lunes, 18 de abril de 2016

AMERICA LATINA: L'AGGUATO NEO-PINOCHETISTA


BRASILE: Sî DEI DEPUTATI AL GOLPE CONTRO DILMA
Neo-pinochettismo è l'ultraliberismo dei "Chicago boys" senza i gorilla

Tito Pulsinelli "Guardali in faccia... analfabeti e quelli che hanno bisogno dei servizi sociali non devono avere diritto al voto" scrive con disprezzo Juliana Santos. E' una attivista che irradia nelle reti sociali dei brasiliani "perbene" questa diafana sintesi del pensiero reazionario contemporaneo, in voga
nel subcontinente americano.
Non ha nessuna importanza se Dilma Rousseff ha ricevuto 54 milioni di voti per arrivare alla presidenza del Brasile. Quando le elezioni danno responsi svantaggiosi per i ceti privilegiati, l'ostacolo va aggirato e rimosso con moderne congiure di palazzo. Attuate dal potere legislativo, frange dell'apparato giudiziario e  mafia mediatica, Dietro le quinte la banca locale e internazionale.

Per tutte le Juliana Santos le cose importanti debbono deciderle 500 deputati, qualche centinaia di senatori, un pugno di alti giudici e uno sfacciato monopolio mediatico, non i 200 milioni di cittadini brasiliani. Soprattutto quando la maggioranza è riuscita a strappare il potere politico ai soliti noti ed è il pilastro d'un nuovo corso dello sviluppo nazionale con inclusione sociale. In ogni caso, è annullato il principio di "una persona un voto". Diventato un lusso anacronistico per agro-esportatori, borghesia industriale e banchieri locali, che si sentono minacciati dalla crisi e si radicalizzano.



Gli appetiti di costoro, convergono in una sintonia perfetta con gli interessi degli USA, deciso a far piazza pulita con mezzi eterodossi -ma pur sempre nel solco della loro tradizione interventista- dei governi sgraditi o considerati ostili  (Bolivia, Ecuador, Venezuela, Nicaragua, Salvador e nei Caraibi). Per Washington è una questione geopolitica rilevante spingere il Brasile fuori dal BRICS, sbarrare la strada all'attiva presenza sempre più ingombrante delle multinazionali e banche della Cina. Soprattutto dopo le grandi difficoltà in medioriente e i buchi nell'acqua con le fallimentari guerre asiatiche, che hanno messo in risalto la relatività della loro egemonia.

Dopo questi passi indietro, le crescenti difficoltà militari con la Russia, finanziarie con la Cina e l'avanzare della de-dollarizzazione, Washington ha fretta di riprendere il controllo completo sull'America latina e recuperare un nuovo equilibrio. Deve intaccare lo sfavorevole rapporto di forza regionale determinato da Chavez.
Hanno segnato un punto a favore con l'arrivo di Macri alla presidenza dell'Argentina che -pur non dfisponendo di una maggioranza parlamentare- in soli tre mesi ha rimesso il suo paese agli ordini del FMI e di Wallstreet. Al costo di una svalutazione superiore al 40%, privatizzazioni a marcia forzata e disoccupazione in forte rialzo.

Il neo-pinochettismo rilanciato con i nuovi golpe mediatici pianificati dagli USA, è la riproposizione ingannevole dell'ultraliberismo dei Chicago boys senza le uniformi e le armi dei gorilla. Privatizzare tutto e subito, senza le baionette (per ora). Danno mano libera ai tirannelli mediatici, a migliaia di ONG finanziate da Soros e dal partiti delle due sponde dell'Atlantico. Una permenente campagna aquisti di deputati e giudici anti-nazionali e -nel caso del Venezuela- aggiunge una guerra per asfissiarla con il boicottaggio economico e commerciale. Non ti vendono le medicine e gli alimenti e poi accusano di affamare il popolo; così come in Siria danno armi ai "terroristi moderati" e poi accusano le autorità di repressione barbara dell'inerme società civile.

L'elite che vuole il controllo del mercato-mondo è decisa a liquidare ogni potere che emana dal voto dei cittadini. I passi del tribalismo finanziario sono diretti a riportare l'orologio ad un tempo anteriore alla rivoluzione francese. Le teste visibili del potere, in ogni caso, devono essere scelte direttamente da loro, non dagli elettori. Ora più che mai, dopo che la plebe ha smentito l'iniziale menzogna del "non c'è alternativa diversa alla mia" dell'epopea trionfalista e fanatica della mitizzata globalizzazione. Dagli anni 90, vari paesi  in America latina hanno sfidato il fondamentalismo finanziario, navigando lungo altre rotte.

Esempi contagiosi da debellare ipso facto con la terapia neo-pinochettista. E'  in pericolo lo storico progetto dello sviluppo nazionale autonomo e l'integrazione regionale in un blocco sovrano. Le reminescenze neocoloniali presenti in questo riflusso oscurantista sono una minaccia grave per la corta primavera dell'inclusione e dell'equità sociale. Si avvicinano tempi di burrasca e di battaglia nel subcontinente americano. 







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