jueves, 27 de diciembre de 2007

Arrestato torturatore uruguayano

Jorge Troccoli, il torturatore uruguayano arrestato il 24 dicembre a Salerno, non è un boia qualsiasi. Scrisse un libro, "L'ira del Leviatano", nel quale rivendicava i suoi crimini e pretendeva di frequentare l'Università come uno studente qualsiasi. La sua storia è paradigmatica della mentalità del repressore latinoamericano che non ha mai abiurato. Ma adesso che un passaporto italiano potrebbe evitargli l'estradizione, non si vergogna a proclamarsi innocente.

Con "L'ira del Leviatano", emergeva la pretesa di Troccoli di essere riconosciuto come un servitore dello stato; voleva essere un rispettabile rappresentante della sua storia, magari frequentare talk show, in quanto torturatore, come se fosse normale. L'ufficiale di Marina con "L'ira del Leviatano" pretendeva insomma di andare in giro a testa alta.

Poi qualcuno lo riconobbe: quello studente in Scienze sociali è Troccoli, il marinaio torturatore. Si aprì un dibattito e gli studenti finirono per votare e decidere: non vogliamo un torturatore come compagno di banco, se non lo allontana il decanato, lo espelliamo noi. La polemica nel paese durò molti giorni. Lui riuscì a passare da vittima, sono un libero cittadino, ma alla fine dovette fare un passo indietro evitando il braccio di ferro. Non era con la forza che il torturatore voleva essere accolto. Non si limitava a godere delle "rendite da genocidio", ville con piscina, proprietà, auto di lusso, che tutti i sodali delle dittature hanno accumulato. A lui non bastava, pretendeva di essere compreso, amato e stimato perfino dagli studenti universitari, spesso figli di persone che lui stesso aveva tormentato. Troccoli voleva più dell'impunità, voleva quello che in nessuna società umana quelli come lui possono pretendere se non con la forza della paura; voleva il rispetto.
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