lunes, 11 de abril de 2011

Peru:Vince Humala, la discontinuità con l'oltranzismo liberista

Humala rappresenta un arco di forze che coniuga la difesa degli interessi nazionali con la necessità di politiche sociali
Quando sono stati quantificati il 72,3% dei voti totali, Ollanta Humala accentua il vantaggio attestandosi oltre il 29% , mentre Keiko Fujimori con 22,8% sorpassa il "gringo" Pedro Pablo Kuczynski rimasto al palo del 21,09%.
L'unica incertezza è chi sarà l'avversario di Ollanta Humala, vincitore con un margine 
significativo sull'ex ministro liberista dell'economia e sulla figlia dell'ex presidente Fujimori che sta scontando una condanna a 25 anni di carcere. O. Humala ha ha vinto in 15 dei distretti elettorali, confermando un'egemonia concentrata nel centro e sud del Perù.
La vittoria dell'ex tenente colonnello contro una rosa di dieci candidati presidenziali neoliberisti è significativa, ma la partita si deciderà nel ballottaggio di giugno
. Uno su tre ha votato per il cambiamento di Humala, ma saranno decisive le alleanze con i rappresentanti degli altri due terzi degli elettori. Conteranno le convergenze tra i candidati principali e con chi vorrà giocare la carta del rinnovamento, per mettere il Perù in sintonia con il conesto regionale integrazionista e con liinoccultabile crisi economica degli Stati Uniti. Ollanta Humala è il rappresentante di un arco di forze politiche e sociali che coniuga la difesa degli interessi nazionali con la necessità di politiche sociali più robuste verso i settori più sacrificati dall'indiscrimata apertura economica, subita dal Perù negli ultimi due decenni.

Humala rappresenta l'unica politica che marcherebbe una discontinuità con il globalismo imposto a marce forzate, propone la revisione dello svantaggioso trattato di libero commercio con gli Stati Uniti e l'introduzione di misure fiscali alle multinazionali minerarie, che oggui esportano materie prime a costo fiscale zero.
I suoi avversari sono difensori a vario titolo -ma con sfumatore secondarie- della continuità liberista e della depredazione dell'Amazzonia. Tutti loro propugnano l'allineamento automatico agli Stati Uniti ed Israele, il freno all'integrazione sudamericana, ed occupano uno spazio che va dall'Internazionale socialista alla destra neocoloniale cara allo scrittore Vargas Llosa. Costui, seriamente allarmato di fronte alla pospettiva di qualche dosi omeopatica di socialismo dopo troppo ultraliberismo, proclama che è sconcertato dalla “insensatezza ed il vuoto politico dei candidati moderati che hanno consegnato il paese agli estremismi".