lunes, 9 de diciembre de 2013

Venezuela: Si consolida il chavismo, indietreggia l'opposizione

Fallisce tentativo di trasformare elezioni comunali in plebiscito
La formazione politica di Chàvez (PSUV) ha trionfato in 210 municipi, mentre la coalizione dell'ex candidato presidenziale sionista Capriles (MUD) ne  ha ottenuti solo il 15%. Le forze del chavismo si affermano in 16 capitali regionali su 21. Il PSUV ha raccolto globalmente il 49,2% dei voti e la MUD è rimasta inchiodata al 42% dei consensi. Rispetto alle presidenziali di sette mesi fa -subito dopo la morte di Chàvez- l'opposizione indietreggia,
perdendo più di 600mila voti. E' un rovescio per chi aveva tentato ad ogni costo di trasformare delle semplici elezioni locali in un plebiscito contro il presidente Maduro. La pretesa minacciosa ed infantile di esigere le sue dimissioni se la MUD avesse aumentato i voti, ora si ritorce contro di loro. Si dimetterà il gruppo dirigente oppositore che colleziona la quarta sconfitta in un anno?

Il blocco chavista ha mostrato coesione, e nonostante le difficoltà per lo "sciopero" dei grandi importatori e della conseguente artificiale mancanza di alcuni prodotti, è arrivato a insidiare l'alleanza reazionaria persino nei suoi feudi storici. I candidati bolivariani hanno perso per differenza di meno dell'1% in due municipi capitalini e nei centri residenziali dei sobborghi. In altre parole, il PSUV è riuscito a penetrare in territori finora preclusi. Vince nella capitale  della regione di Miranda, governata da Capriles. Nell'altro feudo di Maracaibo, l'opposizione rimane al  comando però il vantaggio a due cifre si abbassa all'1%.

Nella guerra di posizione in corso da 15 anni in Venezuela, il blocco sociale bolivariano non cede, recupera spazio di manovra e penetra in modo significativo nella base sociale reazionaria. Questa, fallisce l'assalto alla diligenza, conserva alcune città che già controllava, però sostanzialmente perde posizioni. La rivoluzione bolivariana sopravvive al suo fondatore perchè è una nuova cultura politica. Dispone d'un progetto di paese valido e sperimentato, alternativo al darwinismo liberista, collegato con le nuove potenze emergenti.


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