lunes, 19 de marzo de 2012

Siria:Arabia saudita e Qatar, subappalto del terrorismo


Emiro del Qatar e il re dell'Arabia Saudita 

Siria: Auto-bomba nel centro di Damasco
Questa coppia raffigura Abdallah ben Abdelaziz, re dell'Arabia saudita, e  lo sceicco Hamad ben Khalifa Al Thani, emiro del Qatar. Sono due petromonarchi, due dittatori dalla filigrana più feudale e oscurantista. La "democrazia" dei loro reami -in nome della quale hanno inviato mercenari  in Libia- è inversamente proporzionale al loro obeso fisico. Ma-ohibó- sono i pupilli preferiti degli Stati Uniti, Francia, Inghilterra e della NATO. Sono i nuovi gioielli della democrazia all'occidentale. Il braccio armato con cui sovvertire i Paesi arabi laici, multireligiosi, multietnici e sovranisti. La coppia mette denari, mezzi
militari, truppe scelte, mercenari e reti televisive internazionali (Al Yazira e Al Arabjia) al servizio di operazioni false flag e guerre umanitarie. Nel caso della Siria, sono arrivati al più schietto ed abietto terrorismo con auto-bomba ed ordigni fatti esplodere nei centri delle città. 


Gli sponsor occulti dei Paesi Industrializzati Altamente Indebitati (PIAI), li manovrano senza ritegno, e continueranno a dar loro in sub-appalto la guerra sporca. Quella che si fa quando all'ONU non riescono a strappare "zone di esclusione aeree", o se non c'è la copertura per liberi, reclamizzati e franchi bombardamenti dai cieli. Questi "pesi-massimi" delle attuali vicende del Medioriente, sono entrati in una fase delirante e non occultano più l'ambizione di concepirsi ed agire come un sub-imperialismo periferico. In realtà, rappresentano "l'indotto" del terrorismo nell'area, un surrogato più potabile delle agenzie mercenarie anglosassoni, costrette ora ad abbandonare l'Afganistan. In altre parole, sono i tipici personaggi usa-e-getta che i PIAI potranno sacrificare agevolmente quando il vento soffierà in altra direzione. Remember Saddam? 


Il bellicismo interventista dei due petromonarchi sembra una chiara fuga in avanti, per cercare di prevenire e frenare l'implosione interna dei due reami, a cui non bastano più le ragioni della forza bruta per tenere a bada sudditi già contagiati dalla cosiddetta "primavera araba". L'attivismo bellico oltrefrontiera -già praticato dai sauditi invadendo il Bahrein- rischia d'essere una ciambella senza buco, qualora non arrivi in fretta qualche risultato quagliante dalla Siria.   Qui -però- a differenza della Libia, stanno facendosi spazio la Russia e l'Iran, che agiscono nella veste di pacificatori.

Aprono basi ed esibiscono il ramoscello d'ulivo contro il militarismo dei PIAI, autoeletti a "comunità internazionale", ormai interpreti unici del "diritto internazionale". Dopo la sospensione delle forniture petrolifere dell'Iran all'Europa, questo è l'altro risultato: legittimazione di Mosca e Teheran mentre aprono spazi di manovra in una zona nevralgica. E' la zavorra d'una ossessiva e ripetitiva geopolitica sovradimensionata, sproporzionata rispetto alla forza realmente disponibile e all' egemonismo sempre più relativo. I PIAI sottovalutano il peso del piombo d'una "crisi" che travalica i confini dell'economia, e limita la loro apertura alare. Si tratta d'un processo sempre più simile a una disgregazione interna indetenibile, incamminato verso l'implosione.





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