lunes, 6 de julio de 2015

Onore e rispetto al popolo greco: ora è il turno degli altri popoli d’Europa

SECCA SCONFITTA DELLE ELITE NEOFEUDALI
minotauro-teseo 

Rodolfo Ricci Con lo straordinario risultato del referendum greco esce sconfitto il neoliberismo in Europa, con gli accessori di monetarismo, austerity e “riforme strutturali” orientate alla compressione dei salari, alla crescita dell’esercito di riserva costituito da una disoccupazione mai vista, alla competizione tra lavoratori e alla riduzione e cancellazione del welfare;  come 15 anni fa era accaduto in America Latina.
Solo la banda di intellettuali organici del neoliberismo, prezzolati o meno, certamente allevati nei pollai delle facoltà di economia delle università conquistate dai neoliberisti, continuano a mestare nel fango della menzogna, tentando la carta di mettere i popoli europei contro il popolo greco, perché quest’ultimo vivrebbe alle spalle degli altri. In Italia si distinguono Vaciago, Quadro Curzio e qualche altra decina di settari con un quoziente di intelligenza al di sotto della media, il che non evita loro di essere onnipresenti sulle reti radiofoniche e televisive e sui peggiori giornali.

L’unico fortezza rimasta in piedi per le elites neofeudali è infatti quella mediatica, che nelle prossime settimane sarà messa in allarme rosso per tentare di depistare le masse italiane ed europee. Ma se ciò non è riuscito in Grecia, può non riuscire in Italia e in tutta Europa.

Un analogo referendum in Europa avrebbe grandi chance di ottenere lo stesso risultato greco. Certamente nei paesi orbitanti intorno al nucleo duro.

Significa che i popoli europei stanno capendo che si tratta di una lotta di classe continentale, non di una guerra tra paesi analoghe alle guerre militari. Almeno, questo dovrebbe essere l’obiettivo delle forze progressiste: far comprendere pienamente che si tratta di una guerra di classe tra un’elite che si è arricchita enormemente prima e ancor più durante la crisi; le punte di questo arricchimento, si sono registrate proprio in Grecia e in Italia.

Certamente, c’è un paese dove forse un referendum analogo a quello greco potrebbe perdere: è in Germania (e nelle provincie satelliti), perché questo è il paese che più ha guadagnato a spese degli altri. Ma anche le classi medie e subalterne di questi paesi sono state altrettanto spremute proporzionalmente all’aumento della loro produttività del lavoro; e i profitti, anche qui, sono andati alle oligarchie delle loro multinazionali e delle loro banche.

Renzi e i suoi consiglieri anglosassoni hanno ricevuto lo schiaffo che si meritano. Come il ministro Padoan accolito delle elites transnazionali e il vile Napolitano (con tutta la schiera degli imbelli che lo ha seguito in questi anni) che ha sempre ritenuto l’espressione democratica e popolare, come una velleità “populista”.

Negli anni della crisi, la ricchezza della gente si è ridotta mediamente del 20% in tutto il sud Europa, assorbita dalla rendita finanziaria nazionale e globale. E’ opportuno chiarire a ogni persona che lo scambio proposto e offerto dalle elites –quello di mantenere intatti i propri risparmi e i propri piccoli patrimoni- è una truffa, come dimostrano i dati ufficiali del debito pubblico e privato e il crollo del valore di case e di altri patrimoni.

Restare concentrati a tenersi stretto quel poco che ci resta è comprensibile da un punto di vista psicologico, ma è un grave errore, perché le politiche delle elites ti mangiano anno dopo hanno ciò che pensi di avere e soprattutto ti hanno già ipotecato il futuro con l’assenza di ogni prospettiva di sviluppo per le nuove generazioni e con l’erosione di pensioni e welfare.

L’unica chance che hanno i popoli europei è far saltare questo gioco e riprendere in mano il proprio destino. Che si possa farlo meglio sul piano nazionale o su quello continentale è da vedere e da decidere senza cadere in trappole ideologiche.

In ogni caso, “this is not Europe”; l’Europa sociale, quella dei popoli europei o del popolo europeo, è tutta da costruire. Questa che abbiamo di fronte oggi è una galera progettata dalle elites di antiche e nuove famiglie di sanguisughe globali, quelle che hanno in mente un impero neofeudale in cui la gara di competitività nel continente serve solo a mantenere i propri interessi.
E’ l’ora di un ampio fronte internazionale (a partire dai singoli paesi) che dia la spallata finale a questi impostori e criminali.

L’Europa è il continente più ricco del pianeta. Deve risocializzare la sua ricchezza e diffondere una nuova speranza nelle altre aree del mondo secondo gli orientamenti emersi in questi ultimi decenni dalle lotte sociali di tanti paesi, presenti, in maniera sorprendente, anche nella “Laudato si’” di Papa Francesco.
In questo senso, l’approccio nominalistico e inefficace della cosiddetta sinistra, è cancellato. Si apre una stagione in cui ciò che ci deve guidare è un nuovo empirismo dei risultati.

Il primo è quello di allontanare le attuali elites dai posti di comando. Di recuperare la democrazia in ogni angolo. Si tratta di vincere la guerra scatenata oltre 40 anni fa e che ha prodotto povertà in occidente e milioni di morti negli altri continenti.

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