domingo, 5 de julio de 2015

America latina: Rivoluzioni antiliberiste sotto attacco, però la resistenza è viva

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Le élite locali usano i loro paesi come vacche da mungere

Andre Vltchek Non date per scontate le rivoluzioni latinoamericane. Hanno ispirato il pianeta. Hanno portato speranza in ogni angolo della nostra Terra segnata da cicatrici. Ma oggi esse stesse hanno bisogno del nostro sostegno. Se lasciate in pace, fiorirebbero per decenni e secoli. Ma l’Impero è ancora una volta all’offensiva. Si sta agitando furioso. E’ pronto a invadere, a sfasciare, a ridurre in cenere
ogni speranza, tutto ciò che è stato conquistato.
Non credete all’”opinione generale” che afferma che i reggitori del mondo hanno semplicemente “chiuso gli occhi” più di un decennio fa; che George W. Bush sia stato “troppo occupato” a devastare il Medio Oriente, “permettendo” così alla maggior parte dei paesi dell’America Latina di “sgattaiolare” dalla morsa ferrea dell’Impero.


Tali analisi sono tanto paternalistiche quanto sono false. L’Impero non dorme mai! Ciò che oggi l’America Latina ha è stato costruito mediante il suo coraggio, il suo sudore, il suo genio e il suo sangue; ha combattuto contro l’Impero, coraggiosamente, per decenni, perdendo i suoi figli e le sue figlie migliori. Ha combattuto per la libertà, per la giustizia e per il socialismo.

L’Impero non ha “guardato dall’altra parte”. Ha guardato diritto a sud, furioso, ma per qualche tempo è stato troppo confuso, troppo sorpreso, troppo sconvolto per ciò cui stava assistendo. I suoi “schiavi” erano insorti e avevano ripreso il potere nelle proprie mani. Hanno mostrato al mondo intero che cosa è veramente la libertà.


Per un certo tempo l’Impero è rimasto paralizzato dalla rabbia e incapace di agire.

L’innegabile proprietà dell’Impero, l’America Latina, abitata da “non-persone” nate solo per fornire manodopera e materie prime a basso costo alla parte ricca del mondo stava improvvisamente, orgogliosamente e pubblicamente rompendo le sue catene, dichiarandosi libero, pretendendo rispetto. Le sue risorse naturali erano ora utilizzate per alimentare il suo popolo, per costruire case popolari, per creare sistemi di trasporto pubblico, costruire ospedali, scuole e parchi pubblici.

Ma dopo la prima ondata di panico l’Impero ha cominciato a fare quello che sa fare meglio: ha cominciato a uccidere.


Ha tentato di rovesciare il governo venezuelano nel 2002, ma ha fallito. Il popolo venezuelano è insorto, e lo stesso ha fatto l’esercito venezuelano, a difesa dell’allora presidente Hugo Chavez. L’Impero ci ha provato di nuovo e di nuovo, e ci sta tuttora provando. Provando e fallendo!

“Siamo in guerra”, mi è stato detto da uno dei redattori della rete televisiva con sede a Caracas, TeleSUR, per la quale ho girato numerosi documentari. “Stiamo letteralmente lavorando sotto la canna del cannone”.

***

Tamara Pearson, una giornalista e attivista rivoluzionaria australiana, che recentemente si è trasferita dal Venezuela in Ecuador, ha spiegato la difficile situazione in Venezuela, un paese che è sotto costante attacco da parte sia degli Stati Uniti sia delle locali élite loro alleate:

La gente soffre molto. I prezzi degli alimenti di base sono elevati, molti farmaci non sono disponibili e vari servizi non funzionano. A un certo livello la gente è abituata a questo, i proprietari delle aziende causano scarsità e incolpano il governo prima di ciascuna delle molte elezioni. Ma normalmente la cosa è meno intensa e dura solo pochi mesi. Ma questo è andato avanti ed è peggiorato dopo la morte di Chavez, ormai più di due anni fa. Non c’è dubbio che gli Stati Uniti e ancor più le élite e i proprietari d’azienda venezuelani e colombiani sono un grosso, forse principale, fattore …” 
 

L’intera America Latina rivoluzionaria sta “urlando”. Come ho descritto in due dei miei libri recenti, “Exposing Lies Of The Empire” [Smascheramento delle menzogne dell’Impero] e “Fighting Against Western Imperialism” [Lotta contro l’imperialismo occidentale”, l’Impero sta usando tattiche simili di destabilizzazione contro tutti i paesi che si oppongono al suo abbraccio mortale.


La sua propaganda è potente e onnipresente. CNN e FOX TV sono irradiate in quasi tutti maggiori alberghi e aeroporti dell’America Latina, persino in alcuni paesi rivoluzionari come l’Ecuador. Quasi tutti i maggiori giornali del continente, compresi quelli in Venezuela,Ecuador, Cile e Argentina, sono controllati dall’élite economica di destra. Quasi tutti i servizi giornalistici stranieri provengono da fonti europee o nordamericane, rendendo il pubblico latinoamericano totalmente confuso riguardo a Islam, Cina, Russia, Sudafrica, Iran e persino ai suoi stessi vicini.


Le élite locali continuano a servire interessi stranieri; la loro lealtà è fermamente riservata al Nord America e all’Europa.

Ogni governo latinoamericano di sinistra ha affrontato proteste paradossali e azioni di protesta condotte dalle élite. Tattiche di destabilizzazione sono state chiaramente ideate in capitali remote. Sono state prodotte in serie e perciò quasi identiche a quelle che l’occidente ha usato contro Cina, Russia, Sudafrica e altre nazioni “ribelli”.

Propaganda, disinformazione e spargimento di confusione sono stati alcuni degli strumenti più potenti della destra fascista.


L’”insicurezza economica” è un’arma estremamente potente. E’ stata utilizzata per la prima volta in Cile, nel colpo di stato del 1973 contro il presidente socialista Salvador Allende. Le élite filo-occidentali e gli uomini d’affari cileni hanno creato penurie di prodotti alimentari e poi ne hanno incolpato il governo socialista, utilizzando El Mercurio e altri quotidiani come loro strumenti di propaganda.

Peter Koenig, ex economista della Banca Mondiale e oggi eminente dissidente e critico del regime neoliberista mondiale ha scritto per questo articolo:


Oggi madame Bachelet, la presidentessa socialista del Cile sta attraversando un brutto momento nel combattere contro gli oligarchi cileni ispirati da Mercurio. Non molleranno la presa. Recentemente hanno invitato la Banca Mondiale a valutare il pacchetto di riforma della scuola proposto dalla Bachelet, fondamentalmente per restituire le università al settore pubblico. Naturalmente la “classe superiore” dei cileni sapeva che la Banca Mondiale avrebbe concluso con nulla di meno che una previsione di disastro economico se la riforma fosse stata approvata. In conseguenza la Bachelet ha fatto concessioni, che d’altro canto non sono state accettate da professori e maestri. E’ il primo passo verso il caos e il caos è ciò che l’impero tenta di impiantare in ogni paese in cui si aspira a un “cambiamento di regime”. 
 

Ma una delle sue armi “più sporche” è l’accusa di corruzione. Politici e individui filo-occidentali corrotti che hanno abusato di decine, persino centinaia di milioni di dollari del denaro del popolo e hanno distrutto le economie dei loro paesi assumendo debiti non rimborsabili che hanno continuato a scomparire nelle loro tasche profonde, oggi puntano i loro diti sporchi contro governi relativamente puliti, in paesi come Cile e Argentina. Tutto nel “Cono Meridionale” e in Brasile è oggi sotto esame.


Peter Koenig (che è stato con l’avvocato internazionale canadese Christopher Black e con me autore di “The World Order and Revolution!: Essays from the Resistance” [L’ordine mondiale e la rivoluzione! Saggi dalla resistenza]) mostra quanto sia importante per l’Impero la destabilizzazione del Brasile, uno dei membri chiave dei BRICS:

Il Brasile, essendo un membro dei BRICS, è particolarmente nel mirino dell’impero, poiché i BRICS devono essere destabilizzati, divisi; stanno diventando una minaccia economica per Washington. Il Brasile è fondamentale per la parte non asiatica dei BRICS. Una caduta del Brasile sarebbe un duro colpo alla coesione dei BRICS”. 
 

Ci sono parametri totalmente diversi per i politici fascisti filo-occidentali e per quelli di sinistra. La sinistra non può farla franca con nulla mentre la destra l’ha fatta franca letteralmente con omicidi di massa e con la sparizione di decine di miliardi di dollari.

E’, naturalmente, la strategia comune in tutti gli stati vassalli dell’occidente. Ad esempio, uno dei paesi più corrotti della terra, l’Indonesia, tollera assoluto malcostume e corruzione degli ex generali, ma quando è divenuto presidente un leader socialista progressista mussulmano, Abdurrahman Wahid, è stato diffamato e rimosso rapidamente su accuse di “corruzione”.


Dopo secoli di Dottrina Monroe, dopo omicidi di massa commessi in America “Latina” prima dagli europei e poi dai nordamericani e dai loro ricchi maggiordomi locali, ci vorranno lunghi decenni per sradicare completamente la corruzione, poiché la corruzione si accompagna al collasso morale delle potenze coloniali e delle élite locali. L’avidità finanziaria ne è solo il sottoprodotto.


Le grandi culture precoloniali di quelli che sono oggi Perù, Ecuador e Bolivia non avevano corruzione. La corruzione è stata iniettata dal colonialismo occidentale.

E oggi la corruzione esiste ancora sotto governi rivoluzionari di sinistra poiché è difficile cacciare tutti i ratti in un colpo solo, ma è incomparabile minore di quello sotto le precedenti cricche fasciste di destra!


***

I ricchi in America Latina sono crudeli, servili (nei confronti dell’Impero) e avidi all’estremo. L’America Latina ha tuttora la distribuzione della ricchezza più disuguale della terra. Vero, è molto più ricca (e persino i suoi poveri sono più ricchi, con qualche eccezione in America Centrale, Peru o Paraguay) dell’Africa o persino dell’Asia sud-orientale, ma questa non può essere una scusa.

Persino i governi socialisti più progressisti oggi al potere non oserebbero mai toccare, schiaffeggiare troppo duramente le imprese private. Da questo punto di vista la Cina, con la sua pianificazione centrale e la sua economia controllata, è più socialista di Ecuador o Bolivia.


Qualche giorno fa, mentre volavo dall’Ecuador al Peru, ho letto che il numero dei multimilionari in America Latina sta effettivamente aumentando, e lo stesso vale per il divario sociale tra i ricchi e il resto delle società. L’articolo utilizzava alcune prove aneddotiche affermando, per esempio, che nel solo Cile oggi si vendono più auto sportive Porsche che nell’intera America Latina alcuni anni fa. Quasi a confermarlo ho notato una concessionaria Porsche vicino al mio albergo ad Asuncion, la capitale del secondo paese più povero del Sudamerica. Ho chiesto dati, ma il direttore della Porsche si è rifiutato di fornirmeli, tuttavia affermando con orgoglio che la sua azienda sta “andando benissimo”.


Dunque che cosa vogliono davvero le “élite”? Hanno soldi, un sacco di soldi. Hanno auto di lusso, proprietà immobiliari nei loro paesi e condomini all’estero. Cos’altro? Come in Tailandia, Filippine, Indonesia o Kenya, e in tutto l’occidente, vogliono potere. Vogliono sentirsi uniche. Vogliono essere ammirate.



I governi socialisti consentono loro di restare ricche. Ma le costringono a condividere la loro ricchezza e, soprattutto, le incolpano. Cercano anche di minimizzare il divario, attraverso l’istruzione, l’assistenza medica gratuita e innumerevoli progetti sociali.

Ciò, naturalmente, è inaccettabile per le élite. Vogliono tutto, come l’hanno sempre avuto. E per avere tutto sono pronte a uccidere, a schierarsi con gli interessi stranieri più oscuri, persino a commettere tradimento.

Rafael Correa



Sempre più gli interessi delle élite locali sono molto strettamente collegati a interessi stranieri: quelli dell’Impero e quelli del settore privato.

Come mi è stato detto in Ecuador da Paola Pabòn, parlamentare rappresentante l’area di Pichincha:

Dietro il coinvolgimento degli Stati Uniti ci sono alcuni ex banchieri come i fratelli Isaiah che hanno perso potere qui, si sono sottratti ai tribunali e sono andati a vivere negli Stati Uniti, ma ci sono anche grandi potenze economiche come la Chevron. Significa che non ci sono solo interessi politici degli USA, ma anche interessi economici privati”. 
 

Prevalentemente le élite locali usano i loro paesi come vacche da mungere, con pochissimo o zero interesse per il benessere del loro popolo.

E’ per questo che le loro proteste contro le rivoluzioni latinoamericane sono interamente ipocrite. Non si battono per miglioramenti nei loro paesi bensì per i loro personali interessi egoistici. Quelle urla e i patetici scioperi della fame dell’”opposizione” in Venezuela possono sembrare patriottici, ma solo grazie alle abilità propagandistiche dei media di massa occidentali.


Le élite farebbero qualsiasi cosa per far fallire e crollare tutte le rivoluzioni, in tutta l’America Latina. Stanno persino spendendo il loro denaro perché ciò accada.

Sanno che se riescono a rimuovere dal potere le forze progressiste potranno dominare di nuovo, totalmente incontrastate, come le loro controparti fanno in tutti gli altri stati vassalli dell’occidente, in Medio Oriente, Africa, Asia meridionale e sud-orientale e Oceania.

La tentazione è enorme. La maggior parte delle élite dell’America Latina ricorda ancora bene come ci si sente, che sapore ha controllare i loro paesi incontrastate e con il pieno sostegno dell’occidente.


***

Eduardo Galeano, il grande scrittore e pensatore rivoluzionario uruguayano, mi ha detto una volta: “Continuo a ripetere a tutti quei nuovi capi dell’America Latina: ‘Compagni, non giocate con la speranza dei poveri! La speranza è tutto ciò che hanno.’”

Pare che la speranza sia stata finalmente presa sul serio in Bolivia, Uruguay, Venezuela, Ecuador, Cile, Argentina, Brasile, Nicaragua e altrove.


E’ stata presa sul serio anche in Honduras, ma la speranza è stata schiacciata dal colpo di stato orchestrato dagli Stati Uniti. In Paraguay, sotto un sacerdote semi-progressista che predicava la teologia della liberazione, la speranza è stata presa semi sul serio, ma anche ciò era troppo nel paese che era stato dominato, per decenni, da cricche fasciste. Nel 2002 un colpo di stato costituzionale è stato seguito da uno spaventoso massacro prevalentemente di indigeni, e il fascismo è tornato.


Dopo questi due arretramenti l’America Latina è rimasta scossa ma ha continuato ad andare avanti. Hugo Chavez è morto, o è stato assassinato dal Nord, a seconda della teoria cui prestate credito. La sua scomparsa è stata un colpo terribile per l’intero continente, e tuttavia il continente ha continuato ad andare avanti. “Qui nessuno si arrende!” ha gridato Chavez, morente ma fiero.


Il presidente dell’Ecuador, Correa, è uno dei pochi leader del ‘progetto originale’”, ha affermato Paola Pabòn. “Lula in Brasile non potrà più candidarsi alla rielezione, prevalentemente a causa di scandali di corruzione. Mujica non è più al potere e Cristina Fernandez si ritirerà. Evo Morales non ha influenza regionale e persino Maduro non ce l’ha. Per questo motivo l’Ecuador è così importante, strategicamente. Se ‘loro’ ci colpiscono, se riuscirà un colpo di stato, sarà un’enorme vittoria per loro, distruggere un presidente d’importanza regionale; che parla per la regione … e anche perché l’Ecuador è un paese in cui il governo funziona effettivamente bene”.

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Walter Bustos, che ha lavorato per tale governo, è allarmato dagli sviluppi in Ecuador e nell’intera America Latina. Sia lui sia Paula Pabòn si rendono conto di quanto fragili siano le rivoluzioni latinoamericane. Dirigendosi in auto con me a un’area indigena di Riobamba, Walter ha lamentato:

Nel caso ci sia un colpo di stato militare in Ecuador la differenza tra qui e il Venezuela sarebbe enorme: mentre in Venezuela Chavez aveva incorporato l’esercito nella sua rivoluzione, nel caso della rivoluzione dei cittadini in Ecuador non abbiamo alcuna sicurezza: non possiamo contare sul sostegno dell’esercito nel caso ci sia un qualche attacco armato, politico o economico contro di noi”. 
 

Hugo Chavez non è stato solo un grande rivoluzionario ma anche un grandissimo stratega. Sapeva che ogni grande rivoluzione va combattuta, vita e poi difesa. Vincere la battaglia non è mai sufficiente. Si devono consolidare le forze e mantenere la vittoria. Chavez è stato prima pensatore e poi soldato.

Correa, Morales, Fernandez vanno avanti, coraggiosi, fieri ma non protetti. Sotto i loro governi le vite della gente comune sono migliorate enormemente. E’ questo che conta per loro. Sono esseri umani dignitosi e onesti, indisponibili a sporcarsi con intrighi, congetture e teorie cospirative.


Ma il loro grande successo non guadagnerà loro alcun riconoscimento da parte dell’Impero o delle loro èlite. Il successo del socialismo è l’incubo peggiore per i reggitori del mondo e i loro maggiordomi locali.


E’ così che nel 1973 è morto il presidente Salvador Allende. Ha scartato tutte le voci e poi tutti gli avvertimenti che era imminente un colpo di stato. “Non arresterò persone solo per qualche sospetto che possano commettere qualcosa”, soleva dire. Una volta avvenuto il colpo di stato è morto orgogliosamente, un vero eroe, suicidandosi in marcia verso le mitragliatrici degli elicotteri i caccia da combattimento che bombardavano il palazzo presidenziale di La Moneda. Ma non è stato la sola vittima. In conseguenza del colpo di stato migliaia di cileni sono morti e decine di migliaia sono stati ferocemente torturati e violentati. Il Cile non è morto ma è entrato in un coma orribile da quale solo recentemente sta riuscendo a riprendersi.



Henry Kissinger sintetizzò la corruzione/collasso morale del regime del suo paese quando pronunciò la sua frase memorabile:

Non capisco perché dobbiamo stare a guardare un paese diventare comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. I problemi sono troppo importanti perché gli elettori cileni siano lasciati a decidere per conto loro”.

Nonostante le sue grandi intenzioni il presidente Salvador Allende venne meno al suo popolo. Sottovalutò la bestialità dell’Impero e la conseguenza furono milioni di vite spezzate.

Da allora l’egoismo e la brutalità dell’Impero non hanno fatto che progredire. Quanto più successo hanno capi come Correa, tanto più reale è il rischio di un colpo di stato, di un devastante, mortale attacco dal Nord e di sovversione dall’interno.


La fragilità delle rivoluzioni latinoamericane è evidente. Delle élite non ci si può fidare. Hanno mostrato in molte occasioni quanto in là sono disposte a spingersi, commettendo tradimenti, collaborando con l’occidente contro le loro stesse nazioni: in Cile, Peru, Colombia, Messico, Honduras, Venezuela, Paraguay e Bolivia, per citare solo alcuni casi.


Soddisfare le élite e l’Impero combattendo contemporaneamente per la giustizia sociale e la vera indipendenza è impossibile. Le élite vogliono avere il controllo totale dei loro paesi, mentre l’Impero pretende una piena sottomissione. Nessun compromesso potrebbe essere raggiunto. La storia parla con chiarezza al riguardo. E l’Impero ha dimostrato in innumerevoli occasioni che la democrazia latinoamericana sarebbe rispettata solo se il popolo votasse nel modo che soddisfa Washington.

L’America Latina deve imparare come difendersi, nell’interesse del suo popolo.

La sua cooperazione sempre più stretta con Cina e Russia è essenziale. Dovrebbe seguire un coerente accordo di difesa regionale.


I prossimi pochi anni saranno cruciali. Le rivoluzioni devono essere istituzionalizzate; non possono dipendere solo dal carisma dei loro leader.

Costanti sabotaggi e tentativi di colpo di stato, come quelli in Venezuela, non dovrebbero essere tollerati. Portano al caos e all’insicurezza. Spezzano paesi, economicamente e socialmente.

E’ chiaro ciò che stanno facendo l’Impero e i suoi servi: stanno cercando di spingere nell’angolo i paesi rivoluzionari latinoamericani, come hanno spinto, in passato, la Corea del Nord. Stanno cercando di farli “reagire” in modo da poter dire: “Vedete, questo è il socialismo reale, questo sistema difensivo, eremitico e paranoide”.


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Il percorso non sarà facile. Sarà pericoloso e lungo.

L’America Latina può sopravvivere solo attraverso la cooperazione e la solidarietà internazionale. Dovrebbere anche battersi giudiziariamente, in patria e all’estero. Quelli che commettono tradimento e quelli che bloccano lo sviluppo del paese dovrebbe essere portati davanti alla giustizia.

I governi di sinistra che amministrano i paesi sudamericani hanno vinto elezioni democratiche: molto più democratiche di quelle in Europa e negli Stati Uniti. Se individui e gruppi agiscono contro la volontà espressa del loro stesso popolo, dovrebbero essere trascinati in tribunale.


Se un paese potente tortura altri paesi e mostra totale disprezzo per il loro popolo, dovrebbe essere sottoposto a un sistema legale internazionale. Gli Stati Uniti hanno dimostrato, innumerevoli volte, di considerarsi sopra la legge. Hanno persino costretto numerosi governi in America Latina e altrove a garantire l’immunità al loro personale militare. Uno di questi paesi è il Paraguay, storicamente inondato da agenti della CIA, della DEA e dell’FBI.

Al fine di porre un freno legale all’Impero deve essere costruita una grande pressione internazionale. Come nel caso di Managua che ha citato legalmente in giudizio gli Stati Uniti per molti atti di terrorismo commessi contro il Nicaragua. L’Impero molto probabilmente rifiuterà di accettare qualsiasi verdetto di colpevolezza. Ma la pressione deve essere esercitata!


Tutto questo sarebbe privo di significato senza una copertura impegnata e costante degli eventi da parte di media indipendenti o d’opposizione, siano essi nuove reti finanziate dallo stato come RT, TeleSUR, CCTV o Press TV, o media progressisti indipendenti come Counterpunch, VNN o ICH. E’ essenziale che i latinoamericani richiedano informazioni a queste fonti, invece di consumare le menzogne tossiche diffuse attraverso CNN en Español, FOX, ECE e altre fonti occidentali di destra.

La battaglia per il popolo latinoamericano e per la sua libertà è avviata. Non fatevi ingannare, deve andare avanti per parecchio tempo, ed è una battaglia molto dura.

L’America Latina è uno dei fronti della lotta integrata per la sopravvivenza del nostro pianeta.

Chi ammira questa parte del mondo, tutti quelli che sono stati ispirati dalle rivoluzioni latinoamericane, dovrebbero partecipare a questa lotta.


I figli e le figlie migliori di questo continente stanno oggi combattendo nel loro modo, donchisciottesco, come hanno sempre fatto: frontalmente, con il cuore esposto, totalmente privi di protezione. Ma la loro lotta è giusta e la combattono per difendere il popolo.

I loro avversari sono ricchi, disonesti e brutali. Ma sono anche egoisti e combattono solo per i propri interessi. Non sono amati dalle loro nazioni. Se perdono, l’America Latina vincerà!

I paesi che si difendono dall’Impero dovrebbero unirsi, prima che sia troppo tardi. Oggi, mentre l’America Latina si solleva dalle ginocchia, diventa chiaro chi sono i suoi nemici e chi sono i suoi veri amici, i veri fratelli e sorelle!


Non dovrebbe essere consentito che cada questo continente pieno di cicatrici ma stupendo di poeti coraggiosi, di sognatori e rivoluzionari. A Caracas, Quito e La Paz lottano per l’umanità intera.


Andre Vltchek è un filosofo, romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Ha seguito guerre e conflitti in dozzine di paesi. I suoi libri più recenti sono “Exposing Lies of the Empire”  [Smascheramento delle menzogne dell’Impero] e “Fighting Against Western Imperialism” [Lotta contro l’imperialismo occidentale]. La sua discussione con Noam Chomsky “On Western Terrorism” [Sul terrorismo occidentale]. Point of No Return[Punto di non ritorno] è il suo romanzo politico acclamato dalla critica. Oceaniaun libro sull’imperialismo occidentale nel Pacifico meridionale. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia: “Indonesia – The Archipelago of Fear” [Indonesia, l’arcipelago della paura]. Andre realizza documentari per teleSUR e Press TV. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attualmente risiede e lavora in Asia Orientale e in Medio Oriente. Può essere raggiunto sul suo sito web o su Twitter
 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo



traduzione di Giuseppe Volpe

1 comentario:

Emilio Rossi dijo...

Che l'Italia segua l'esempio dell'america latina

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