martes, 3 de marzo de 2015

Venezuela: Obama deve rimpatriare 87 diplomatici dall'ambasciata di Caracas

Il presidente Maduro ha notificato a Washington che deve ridurre il numero dei diplomatici in servizio all'ambasciata di Caracas. Attualmente sono 100 contro i 17  funzionari di cui il Venezuela dispone negli Stati Uniti. Nelle relazioni dovrà esserci reciprocitá ed equilibrio.Che ci fanno 100 funzionari in una nazione di 27 milioni di abitanti, quando quello
stesso Paese ha appena 17 diplomatici sparsi in un immenso "territorio-continente" con una popolazione venti volte maggiore?
Maduro applicherà il principio di reciprocitá, e questo imporrà ai cittadini con passaporto USA il visto obbligatorio, esattamente como è richiesto a qualsiasi venezuelano che voglia entrrare negli USA. E dovranno pagare  in dollari la stessa somma che le autoritá nord-americane incassano  per le pratiche svolte dai venezuelani.

Viene imposto l'obbligo per i diplomatici  di notificare preventivamente e richiedere l'autorizzazione quando svolgono riunioni politiche pubbliche,  in pratica vertici operativi con esponenti di dubbia fama. E' finito il tempo della formazione  e pianificazione di attività golpiste mascherate con l'ambigua etichetta di "transizione". 

Questi provvedimenti sono la risposta al record di 65 intromissioni avvenute nel solo mese di febbraio da parte dei portavoce della Casa Bianca, e al tono beffardo e provocatorio con cui liquidano gli indizi e chiamate di correo nella vicenda dell'ultimo tentativo abortito di manovra golpista. Maduro ha detto esplicitamente che un pilota dell'aviazione nord-americana è stato imprigionato nella zona frontaliera con la Colombia, in possesso di documenti e materiale di tipo militare.

Il Venezuela ha anche approntato una propria lista di nord-americani indesiderabili coinvolti nel terrorismo internazionali. Include George Bush,
Dick Cheney; l’ex-direttore della CIA George Tenet (creatore dei centri di torture segreti in Europe, Abu Ghraib, Guantanamo), i congressisti estremisti Bob Menendez, Marco Rubio, Ileana Ross-Lehtinen et Mario Diaz-Balart.
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