miércoles, 15 de enero de 2014

Intervista a Emir Kusturica su Europa e neoliberismo

Mentre Bruxelles è coinvolta in una nuova campagna per portare altri Paesi nel suo contenitore, di fatto le divisioni fra nazioni si fanno più profonde. La chiamata per l’integrazione europea suona nelle piazze di Kiev e qualcuno teme che si possa trasformare in una espansione occidentale. Chi sa quale può essere la soluzione migliore? Oggi osserviamo questo scenario non con gli occhi di un esperto o di un politico. Abbiamo chiesto l’opinione di un grande artista sui cambiamenti che sono nell’aria: Emir Kusturica – regista, attore, scrittore e musicista è su SophieCo.

Sophie Shevardnadze: Emir Kusturica – regista, attore, scrittore e musicista – ti occupi di qualsiasi cosa. Bello averti oggi al nostro spettacolo. L’Ucraina ultimamente ha fatto notizia, tutti ne parlano, tu hai affermato che gli Ucraini stanno guardando allo scenario jugoslavo – quale preciso parallelo faresti tra Ucraina e Jugoslavia? Pensi che la guerra civile sia possibile?
Emir Kusturica: Non penso che arriverà una guerra civile perché il problema dell’Ucraina è principalmente “chi ci darà di più”, perché ho la sensazione che queste persone risvegliate dai loro colleghi europei siano molto disponibili ad accettare qualche buona offerta. Quindi questo nome artificiale di ciò che noi oggi chiamiamo NATO si sta di fatto espandendo.. o come usavano dire durante la Prima Guerra Mondiale “Drang nach Osten.” E oggi è molto visibile infatti che l’Unione Europea non significa la NATO ma di fatto essa vi è molto connessa.
Perché sto dicendo questo? Faccio l’esempio per cui, per ragioni strategiche, Bulgaria e Romania sono diventate Europa prima anche della Serbia e della Croazia. Cosa è l’Europa per me? 


L’Europa è un vecchio sistema che ci diede il Rinascimento e i più grandi raggiungimenti della civilizzazione giudeo-cristiana ed io sostengo tutto questo. Ma ogni volta, e questo succede qualche volta in un secolo, che arriva una crisi, allora si trova il modo formale per andare a prendere i beni che stanno dall’altra parte. Il mio problema, un piccolo problema, è capire questo: se, come dicono, l’attuale amministrazione con il presidente ha deciso al 100% di non entrare in Europa, non capisco se questo è un atto sincero di Yanukovych o se è di fatto una negoziazione, per cercare di ottenere di più dall’Europa. Ma il punto è che non otterranno mai soldi dall’Europa, perché l’Europa non può dar loro nulla.


SS: Non hanno soldi.
EK: Non hanno soldi e la domanda è: chi ha i soldi? E tutti loro sanno che la Russia ha i soldi, perché la Russia ha le risorse in Siberia che loro non hanno Napoleone provò a prenderle, Hitler ci provò ed anche Madeleine Albright disse che non è giusto che una popolazione così poco numerosa viva su di un territorio così vasto. Lei pensava infatti che il vostro gas, il vostro petrolio e tutti i minerali e tutte le risorse che voi avete lì non sia giusto non condividerle con loro.


SS: Ma cosa ne pensi delle persone che stanno manifestando in Piazza Maidan? Cosa pensi di loro?
EK: Sembrano congelati, sono come tante altre persone…ma penso…


SS: Ma credi che siano sinceri nella loro volontà di integrazione con l’Europa?
EK: Alcuni di loro si. Ho osservato Pankovich, l’uomo che era un Nazista, che festeggiava, infatti,  l’anniversario della morte dell’uomo che era un Nazista. Quindi c’è un ampio raggio di persone diverse, ci sono persone che realmente credono che una volta entrati in Europa avranno mille euro al mese e ci sono persone che sono strumentalizzate, che sono addestrate – ma guardando la Siria, è ovvio che la Siria ha una rivolta che non viene solo dal suo interno. Sono stato in Siria, bella gente, persone tenere, incredibilmente pulite, come mai le ho viste nell’intero mondo Arabo e Persiano e ciò che è scoppiato lì è stato sicuramente organizzato. Chi fa queste cose?


SS: E’ un esportazione dell’Islam fondamentalista in Siria…
EK: Ascolta, io sono la vittima dei fondamentalisti in Bosnia. Sono stato “etnicamente pulito” da Sarajevo con altri 150-200.000 Serbi. So che cos’è. Questa guerra è sempre stata quella che ha attratto quelli che non volevano combattere.


SS: Cosa significa “attratto quelli che non volevano combattere”?
EK: Ad ognuno piace vivere in una buona società, nella quale puoi incontrare un amico, bere un caffè con un musulmano, parlare di teologia con un ortodosso, parlare di elettricità, di Nicola Tesla e di molti altri argomenti. Quando una nazione è allarmata, è sempre meno attraente. Sarajevo era multietnica… Oggi, per quanto io abbia combattuto per l’unità della Jugoslavia, la parte nella quale sono attivo – che è chiamata Repubblica Serba – penso sia il momento di provare a vivere da soli, di scegliere una propria definizione come nella problematica dell’autodifesa, perché se condividi un posto con qualcuno che ti dice che l’ideologia Musulmana vincerà alla fine e nel mezzo ci sono Cattolici e Ortodossi – il futuro allora non è garantito.


SS: Voglio tornare un po’ indietro, a Sarajevo, dal momento che l’hai lasciata. Parli sempre di questa storia, è nei tuoi film, ne scrivi, dici anche che la sogni. Non ci sei mai tornato. Cosa accadrebbe se tu tornassi a Sarajevo?
EK: Il problema è che sono emotivamente bloccato, perché grossa parte di ciò che amavo è naturalmente morto durante la guerra… Sarajevo è una città “pulita etnicamente” in cui il 95 percento delle persone è musulmano. Sarajevo era costituita da almeno 150,000-200,000 Serbi, che sono stati cacciati. Sembra paradossale – la città era chiusa dalle truppe serbe sulle colline, ma la  maggior parte delle persone erano civili, come si dice, Europei, come me – mi considero Europeo – sono stati cacciati. Quindi quando penso di ritornare…una volta ho sognato di essere in auto e nascondermi, prima di tutto per il fatto che io sono cresciuto lì, ho fatto due film lì, ho cominciato a vivere lì e “cominciare a vivere” vuol dire intraprendere un processo spirituale. 


Così ci si potrebbe chiedere “come è possibile che non voglia tornare a Sarajevo?” ma sono assolutamente preoccupato che il mio dissenso finisca in una specie di storia esistenziale di Jean-Paul Sartre nella quale se io fossi tornato avrei camminato e nessuno mi avrebbe preso a calci in culo e avrei vissuto senza provare nessuna emozione. Una città è fatta da chi la popola – quando frequenti la vita notturna di Mosca vai nel posto in cui trovi gente, anche se non è la folla a interessarti, – e questa folla a Sarajevo è cambiata – socialmente, religiosamente, intellettualmente – e negli ultimi vent’anni ha costruito un altro sistema di valori nel quale non mi ritrovo.

SS: La tua storia è simile ad una tipica vicenda rappresentativa di una generazione persa – il crollo dell’Unione Sovietica…
EK: Sono di una generazione persa?


SS: No, no, una generazione persa alla Hemingway. Come sai dopo il crollo dell’Unione Sovietica la gente ha affrontato questo…Io sono un po’ più giovane, ma comunque non ho un forte senso di appartenenza ad una nazione o ad un’altra, perché sono Georgiana, ma ora vivo in Russia e sono nata nell’Unione Sovietica. Hai un forte legame con una nazione o senso di appartenenza ad un posto? Ti senti Serbo al 100%, e’ questo ciò che sei?
EK: Riguardo all’identità, si, al 100%. Ma dall’altro lato, io lavoro dappertutto, suono in America Latina, in Sud Corea, in Nord America. Quando faccio un film, vado in tutto il mondo. Ho anche la nazionalità francese perché sono molto devoto all’idea francese di visione dell’arte. 

Non so per quanto possa durare e mi sento davvero bene con i francesi. Quindi non è un concetto generale, ma una divisione di questi generi di grandi Paesi – anche la Jugoslavia era grande – porta a conseguenze con cui è assolutamente difficile continuare a vivere. Perché una volta che sei cresciuto con una nazionale di pallamano che vince i campionati con Croati, Macedoni e tutti gli altri che ti sono attorno e apparentemente essi adesso sono nemici.. questo è ciò che non si confa alla vita di un uomo.

SS: Cosa pensi dell’inevitabile adesione della Serbia all’UE, perché a differenza dell’Ucraina a Belgrado non viene proposta un’alternativa?
EK: Direi che la Serbia si trova nel sud est dell’Europa e diventare un membro dell’UE ti pone un sacco di limiti nella produzione, ti permette di svilupparti il tanto che vogliono loro, ti da la possibilità di accedere a grandi fondi. La questione è quanto prendi e quanto invece perdi. Penso che diventare un membro dell’UE sia davvero costoso per la Serbia e se fossi stato io il Presidente non avrei intrapreso questo percorso. Ma loro l’hanno intrapreso.


SS: Ma quale altra scelta ha la Serbia? Pensi che possano sopravvivere con le loro sole forze?
EK: Perché no? Si può sempre sopravvivere. Come è sopravvissuto Castro accanto all’America e operando ancora bene, stando ancora in vita? Perché no? Un’altra domanda è – quando si diventa un membro dell’Unione Europea significa – ma non lo dicono – diventare pure membro della NATO? Credo che sia automatico e questo è un grande pasticcio. Vorrei rimanere neutrale; vorrei giocare militarmente ed economicamente il ruolo di un Paese che potrebbe unire i due mondi. Se guardo all’Ungheria, se guardo alla Repubblica Ceca – a parte il fatto che hanno tutte queste vecchie case – non credo che la vita degli individui sia molto meglio di prima, tranne per il fatto che possono viaggiare, lavorare, fare molte altre cose. Ma cosa sappiamo della crisi, che è molto evidente, fra 20 anni: quale Europa sarà tra 20 anni?


SS: Credo che nessuno possa dire cosa ci sarà tra 20 anni, ma se si guarda all’attualità di sicuro ha un sacco di problemi e soprattutto grandi Paesi dettano ciò che dovrebbero fare i piccoli membri. Ma, nel complesso, ha la diversità…
EK: I Serbi avranno un grosso problema, perché non possono vendere la Rakia che producono. Penso, se gli verranno offerte due possibilità, di andare in Europa o di perdere la Rakia, essi faranno sempre la Rakia, non andranno in Europa.


SS: Quindi c’è una possibilità che la Serbia non entri a far parte dell’UE?
EK: Non lo so…


SS: Ora, quello che sto dicendo è che se si guarda all’Europa attuale, essa ha l’unità e la diversità, e queste sono le qualità che tu apprezzavi nella ex Jugoslavia, no?
EK: Per favore, diamoci un taglio con le visioni idealistiche. L’Europa è la Germania. Tutto il potere e tutto il potere produttivo e il potere politico di dire l’ultima parola è della Germania. Quel che ti dice la Germania, sarà. Non quel che ti dice la Romania o l’Ungheria. Stiamo parlando di tutta una regione che sta attraversando una grossa crisi.


SS: Allora perché la Germania ha bisogno dell’Ucraina se ci sono Grecia, Spagna, Italia e tanti altri?
EK: In ogni pezzo di terra, in cui potrebbero delocalizzare la Siemens, potrebbero portare anche le loro banche, si potrebbe estendere il loro potere. Se hanno 1 milione di persone nel Paese – rappresentano un mercato.


SS: Tu conosci molto bene la Russia, ci sei venuto molto spesso, parli il russo, stai girando un nuovo progetto che è anche basato sul punto di vista di Dostoevskij e hai detto molte volte che Putin è ciò di cui la Russia ha bisogno; tu lo appoggi, dici che lui è un grande per la Russia. Perché pensi che il conservatorismo ed un atteggiamento anti-occidentale siano buoni per la Russia, secondo te?
EK: Penso che ogni Paese del mondo, compresa l’Inghilterra, che costituisce il parametro per questo, deve avere i conservatori, perché ciò che la gente è portata a sperimentare avviene semplicemente in maniera troppo veloce, e governare lo Stato comporta molte fasi e molte difficoltà inaspettate. Pertanto, c’è bisogno di qualcuno che controlli il territorio, sotto tutti gli aspetti, con una mano molto forte, e penso che Putin non sia così forte come dicono. Tra Putin e alcuni altri, puoi avere o l’anarchia o lo stalinismo. Quindi penso che Putin sia una via di mezzo molto valida, in cui almeno le merci che stanno arrivando ai russi possono ancora essere adattate. E spero che, un giorno, molto presto, inizi a sviluppare maggiormente la questione della consapevolezza sociale, la questione della gente, insegnanti che vivano meglio, la classe media. Il problema per lui è che la crisi del mondo non fa più vivere la classe media, anche in America, come era abituata. Il mondo intero sta tornando all’epoca dei Faraoni, in cui avremo il 3% di miliardari e basta, per il resto avremo più o meno solo poveri. 


Un sistema come questo deve essere evitato, e il mio sostegno a Putin era infatti, direi, molto giusto, perché c’erano le elezioni, mi avevano chiesto “Cosa voteresti, per chi sarebbe il tuo voto?” e avevo detto che se fossi stato inglese sarei stato contro di lui perché so che cosa vuole l’Inghilterra dalla Russia. La storia inglese degli ultimi 200 anni è stata “come fermare la Russia nel suo cammino verso l’Europa”. Se fossi americano, e sai cosa fanno gli americani nel mondo, lo sanno tutti: uno lo dice ad alta voce, l’altro non è abbastanza coraggioso per dirlo. Sappiamo che la NATO, apparentemente, ha unificato il mondo occidentale dal punto di vista militare, esisteva per fare fuori il Patto di Varsavia, e alla fine continuano ad esistere ancora. Per che cosa? Per i terroristi? Non è molto convincente. Così, quando hai un tizio, che è venuto dopo Eltsin, dopo un Presidente ballerino, che ha permesso a ogni singola agenzia di accedere al suo ufficio, qualcuno che sta cercando di proteggere la tua dignità, per consentirti di cavartela da solo e di decidere autonomamente quale strada percorrere – e ho detto che avrei sempre votato per Putin.

SS: È così interessante – il modo in cui parli di politica in Europa, in Russia, in America – come, se si guarda al tuo stile artistico, come nei film e nella musica – tu sei sempre quello che infrange le regole, in tutto quello che fai. E poi quando parli di politica…
EK: Ormai mi sto avvicinando ai 60…


SS: Sì, ma quando si parla di politica, per un spettatore medio, sei piuttosto conservatore. Come fai a combinare quella veste?
EK: Si cambia. Se vi ricordate il film di Scorsese Taxi driver, prima non ha un lavoro, poi arriva un taxi, e poi guidando il taxi incontra molte persone, si innamora… Nel frattempo, si taglia i capelli e diventa d’aspetto simile ad un punk, poi è testimone dell’abuso di una ragazza, la donna che ama se ne è andata, è rimasto solo e uccide in una scena molto sanguinosa gente che fa cose cattive. L’anarchia è dietro di lui, sopravvive, la sua ragazza è tornata a casa e lui è nuovamente una persona normale. Così sto parlando da conservatore perché non voglio vedere di nuovo la rivoluzione bolscevica in cui la massa distrugge un così forte e così buono Zar, ammazzando lo Zar e ammazzando tutta la sua famiglia intorno. 


Non credo che sia questo il modo di fare le cose, io oggi sono sempre più a favore dell’evoluzione che della rivoluzione, ma potrei ancora essere un rivoluzionario da un altro punto di vista – perché, non mi dire che la gente in Piazza Maidan sta portando roba buona per l’Ucraina, perché oggi nella Jugoslavia disintegrata, in ogni Repubblica, c’è un grande ricordo del passato e tutti dicono che vivevano molto meglio prima rispetto a come vivono ora. Io domando: “Come mai ora siete in Europa?” Dicono che non lo sanno, ma che era molto meglio prima.

SS: Ma anche il catalizzatore che ti ha fatto diventare così famoso tutto all’improvviso e vincere la Palma d’oro – nasceva dallo spettatore occidentale, che ha visto il tuo film e ti ha apprezzato – ci vedi una contraddizione qui?
EK: Non sono assolutamente in contraddizione con i miei spettatori occidentali! Il problema del nostro Oriente nella percezione dell’Occidente è che noi crediamo che il mondo occidentale sia unificato da cima a fondo e che loro pensino la stessa cosa. Vai a Parigi e capita alle 4 del mattino in diversi bar e vedi quanto odiano la politica che fanno. Così, questa massa, questi gruppi di persone sono come noi – persone normali. Coloro che governano, pensano tutti “in nome di milioni”, come dice Dostoevskij. E potrebbero anche uccidere senza essere colpevoli.


SS: Con tutto quello che fai, hai questa completa libertà interiore, vero? Nei tuoi film, nella tua musica, nella maniera in cui parli alla gente – ma ti concedi il lusso di parlare di problemi non essendone coinvolto. Pensi che tale libertà sia applicabile ai politici?
EK: La mia libertà è comparabile alla verità che non sono mai stato un politico.


SS: Ecco perché te lo sto chiedendo, pensi che potrebbe essere applicata ai politici che sono in carica?
EK: Nel momento in cui io diventassi un politico tutto crollerebbe, perché poi devi avere una disciplina, devi seguire la via che ti indica qualcuno. E così – potrei dire ciò che provo e devo dirti: per tutta la mia vita ho fatto quel che mi piace e questo è il motivo per cui potrei dire che ho una vita abbastanza felice e di successo.


SS: So che quando sei diventato famoso nel mondo, tenevi lezioni alla Columbia University. Stavi facendo un film a Hollywood con i migliori attori. Perché non sei rimasto lì?
EK: Sarei morto.


SS: Perché?
EK: Perché lì non c’è nessuna libertà. Hollywood è impressionante, grande, era la fonte della mia conoscenza, i film degli anni Cinquanta, Settanta, da Capra a Lubich, i migliori registi del mondo. Poi Hollywood è diventata quel che è oggi – è una fabbrica, che essi chiamano “l’industria cinematografica”, e quando ne parlano, gli agenti tra loro, parlano di un’industria. Devo dire che io sono un uomo vecchio stile che vede il cinema come una grande avventura in cui ogni volta che inizio a fare un film non so mai dove potrei finire, è come suonare Tchaikovsky e finire con Vivaldi. Io sono al 100% nella baraonda, che lì non è consentita. Hanno un sistema forte, nel quale fabbricano film, mentre io creo film. Ma ora mi dedico ad altro. Io sto finendo la seconda città, che sorge su una penisola sul fiume Drina, che è al confine tra Serbia e Bosnia, nella Republika Srpska. Sto costruendo una fattoria, in cui ho intenzione di soggiornare prendendomi cura di mucche e pecore, e sto finendo il mio film e spero che la mia vita prosegua e si modifichi in maniera tale che, quando arriverà il momento di morire, non sentirò che sono morto.


SS: Emir Kusturica, ti ringrazio tanto per la tua intervista, e ti auguro tutto il meglio in tutti i tuoi impegni futuri.
EK: Grazie!
 

Traduzione di M. Janigro e L. Salimbeni
Fonte
byebyeunclesam
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