jueves, 4 de diciembre de 2014

Arabia Saudita strangola il petrodollaro

...e il fugace Eldorado del gas di "scisto" -In frantumi il feticcio del "libero mercato"

Tito Pulsinelli Il petrolio è un'arma a doppio taglio della guerra geopolitica, e la sua attuale quotazione -la più bassa dell'ultimo quinquennio- è derminata solo in  apparenza dalla domanda e dall'offerta. E' ufficialmente morto il feticcio del libero mercato, ucciso platealmente dai medesimi cantori delle società aperte (all'espansionimo imperiale), oggi trasmutati in entusiasti guerrieri del boicottaggio.

Il nuovo secolo (nord)americano è stato fulmineo: tre decenni che ci separano dalla caduta del muro di Berlino. Testimonia l'incapacità dell'asse oligarchico a gestire in
modo ordinato e minimamente razionale un potere onnicomprensivo. Si tratta di ostinato volontarismo piuttosto che equazione di potere risultante dallo scontro delle forze globali schierate 

L'Arabia saudita è la protagonista dello sconvolgimento del mercato petrolifero, con il deliberato aumento dei volumi di greggio immessi sul mercato e la conseguente diminuzione dei prezzi. E' a pezzi il residuale mito della legge della domanda e dell'offerta. Il petromonarca saudita fa la sua mossa geopolitica più audace  e replica alla lettera il boicottaggio decretato dagli USA contro la Russia. Raccoglie persino applausi da parte dei disperati e dei miopi che non vedono oltre il propio naso.



La dinastia wahabita assesta un calcio negli stinchi agli insidiosi iraniani, che si intromettono troppo negli affari della penisola arabica, proteggendo oltre il dovuto le temibili opposizioni sciite in tutti gli emirati. E' chiaro che fa uno sgambetto alla Russia in una fase di difficoltà, rafforzando apparentemente i sanzionatori anglosax e UE. L'Arabia saudita accentua la pressione su Mosca perchè è un ostacolo serio per le sue mire in Siria, Iraq ed Egitto. Però è una mossa dal carattere eminentemente “tattico”, che non ha impedito alla Cina di passare alla fase operativa del grande piano di diversificazione energetica che fa della Russia -e dei rifornitori minori non-occidentali- la fonte strategica principale.



Sono state segnalate molte vittime della politica saudita. In primo luogo il Brics come campo alternativo, ora in grado di applicare soluzioni differenti o antagoniste -soprattutto sul terreno della futura moneta internazionale- al globalismo. 28 Paesi hanno sostituito il dollaro nelle transazioni negli interscambi con la Cina. Tra queste anche il Qatar e il Canada, Australia ecc. Dubai e Francoforte saranno le piazze finanziarie che tratteranno titoli e azioni in yuan, vale a dire la convertibilità.



Sono poi segnalate come vittime sacrificali la Russia, l'Iran e il Venezuela, responsabili d'aver promosso una riduzione della produzione petrolifera al vertice dell'OPEP di Vienna. Hanno quagliato l'impegno a congelare l'estrazione ai volumi attuali, ossia un freno ad ulteriori slittamenti al ribasso dei prezzi.



Viene occultata con zelo, invece, la vittima eccellente della nascente industria estrattiva del gas di scisto, che corre il pericolo di azzoppamento prematuro. Questa, nel periodo 2012-2014 ha raccolto profitti equivalenti alla metà degli investimenti finanziari eseguiti nel territorio USA. Con lo scisto  i pozzi si esauriscono nel volgere di un triennio, e la loro reddittività diminuisce del 60% fino al 90% al terzo anno. Per un ciclo di più vasto orizzonte è giocoforza, pertanto, garantire la continuità -ossia un ciclo- di investimenti considerevoli per periodi più lunghi. Assai improbabili con gli attuali costi dell'energia.



Per sostenere la politica di abbattimento del costo del barile -in definitiva anche delle proprie entrate- l'Arabia saudita sta sacrificando coscientemente gran parte della sua opulenta riserva monetaria. Non per autolesionismo, ma per un rischioso e complesso disegno geopolitico, di cui si ignora l'esattezza del calcolo costo-ricavi.



Di fronte al prematuro trionfalismo di Washington, ridotto a una diplomazia-show di simulazioni e minacce teppistiche, risulta di poca credibilità l'annuncio della repentina autonomia energetica. Ancor di più la fulmineità con cui starebbero per trasformarsi da primi importatori mondiali di petrolio in potenza esportatrice. Sono cose che possono essere credute solo dai gonzi o dalla cooptata dirigenza dell'UE.

I sauditi sanno che il pavone quando esibisce la magnetica coda mette a nudo inevitabilmente la volgarità delle sue terga. E' comprensibile che non gradiscano affatto di perdere senza colpo ferire il loro maggior cliente. Da paese mono-esportatore non rimane passivo a subire la disgrazia di perdere il suo miglior ed esclusivo cliente, e contrattacca.


Consapevole, a maggior ragione, che la dinastia wahabita è causa delle maggiori fortune dell'impero ora in affanno, grazie alla storica creazione del petrodollaro. Loro mettevano sulla bilancia i giacimenti e gli USA fabbricavano la cartamoneta indispensabile per accedere all'aquisto degli idrocarburi e di tutte le altre materie prime. Un bisogno artificiale e coatto del dollaro, in cui i giacimenti sauditi erano l'unica garanzia  dopo l'annullamento della parità aurea. Un accordo, infine, tra produttori di energia e autoproduttori incontrollati di moneta. Oggi, il dollaro non ha dietro nemmeno il primato di economia indiscussa del mondo.



Nel mutevole mondo passato dal bipolarismo al brevissimo e caotico unipolarismo, pervenuto alla fase dell' assestamento multipolare, è al tramonto anche la trappola concettuale del “libero mercato”. Il liberismo risponde con la guerra commerciale ed economica al varo di alcune regole generali della nuova convivenza internazionale abbozzate nella galassia del Brics.



L'Arabia saudita gioca sullo scacchiere, e sorprende che lo faccia con una mossa dissolvente ai danni dell'apparente socio incondizionale. Però business is business, e nel primo semestre del 2015 sapremo della capacità di tenuta dell'offensiva saudita. Il fattore tempo dirà se la sua forza d'urto colpirà al cuore la concorrenza del gas di scisto, oltre agli avversari e concorrenti minori. Sapremo di più sulla salute del perdente più mimetizzato.


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