domingo, 13 de julio de 2014

BRICS: Destini incrociati del blocco sudamericano e UE

 Diktat USA anche contro la Comerzbank - L'Argentina punta i piedi e trova un fronte di sostegno - BNP Paribas china il capo e tratta - Blocco sudamericano fa resistenza,  UE miope e muta

Tito Pulsinelli -  Si spengono le luci sui Mondiali di calcio, la cupola mafiosa di questo potere globale sovranazionale decolla con gli aerei privati e un bottino oscillante tra i 3 e i 4 miliardi di dollari. I mestatori, il braccio armato mediatico e gli inconsapevoli  utili idioti  delle reti sociali, "interni" alla guerra psicologica coordinata dal Pentagono, non sono riusciti a creare disturbi e schiamazzi "umanitaristi". Lo sfregio al prestigio e alle elevate quotazioni elettorali della
presidente brasiliana Dilma è rinviato ad altra data.

Dopo i circenses arrivano i capi di stato del Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (BRICS) per il vertice dell'area geopolitica che si oppone all'estremismo liberista degli USA e alla passività dell'elite che si autoelegge alla guida dell'Unione Europea (UE). Putin ha già visitato Cuba: ha annullato un debito di 30 miliardi di dollari risalente all'epoca sovietica. Ha condannato il cinquantennale blocco economico degli USA all'isola e si è impegnato a mitigarne gli effeti con relazioni più strette fra Mosca e l'Avana. Hanno discusso anche del porto marittimo di alta profondità di Mariel, dove i brasiliani sono all'opera per quel che sarà il centro portuario di containers più grande dei Caraibi.

Putin ha fatto scalo a Managua, dove sono stati firmati nuovi accordi, e si è discusso molto del canale interoceanico destinato ad essere un'alternativa strategica al canale di Panama. La Cina è impegnata sia a livello di investimenti che di esecuzione dell'opera. Poi il presidente della Russia è andato a Buenos Aires dove ha messo in evidenza l'importanza dell'Argentina "...uno dei nostri alleati fondamentali in Sudamerica". Putin ha denunciato la politica finanziaria predatoria degli USA, ribadendo che non lasceranno soli gli argentini alle prese con gli artigli dei fondi avvoltoio.
Anche il presidente cinese Xi, dopo il vertice del BRICS, visiterà quattro stati latinoamericani, tra cui il Venezuela. 

La sequenza  di questi eventi sta a dimostrare anche ai miopi che è sensibilmente diminuita l'egemonia del nord sul continente americano ed è assai accresciuto il suo raggio d'azione. Sono lontani i tempi in cui Washington faceva il bello e il cattivo tempo su ogni cosa. Accaparrava tutte le materie prime, inondava i mercati a condizioni agevolate, metteva e toglieva governi, anche con invasioni e golpes. Ora l'America latina dispone di varie opzioni per i suoi commerci, gli investimenti, nuove tecnologie e per disporre di mezzi militari affidabili e competitivi. Ora persino di una nuova zona con altro segno monetario.

Mentre l'Argentina punta i piedi e trova un vasto fronte di sostegno contro l'usura liberista, il gruppo finanziario BNP Parisbas china la testa e accetta di negoziare la "multa" di 8,8 miliardi di dollari decisa da giudici vitalizi nominati dai presidenti USA.
L'appetito vien mangiando, si sa, e quindi trapela che anche il colosso bancario tedesco Comerzbank è stato "multato" da giudici nordamericani. Berlino non conferma, però la grave decisione di espellere il capo dello spionaggio USA in Germania, è una conferma indiretta che indica il deterioramento delle relazione bilaterali.

I gruppi e le frazioni del potere reale che risiedono a Washington sembrano preda di pericolose reminescenze, neocoloniali più che unipolari, che sono ormai fuori del tempo e della storia. I diktat a destra e a manca contro i blocchi concorrenti, segnalano che chi resiste e lotta trova un ampio fronte di sostegno. Quello sudamericano fa quadrato con l'Argentina e trova il BRICS, Gruppo 77, UNASUR, CELAC, OSA e Non Allineati. Mentre l'UE procede in ordine sparso e il muto gruppo dirigente di Bruxelles, cooptato dagli USA, conficca la testa nella sabbia e rasenta il tradimento. Regna il sogno neocoloniale atlantista e la sudditanza alla senile supestizione del neoliberismo.

 Tranne in Germania, dove danno la precedenza agli interessi economici e timidamente avanza il riavvicinamento con la Russia in materia energetica, con mira al suo grande e fiorente mercato.

 
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