jueves, 3 de junio de 2010

Netanyau è una mina vagante per la NATO

Tito Pulsinelli
Il Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha approvato –con l’opposizione degli Stati Uniti, Italia e Olanda- che venga svolta un’inchiesta internazionale sull’assalto della Marina militare israeliana alla Flottiglia della Libertà (1).
Il terzetto dissenziente, invece, deplora il crimine, non censura l’esecutore materiale e sostiene che Israele può benissimo auto-indagare per un delitto eseguito ai danni di un'imbarcazione civile in acque internazionali; e per i civili fulminati dai commandos speciali.

L’effetto inmediato del terrorismo di Stato ordinato da Netanyau e Barack –all’insaputa di tutti gli altri ministri- è stata la riapertura a tempo indefinito del valico di Rafah ordinata dall’Egitto, e la dura presa di posizione della Turchia: “Se non ci volete come amici saremo dei nemici implacabili”. Ha sospeso le esercitazioni militari in programma, interrotto tutti gli accordi con Israele relativi al settore idrico e quello eneregetico. Nell’opinione pubblica israeliana c’è smarrimento, nessun applauso per il governo e la fine della fiducia cieca nelle forze armate (già battute da Hezbollah in Libano). Prende corpo la sindrome di Gaza=Vietnam sionista.

L’intransigenza di Israele, la contrapposizione frontale a tutto e tutti, si sta trasformando in una ingombrante palla al piede per i suoi amici storici. «Israele si sta progressivamente trasformando da risorsa, in peso ingombrante per gli Stati Uniti» dice il capo del Mossad. Per gli Stati Uniti e i vassalli europei, il prezzo del fiancheggiamento ad oltranza e dell’omertà 100%, si fa sempre più alto. Nel futuro molto prossimo c’è in vista il distanziamento definitivo con la Turchia e l’incrinamento della NATO, di cui Ankara è una parte non certo secondaria.

Washington e Bruxelles possono chiudere gli occhi se Israele fa delle risoluzioni dell’ONU un rotolo di carta per i gabinetti ministeriali, ma non possono certo mettere a repentaglio la consistenza del loro braccio armato. Di fatto, la NATO ha ordinato la liberazione inmediata di tutti i 680 prigionieri e la riconsegna delle imbarcazioni: Netanyau ha docilmente eseguito.

La Turchia recupera sovranità ed autonomia geopolitica nel teatro d’operazione Mediorientale, si riavvicina e collabora con la Siria, l’Iran e il Libano, e spiazza definitivamente l’Egitto ridotto a zerbino degli "occidentali".

USA ed EuroNATO devono ora fare i conti con questo nuovo equilibrio, e non sono più in grado di tracciare a loro piacimento la geografia politica di questa parte del mondo. La Turchia è il nuovo attore di peso entrato sulla scena regionale ed araba. E non solo.

L’accordo siglato con l’Iran dal Brasile e dalla Turchia sull’energia nucleare conferma l’accresciuto ruolo delle medie potenze nel nuovo contesto della multipolarità, e la loro capacità di sottrarre spazi strategici agli “occcidentali”. Sono molto di più di bastoni tra le ruote. Gli atlantisti hanno una gran voglia di menar le mani e soffiano su tutti i possibili fuochi planetari (Corea, Iran) come fuga in avanti –o per occultare- la crisi paralizzante che li accomuna.

L’arrembaggio piratesco contro la Flottiglia della Libertà ha un costo alto per gli esecutori materiali e per i loro sponsor stranieri. E’ ormai impossibile regolare la materia nucleare ed applicare sanzioni all’Iran senza che Israele firmi il Trattato di non-proliferazione nucleare. Senza che si sottometta ai relativi controlli dei suoi arsenali atomici. E’ sempre più oneroso continuare a sostenere l’embargo di Gaza senza correre il rischio che la crisi con Ankara ripercuota sulla NATO. Si avvicina il momento in cui è più ragionevole condizionare Israele piuttosto che fiancheggiarla sistematicamente: sta diventatando “un peso ingombrante”. Soprattutto per i suoi finanziatori.

(1) Assieme all'Italia hanno votato contro gli Stati Uniti e i Paesi Bassi.

Gli astenuti sono stati nove: Belgio, Burkina Faso, Francia, Ungheria, Giappone, Regno Unito, Ucraina, Slovacchia, Corea.

A favore hanno votato Angola, Arabia Saudita, Argentina, Bahrain, Bangladesh, Bolivia, Bosnia-Herzegovina, Brasile, Cile, Cina, Cuba, Djibouti, Egitto, Gabon, Ghana, India, Indonesia, Giordania, Kyrgyzstan, Mauritius, Messico, Nicaragua, Nigeria, Norvegia, Pakistan, Filippine, Qatar, Russia, Senegal, Slovenia, Sud Africa e Uruguay.

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