di capirci qualcosa quando si parla nei salotti frequentati da bella gente che, fra un burraco e l'altro, s'imburra tartine col caviale, la colpa delle cose che non funzionano e’ della “mancanza di flessibilita’ del mercato”. Perche’ il mercato, affinche’ funzioni nel modo giusto, non deve avere regole, leggi, articoli, lacci e laccioli che lo soffochino. Lo si deve lasciar andare libero, dicono, senza briglie, che’ tanto lui si regola da solo. E come sia riuscito ad autoregolarsi in questi anni e' sotto gli occhi di tutti.

Secondo il loro punto vista, pero’, a pensarci bene, questi neoliberisti a cui fanno da controcanto anche molti sedicenti intellettuali di sinistra - quasi tutti con stipendi fissi o pensioni dai 20.000 al mese e oltre -, non hanno tutti i torti. Credo che in fondo siano in buona fede. Come e’ risaputo, infatti, se vuoi fare del buon sesso anale e lo vuoi prendere proprio tutto dentro, fino in fondo, godendo a pieno della penetrazione e sentendo che l'altro ti possiede totalmente, devi essere flessibile, genufletterti e aprirti nel modo giusto. Lasciate che a dirlo sia chi su certe cose ha basato gran parte del suo successo professionale.

Se non si avessero figli o comunque persone care delle quali preoccuparsi, forse converrebbe farsi prendere dalla disillusione, dall’apatia, starsene in un cantuccio, sotto un ponte o da qualsiasi altra parte, come monaci tibetani, lontani da ogni problema ad aspettare la fine. Ma si sa che questo non e’ possibile. Tutti, bene o male, abbiamo qualcuno che dipende da noi e a cui dobbiamo innanzitutto garantire almeno una speranza per il futuro. Per questo non possiamo arrenderci e siamo costretti a tenere vive le nostre illusioni.

E allora cosa fare?
Io dico: cominciare a chiudere i "vasi comunicanti" della globalizzazione, perche’ e’ solo interrompendo il flusso del veleno che sta scorrendo nelle vene dell’intero organismo, che si puo’ almeno sperare di salvarne una parte. A volte le amputazioni, anche se dolorose, sono necessarie. Questo lo aveva ben chiaro anche Monsieur Joseph-Ignace Guillotin quando realizzo’ l’invenzione piu’ utile della Storia.

Per l'energia potremmo impegnarci nel risparmio e nelle fonti alternative. Per l'alimentazione fare un passo indietro e tornare a sfamarci con la produzione locale, magari coi prodotti del proprio orto (per chi puo’), cercando di evitare tutto cio’ che viene “pompato” dalla pubblicita’ dietro a cui ci stanno inevitabilmente i grandi interessi industriali, finanziari, bancari, politici, e che hanno oltretutto un effetto devastante sull’inquinamento.

Potrebbe essere una sfida interessante. Un giochino divertente, molto piu’ di Call of Duty, e assai meno diseducativo che, in aggiunta, come premio per chi lo vincesse ci sarebbe non una stupida schermata di congratulazioni per aver fatto una strage di soldatini fatti di pixel o il semplice compiacimento per aver superato anche il livello di massima difficolta’, ma la certezza di aver fatto qualcosa di giusto e di nobile per se stessi e per i propri figli.

Dite che non e’ la stessa cosa? Si’, lo so, e’ molto piu’ impegnativo di qualsiasi giochino al computer; richiede fatica, dedizione, e non si puo’ fare standosene comodamente seduti davanti ad uno schermo con il mouse in mano. Ma come ho detto e’ molto di piu’ di uno stupido giochino per bambini annoiati e viziati. E’ uno stile di vita.

Quando si parla di ricchezza, qual e’ la prima cosa che viene in mente? Le mazzette di banconote da 500? I gioielli? La Ferrari? La barca da 35 metri? Il mio primo pensiero sulla ricchezza e’: se mi trovassi nel deserto con una borsa stracolma di diamanti e la borraccia vuota, cosa sarebbe piu’ prezioso per me in quel momento?
Il denaro, i gioielli, le auto, le barche, fanno solo parte di una forma di baratto - ti do denaro e tu mi dai la Ferrari, ti do la Ferrari e tu mi dai i diamanti - ma a poco a poco ne abbiamo perso il significato. Non si puo’ barattare il sudore della fronte oppure la dignita’ della persona, le sue preoccupazioni, le sue angosce, la sua paura, in cambio di aria fritta. Perche’ e’ solo semplice aria fritta quella che oggi cercano di spacciare come se fosse necessariamente vitale. Non lo fanno in malafede, vi ho detto. Forse sono solo stupidi, ma la stupidita’ e’ forse una scusante? Forse Luigi XVI di Borbone fu perdonato perche’ era stupido?

Ma torniamo al tema sopravvivenza che si riassume in un unico concetto: tutti i conti in banca del mondo non valgono un chilo di mele nella borsa. E’ per questo che dovremmo tornare a pensare e operare piu’ nella sostanza e meno nella forma. Pensare al baratto di cose necessarie piu’ che alla pura e semplice moneta frusciante. Perche’, se e quando ci sara’ il deserto, nessuno scambiera’ la sua acqua per la vostra borsa di diamanti. Mentre, magari, potra’ interessargli una mela.

Durante il default in Russia, negli anni novanta, quando gran parte della gente resto’ sul lastrico, i risparmiatori perche’ le banche chiusero i conti, i lavoratori senza uno stipendio perche’ le aziende fallirono, i pensionati senza pensione perche’ lo stato non aveva piu’ soldi, chi riusci’ in qualche modo a cavarsela, oltre a quelli che avevano rubato tutto e trasferito il maltolto sui conti svizzeri, fu solo chi aveva qualcosa da scambiare. Chi aveva le uova le scambiava per verdura, latte, carne, carta, sapone, qualsiasi cosa potesse servire. E non sto a raccontarvi cosa scambiavano le belle ragazze con le gambe lunghe e i seni prorompenti perche’ non e’ difficile immaginarlo.

Molte persone, soprattutto italiani di "larghe vedute" con i quali ho avuto modo di confrontarmi, mi hanno talvolta ricordato, un po' sarcasticamente e non senza quel tipico atteggiamento di strafottenza che contraddistingue chi si sente moralmente superiore, di come le donne dell'est, soprattutto prima della caduta del muro di Berlino, si concedessero per poco: per una cena in un bel ristorante, oppure per un vestitino.

Quello del "paio di calze" e' lo stereotipo dominante, e posso ammettere che in molti casi fosse davvero cosi'. Cio' da' l'idea di come le donne dell'est fossero ritenute facili, ingenue, probabilmente un po' stupide ed in definitiva delle troiette a buon mercato. Soprattutto se paragonate alle "oneste" donne del Bel Paese che, invece, furbe, mentalmente superiori, non l'avrebbero mai data solo per ottenere in cambio un paio di calze.

Ma certa gente, nonostante tutta la sapienza che ritiene di avere, non ha forse mai capito che, in quel momento di grande difficolta', cio' che mancava non era il denaro. I soldi necessari per vivere c'erano, ed erano sufficienti per avere le solite cose che avevano tutti. Cio' che mancava era, appunto, "tutto cio' che non c'era", ma che comunque occhieggiava dai rotocalchi, dalla tv, dal cinema: le calze di seta, la lingerie, un paio di jeans, una borsa di design; oltre naturalmente alla buona roba da mangiare. Perche' quando qualcosa manca del tutto, vale piu' del denaro.

Per questo, chi oggi non ha forzieri stracolmi in Svizzera, invece del denaro, dovrebbe cominciare a pensare ad un altro tipo d’investimento: pensare ad aziende agricole a conduzione biologica dove si possa raccogliere direttamente quel che serve, senza sprechi di nessun genere. Grandi, piccole, a gestione familiare oppure cooperative non importa, ma sufficienti a produrre quel chilo di mele con il quale, poi, pagarsi l’acqua nel deserto. A nessuno e’ venuto da pensare a cosa sia dovuto tutto questo accanimento da parte delle multinazionali, in ogni parte del mondo, per voler privatizzare l’acqua?


“E’ finita in Europa l'«eta’ dell'oro». E’ finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la «cornucopia» del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata cosi’ ben raccontata. Il tempo che sta arrivando e’ un tempo di ferro. […]
Cosa e’ successo? E’ successo che in un soffio di tempo, in poco piu’ di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocita’ del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si e’ gia’ visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione e’ stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre.
Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il «vaso di Pandora», liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare. […]
Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava gia’ peggio. Sta meglio solo chi stava gia’ meglio.
E non e’ solo questione di soldi. Perche’ la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale
.”
Chi lo scrive non e’ un discepolo di Nicholas Georgescu-Roegen, oppure Beppe Grillo o un demagogo populista qualsiasi, come il sistema dell’informazione mainstream definisce oggi chi ha il coraggio di avanzare critiche. E’ niente meno che Giulio Tremonti (si’ proprio lui, quello dello scudo fiscale al 5%), nel suo libro "La paura e la speranza".

Del perche’ un uomo che ha avuto in mano la politica economica dell’Italia per otto degli ultimi undici anni e che, quindi, insieme ai suoi esimi colleghi europei e’ corresponsabile del disastro attuale, scriva queste cose - probabilmente con una faccia che ha i tratti somatici simili a quelli di un culo - davvero non so dare spiegazione, ma il fatto incredibile e’ che devo dargli ragione. E allora mi chiedo: che cazzo ha fatto questo tizio negli ultimi undici anni? Ha predicato bene e razzolato male? Oppure quando ha scritto tutto cio’ credeva di scrivere la trama di un libro di fantascienza che casualmente si e’ avverata?

In ogni caso, nel miglior libro di fantascienza che sia mai stato scritto, la Bibbia, si racconta che Noe’ inizio’ a costruire la sua Arca quando il cielo era ancora sereno. A malapena si vedeva qua e la’ qualche nuvoletta. Oggi ci sono dei nuvoloni nerissimi e minacciosi, e nessuno costruira’ l'Arca per noi. Anzi, a parte Tremonti in Asimov-mode, gli esperti ci dicono che andra’ tutto bene, che anche se stanno iniziando a cadere le prime gocce e si sentono i primi rombi di tuono, e’ solo un fenomeno stagionale, passeggero, e il diluvio non arrivera’. L’Europa e’ troppo grande per essere diluviata.

La verita’ e’ che l’Arca, costoro, se la sono gia’ costruita da tempo; per se stessi e per i loro figli, gli unici di cui anche gli esseri piu’ ignobili si preoccupano. Come nel film “2012”, sta da qualche parte, nascosta sulle montagne dell’Himalaya, ma adesso e’ necessario tranquillizzare, minimizzare, oppure pensare a tutt'altro, cosicche’ i futuri “affogandi” non si rendano conto di quanto sia vicina la fine. Non sia mai che anche i pezzenti vogliano salirci sopra, su quell’Arca, perche’ il posto per tutti non c’e’.

 http://chiara-di-notte.blogspot.com


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